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Causa di servizio negata: Poliziotto penitenziario perde anche il ricorso al TAR


Polizia Penitenziaria - Causa di servizio negata: Poliziotto penitenziario perde anche il ricorso al TAR

Notizia del 09/02/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 1381 volte)

Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 3672 del 2009, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avv.ti Paolo Maria Montaldo, Carlantonio Nardi, Bruno Mazzoni, presso lo studio dei quali elettivamente domicilia in Roma, v.le delle Milizie, n.38;

contro

Ministero della giustizia, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso la cui sede domicilia in Roma, via dei Portoghesi, n.12;

Ministero dell'economia e delle finanze, Comitato di verifica per le cause di servizio;

per l'annullamento

del decreto del Ministero della giustizia 7 gennaio 2009, che ha negato al ricorrente la dipendenza da causa di servizio dell'infermità "-OMISSIS-", e degli atti connessi, tra cui le Delib. 22 marzo 2007 e Delib. 6 maggio 2008 del Comitato di verifica per le cause di servizio.

Visto il ricorso;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del 12 gennaio 2016 il cons. Anna Bottiglieri e uditi per le parti i difensori come da relativo verbale;

Svolgimento del processo

L'odierno ricorrente, appartenente dal 1985 al Corpo di Polizia Penitenziaria, ha proposto impugnativa avverso i provvedimenti meglio indicati in epigrafe, recanti il mancato riconoscimento in suo favore dell'infermita' "-OMISSIS-", da cui è risultato affetto nel 2001, come dipendente da causa di servizio.

Narra il ricorrente di aver prestato servizio prima presso il carcere di Rebibbia, poi presso la casa circondariale di Velletri, e di aver presentato istanza volta al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio, con conseguente concessione dell'equo indennizzo, della detta infermità, positivamente riscontrata dalla Commissione medica ospedaliera del centro militare di medicina legale di Roma il 23 novembre 2004.

Nel prosieguo, il Comitato di verifica, anche in sede di riesame successivo alla contestazione formulata dall'interessato, negava invece il riconoscimento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio, conclusione che veniva recepita dall'Amministrazione di appartenenza.

Ciò posto, il ricorrente lamenta che il decreto ministeriale, nel recepire acriticamente il parere del Comitato di verifica, abbia riprodotto il difetto di motivazione che affliggerebbe quest'ultimo, con conseguente illegittimità di entrambi gli atti.

In particolare, il Comitato di verifica avrebbe omesso di considerare i fatti di servizio e le osservazioni prodotte dal ricorrente a contestazione della prima delibera, tra cui il rapporto informativo 19 novembre 1999 del direttore della casa circondariale di Rebibbia, attestante che, per lo svolgimento dei compiti affidatigli all'interno e all'esterno dell'istituto, il ricorrente era stato soggetto a frequenti sbalzi di temperatura, che nel quartiere di Rebibbia è notoriamente umida a causa del fiume Aniene.

Inoltre, il ricorrente aveva documentato, soprattutto nei primi anni di servizio a Rebibbia, lo svolgimento di numerosissime ore di straordinario, con un surplus di prestazione lavorativa che avrebbe influito sul suo stato di salute.

Anche il direttore della casa circondariale di Velletri, il 12 gennaio 2005, relazionava in ordine alle continue variazioni climatiche, indubbiamente nocive per la salute, cui il ricorrente era stato esposto nel servizio diurno e notturno prestato in detta città, caratterizzata da un clima particolarmente umido e freddo, e ai turni di servizio svolti del ricorrente, frequentemente protrattisi oltre il normale orario di lavoro, con conseguente notevole stress psico-fisico, aggravato dai rischi derivanti dal contatto con la specifica tipologia dei detenuti ristretti a Velletri (tossicodipendenti e sieropositivi).

E sia nel decreto ministeriale, che ha l'obbligo di prendere in considerazione il parere del Comitato di verifica ma non di aderirvi, che nei predetti pareri, non vi sarebbe traccia della natura stressante del servizio prestato e dei disagi ambientali patiti dal ricorrente, in tal modo sottovalutandosi che il ricorrente è entrato nell'amministrazione in buono stato di salute, e che si è ammalato dopo anni di servizio caratterizzati da gravosità e stress, condizione che viene ritenuta ormai concordemente in letteratura scientifica un serio fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Non potrebbe, pertanto, che concludersi - anche in assenza di documentati elementi che possano ascrivere l'infermità ad altre cause - per il riconoscimento del servizio quanto meno come concausa efficiente e determinante della patologia in parola.

Conclude il ricorrente che gli atti gravati sarebbero pertanto affetti da eccesso di potere per difetto di presupposto, travisamento, difetto di motivazione e di istruttoria.

Con ordinanza 4 febbraio 2011, n. 383, in accoglimento dell'istanza istruttoria formulata dal ricorrente, la Sezione ha ordinato al Ministero della giustizia il deposito di tutti gli atti del procedimento per cui è causa. L'incombente è stato adempiuto il 5 marzo 2011.

