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CC Saluzzo prima concede e poi ritira i permessi per allattamento a Poliziotto padre: TAR condanna la direzione anche alle spese


Polizia Penitenziaria - CC Saluzzo prima concede e poi ritira i permessi per allattamento a Poliziotto padre: TAR condanna la direzione anche alle spese

Notizia del 04/12/2015

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 630 volte)

Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 876 del 2014, proposto da:

T.V., rappresentato e difeso dall'avv. Chiara Servetti, con domicilio eletto presso lo studio della medesima in Torino, corso Vittorio Emanuele II, 82;

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Torino, domiciliata in Torino, corso Stati Uniti, 45;

e con l'intervento di

ad adiuvandum:

CONSIGLIERA DI PARITA' DELLA PROVINCIA DI CUNEO, avv. Daniel Contin, rappresentata e difesa dall'avv. Chiara Servetti, con domicilio eletto presso lo studio della medesima in Torino, corso Vittorio Emanuele II, 82;

per l'annullamento

- del decreto in data 9.5.2014, notificato in data 14.5.2014, a firma del Provveditore Regionale del Piemonte e Valle d'Aosta del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria  del Ministero della Giustizia, con il quale non è stato accolto il ricorso gerarchico presentato in data 9.4.2014 proposto dal ricorrente per l'annullamento del provvedimento di annullamento d'ufficio dell'autorizzazione a fruire dei riposi giornalieri di cui al decreto del Direttore della Casa di reclusione di Saluzzo in data 3.4.2014;

- del decreto del Direttore della Casa di reclusione di Saluzzo in data 4.3.2014 di annullamento d'ufficio dei riposi giornalieri, con il quale è stata annullata in via di autotutela la precedente autorizzazione di cui al decreto Direttore della Casa di reclusione di Saluzzo n. 1/2013 in data 12.9.2013;

- della circolare DAP - Direzione Generale del Personale e della Formazione n. 0066854-2010 in data 15.2.2010;

- della circolare GDAP prot. n. (...) in data 12.12.2001;

- della nota del DAP - Provveditorato Regionale Piemonte e Valle d'Aosta prot. n. (...) in data 3.3.2014;

- degli atti tutti antecedenti, preordinati, consequenziali e comunque connessi;

- nonchè per l'accertamento del diritto del ricorrente a fruire dei periodi di riposo giornalieri richiesti con relativo trattamento economico sino al compimento di un anno di vita della figlia;

- per la condanna al risarcimento dei danni.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 19 novembre 2015 il dott. Ariberto Sabino Limongelli e uditi l'avv. Servetti per la parte ricorrente e per la parte interventrice, e l'avv. Perotti per il Ministero resistente;

Svolgimento del processo

Un breve riepilogo dei fatti di causa e della precedente fase processuale.

1. Il ricorrente, assistente di Polizia  Penitenziaria  in servizio presso la Casa Circondariale di Saluzzo, ha chiesto all'Amministrazione di appartenenza di poter fruire dei permessi giornalieri di cui all'art. 40 lett. c) del D.Lgs. n. 151 del 2001, fruibili nel primo anno di vita del figlio, essendo egli padre di una bambina nata il 24 giugno 2013 e coniugato con madre casalinga.

2. L'Amministrazione, dopo aver accolto in un primo tempo la richiesta, successivamente, allorchè il ricorrente aveva già fruito di 252 ore di permessi ex art. 40 lett. c), ha mutato avviso, e con i provvedimenti impugnati nel presente giudizio ha annullato il beneficio con effetto retroattivo, disponendo altresì il recupero coattivo delle ore già fruite. Nella motivazione dei provvedimenti impugnati l'Amministrazione dà lealmente atto dell'esistenza di una "diversa posizione giurisprudenziale, che sarebbe maggioritaria in tema di concessione dei riposi giornalieri c.d. allattamento", ma ritiene "dirimente", in senso contrario, il parere del Consiglio di Stato n. 6351/2009 del 22 ottobre 2009 secondo cui il beneficio in parola non sarebbe estensibile anche all'ipotesi della moglie/madre casalinga, dal momento che l'attività espletata dalla madre casalinga non esclude, anzi comprende, anche le cure parentali.

3. Con ricorso ritualmente proposto, il ricorrente ha contestato dinanzi a questo TAR la legittimità degli atti impugnati deducendo vizi di violazione di legge e di eccesso di potere sotto plurimi profili, richiamando a conforto i principi espressi dalla più recente giurisprudenza amministrativa, anche di questo Tribunale. Ha chiesto conclusivamente l'annullamento degli atti impugnati, l'accertamento del proprio diritto di fruire dei permessi in questione e la condanna dell'Amministrazione intimata al risarcimento dei danni, anche di natura non patrimoniale ex art. 38 D.Lgs. n. 198 del 2006.

4. E' intervenuta ad adiuvandum la Consigliera di Parità della provincia di Cuneo, svolgendo deduzioni in relazione al carattere asseritamente discriminatorio degli atti impugnati e chiedendo conclusivamente l'accoglimento del ricorso e la condanna dell'Amministrazione al risarcimento dei danni.

