Ottobre 2017
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Circolare DAP sul 41-bis e depotenziamento GOM: interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle


Polizia Penitenziaria - Circolare DAP sul 41-bis e depotenziamento GOM: interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle

Notizia del 07/11/2017

in Interrogazioni parlamentari

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Scritto da: Redazione

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Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01998
presentato da
SARTI Giulia
testo presentato
Martedì 7 novembre 2017
modificato
Venerdì 10 novembre 2017, seduta n. 884

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che: 
il Gruppo operativo mobile (Gom), costituito nel 1997, è composto quasi esclusivamente da personale della polizia penitenziaria e può contare su 593 unità dislocate in dodici reparti operativi in tutta Italia, che si occupano di 731 ristretti particolari, in quanto, tra i delicati compiti del gruppo, vi è quello di custodia, traduzioni e controllo del detenuti ad altissimo indice di pericolosità, sottoposti al «regime del 41-bis», nonché di taluni detenuti collaboratori di giustizia; 
con decreto 28 luglio 2017, il Ministro della giustizia ha inteso riorganizzare il gruppo ridefinendone, in parte, compiti e caratteristiche operative, e disponendo che si debba interessare, inoltre, della «vigilanza e osservazione di detenuti per reati di terrorismo, anche internazionale, specificamente individuati dalla Direzione generale dei detenuti e del trattamento, anche se ristretti in regimi diversi da quello previsto dall'articolo 41-bis, comma 2, della legge»; 
a fronte delle nuove gravose attribuzioni, lo stesso decreto non appare tuttavia fornire al Gom un adeguato assetto organizzativo-funzionale in grado di garantirne la peculiare, necessaria operatività; 
sotto il richiamato profilo, fra tutte, desta particolare preoccupazione la cancellazione del «Funzionano delegato» e la contestuale eliminazione di quell'autonomia amministrativa-contabile, sin qui riconosciuta per l'indispensabile necessità di correlare l'azione operativa con quella amministrativa, dovendo peraltro il gruppo corrispondere con prontezza a esigenze di mobilità; 
peraltro, la revoca dei profili di autonomia non può ricondursi a motivi di economicità, in quanto la gestione in capo al Gom di alcuni rilevanti capitoli di spesa, non ha sortito effetti negativi sull'ammontare dei costi complessivi i quali, dal 2011 al 2016, si sono ridotti da 9 a 4,6 milioni di euro; 
si ravvisa, pertanto, un ingiustificato depotenziamento del Gom, che può importare gravi ripercussioni in termini di sicurezza alla luce di una situazione che vede, con ridotte risorse organiche stabilmente sotto la soglia minima di 600 unità ed in continuo decremento dal 2010 (619) ad oggi (593), un numero di servizi in continuo aumento, con particolare riguardo ai permessi con scorta, alle visite ambulatoriali, ai ricoveri ospedalieri programmati e urgenti, anche per effetto dell'elevata età anagrafica di una parte dei reclusi a loro affidati; 
è drasticamente aumentato il numero dei permessi di necessità concessi dagli uffici di sorveglianza ai detenuti in regime di 41-bis; 
le parole pronunciate dal capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Consolo: «ho avuto anche incontri alla Direzione nazionale antimafia con i sostituti procuratori, perché si ragioni sul limitare il numero di persone da sottoporre al 41-bis» sono, ad avviso degli interpellanti, assolutamente gravi e da condannare; 
altresì, il 2 ottobre 2017 il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha emanato la circolare n. 3676/6126 recante «l'organizzazione del circuito detentivo speciale previsto dall'articolo 41-bis O.P.», la quale, da un lato, adegua l'applicazione del regime del «carcere duro» alle gravi carenze strutturali delle carceri, mettendone a rischio la sicurezza, dall'altro lato, scarica sulle spalle dei direttori degli istituti e degli agenti di polizia penitenziaria la responsabilità di tali carenze a fronte di una non adeguata implementazione della circolare; esponendo, inoltre, l'amministrazione penitenziaria a ricorsi da parte dei boss mafiosi che non trovassero pienamente rispettati i diritti loro riconosciuti dalla circolare stessa; 