Nel prosieguo, il Ministero della giustizia ha depositato una memoria difensiva, concludendo per la reiezione del ricorso, di cui ha illustrato l'infondatezza.

La causa è stata trattenuta in decisione alla pubblica udienza del 12 gennaio 2016.

Motivi della decisione

1. Si controverte in merito alla legittimità degli atti, meglio individuati in epigrafe, con i quali è stata respinta l'istanza del ricorrente, appartenente al Corpo di polizia Penitenziaria, volta al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell'infermità "-OMISSIS-", da cui il ricorrente è risultato affetto in sede di visita presso la Commissione medica ospedaliera del centro militare di medicina legale di Roma.

2. Va necessariamente premesso, al fine di delimitare correttamente il campo oggetto dell'odierna disamina, che, secondo il costante orientamento della giurisprudenza amministrativa, il giudizio medico legale espresso dal Comitato di verifica per le cause di servizio circa la dipendenza di infermità da cause o concause di servizio si fonda su nozioni scientifiche e su dati di esperienza di carattere tecnico-discrezionale che, in quanto tali, sono sottratti al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, "salvi i poteri di questi di valutarne ab externo l'irragionevolezza, l'incongruità e soprattutto l'eventuale carenza di esaustività" (ex multis, C.G.A., 27 marzo 2012, n. 341; C. Stato, VI, 1 dicembre 2009, n. 7516; 31 marzo 2009, n. 1889).

Ne consegue che il giudice amministrativo non può sindacare il merito della valutazione riservata al Comitato di verifica per le cause di servizio, né tanto meno può sostituire la propria valutazione a quella del predetto comitato (C. Stato, IV, 23 marzo 2010, n. 1702 e 16 ottobre 2009, n. 6352), ma può solo censurare la valutazione sul piano della carenza della motivazione ovvero del difetto d'istruttoria.

Ancora, con riferimento agli accertamenti svolti dalle commissioni mediche ospedaliere, si rammenta che la giurisprudenza amministrativa è granitica nell'osservare che sussiste un netto riparto di competenze tra le commissioni stesse, alle quali compete esclusivamente la formulazione della diagnosi, ossia l'accertamento della sussistenza o meno di una infermità, e il Comitato di verifica per le cause di servizio, che giudica alla luce di cognizioni di tipo medico legale in merito al legame causale tra un certo tipo di lavoro e una data patologia insorta sulla persona del richiedente (da ultimo, Tar Lecce, Puglia, 11 aprile 2014, n. 939).

In altre parole, il Comitato di verifica per le cause di servizio, ai sensi dell'art. 11, D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461, deve fare riferimento all'accertamento eseguito dalla commissione medica, ma ciò esclusivamente con riguardo alla diagnosi, essendo, per il resto, l'unico organo competente ad emettere il giudizio definitivo circa la dipendenza o meno da causa di servizio della patologia già diagnosticata (in tema, Tar Calabria, Catanzaro, I, 25 luglio 2015, n. 1265; 23 febbraio 2015, n. 303).

Indi l'accertamento della C.M.O. nulla comporta in termini di riconoscimento dell'infermità come dipendente da causa di servizio.

Il giudizio del Comitato di verifica svolge invero funzione di sintesi e di composizione dei diversi pareri resi dagli organi intervenuti nel procedimento, attraverso la riconduzione a principi comuni delle attività svolte dalle commissioni mediche intervenute nel procedimento, sicché non è configurabile alcuna contraddittorietà nel caso di contrasto fra le valutazioni espresse dal Comitato e quelle precedenti di altri organi, dato che l'ordinamento affida a un solo organo, il Comitato di verifica, la competenza a esprimere un giudizio conclusivo anche sulla base dei pareri resi nei rispettivi diversi procedimenti (C. Stato, IV, 18 settembre 2012, n. 4950; VI, 24 febbraio 2011, n. 1149; IV, 25 maggio 2005, n. 2676; Tar Lazio, Roma, I-bis, 3 giugno 2008, n. 5398).

Anche da ultimo, è stato ribadito sia come il Comitato di verifica per le cause di servizio sia l'organo tecnico munito di speciale competenza tecnica, di variegata composizione professionale, a cui è affidato dal vigente ordinamento (artt. 10 e 11 del D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461) il giudizio imparziale e oggettivo sul piano medico legale circa il carattere professionale della patologia denunciata ai fini dell'ottenimento dell'equo indennizzo o della pensione privilegiata dal pubblico dipendente, sia l'inconfigurabilità, in tema di causa di servizio, di contraddizione tra il giudizio della C.M.O. e quello del Comitato (C. Stato, III, 6 agosto 2015, n. 3878).

3. Tanto premesso, si osserva che la ricollegabilità al servizio prestato dal ricorrente dell'infermità in parola è stata esclusa per le seguenti motivazioni:

"... trattasi di -OMISSIS-.

