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Cenni sull’organizzazione e sulla gestione degli Istituti Penali per Minorenni


Polizia Penitenziaria - Cenni sull’organizzazione e sulla gestione degli Istituti Penali per Minorenni

Notizia del 19/10/2016

in Giustizia Minorile

(Letto 1510 volte)

Scritto da: Ciro Borrelli

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L'introduzione del D.P.R. 230/2000, ben 16 anni fa, segnò un elemento di novità rilevante nell’ambito del Diritto Penitenziario. Tuttavia tale decreto non poteva supplire alla mancanza (come non può tutt’oggi) di un Ordinamento Penitenziario per i minorenni. 

Pertanto, la Giustizia Minorile, in questi anni, ha ritenuto opportuno focalizzare ed approfondire alcuni elementi del modello di intervento alla luce della normativa emanata da Organismi Europei – Regole minime per l’amministrazione della giustizia minorile - (ONU, Regole di Pechino) sulla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e della recente giurisprudenza italiana in materia.

A quanto pare, negli anni, si è reso necessario rivedere l’organizzazione degli Istituti Penali per Minorenni perché i mutamenti sociali hanno costretto ad adeguare il modello operativo al fine di contrastare una devianza minorile con rilevanti problemi anche di disagio psichico. 

In sostanza, nelle ultime circolari si è ritenuto sempre di riconfermare la suddivisione in gruppi d’utenza, del valore del lavoro in gruppo come strumento pedagogico indispensabile per un’azione psico-educativa efficace. Il principio fondamentale che deve permeare l’organizzazione e il funzionamento a tutti i livelli dell’Istituto Penale per i Minorenni è quello di garantire, ai detenuti e al personale, un ambiente fisico e relazionale improntato al rispetto della dignità della persona e dei suoi bisogni. 

Le circolari dicono che si riconosce al contesto il potere di orientare la qualità della vita relazionale e di rappresentare una cornice indispensabile per avviare processi di cambiamento nei detenuti. L’I.P.M. quindi luogo deputato ad eseguire le misure penali maggiormente afflittive, deve garantire, per la specificità delle caratteristiche dell’utenza minorile, un contesto informato al principio della legalità, quale presupposto indispensabile per promuovere la riflessione ed il cambiamento rispetto ad un percorso di vita deviante. 

La qualità delle relazioni, l’autorevolezza del personale di Polizia Penitenziaria e l’esempio del civile svolgersi della vita quotidiana rappresentano i presupposti sui quali si fonda un’efficace azione educativa. In tale prospettiva, azione educativa e azione sanzionatoria rappresentano aspetti complementari e non contrapposti. La regola costituisce un elemento per la salvaguardia dell’individuo e della collettività a cui appartiene ed è una condizione indispensabile per la promozione e la realizzazione di un contesto in grado di garantire un clima di civile convivenza. 

Organizzazione in gruppi - Gli Istituti Penali per Minorenni, per loro specificità istituzionale, hanno una capienza limitata. Questa caratteristica strutturale è funzionale all’individualizzazione del trattamento. L’ulteriore suddivisione dei detenuti in piccoli gruppi va incontro, da un lato, all’esigenza di garantire un clima relazionale attento ai diritti dei minori e, dall’altro, alla necessità di realizzare un trattamento/intervento educativo che risponda più direttamente a tutti i bisogni dei detenuti minorenni, in particolare a quelli di socializzazione tipici delle personalità in evoluzione. 

La suddivisione in gruppi consente agli operatori di approfondire meglio l’osservazione e la conoscenza del minore. I detenuti minorenni, pertanto, dovranno essere suddivisi in piccoli gruppi, non superiori alle 10/12 unità, compatibilmente con le caratteristiche strutturali degli Istituti e con l’effettiva disponibilità di personale. Secondo le circolari della Giustizia Minorile, fatte salve le disposizioni di Legge di cui agli articoli 14 della Legge 354/75 e 31 del D.P.R. 230/2000, ordinariamente la suddivisione dei ragazzi nei gruppi dovrà ispirarsi ai seguenti principi:
• Separazione dei minorenni dai maggiorenni; 

• Integrazione tra detenuti italiani e stranieri; 

• Contrasto alla strutturazione spontanea di gruppi fondata su dinamiche di preminenza e di sopraffazione; 

• Ammissione al lavoro all’esterno 

• Ammissione alla semilibertà o fruizione della semidetenzione. 

La suddivisione in gruppi deve essere garantita soprattutto in alcuni momenti specifici della giornata: pernottamento, consumazione dei pasti, attività ludico-ricreative. 

 


Scritto da: Ciro Borrelli
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n. 2


Concordo pienamente Seby.
Il tuo discorso non fa una grinza.
Ma si potrebbe dire tanto altro ancora.
Ma questo vale per i minori come negli istituti per adulti.

Di  Totò da Palemmo  (inviato il 19/10/2016 @ 14:51:48)


n. 1


Belle parole ma la realtà molte volte è totalmente difforme da ciò che la norma ha previsto, rendendola quasi del tutto inutilizzabile.

• Integrazione tra detenuti italiani e stranieri: (Normalmente non vanno d'accordo gli italiani di province diverse, figurarsi.....!).
SOLO BELLE PAROLE, LA REALTA' E' BEN DIVERSA E MOLTO LONTANA DAGLI OBIETTIVI PREFISSI.
Prova a mettere in cella uno straniero con detenuti italiani!
Probabilmente ci riesci e sembra che vada tutto bene, ma in realtà quello che accadrà (fatte salve alcune rarissime eccezioni) è solo questione di tempo.
Nove volte su dieci il detenuto straniero finisce per essere schernito, successivamente preso di mira anche fisicamente. Subito dopo, se non si è giunti allo scontro fisico, chiederà con domandina di essere spostato di cella con una scusa banale alla quale tutti puntualmente ed ipocritamente crederanno (gli altri ma non noi).
Oltre che ad ascoltare gli educatori, i direttori, gli assistenti sociali e (perfino i volontari) ecc, ogni tanto sentite anche le nostre opinioni sulle modalità gestionali dei minori, certamente le cose funzionerebbero meglio e si eviterebbero tanti momenti brutti, come quelli accaduti di recente in alcuni IPM della nazione.
Ma temo che ciò non accadrà mai, perchè la nostra presenza è ritenuta ingombrante, per via di tanti (forse anche eccessivi), programmi di trattamento individualizzato che non hanno alcun senso, già sul nascere, con un atteggiamento di ostinazione anche di fronte al fallimento palese che ne deriverà.
Intanto noi ci facciamo male e dobbiamo intervenire, magari solo per un capriccio di qualcuno.
Quindi si prendessero un pò più di tempo nel proporre e successivamente concedere misure alternative ed altro. Situazioni gestite diversamente darebbero certamente risultati egregi, sotto ogni profilo.
E perchè no, anche sotto il profilo della sicurezza del minore e del personale di Polizia Penitenziaria.





Di  SebyIPM  (inviato il 19/10/2016 @ 13:24:55)




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