si osserva peraltro che, nell'ambito dei lavori preparatori per la predisposizione della circolare in questione, durati oltre un anno e mezzo, non risulta essere stata in alcun modo coinvolta la Commissione parlamentare antimafia –: 
se non ritenga che la riorganizzazione della struttura e la ridefinizione delle funzioni del Gom non debba essere opportunamente modificata così da conferire, mediante il ripristino della figura del «funzionario delegato», un grado di autonomia contabile e della gestione del personale adeguato alle esigenze operative di un ufficio dalle competenze così delicate, bilanciandone altresì la dotazione organica di 821 unita così come previsto dalla bozza di provvedimento del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del 2015 o almeno prevedendone un numero pari a quello dei ristretti al «carcere duro», anche a fronte degli adempimenti previsti dagli articoli 14.1, 16 e 36 della circolare citata in premessa rispettivamente sulla verbalizzazione dei controlli, le perquisizioni personali e lo svolgimento del rito religioso; 
se intenda indicare quando sia prevista l'apertura della sezione da circa 100 posti del carcere di Cagliari Uta, che, insieme a quella del carcere di Sassari, sarebbe la sola a corrispondere ai requisiti previsti dalla legge per ospitare detenuti al 41-bis e se esista un piano per incrementare i posti con strutture idonee e rispondenti alle disposizioni dell'articolo 2 della circolare di cui in premessa; 
se non ritenga di intervenire modificando in senso restrittivo alcune disposizioni della circolare di cui in premessa che comportano oggettivi rischi per la sicurezza delle sezioni di carcere duro, in modo da evitare, ad esempio, situazioni di supremazia e richieste irrealizzabili da parte di «boss» mafiosi, come lo spostamento di materassi o altri oggetti ortopedici, la gestione critica di tempistiche e l'utilizzo di stanze nelle carceri con numero elevato di detenuti o di pentolame; l'utilizzo di colori diversi per disegnare in modo che non si possano mandare messaggi all'esterno; la consultazione di libri a copertina rigida che spesso sono usati per contenere pizzini; 
se non ritenga di modificare gli articoli 7.1 e 7.2 e 16.2, della circolare di cui in premessa per rendere obbligatorio e vincolante il parere della direzione distrettuale antimafia nella gestione del peculio, dei giornali e delle conversazioni telefoniche; 
se non ritenga di modificare gli articoli 14.1, 16 e 16.3 della circolare di cui in premessa in modo da non permettere colloqui senza vetri con minori ed impedire la possibilità che il materiale giuridico processuale possa essere consegnato dai difensori tramite supporti informatici idonei a nascondere e far passare comunicazioni dall'esterno all'interno tramite lettura con dispositivi elettronici; 
se non ritenga di modificare l'articolo 16.6 della circolare di cui in premessa per eliminare l'enunciato «incontri riservati senza limiti di tempo» che a parere degli interpellanti contrasta con la legislazione nazionale ed in particolare con l'articolo 67 della legge n. 354 del 1975 sull'ordinamento penitenziario che non lo prevede espressamente, e specificare che gli «incontri» dei garanti dei detenuti locali non sono da considerarsi colloqui riservati, bensì visite; 
se nel corso dei lavori preparatori per la predisposizione di una circolare inerente al regime carcerario del 41-bis, siano stati sentiti ulteriori organismi competenti in materia. 
(2-01998) «Sarti, Ferraresi, Agostinelli, Bonafede, Businarolo, Colletti, D'Uva, Dadone, Nesci, Alberti, Baroni, Basilio, Battelli, Benedetti, Massimiliano Bernini, Paolo Bernini, Nicola Bianchi, Brescia, Brugnerotto, Busto, Cancelleri, Cariello, Carinelli, Caso, Castelli, Cecconi, Chimienti, Ciprini, Colonnese».


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