5. Il Ministero della Giustizia si è costituito in giudizio depositando documentazione e resistendo al gravame con memoria dell'Avvocatura dello Stato.

6. Con sentenza in forma semplificata n. 1514/14 del 9 ottobre 2014 la Sezione, decidendo parzialmente sul ricorso in esame:

a) ha accolto la domanda di annullamento, e per l'effetto ha annullato il decreto in data 9 maggio 2014 a firma del Provveditore Regionale del Piemonte e della Valle d'Aosta del Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria del Ministero della Giustizia e il decreto del Direttore della Casa Circondariale di Saluzzo in data 4 marzo 2014;

b) ha accertato il diritto del ricorrente di fruire dei premessi di cui all'art. 40 comma 1 lett. c) del D.Lgs. n. 151 del 2001;

c) ha rinviato all'udienza pubblica del 9 luglio 2015 (successivamente rinviata d'ufficio al 19 novembre 2015) per la trattazione della domanda risarcitoria, previo mutamento del rito;

d) ha riservato alla sentenza definitiva la regolazione delle spese di lite.

7. Nell'ulteriore fase processuale, le difese della parte ricorrente e della parte interventrice hanno depositato memorie conclusive, rilevando che l'Amministrazione non ha ancora dato esecuzione alla sentenza parziale della Sezione in attesa della definizione della domanda risarcitoria e insistendo per la condanna dell'Amministrazione resistente al risarcimento dei danni subiti, anche in via equitativa.

8. All'udienza pubblica del 19 novembre 2015, dopo la discussione orale dei difensori delle parti, la causa è stata trattenuta per la decisione.

Motivi della decisione

1. Con la sentenza parziale n. 1514/14 del 9 ottobre 2014, la Sezione ha accertato il diritto del ricorrente di fruire dei permessi giornalieri di cui all'art. 40 lett. c) del D.Lgs. n. 151 del 2001, e per l'effetto ha annullato il provvedimento impugnato.

2. Dall'accertamento del diritto soggettivo del ricorrente di fruire dei permessi in questione consegue l'obbligo dell'Amministrazione di consentire al ricorrente l'esercizio di tale diritto.

3. L'esercizio del diritto non può ritenersi impedito dalla circostanza che nelle more del giudizio sia interamente decorso "il primo anno di vita del bambino" durante il quale il diritto è esercitabile ai sensi del citato articolo 40, tenuto conto che il provvedimento impugnato - annullato da questo TAR perché illegittimo - è intervenuto allorchè il diritto del ricorrente era ancora esercitabile, sicchè la successiva impugnativa giurisdizionale di tale provvedimento ha di fatto congelato la posizione giuridica del ricorrente fino all'esito definitivo del giudizio.

Né può ammettersi che la mera durata del giudizio diretto ad accertare il diritto dell'interessato e a ripristinare la legalità violata dall'Amministrazione possa ritorcersi paradossalmente in danno del ricorrente vittorioso, di fatto vanificando l'accertamento giurisdizionale del diritto con la sostanziale privazione della possibilità di conseguire il bene della vita oggetto della pretesa azionata.

4. Ne consegue che l'Amministrazione resistente deve essere condannata all'adempimento dell'obbligo discendente dall'art. 40 lett. c) D.Lgs. n. 151 del 2001, consentendo al ricorrente di fruire "ora per allora" delle ore di permesso residue non ancora utilizzate.

5. La condanna dell'Amministrazione all'adempimento nei termini appena esposti soddisfa integralmente l'interesse sostanziale dedotto il giudizio dal ricorrente, sicchè non residuano profili di danno risarcibile, neppure nella forma del danno da ritardo, non dedotto in giudizio dalla parte ricorrente.

La domanda risarcitoria va quindi respinta per mancanza del suo presupposto essenziale, e cioè di un danno risarcibile.

6. Le spese di lite vanno poste a carico dell'Amministrazione nei rapporti con la parte ricorrente, secondo il principio della soccombenza, considerato l'esito complessivo della lite; mentre possono essere compensate nei rapporti tra l'Amministrazione e la parte interventrice, considerato il rigetto della domanda risarcitoria da quest'ultima sostenuta.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso indicato in epigrafe, con riferimento alle domande non definite con la sentenza parziale n. 1514/15:

a) lo accoglie in parte, e per l'effetto condanna il Ministero della Giustizia all'adempimento, nei sensi indicati in motivazione;

b) respinge la domanda risarcitoria;

c) condanna il Ministero della Giustizia a rifondere al ricorrente le spese di lite, che liquida in Euro 2.000,00 (duemila), oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato come per legge;

d) compensa le spese nei rapporti tra Ministero della Giustizia e parte interventrice.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 19 novembre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Lanfranco Balucani, Presidente

Silvana Bini, Consigliere

Ariberto Sabino Limongelli, Primo Referendario, Estensore


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