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Ci vuole un fisico bestiale per dirigere il Dap


Polizia Penitenziaria - Ci vuole un fisico bestiale per dirigere il Dap

Notizia del 20/03/2015

in Il Pulpito

(Letto 2182 volte)

Scritto da: Giovanni Battista De Blasis

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“A Roma spadroneggia un piccolo gruppo di padreterni, i quali si sono persuasi, insieme con qualche ministro, di avere la sapienza infusa nel vasto cervello.” Per quanto difficile da credere, queste non sono parole mie indirizzate verso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ma una reprimenda scritta da Luigi Einaudi (futuro Presidente della Repubblica) sulle pagine del Corriere della Sera, allorquando correva l'anno 1919.

Nello stesso articolo, Einaudi, aggiunge più avanti: “Bisogna licenziare questi padreterni orgogliosi [...] persuasi di avere il dono divino di guidare i popoli [...]. Troppo a lungo li abbiamo sopportati. I Professori ritornino ad insegnare, i Consiglieri di Stato ai loro pareri, i militari ai reggimenti e, se passano i limiti di età, si piglino il meritato riposo.” Davvero inverosimile, quasi impossibile, credere che non si tratti della dirigenza del Dap degli anni duemila.

Eppure, cento anni dopo quell’incredibile j’accuse di Einaudi nei confronti di “...un piccolo gruppo di padreterni che spadroneggia a Roma”, sembra quasi di ritrovare, al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, la stessa speculare situazione del primo dopoguerra italiano. Infatti, nonostante il piccolo venticello che si è portato via il vecchio gruppo dirigente (quello che ha cavalcato la tigre di carta della riforma: Di Somma, Ragosa, Culla, Sparacia, Zaccagnino, ...), al Dipartimento sono rimasti parecchi capetti saldamente incollati alle stesse poltrone da più di dieci anni (e in qualche caso addirittura più di venti).

Questa stirpe eletta, in maggior parte direttori penitenziari, ma anche educatori, ragionieri, assistenti sociali, ufficiali a esaurimento, è veramente “persuasa di avere la sapienza infusa nel vasto cervello” (come stigmatizzava Einaudi) tant’è che ha orientato, nel bene e nel male, la politica penitenziaria (soprattutto quella sulla gestione del personale) degli ultimi vent’anni. Chi all’Ufficio del Bilancio, chi nella Segreteria Generale, chi all’Ente di Assistenza, chi alle Relazioni Esterne, all’Ufficio Stampa o alle Relazioni Sindacali; chi alle Assunzioni del Personale, chi agli Avanzamenti in Carriera o all’Ufficio Amministrativo e chi, infine, ha trovato il proprio habitat naturale nelle segreterie dei vertici: capi, vice capi o direttori generali.

Tra l’altro, questa pletora di pezzi grossi si divide, perlopiù, in due categorie: gli Esperti, che sono quelli che conoscono tante cose su un numero ristretto di persone, e i Manager, che sono quelli che conoscono poche cose su un gran numero di persone. Tuttavia, col passare del tempo gli Esperti, a forza di conoscere ancora più cose su un numero sempre più piccolo di persone, hanno finito per sapere tutto su niente e i Manager, a forza di conoscere ancora meno cose su un numero sempre più grande di persone, hanno finito per non sapere niente su tutto.

Proprio questi qui, dunque, sono i padreterni penitenziari del duemila. Sono loro gli avversari più pericolosi del nuovo Capo dell’amministrazione penitenziaria, che non si potrà neppure avvalere di un who’s who penitenziario per sapere e conoscere ogni cosa dei propri dirigenti (ad esempio chi sono, da dove vengono, da quanto tempo sono al Dap e quello che hanno fatto o non fatto nella loro carriera). Dalla partita contro questi padreterni dipenderà il futuro della gestione Santi Consolo.

Se il nuovo Capo Dap dovesse riuscire a vincere la resistenza di siffatta potente burocrazia autoreferenziale, per l’amministrazione penitenziaria potrebbe arrivare una nuova stagione riformista dell’esecuzione penale se, invece, dovesse perdere il confronto, le cose rimarrebbero così come sono e lui stesso verrebbe fagocitato dal sistema, nell’illusione di esser diventato anch'egli un padreterno.

