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Caso Federico Perna: il Sig. Tamburino "la ricerca spasmodica della verità" la dovrebbe fare al Dap !


Polizia Penitenziaria - Caso Federico Perna: il Sig. Tamburino

Notizia del 04/12/2013

in Accadde al penitenziario

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Scritto da: Uomo Qualunque

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Il Capo del DAP Giovanni Tamburino ha incontrato, presso la sede del Dipartimento, la madre del detenuto Federico Perna, il detenuto deceduto nei giorni scorsi nel carcere napoletano di Poggioreale per cause ancora da accertare.

La madre, la signora Nobila Scafuro, così come ha riferito uno dei legali della famiglia Perna, Fabrizio Cannizzo, ha espressamente rivolto le accuse all’amministrazione "Dove stavate quando Federico stava male e chiedeva aiuto?" e nei giorni scorsi le accuse le ha rivolte in particolar modo nei confronti della Polizia Penitenziaria per presunti maltratamenti in carcere ricevuti dal figlio da parte dei poliziotti penitenziari.

Nell’incontro Tamburino ha assicurato "l'impegno in merito ad una indagine interna che sarà condotta con la massima severità e celerità".

"Giovanni Tamburino ha anche espresso alla famiglia Perna la massima vicinanza - riferisce il legale Cannizzo - e ha anche manifestato il massimo impegno dell'amministrazione nell'indagine e ha sottolineato che all'interno dell'amministrazione c'è una ricerca spasmodica della verità".

Secondo il referto del medico della Asl che visitò il detenuto, le condizioni di quest'ultimo erano incompatibili con il regime carcerario: Perna andava pertanto, secondo il medico, ricoverato in una struttura ospedaliera. Al momento l'ipotesi di reato formulata dagli inquirenti nel fascicolo, in cui ancora non risultano persone indagate, è di omicidio colposo.

... io sono un uomo qualunque, non un insigne giurista né tantomeno un Capo del Dipartimento, però secondo me, il signor Tamburino, la “ricerca spasmodica della verità”, se la dovrebbe iniziare a fare nel suo ufficio, tra le sue carte, tra i suoi stretti collaboratori e, seguendo una linea immaginaria di comando (che nell’amministrazione penitenziaria non viene mai applicata), dovrebbe partire prima di tutto dal Magistrato di Sorveglianza competente per Poggioreale (magistratura dalla quale lo stesso Tamburino proviene e dove ha militato autorevolmente per tanto tempo), fino ad arrivare al Direttore del carcere napoletano, un carcere peraltro che ha già raggiunto gli "onori" della ribalta con le inchieste del quotidiano “Il Mattino” e le denunce del SAPPE.

E’ ora di smetterla di scaricare tutto sulla Polizia Penitenziaria rilasciando dichiarazioni di “massimo impegno” per la “ricerca spasmodica della verità", quando poi i principali responsabili di quanto avviene nelle carceri non vengono nemmeno sfiorati dalle “indagini” e non vengono mai chiamati, in virtù delle loro competenze, a rispondere dei fatti che accadono nelle carceri.

Chi è il vero responsabile del fatto che un detenuto in quelle condizioni di salute, certificate dal medico, fosse ancora rinchiuso a Poggioreale? Del poliziotto penitenziario? Della matricola del carcere? Dell’agente di sentinella? Mi pare (a me che sono un uomo qualunque) che in casi del genere bisognerebbe iniziare a farsi qualche domanda e mettere in fila certi avvenimenti.

Quest’estate ci si è scandalizzati tutti della fila (da bestie) fuori da Poggioreale, che i familiari dei detenuti dovevano subire per poter effettuare il colloquio con i detenuti. Scese addirittura in campo il Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, che per l’occasione non si limitò a telefonare, ma impartì precise disposizioni affinché la fila fosse divisa per iniziali dei cognomi e dispose l’apertura di altri spazi per smaltirla più velocemente. Già allora scrivemmo da queste pagine che i casi erano due: o il Ministro Cancellieri è una donna di superiori qualità morali ed intellettuali, tali che le hanno consentito di trovare subito delle soluzioni rivoluzionarie, oppure (secondo caso), la catena di comando e di responsabiità dell’amministrazione penitenziaria fa acqua da tutte le parti e siccome le responsabilità non sono di figure mitologiche, ma di persone con nomi e cognomi e incarichi precisi, è ora di farli questi nomi e di richiamarli alle loro responsabilità per quanto avviene nelle carceri: ieri la fila disumana, oggi l’ennesimo decesso (forse evitabile) di un detenuto con problemi di salute in carcere.

