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Cari vecchi Agenti di Custodia (quarta parte)


Polizia Penitenziaria - Cari vecchi Agenti di Custodia (quarta parte)

Notizia del 05/06/2015

in Accadde al penitenziario

(Letto 3148 volte)

Scritto da: Nuvola Rossa

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Cari vecchi AA.CC. ...  

Chi oggi ne rinnega la discendenza, dovrebbe sapere che loro avevano capito tutto di questo lavoro.

Avevano capito, ad esempio, che più di venti anni di servizio non si potevano fare: per l’esattezza 19 anni, 6 mesi e 1 giorno.

Oltre quella soglia temporale potevano verificarsi strani disturbi comportamentali o problemi psichici.

Certo le condizioni lavorative erano diverse: le carceri erano bollenti, i detenuti erano allocati in modo promiscuo, non esistevano i circuiti, i turni erano massacranti, le notti mensili erano tante, di otto nove ore e talvolta allo smontante era abbinato lo “spezzatino” mattinale ai passeggi.

Vent’anni di quella vita potevano distruggere chiunque.

Trent’anni fa, al massimo trovavi un appuntato in tutto l’Istituto; ti sembrava vecchio, scontroso, arrabbiato, con le zampe di gallina ai lati degli occhi, con dei gradi rossi enormi cuciti sulle maniche; poi gli chiedevi l’età e ti sorprendevi quando ti rispondeva che aveva appena 45 anni. In pratica un vecchio tra tantissime giovani “spine” uscite dai vari corsi, specie da Cassino che sfornava 1000 (mille sic!) Agenti Ausiliari ogni tre mesi.

I problemi erano tanti ma si sopperiva con la gioia di vivere, con le spaghettate in caserma tra commilitoni, con la condivisione di amicizie indissolubili; i migliori anni della vita passati in galera, tra criminali famosi per le gesta feroci, terroristi, mafiosi.

Non si dormiva mai: né prima del turno notturno, né dopo.

Molti, con lo smontante viaggiavano per raggiungere il proprio paese; qualcuno ci lasciò anche la pelle per un colpo di sonno. Sembravano uomini d’acciaio.

Suonava l’allarme e una massa di giovani agenti baldanzosi si precipitava, da ogni posto ove si trovasse in quel momento sia esso ufficio o alla mensa agenti, per raggiungere il Reparto dove forse c’erano dei colleghi in pericolo. In qualche minuto, 40 – 50 agenti andavano a dare man forte. L’unione che faceva la forza, lo spirito di Corpo che ti fa correre sapendo che un tuo collega è in pericolo.

Le giovani generazioni di agenti non conoscono la storia degli agenti di custodia, né a molti interessa conoscerla, né all’Ufficio Formazione del DAP si fa nulla per inserire qualche ora di storia del Corpo nei corsi di formazione per agenti.

Eppure per apprezzare quanto di buono resta oggi nel Corpo di Polizia Penitenziaria, bisognerebbe conoscere la nostra storia, i sacrifici dei nostri predecessori, la storia del CO.GE.R., gli interventi per affermare i principi di legalità in carceri alla mercè della criminalità organizzata, la storia di gente come il Generale Enrico Ragosa, o come il Maresciallo Incandela, le biografie dei nostri caduti nell’adempimento del dovere.

Nulla di tutto questo si fa e quindi il giovane agente di P.P., senza alcuna memoria storica, è convinto che tutto gli sia dovuto e non è disposto a sacrificarsi perché non conosce i sacrifici di coloro che lo hanno preceduto e che hanno permesso a questo Corpo di Polizia Penitenziaria di raggiungere i livelli odierni.

 

 


Scritto da: Nuvola Rossa
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Commenti Commenti dei lettori

n. 8


vorrei porre una domanda ? ai tempi degli agenti di custodia c'era gente che fruiva del concedo str per cure termali e concedo ordinario durante il periodo estivo ? ma a coloro che fruiscono di detto concedo str. si potrebbe far fruire il concedo estivo l'ultimo turno per non creare disagi di ulteriori assenze e aggravio di lavoro per chi rimane ?
un abbraccio
stanislao livio

Di  Anonimo  (inviato il 17/06/2015 @ 16:49:18)


n. 7


Bellissimo...parole sante.

Di  Francesco Cristofaro  (inviato il 11/06/2015 @ 22:42:34)


n. 6


Tanto rispetto per il vostro lavoro e ciò che fate tutti i giorni per noi cittadini un abbraccio.
Tiziana71

