Settembre 2017
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Chi trae vantaggio politico dalla modifica del 41 bis?


Polizia Penitenziaria - Chi trae vantaggio politico dalla modifica del 41 bis?

Notizia del 06/10/2017

in I Mulini a Vento

(Letto 2640 volte)

Scritto da: Daniele Papi

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Notevole competenza e umanità.

Ma non c'è il bisogno di sentirlo borbottare a mezza bocca e anche con parecchia, troppa, ipocrisia da Provveditori, Direttori, Funzionari, tutti conformisti e qualunquisti, durante le varie feste del Corpo che si svolgono ogni anno.

Ogni ora, ogni minuto, ogni istante, si lavora per depotenziare la Polizia Penitenziaria e, di conseguenza, lo Stato nella dura lotta alla criminalità, organizzata e comune.

Poi arrivano “LORO” i latori delle verità sulla nascita del mondo e, udite udite, raccontano al mondo intero che non c’è più spazio per i 41 bis … per cui sarebbe meglio limitarne l’uso.

Allora, che fanno? NON SOLO NE LIMITANO NUMERICAMENTE LA POSSIBILITA’ DI ATTUAZIONE ... LO DEPOTENZIANO!

 

Santi Consolo: Non abbiamo più posto per i 41 bis ... limitiamo il 41 bis!

 

Con la scusa di una applicazione univoca, peraltro giusta (ci sarebbe da domandarsi per quale motivo una circolare in tal senso arrivi con oltre venti anni di ritardo),  per contrastare la lotta alle mafie e al terrorismo si aumentano le possibilità di contatto con l’esterno addirittura eliminando la barriera fisica costituita dal vetro, che tanto ha aiutato in questi anni nel limitare il passaggio dei cosìddetti “pizzini”.

La logica in questo caso cosa vorrebbe?

Semplice, si prende in mano la situazione, si studia cosa si ha a disposizione, ovvero norme, strutture uomini e mezzi e si cerca una o più soluzioni idonee o quanto meno che si possano avvicinare alla così detta soluzione tipo.

In pratica, persone dotate di normale senso del dovere e della giusta “pietas”, avrebbero mantenuto il 41 bis pressoché inalterato, ed avrebbero “investito” seriamente sulle misure alternative per quei soggetti veramente recuperabili, in primo luogo i giovani.

Invece andiamo esattamente nel senso opposto, ammorbidiamo il 41 bis e depotenziamo le attività così dette “rieducative” come il lavoro.

Infatti, gli aumenti salariali spettanti ai detenuti lavoranti, produrranno inevitabilmente altra “disoccupazione” perché i fondi non bastano mai, per cui se prima potevo far lavorare sei detenuti, ora per questioni di bilancio sarò costretto a farne lavorare 2/3.

In pratica questo farebbe il buon padre di famiglia.

Innanzi tutto, sarebbe utile ricordare che la riforma epocale delle carceri Italiane è datata 1975, da quella pietra miliare, purtroppo anziché giungere alle soluzioni delle innovazioni proposte dalla legge, generalmente in favore della popolazione detenuta, si è giunti al paradosso che caratterizza ormai da anni la Pubblica Amministrazione.

Infatti, analizzando il percorso della legge di riforma del 1975, il dato che più salta all’occhio non è quello relativo alla realizzazione dei circuiti differenziati, delle strutture per realizzare l’esecuzione delle pene alternative e soprattutto non vi è nessuna traccia di alcuna iniziativa che consenta ad un soggetto X, una volta effettuato un percorso di riabilitazione, di poter accedere alla così detta "vita normale”, questo perché lo Stato è inesistente sotto questo profilo, ed è inesistente per la profonda inefficienza dell’Amministrazione Penitenziaria.

L’altro dato che risalta è, invece, l’alto numero di dirigenti e funzionari dell’area pedagogica che ha prodotto la legge “Gozzini” del 1975 e successive modificazioni ed integrazioni.