Non sono certo io in grado di dare consigli a chi dirige il Dap, però un suggerimento mi sento di sussurrarlo: per vincere questa battaglia, potrebbe funzionare la tattica suggerita da Einaudi: “ [...] I Direttori ritornino a dirigere le carceri, gli Educatori ad educare, gli Assistenti Sociali ad assistere, i Ragionieri alla contabilità carceraria, e, se passano i limiti di età, si piglino il meritato riposo.” La (mia) speranza è l’ultima a morire e perciò spero che Consolo abbia davvero “un fisico bestiale” perché, come cantava Luca Carboni: “[...] ci vuole il fisico e il carico e il manico ... ci vuole di non farsi prendere dal panico".

 

 


Scritto da: Giovanni Battista De Blasis
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Commenti Commenti dei lettori

n. 4


...e che i poliziotti penitenziari ritornino a fare i poliziotti penitenziari.
Non dimentichiamoci che questo sistema fa comodo a tutti quelli che ne beneficiano, compresi, appunto i vari gradi della Polizia Penitenziaria imboscati a vario titolo all'interno del palazzo e dei vari provveditorati.

Di  Luca Sardella  (inviato il 21/03/2015 @ 21:13:12)


n. 3


E' uno degli articoli più belli mai letti fino ad ora ♂

Tuttavia ritengo che sarà dura, forse stavolta sarebbe il caso di invocare un miracolo!
Dal tempo dei tempi i vari personaggi che si sono avvicendati (...Di Somma, Ragosa, Culla, Sparacia, Zaccagnino, ...), hanno lasciato l'amaro in bocca in chi lavora da una vita esclusivamente in trincea.
Al momento c'è poco da essere ottimisti, piuttosto il dott. Consolo farebbe bene a prendere seriamente le distanze da quel folto numero di parassiti perenni e rispedirli IMMEDIATAMENTE in trincea o più semplicemente alle mansioni e ruoli che ad essi competono.
Purtroppo anche questo non accadrà, perchè i così detti sapientoni hanno saputo essere così bravi, tanto da risultare "quasi" insostituibili.
Non so cosa darei per avere l'età pensionabile in questo momento della mia carriera. Tra paure di sanzioni europee, vigilanza dinamica, sentenza Torreggiani, tra belle figure dei direttori con i Provveditori e moine varie degli educatori verso la Magistratura di Sorveglianza è finito tutto...è finita tragicamente la storia di un Glorioso Corpo che si apprestava finalmente a maturare. Ho molto sperato nei Commissari, ma purtroppo mi son dovuto ricredere. La lotta è visibilmente impari...T-Rex penitenziari contro cuccioli Teropodi...intelligenti s'intende...ma pur sempre cuccioli


Di  Saro  (inviato il 20/03/2015 @ 19:55:28)


n. 2


Il problema è che ci diciamo da un secolo le stesse cose. Possibile che non si riesca a trovare la scarpa giusta per dargli un calcio in culo?. Come dici tu Giovanni, non posso essere io a giudicare il neo direttore generale, ma posso dirti con estrema pacatezza che il suo esordio non mi è proprio piaciuto. Sembra molto più vicino a diventare un "padreterno" che un riformatore. Spero di sbagliarmi, spero che finalmente il neo direttore generale faccia visita alla polizia penitenziaria nelle carceri e che si degni di parlare con il personale. Magari anche in privato. Ehhhhhhhh, che dici? Lo farà?.

Di  Anonimo  (inviato il 20/03/2015 @ 19:22:51)


n. 1


Due "Fenomeni", insediatisi all'USPeV viaggiano già a vele spiegate, il loro mandato è: dimostrare che chi li ha preceduti era un incapace, che le vigilanze hanno numeri sufficienti, che tutti quelli che sino ad oggi hanno fatto straodinario non serviva e sopratutto, loro sanno tutto su niente e niente su tutto....

Di  GIANO  (inviato il 20/03/2015 @ 11:45:52)




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