Di  Titty71  (inviato il 10/06/2015 @ 15:47:50)


n. 5


Agenti di Custodia, già, come non ricordare i momenti più belli di una vita spesa nel Corpo e per lo Stato a cui hai sempre rivolto "il proprio credo" in maniera assidua, senza mai tentennare. Si lavorava tanto, pochi diritti eppure si stava bene, ti sentivi bene forse perchè non eri considerato soltanto un numero. La tua esperienza era tenuta in considerazione, la tua anzianità un passaporto, il tuo grado non veniva mai sminuito, eri semplicemente un qualcosa del tutto e questo, in qualche modo, ti appagava e ti faceva sentire importante. Poi arriva la riforma, tutti uguali, accavallamenti e scavalcamenti, il più in grado nei reparti mentre il giovanotto al comando. Una nuova era, all'americana, si perchè noi quando ci conviene guardiamo molto all'america e quindi si comincia ad agire con una nuovo modello di organizzazione del lavoro, a.q.n., sindacati (tutto giusto per carità) ma dall'altra parte i direttori (che diventano dirigenti - haimè) cominciano a scegliersi le persone e quindi chi è più conveniente.......L'ordine naturale delle cose viene stravolto e ad un tratto il Corpo appena ri-nato si ritrova non solo monco ma privo di identità perchè le regole che lo avevano sostenuto semplicemente non esistevano più. A distanza di oltre vent'anni si parla ancora dei soliti problemi, delle solite situazioni che si verificano nelle carceri, delle problematiche del personale che si sente oppresso e chiuso in una pentola a pressione ove soltanto pochi fortunati fanno parte dell'elite (e se ne guardano bene di contrariare chi comanda). Ho fatto 32 anni nel Corpo, ho dato tanto come tantissimi altri, ho avuto le mie soddisfazioni soltanto quando non ero nessuno, quando ero un semplice Agente di Custodia, un secondino. Sono gli unici ricordi che ho conservato, quelli della polizia penitenziaria li ho rimossi. Auguri a tutti i giovani agenti.

Di  Pasquale  (inviato il 09/06/2015 @ 20:35:30)


n. 4


Ragazzi, ho fatto 32 anni tra Agente di Custodia e Poliziotto Penitenziario. Non sono di quelli che sostiene che "si stava bene quando si stava male". Prima si stava male ed eri militare quindi sottoposto a qualsiasi abuso dei tuoi cosiddetti superiori ma almeno in sezione contavi qualcosa, oggi si stà male ed in sezione non conti nulla però almeno ti puoi difendere dal "fuoco amico". Prima no! Vi auguro ogni bene e spero che la situazione migliori ( anche se ho seri dubbi), in bocca al lupo, tenete duro e soprattutto siate sempre onesti e non dimenticate mai che voi con i detenuti non avete nulla da spartire anche se questa amministrazione vi ha lasciati soli a combattere una guerra che non è la Vostra.

Di  marco mura  (inviato il 06/06/2015 @ 17:39:48)


n. 3


cari colleghi il nostro lavoro difficile, è pesante, palese, ti ritrovi a fare le stesse cose stesse facce per anni.Ma il vero problema nostro è che ci comandano in troppi,è tutto uno scarica barile,è chi subisce il collega in sezione.quindi cari colleghi a noi ci possono cambiare il nome colori delle divise anzi divisa 1 (una)se sei fortunato,fin quanto noi non avremo una sola persona che ci comandi,non andremo avanti.è una sofferenza.......

Di  Raimondo Fadda  (inviato il 05/06/2015 @ 22:18:07)


n. 2


parole sacrosante orgoglioso di essere stato agente di custodia. e uno di quelli che nel mese di maggio del 80 più di una cinquantina di colleghi accorsero in mio soccorso.

Di  Giulio  (inviato il 05/06/2015 @ 12:00:25)


n. 1


egregio nuvola rossa, l'articolo in se nu fà na piega ,come si suol dire, ma se è pur vero che i vecchi aa.cc. a 45 anni sembravano portarne molti di piu' e pur vero che il lavoro era piu' pesante, ma cè da dire che a 45 anni se ne vedevano pochi in quanto già la maggiorparte era già pensionato come è stato evidenziato prima (19 anni 6 mesi e un giorno) ,oggi con le nuove normative devi effettuare 35 anni + sette mesi ed in + un anno e 3 mesi di finestra mobile " anche perchè se non raggiungi quel periodo lavorativo vedi che rateo pensionistico ricevi, pertanto uno a fine carriera ne esce distrutto tanto quanto quello che in passato ha fatto i cosiddetti 20 di lavoro , da aggiungere che mentre prima c'era una differenziazione tra il personale giovane e il personale anziano cosa che oggi non si nota piu' " con il classico detto " tutti uguali " che per quanto i diritti sono daccordisssimo , ma non si considera chi come me 34 anni di servizio e 54 di età continua a ruotare nei turni e servizi come il il neo agente di 20 anni di età , senza nessun accorgimento di preservare anche lo stato fisico di questi "anzianotti", le norme all' interno del a.q.n. ci sono , ma non vengono applicate per vari e tanti motivi a noi conosciuti. io non so dove lei lavori ma le assicuro che il personale giovane ancora oggi vivono la condivisione di amicizie indissolubili in quanto accasermati e sono sicuro che ogni volta che suona l'allarme non cè nessuno che non corre in aiuto di chicchesia.in riguardo alla storia degli aa.cc. lo trovo giustissimo praticarla come materia di studio nelle scuole.
un saluto a lei per i suoi articoli sempre ben redatti e contemporanei e a tutti i colleghi. con la speranza e un augurio che si possa vivere in un mondo migliore .

stanislao livio

Di  Anonimo  (inviato il 05/06/2015 @ 10:15:16)




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