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C’era una volta il piantone


Polizia Penitenziaria - C’era una volta il piantone

Notizia del 09/11/2016

in Eravamo così...

(Letto 3094 volte)

Scritto da: Nuvola Rossa

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Cari vecchi AA.CC., voi che vi siete arruolati tanti anni fa e ora che siete in pensione non fate altro che dire: …ai miei tempi……. Ricordando con nostalgia quelli che sembravano tempi migliori di oggi ma in realtà forse lo erano perché eravate giovani e nel pieno vigore fisico.

Voi che avete conosciuto antichi  mestieri e creato lo “slang” penitenziario attribuendo un simpatico diminutivo alle qualifiche dei detenuti lavoranti: spesino, rattoppino, scopino o parole che sono entrate a forza nel linguaggio di tutti i giorni come: camoscio, liberante, partente……. Oggi non vi raccapezzereste più se in Sezione anziché sentire la parola “piantone” sentireste un dialogo di questo genere: Collega, questo detenuto disabile ha bisogno di un “care givers” c’è tra i detenuti della Sezione chi ha fatto il corso?

Non sono più i bei tempi di una volta, quando il detenuto che accudiva un altro detenuto disabile o comunque bisognoso di sostegno veniva chiamato semplicemente “piantone”. E il piantone era sempre quel detenuto derelitto, morto di fame, ignorante, talvolta un po’ ritardato che, non potendo fare altri mestieri magari lo si sceglieva per accudire questo o quel detenuto che ne aveva bisogno, talvolta anche per pulirlo dai suoi stessi escrementi visto che non era autosufficiente. Questo gli AA.CC. lo sapevano bene. Ma chi è il  caregiver familiare? ll termine anglosassone “caregiver“, indica “colui che si prende cura” e si riferisce naturalmente a tutti i familiari che assistono un loro congiunto ammalato e/o disabile.

Oggi, cari agenti di custodia  che quando sentite una notizia negativa sul carcere ripetete sempre con malcelato orgoglio:…..ai miei tempi gliel’avrei fatta vedere io……..Sappiate che il nostro Dipartimento ci comunica che i piantoni, da oggi si chiamano: care givers e che la vecchia dicitura di Piantone è da abbandonare; oggi il piantone deve essere un detenuto con una certa cultura che deve frequentare un apposito corso di formazione e prendere un attestato per svolgere questo umile e talvolta disgustoso compito che una volta era riservato a particolari detenuti reietti.

E’ proprio vero…..non ci sono più i piantoni di una volta.

 


Scritto da: Nuvola Rossa
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n. 11


Scusi Roswitha Flaibani la legge affettività da quando dovrà applicarsi

Di  Anonimo  (inviato il 24/11/2017 @ 18:04:06)


n. 10


Caro garante sei in errore , non potrai mai e poi mai comprendere il nostro lavoro finché non lo provi solo dopo averlo provato possiamo discuterne.
Il nostro è un lavoro di umanità sensibilità e soprattutto di grande senso del dovere , lei è ingiusto e offensivo nei nostri riguardi , augurare che possano scomparire certi agenti non è da garanti del diritto e del rispetto della vita umana ,,le sue affermazione non coincidono con la realtà del mondo penitenziario un mondo fatto di umanità quella umanità che lei non immagina lontanamente.

Di  Anonimo  (inviato il 17/06/2017 @ 19:17:54)


n. 9


C'era una volta la regola che allo scadere del contratto veniva rinnovato, oggi non ce più regole e sono 8 anni che si lavora senza rinnovo contrattuale, caro garante veda di occuparsi anche di chi da 8 anni lavora senza rinnovo contrattuale, dei pensionati penalizzati dalla legge fornero delle famiglie che alla fine del mese non sbarcano il lunario .