Dia retta a me signor Tamburino, si affidi alla saggezza di un uomo qualunque: iniziate a guardarvi allo specchio, lei, i suoi amici Magistrati di Sorveglianza e i suoi sottoposti Direttori penitenziari.

Da oggi siamo noi poliziotti penitenziari che chiediamo la “ricerca spasmodica della verità”, partendo dai livelli più alti però ...

 

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n. 2


Malgrado tutto è profondamente mi dispiace per la morte di un uomo, però non capisco perché i media hanno pubblicata e fatto vedere la foto di un cadavere dopo essere stato sottoposta a normale autopsia, forse per accentuare in memore il mito di picchiatori, aguzzini, boia e quant’altro che i media etichettano vigliaccamente sull’onorabilità e a spesa del Corpo di Polizia Penitenziaria, e dare in pasto faziosamente e falsate le notizie all’opinione pubblica. Tengo a precisare che sono un Ispettore di Polizia Penitenziaria che presta servizio presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale e mi sento onorato di prestare la mia opera lavorativa in quella Casa Circondariale di Napoli che oggi vilmente la gogna mediatica voglia impadronirsi senza alcun limite di pudore ancor prima di aspettare l’esito dell’autopsia, nel condannare e trovare il capo espiatori nella Polizia Penitenziaria per la morte del detenuto Perna e non guardare altrove nell’intero sistema della Giustizia Italiana sé vi fosse responsabilità. Premesso questo, dico che noi Ispettori mettiamo a disposizione le nostre forze e capacità al servizio dei detenuti ivi ristretti, la nostra opera di servizio è sempre stata e sarà improntata nel pieno rispetto di quelle che sono le norme imposte dall’Ordinamento Penitenziario nonché dal Regolamento di Servizio e soprattutto nel principio del nostro dovere etico morale e professionale, profuso e sanciti dall’articolo 27 della Costituzione Italiana “dove le pene devono tendere alla rieducazione e riabilitazione dei condannati” e soprattutto il nostro lavoro quotidiano è basato sui cardini fondamentali della fedeltà che abbiamo giurato allo Repubblica Italiana. Pertanto, mi sento in dovere di ribellarmi a tutto questo tam-tam dove tutti e dico tutti, stampa, the show e telegiornali, gratuitamente raccontano leggende mediterranee, senza curarsene di chi con sacrificio e abnegazione si presta a far rispettare in quelle trincee la legalità che lo Stato impone ad ogni comune cittadino e soprattutto da quei cittadini detti perbene che metaforicamente parlando li vuole tenere chiusi nell’immondezzaio della città. Ancor più rattristare è, sentire affermare, il Ministro della Giustizia, che anziché difenderci, proporre al primo consiglio dei Ministri la Figura del Garante in tema di Giustizia per creare un Ufficio legale negli Istituti Penitenziari per dare voce a chi non c’è l’ha, proprio sembra ridicolo, Ministro oggi più che mai negli Istituti Penitenziari occorre assumere personale di Polizia Penitenziaria e non assumerli dagli ex militari che a mio giudizio sono formati mentalmente per la difesa della patria e quindi per riflesso improntati nel considerare il detenuto un nemico e non da rieducare? Poi Ministro, se realmente vuole lasciare un suo tangibile segno si impegni nel fare attuale dal Parlamento un Ruolo Speciale, cosi da transitare l’attuale sistema Sanitario ASL Penitenziario nel Corpo di Polizia Penitenziaria, cosi quelle figure professionali tra psicologi, psichiatri e medici, indossino l’uniforme della Polizia Penitenziaria. Inoltre assumere un congruo contingente di educatori e inserirli in questo ipotetico Ruolo Speciale e di avere anche il coraggio di fare transitare tutto l’attuale Comparto Ministero nel Ruolo Speciale per il Corpo di Polizia Penitenziaria. Questo bisogna fare Signor Ministro, perché oggi i detenuti per i loro diritti già sono garantiti dalla vigente normativa dell’Ordinamento Penitenziario.
Cordiali Saluti Crispino da Napoli

Di  Rosario  (inviato il 13/12/2013 @ 18:36:44)




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