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Causa di servizio e concessione equo indennizzo: Poliziotto penitenziario perde ricorso al TAR di Catania


Polizia Penitenziaria - Causa di servizio e concessione equo indennizzo: Poliziotto penitenziario perde ricorso al TAR di Catania

Notizia del 02/12/2015

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1787 del 2012, proposto da R.A., rappresentato e difeso dall'avv. Salvatore Cittadino, con domicilio eletto presso il suo studio in Catania, Via O.Scammacca,23/C;

contro

Ministero della Giustizia, Ministero dell'Economia e delle Finanze - Comitato di Verifica Per Le Cause di Servizio, in persona dei rispettivi rappresentanti legali pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, domiciliata in Catania, Via Vecchia Ognina, 149;

per l'annullamento

- del decreto n. 00508/2012 dell'11/04/2012 del Diettore Generale del personale e della Formazione del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria  di rigetto dell'stanza di equo indennizzo ex art. 2, comma 1, delD.P.R. n. 461 del 2001;

- di ogni altro atto antecedente, connesso o consequenziale, ivi compreso ove occorra il parere del 25/11/2010 del C.V.C.S. del Ministero dell'Economia e delle Finanze e del parere espresso con verbale n. 4837 del 5/10/2011.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dei Ministeri della Giustizia e dell'Economia e delle Finanze - Comitato di Verifica Per Le Cause di Servizio;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 18 novembre 2015 il dott. Francesco Mulieri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1. - Con ricorso, notificato il 13 luglio 2012 e depositato il 9 luglio successivo, il Sig. R.A., assistente capo di Polizia  Penitenziaria , espone che:

- con istanza dell'8 gennaio 2009 chiedeva il riconoscimento della dipendenza di causa di servizio e la concessione dell'equo indennizzo per le infermità indicate in ricorso;

- con successiva diagnosi la C.M.O. di Augusta lo giudicava affetto da dette infermità;

- nell'adunanza n. 585/2010 del 25 novembre 2010, il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio del Ministero delle Finanze (di seguito anche solo CVCS) esprimeva il proprio parere negando la dipendenza da causa di servizio delle patologie;

- in data 11/04/2012, la Direzione Generale del Personale e della Formazione del Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria, preso atto di tale pronunciamento, emetteva il decreto n. 508/2012 di non dipendenza da causa di servizio.

Ciò premesso in punto di fatto, il ricorrente ha chiesto l'annullamento dei sopra citati atti, deducendo l'articolata censura di eccesso di violazione di legge e di potere, sotto il profilo dell'erronea valutazione dei presupposti della carenza della motivazione.

Ha contestualmente chiesto, in via istruttoria, una consulenza tecnica d'ufficio al fine di accertare la dipendenza dell'infermità da causa di servizio.

2. - Per le Amministrazioni intimate si è costituita in giudizio l'Avvocatura dello Stato chiedendo, previa declaratoria di difetto di legittimazione passiva del Ministero dell'Economia e delle Finanze, il rigetto del ricorso perché inammissibile e comunque infondato.

3. - Alla pubblica udienza del 18 novembre 2015, il ricorso è stato posto in decisione su conforme richiesta dei difensori delle parti, presenti come da verbale.

4. - Preliminarmente, in relazione all'eccepito difetto di legittimazione passiva del Ministero dell'Economia e delle Finanze, il Collegio ritiene di conformarsi all'orientamento consolidato anche di questo Tribunale, secondo cui in quanto, "nonostante la valenza endoprocedimentale del parere reso dal Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, laddove come nella specie vengano dedotte censure fondate sul difetto di motivazione del suddetto parere, incombe in capo al ricorrente l'onere di impugnativa del parere medesimo, con conseguente legittimazione passiva del Comitato di Verifica" (cfr., da ultimo, T.A.R. Catania, sez. III, 23 settembre 2015 n. 2251).

5. - Passando all'esame delle censure formulate in ricorso, il ricorrente lamenta che il parere del Comitato di verifica non avrebbe tenuto in adeguata considerazione l'effettiva situazione personale e di servizio del dipendente, limitandosi ad affermazioni apodittiche. Al contrario, come si evincerebbe dalla relazione del Dirigente Medico dell'ASP di Caltanissetta, il servizio svolto dal ricorrente e le relative modalità di svolgimento (a loro volta fonte di ansia e di stress), non potrebbero non considerarsi causa determinante delle infermità contratte dal ricorrente medesimo.

Dette censure sono complessivamente infondate.

Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, il giudizio finale del Comitato di verifica per le cause di servizio si impone all'Amministrazione come momento di sintesi e di comparazione dei diversi pareri resi dagli organi consultivi intervenuti nel procedimento stesso (ex plurimis: Consiglio Stato, III, 20 gennaio 2010, n. 1935; IV, 18 dicembre 2006 , n. 7616).

La P.A. competente all'adozione del provvedimento finale è, quindi, tenuta a motivare in maniera particolareggiata solo nei casi in cui ritenga di non adeguarsi al parere di tale Comitato; non quando ritenga, invece, di condividerlo (v. Consiglio di Stato, VI, 31 marzo 2009, n. 1889; 23 giugno 2008, n. 3146; T.a.r. Lazio, Roma, II, 5 gennaio 2011, n. 27).

Ne deriva l'infondatezza della censura di difetto di motivazione, dovendosi ritenere adeguato il riferimento al parere del Comitato di Verifica, il quale è argomentato in maniera esaustiva.

Per quanto riguarda quest'ultimo atto e la correlata censura di eccesso di potere, occorre richiamare il granitico orientamento giurisprudenziale, secondo il quale il giudizio del Comitato di verifica per le cause di servizio è espressione di discrezionalità tecnica e, come tale, non è sindacabile nel merito e può essere censurato per eccesso di potere solo in caso di assenza di motivazione, manifesta irragionevolezza sulla valutazione dei fatti o mancata considerazione della sussistenza di circostanze di fatto tali da incidere sulla valutazione conclusiva (ex plurimis: Consiglio di Stato, III, 27 gennaio 2012, n. 404; IV, 18 febbraio 2003, n. 877).

Nella specie il parere allegato al decreto impugnato chiarisce le ragioni per le quali il C.V.C.S. ha ritenuto che le infermità di cui è affetto il ricorrente non possano riconoscersi come dipendenti da causa di servizio.

Detto parere, infatti, dà conto di avere esaminato e valutato senza tralasciarne alcuno tutti gli elementi connessi con lo svolgimento del servizio da parte del dipendente e tutti i precedenti di servizio risultanti dagli atti. Sulla base di tali premesse è stato ritenuto conseguentemente che le condizioni di svolgimento dell'attività lavorativa non assumessero rilevanza sotto il profilo eziologico ai fini dell'insorgenza delle patologie da cui è affetto il ricorrente.

Trattasi di una adeguata motivazione, basata sulla indicazione di ragioni circostanziate, che consentono di ritenere infondata anche la censura avente ad oggetto l'erroneità del giudizio espresso dal Comitato di Verifica.

Va, peraltro, rilevato che il servizio prestato dal ricorrente e documentato al Comitato, è consistito in normali servizi di istituto.

Del resto, come sopra rilevato, il giudizio sulla dipendenza da causa di servizio di una infermità deve pur sempre essere ancorato alla esistenza di specifici fatti di servizio che, evidentemente, non possono coincidere con il normale svolgimento del servizio stesso, per quanto gravoso e stressante esso sia, e che, comunque, è stato valutato dal Comitato.

In definitiva, la valutazione del C.V.C.S., non è censurabile sotto il profilo del difetto di motivazione e di istruttoria, apparendo congrua e ragionevole in ragione dei presupposti che l'hanno determinata.

6. - Per quanto appena chiarito, si ritiene che non sussistono i presupposti per disporre il richiesto accertamento tecnico, tenuto conto dei limiti che, per costante giurisprudenza, connotano l'utilizzo di tale mezzo istruttorio nel processo amministrativo, specialmente in relazione a valutazioni - quali quelle sulla dipendenza da causa di servizio - che l'Ordinamento riserva a determinati organi (cfr. C.G.A., 12 marzo 2013, n. 333; Consiglio di Stato, IV, 7 luglio 2008, n. 3380; T.A.R. Lazio, Roma, 14 febbraio 2012, n. 1494; T.A.R. Friuli Venezia Giulia, 15 dicembre 2005, n. 1028).

7. - Conclusivamente, il ricorso, in quanto infondato, deve essere rigettato, con salvezza di tutti gli atti impugnati.

8. - Il Collegio, tenuto conto del particolare rango del bene-interesse a tutela del quale il ricorrente ha agito (la salute, ex art. 32 Cost.), ritiene ricorrere giustificati motivi per disporre la totale compensazione delle spese processuali fra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 18 novembre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Gabriella Guzzardi, Presidente

Agnese Anna Barone, Consigliere

Francesco Mulieri, Referendario, Estensore


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