Ecco, il male del sistema carcere, è tutto in questi due dati.

Assenza totale di percorsi post riabilitazione, quindi, nove volte su dieci, chi esce è costretto dagli eventi a tornare a delinquere e di conseguenza a tornare ospite delle patrie galere, e l’alto numero di dirigenti e funzionari dell’area pedagogica che sfuggono in genere a qualsiasi tipo di monitoraggio circa la qualità del lavoro svolto.

Recidiva: sui dati regna l’incertezza

Questo tipo di ritrosia, si concretizza con la endemica allergia alla presenza della Polizia Penitenziaria nel controllo delle attività di trattamento e rieducazione.

Ora, in una situazione normale a nessuno verrebbe in mente di ricusare l’organo di polizia, che dovrebbe garantire l’esatta esecuzione del percorso riabilitativo e la sicurezza dello stesso, questo svolgendo semplicemente le funzioni che per natura dovrebbero essere riservate alla Polizia Penitenziaria in tale contesto.

Invece, in barba ad ogni logica organizzativa e logistica, ci troviamo davanti a situazioni paradossali, dove operatori di Polizia, all’interno degli UEPE si trovano a fare tutto tranne ciò che gli compete, ovvero la sicurezza magari anche della struttura e la vigilanza sulle attività rieducative extramurarie.

Di contro, assistiamo alle pantomime classiche, dove il Ministro, non l’ultimo delle guardie, con tutto il rispetto per quest’ultima figura, dicevo il Ministro si prostra davanti alla rappresentante di una corrente politica, che rappresenta lo 0,19% dei consensi elettorali (elezioni 2013).

Ora, se a condizionare il sistema penitenziario di uno Stato democratico è una forza politica come i Radicali, che rappresenta lo 0,19% dell’elettorato, forse stiamo andando non proprio nella giusta direzione.

Porte delle carceri sempre aperte per i Radicali ... luna di miele al Dap

Non ne faccio una questione politica, destra contro sinistra, ma soltanto una questione di logica, se analoghe e opposte richieste le avanzasse Fiamma Tricolore, 0,17% (elezioni 2013) non cambierebbe nulla.

In pratica, va bene ascoltare e prendere in considerazione tutti, ma non possiamo far condizionare le linee di indirizzo, tra l’altro su temi importanti come la sicurezza ed il buon funzionamento dell’Amministrazione Penitenziaria, da chi conta poco più dello “zero virgola”… perché qualora passasse questo concetto, lo dico chiaramente, scendere a compromessi su temi così importanti con “fronde” al limite dell’estremismo, sia di destra che di sinistra, depotenziando il 41 bis e utilizzando lo specchietto per le allodole degli aumenti salariali per i lavoratori detenuti, fa sorgere più di un dubbio in prossimità del varo di una nuova legge elettorale e di prossime elezioni.

 

 


Scritto da: Daniele Papi
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Commenti Commenti dei lettori

n. 11


Come ha detto l'ottimo Daniele, non è un problema di destra o di sinistra.
Tra 2009 e 2011 la destra ha falcidiato le Forze di Polizia come nessuno prima (e manco dopo). In quelle tre finanziarie il governo Berlusconi - Lega con tagli lineari tolse oltre 3,3 miliardi al comparto sicurezza, nel 2009 bloccò le assunzioni al 20% del turnover e nel 2010 congelò i tetti salariali. Anche oggi ne paghiamo le conseguenze.