Di  Anonimo  (inviato il 17/06/2017 @ 18:56:20)


n. 8


Gentile Roswitha Flaibani garante dei diritti delle persone private della libertà personale , giusto che per persone private della libertà abbiano dei garanti e dei diritti così come dei doveri regole e leggi da rispettare e osservare .
Ora le chiedo se lei si sia mai chiesta quali garanti e quali garanzie hanno queste persone ristrette scontata la loro pena e tornati in libertà , e quale avvenire li attende fuori dai penitenziari al fine di evitare che commettano nuovamente reati e rientrino nei penitenziari nuovamente.
Lei come garante quali garanzie di vita offre per ex detenuti , cosa fa per evitare che queste persone una volta riacquistato la libertà ritornino in carcere nuovamente, credo sia troppo facile fare il garante per i privati della libertà personale , le garantisco che nei penitenziari queste persone hanno migliori cure mediche e meno tempo d'attesa per esami specialistici di un comune mortale cittadino come lo sono io .
Noi persone con famiglie e problemi quotidiani anche insormontabili non abbiamo il garante non abbiamo niente e di certo non abbiamo adeguate cure mediche e per esami specialistici dobbiamo attendere mesi anni e pagare anche il tiket oltre che per abbreviare i tempi l'esame specialistico lo facciamo privatamente pagando delle cifre non indifferenti.
Mentre il privato della libertà personale non paga nulla tutto e dovuto e tutto è gratis.
Mi faccia il favore si occupi anvche di chi realmente soffre di chi nonostante anni di lavoro onesto non riesce a fare fronte alle spese della famiglia di chi vive in povertà di misera pensione , delle persone invalide , delle famiglie senza entrate economiche delle persone svantaggiate .

Di  Cremona  (inviato il 17/06/2017 @ 17:28:29)


n. 7


Caro Nuvola Rossa mi sono arruolato nel 1982 , senza offese per i colleghi non condivido questi commenti di indicare con l'aggettivo camoscio .
Il nostro è sicuramente un lavoro difficile e duro dove ogni giorno ci si deve confrontare con la dura realtà di questo delicato lavoro .
Nel nostro quotidiano lavoro non manca l'umanità la comprensione ne tanto meno l'aiuto morale sui ristretti ,
Al commento n. 6 gli suggerisco prima di esprimere concetti errati sugli agenri di lavorare a stretto contatto con i colleghi per almeno una settimana e soli così potrà comprendere capire il lavoro da agente di polizia penitenziaria un lavoro fatto di grande umanità sensibilità svolto in condizioni talvolta difficili tra mille problemi e nonostante si fa sempre l'impossibile per venire incontro alle richieste delle persone in stato di detenzione , la polizia penitenziaria svolge con professionalità delicatezza sensibilità e alto senso dello stato tutti i compiti affidati dalle leggi dello stato garantendo i diritti di tutte le persone in stato di detenzione .
Distinti saluti signora Flaibani


Di  Pensionato dal 2015  (inviato il 17/06/2017 @ 10:24:52)


n. 6


E meno male che non ci sono più i piantoni di una volta. E speriamo che oltre a questi scompaiano anche certi agenti dediti allo "slang". Per avere, per pretendere rispetto, bisogna per primi elargirlo.
Cordiali Saluti
Roswitha Flaibani
Garante dei diritti delle persone private
della libertà personale del Comune di Vercelli

Di  Roswitha Flaibani  (inviato il 16/06/2017 @ 17:06:45)


n. 5


Chiamalo come vuoi sempre camoscio è!

Di  Poeta  (inviato il 10/11/2016 @ 00:15:17)


n. 4


Non li potevano chiamare "camosc care givers?"

Di  Fra Cristoforo da Volterra  (inviato il 09/11/2016 @ 15:32:01)


n. 3


Ma chi sa dove andrete a finire .....................ai miei tempi il Dap non esisteva, sarei curioso di sapere come lo chiamano gli angolosassoni il "camoscio piantone"

Di  un vecchio AA.CC  (inviato il 09/11/2016 @ 14:11:31)


n. 2


Io me ne sto andando, perciò chiamatali come vi pare. Per me resteranno sempre camosci, chi piantona e chi viene piantonato. Concludo dicendo, povero chi rimane.

Di  Piermattia  (inviato il 09/11/2016 @ 13:38:27)


n. 1


Poveri noi. Si salvi chi può. Beato chi sta in pensione

Di  remo  (inviato il 09/11/2016 @ 12:07:40)




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