Su tale patologia nessuna influenza causale o concausale efficiente e determinante può essere attribuita al servizio prestato, durante il quale, peraltro, il soggetto non risulta essere stato sottoposto a stress psico-fisici tali da ingenerare notevoli tensioni emotive e conseguente insorgenza di stati ipertensivi.

Quanto sopra dopo ave esaminato e valutato, senza tralasciarne alcuno, tutti gli elementi connessi con lo svolgimento del servizio da parte del dipendente e tutti i precedenti di servizio risultanti dagli atti".

4. Ciò posto, alla luce delle coordinate ermeneutiche di cui al punto 2, i predetti pareri non risultano poter essere fondatamente messi in discussione nella presente sede giudiziale.

In particolare, essi si profilano indenni dalle denunziate mende motivazionali, come correttamente argomentato dalla difesa erariale.

Si tratta, infatti, di conclusioni fondate su argomentazioni assistite da chiarezza e logicità, raggiunte sulla base di un percorso argomentativo ampiamente suffragato da nozioni scientifiche e dati di esperienza propria della disciplina tecnica applicata.

Ne consegue che anche il provvedimento conclusivo del procedimento avviatosi a seguito della presentazione da parte del ricorrente dell'istanza per il riconoscimento dell'infermità come dipendenti da causa di servizio si profila assistito da congrua motivazione, nella specie effettuata per relationem.

Neanche può dirsi che i procedimenti evidenzino carenze istruttorie.

Si è infatti visto, nel riportare le conclusioni del Comitato di verifica sulla esclusione della dipendenza della causa di servizio della patologia per cui è causa, come esse abbiano preso in considerazione tutti gli elementi acquisiti al procedimento, ivi compreso il servizio effettivamente prestato dal ricorrente, il quale è stato apprezzato specificamente come non esulante dal normale svolgimento dell'attività richiesta al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria nè causativo di stress psico-fisici tali da ingenerare tensioni emotive rilevanti nella fattispecie.

Né, su tale ultimo punto, possono valorizzarsi le contrarie considerazioni svolte dal ricorrente, le quali, per la loro genericità, ovvero per la totale carenza di principi di prova volti ad attestare l'eccezionale o comunque particolare gravosità del servizio prestato dall'interessato, che viene affermato senza indicare alcuno specifico elemento a sostegno della tesi proposta, si profilano inidonee a sovvertire quanto acclarato dal Comitato di verifica.

E' noto, infatti:

- che nella nozione di concausa efficiente e determinante della genesi o dell'aggravamento di una infermità possono farsi rientrare solo fatti ed eventi concreti e individuati in modo specifico, e non anche circostanze e condizioni generali e connaturate ai disagi propri di qualsiasi attività lavorativa (Tar Puglia, Lecce, I, 7 maggio 2003, n. 2941; Tar Lazio, Roma, III, 30 novembre 1991, n. 2119; II, 30 marzo 1989, n. 461);

- che un obbligo di motivazione in capo all'Amministrazione è ipotizzabile solo per il caso in cui essa, per gli elementi di cui dispone e che non sono stati vagliati dal Comitato, ritenga di non poter aderire al suo parere, che è obbligatorio ma non vincolante (C. Stato, IV, 14 dicembre 2004, nn. 8066 e 8054, 26 novembre 2004, n. 7705 e 22 ottobre 2004, n. 6953; VI, 23 gennaio 2006, n. 179 e 11 novembre 2004, 7292). E nella specie l'Amministrazione si è conformata al parere reso dal Comitato di verifica, il quale, come sopra rilevato, deve considerarsi adeguatamente circostanziato e motivato;

- che non sussisteva in capo all'Amministrazione neanche la necessità di svolgere ulteriori attività istruttorie sull'ambiente lavorativo e sulla sua possibile connessione con l'insorgere della malattia, atteso che le infermità sono state considerate conseguenti a fattori endogeni del ricorrente (C. Stato, VI, 18 aprile 2007, n. 1769), giudizio da ritenere esente dalle censure dedotte, in quanto, come detto, rientrante nella discrezionalità tecnica, e, come tale, sindacabile solo per illogicità e contraddittorietà, vizi nella specie non emergenti.

E' infine il caso di aggiungere che, per le stesse motivazioni appena espresse, non può tenersi conto del parere medico-legale allegato al ricorso.

5. Alle rassegnate conclusioni consegue la reiezione del gravame.

Le spese del presente procedimento, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)

definitivamente pronunciando sul ricorso di cui in epigrafe, lo respinge.

Condanna il ricorrente alla refusione delle spese di lite nei confronti dell'Amministrazione resistente, che liquida nell'importo complessivo pari a Euro 1.000,00 (Euro mille/00).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonchè di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque citate nel provvedimento.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 12 gennaio 2016 con l'intervento dei magistrati:

Giampiero Lo Presti, Presidente FF

Anna Bottiglieri, Consigliere, Estensore

Fabio Mattei, Consigliere


Scritto da: Redazione
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