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Caso Cucchi, sia fatta piena luce


Polizia Penitenziaria - Caso Cucchi, sia fatta piena luce

Notizia del 24/11/2009

in L'Editoriale

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Scritto da: Donato Capece

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Come già ribadito in più occasioni noi del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria auspichiamo che si faccia piena luce sui fatti e che si faccia in fretta.

Siamo sicuri che la Polizia Penitenziaria ha fatto in pieno il suo dovere ed è fuori da ogni addebito. Abbiamo piena fiducia nella magistratura. Il personale di Polizia Penitenziaria che è stato coinvolto in questa vicenda sarà al più presto fuori da ogni addebito. Ne siamo certi abbiamo avuto modo di parlare con i colleghi raggiunti dagli avvisi di garanzia a loro carico per la morte di Stefano Cucchi e siamo convinti della bontà delle loro dichiarazioni. E’ giusto dare piena fiducia alla magistratura, però, sia fatta piena luce al più presto non bisogna attendere le calende greche per dire la verità su questo caso.

In questi giorni la Polizia Penitenziaria e la sua istituzione è stata oggetto di innumerevoli attacchi e discredito che non fanno certo bene al personale che già è sotto stress per il sovraffollamento delle carceri e il numero insufficiente d’organico. Il Corpo in questi giorni è stato più che infangato, pertanto auspichiamo che al più presto sia fatta piena luce. Conosciamo i colleghi sono integerrimi, a loro va la nostra solidarietà. L’ipotesi di omicidio preterintenzionale è molto pesante, ma ripetiamo, personalmente conosciamo i tre accusati e siamo convinti che abbiano fatto a pieno il loro dovere.

Siamo convinti che abbiano rispettato le leggi e i regolamenti. Gli avvisi contro di loro, sinceramente, ci hanno colti di sorpresa. In questi giorni i colleghi coinvolti sono molto demoralizzati, sia per il loro problema personale, sia perchè vedono come sempre l’amministrazione penitenziaria molto lontana. Si sentono abbandonati.

Il Capo del Dap in una nota ha comunicato che ha aperto un’inchiesta amministrativa e che si terrà conto ai fini dei provvedimenti del Dipartimento da quanto emergerà dalle indagini preliminari e dagli accertamenti interni.

Il Presidente Ionta ha anche ribadito così come è stato fatto per la vicenda di Teramo che si opererà nel rispetto della legge e per la tutela del personale della Polizia Penitenziaria che nella sua stragrande maggioranza quotidianamente si impegna per la gestione del sistema penitenziario afflitto in questo periodo da gravi carenze strutturali e da incessanti emergenze dovute soprattutto, ma non solo, all’afflusso sempre crescente di detenuti. Dichiarazioni queste forse non sufficienti ai colleghi coinvolti, che forse, chiedevano maggiore credibilità alle loro dichiarazioni.

Certo la stampa, dobbiamo dire, come di consueto, non ha aiutato l’immagine del Corpo della Polizia Penitenziaria. L’opinione pubblica si è scagliata di nuovo contro il personale del Corpo, presentato ancora una volta come aguzzino e torturatore. Il contenuto di certe dichiarazioni e di certi articoli di stampa non rispecchia affatto il vero operato del corpo. Perchè la Polizia Penitenziaria è una istituzione sana, composta da uomini e donne che con alto senso del dovere, spirito di sacrificio e grande professionalità sono quotidianamente impegnati nella prima linea della difficile realtà penitenziaria, nelle sezioni detentive e nei servizi di traduzione e piantonamento dei detenuti.

I poliziotti e le poliziotte penitenziarie solo nel 2008 sono intervenuti tempestivamente in carcere salvando la vita ai 683 detenuti che hanno tentato di suicidarsi e impedendo che i 4.928 atti di autolesionismo posti in essere da altrettanti ristretti potessero degenerare e avere ulteriori gravi conseguenze.

Sono persone che nelle carceri italiane subiscono con drammatica sistematicità, nell’indifferenza dell’opinione pubblica, della classe politica e istituzionale, continue aggressioni da una parte di popolazione detenuta aggressiva e violenta.

Questo avviene nelle carceri. Noi, questa rappresentazione falsa del carcere e di chi in esso lavora, non la accettiamo perchè non rispecchia affatto la verità.

E’ il momento che la Magistratura accerti, come sempre con serenità, equilibrio e pieno rispetto dei valori costituzionali, gli elementi di cui è in possesso. E noi, del SAPPe auspichiamo che si faccia al più presto luce su questa tragedia a tutela dell’onorabilità e della professionalità dei colleghi che operano in tutti gli istituti italiani.

Comunicato stampa di Franco Ionta del 18 novembre 2009

In data 17 novembre 2009 al DAP si è svolta una riunione presieduta dal Capo del Dipartimento Franco Ionta, alla quale erano presenti i Vice Capi del Dipartimento, i Direttori degli Uffici centrali competenti sulla materia ed il Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per il Lazio, per discutere sul caso di morte del detenuto Stefano Cucchi presso l’ospedale romano Sandro Pertini. Nel corso della riunione il Capo del Dipartimento ha proceduto all’assegnazione ai presenti di incarichi specifici sulla base delle sfere di competenza di ciascuno, in particolare, ha affidato al Cons. Ardita, in collaborazione con il Cons. Cascini ed il dott. Zaccagnino, il compito di condurre in tempi brevi un’indagine amministrativa, a supporto di quella giudiziaria, che sia in grado di restituire la giusta immagine all’Amministrazione Penitenziaria; al dott. di Somma la verifica degli atti necessari al recupero del personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso le camere di sicurezza del Palazzo di Giustizia restituendone, così, la competenza alle altre Forze dell’Ordine, nonché la verifica in tutte le sedi del territorio nazionale dove vige tale prassi; al dott. Falzone la verifica del protocollo di gestione dei ricoverati all’ospedale romano Sandro Pertini, con particolare riguardo alle modalità di comunicazione del ricovero del paziente-detenuto ai familiari; al Cons. Consolo la verifica delle problematiche legate alla gestione sanitaria del detenuto; infine, al dott. De Pascalis e al dott. di Somma la verifica della gestione degli arrestati da parte della Polizia Penitenziaria.

 


Scritto da: Donato Capece
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