Di  F.  (inviato il 06/10/2017 @ 16:39:58)


n. 10


dappertutto basta che ci facciano fare i poliziotti e non gli educatori

Di  d  (inviato il 06/10/2017 @ 15:40:38)


n. 9


Ottima analisi, aggiungo che ogni qual volta la sinistra si ritrova al governo ha una attenzione particolare per il settore penitenziario. È accacuto nel periodo 96/2001 e sta accadendo nuovamente con questo governo. Non c'è nulla di male in questa attenzione se non fosse che purtroppo a distanza di anni il sistema penitenziario mostra tutta la sua inefficacia, poiché l'obiettivo che si vuole raggiungere è quello della de-carcerizzazione, ossia portare all'esterno del carcere le sanzioni penali per diversi motivi. Primo perché non è più economicamente sostenibile avere 60.000 detenuti come media e poi perché la sinistra, che da sempre si nutre del consenso di chi vive di criminalità, ha nel proprio manifesto politico la tutela dei diritti dei detenuti. La vigilanza dinamica, oltre ad essere un sistema per nascondere gli evidenti vuoti di organico, è anche un sistema per "allontanare" il nemico dei detenuti dalle sezioni detentive perché tali siamo considerati da questa parte politica. Purtroppo noi non sappiamo o non abbiamo voglia di impegnarci per risollevare il prestigio di un Corpo che ormai è preda di questa idelogia che per me rappresenta il cancro della società di oggi ed i risultati sono abbastanza evidenti.

Di  Anonimo  (inviato il 06/10/2017 @ 15:04:03)


n. 8


Ma perche non fate rientrare tutti quelli inpiegati in compiti non istituzionali , fate in modo che tutti siano inpiegati nei soli compiti istituzionali, chi si arruola in polizia deve svolgere compiti di polizia e se non sta bene che facciano altri concorsi pubblici per ragionieri orchestrali bodigary e altro ancora

Di  Agente S.U.C.A.  (inviato il 06/10/2017 @ 13:06:28)


n. 7


Penitenziaria meglio nell'arma dei carabinieri piuttosto che in polizia di stato .

Di  Agente S.U.C.A.  (inviato il 06/10/2017 @ 13:00:47)


n. 6


Le "famiglie" dei detenuti, da sempre, ne spostano parecchi di voti ...

Di  Capisciammè  (inviato il 06/10/2017 @ 11:56:13)


n. 5



Affermazioni del genere fanno raggelare il sangue.
Cosa c'è sotto, quali accordi politici possono minare il così detto decreto Falcone?
È una vergogna mai sentita, ci si nasconde ancora una volta dietro le indicazioni europee senza muovere un dito.

Più mi faccio queste domande, più leggo queste notizie e più mi girano i cogl.......!
Come dice Gianni Morandi nel suo ultimo singolo "dobbiamo fare luce".

Di  {LIBERO}  (inviato il 06/10/2017 @ 11:55:25)


n. 4


Crispino condivido ma con qualche remora..
Avevo in mente di scrivere le stesse cose.
Già sapere che il dott. Cafiero De Rhao andrà alla Procura Nazionale Antimafia è un notizione.
Pur sperando in Gratteri, mi sovviene un enorme dubbio sulla fine che ci farebbe fare. Negli ultimi tempi mi sembra un po troppo innovativo e lontano dai veri problemi che affrontiamo quotidianamente.
Già siamo snaturati per colpa delle recenti normative ed incapacità.
Speriamo bene, ma dubito che chiunque prenderà il posto di Consolo e ministro possano innamorarsi delle professionalità del nostro amato Corpo.

Di  Ciccio  (inviato il 06/10/2017 @ 11:28:05)


n. 3


Dal mio punto di vista non c'è più spazio sia per l'attuale ministro che per l'attuale capo del DAP è ora di fare spazio al nuovo che arriveranno spero che a dirigere il DAP sia il Dr. Nicola GRATTERI e al Ministero della Giustizia il Dr. Piercamillo DAVIGO
Cordiali Saluti da Crispino da Napoli

Di  Rosario  (inviato il 06/10/2017 @ 09:43:39)


n. 2


penitenziaria in polizia di stato!

Di  polizia esecuzione  (inviato il 06/10/2017 @ 09:01:48)


n. 1


Noto con dispiacere che i sindacati non stanno lottando per l'attribuzione del controllo delle misure alternative alla detenzione, almeno nel circondario, alla polizia penitenziaria....

Di  aaa  (inviato il 06/10/2017 @ 09:00:46)




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