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Comandante torni sulla nave. E' un ordine.
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È il passaggio di un tragicomico dialogo - legato ad una tragedia che di comico non ha nulla - che negli ultimi giorni è entrato nelle case di tutto il mondo e che ha fornito una immagine immeritata del nostro Paese. E così, da santi, poeti e navigatori quali eravamo, abbiamo perso, nel giro di una sola notte, una delle poche (forse una delle ultime) virtù che ci rendevano famosi agli occhi del mondo.
Non ho potuto fare a meno di pensare cosa succederebbe se una delle nostre "navi-istituto" (che purtroppo navigano in acque sempre più tempestose e che sempre più a fatica si tengono a galla) si dovesse improvvisamente arenare sotto il peso di un evento improvviso, catastrofico e violento. Come si comporterebbero i nostri Comandanti se la loro nave stesse per andare giù: quanti si porrebbero, così come dovrebbero, alla testa del proprio "equipaggio" per guidarlo e rassicurarlo e salvare, ove necessario, vite umane al costo della propria; quanti, invece, scapperebbero senza pensarci due volte?
Sono fermamente convinto che la stragrande maggioranza dei nostri Comandanti seguirebbe la prima strada e che senza tentennamenti affronterebbe coi propri uomini il pericolo, ponendosi alla loro testa e rischiando in prima persona. Sono altrettanto convinto che qualcun altro, colto da un egoistico istinto di autoconservazione, dalla incapacità di agire e reagire, ma soprattutto dalla convinzione che certamente altri faranno ciò che si deve fare, si darebbe alla fuga o, quantomeno, deciderebbe di assistere da una posizione tranquilla ciò che succede. Ognuno di noi prova paura, sano sentimento che porta a non sottovalutare il pericolo e le situazioni di allarme che aiuta ad affrontare queste ultime in maniera responsabile. Non è di questo che si discute, ma di quanto ciascuno, investito delle proprie responsabilità, sia in grado di rispondere agli altri ed a se stesso del suo operato in maniera adeguata agli eventi.
Il mio auspicio è che nel nostro Corpo non esistano "Comandanti Schettino" e che i nostri uomini, al momento opportuno, possano trovare sempre una guida in grado di sorreggerli e motivarli. Troppe volte, però, mi capita di vedere ufficiali che anziché mischiarsi tra gli uomini del proprio equipaggio preferiscono pavoneggiarsi nel salone delle feste con gli ospiti illustri, o peggio, in dolce compagnia, lontano dalle proprie responsabilità.
Che Nettuno, anzi San Basilide, ci assista sempre.
Scritto da: walter ego
(Leggi tutti gli articoli di walter ego)
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n. 4
Una cosa hanno in comune i due comandanti, quello della nave Concordia e quello di Walter, entrambi i cognomi iniziano con la "S". Per Salvatore67, walter conosce molto bene anche i direttore a cui ha dedicato un post qualche tempo fa. Soprattutto il suo Direttore, un tappetto innocuo e caciarone, è stato mortificato ultimamente in pubblico da un rappresentate sindacale. Vi posso assicurare che anche in quella occasione il direttore/comandate è diventato un pecora al cospetto del sindacalista. Speriamo soltanto di non inciampare in qualche "scoglio"........
n. 3
Io ne conosco uno che di cognome non fa schettino ma sicuramente alle prime avvisaglie di deriva, con direttore al seguito, farebbe bagagli e burattini!!!!!!i
n. 2
Lungi da me l’idea di sostenere i comandanti, quando ho provato a farlo, malissimo tra l’altro, ci stavo pure rimettendo. Tuttavia alcune riflessioni sul paragone Comandante della Nave - comandante di istituto carcerario mi sento in dovere di farle.
Il comandante della nave rappresenta l’alter ego del Direttore penitenziario (essi sono la centralità, così dicono se non ricordo male). Quindi, caro “walter ego”, attento che non ti querelino per sottrazione di centralità. Il comandante del carcere di comandante ha solo l’appellativo; in sostanza, norme alla mano, non comanda nulla.
In virtù di tale riflessione il tuo “egoistico istinto di autoconservazione”, annessi e connessi, dovresti, in aderenza al suddetto principio di centralità, commisurarlo ai direttori penitenziari.
Forse qualche commissario incapace di reagire ci sarà pure, penserà, da comandante, di percepire lo stesso stipendio della sua truppa, un po’ meno dei suoi “sottufficiali”, ed anni luce dal suo direttore promosso dirigente ex-lege. Penserà che se qualcosa va storto sarà l’unico a pagare, che quotidianamente dovrà essere mobizzato dal suo personale sindacalizzato. Che resterà commissario fino al suo ultimo giorno di servizio è non avrà alcuna prospettiva di carriera. Che dovrà recitare, ogni anno alla festa del Corpo, la parte di colui che crede che gli faranno il riallineamento. Che è comandante solo quando c’è da prenderle, in tutti gli altri casi comanda il Direttore. Che non è riuscito a tutelare i dipendenti più meritevoli che anche quest’anno si sono dovuti fare le notti di quelli con la 104 per la suocera. Che i suoi giudizi sul modello 7/dap sono stati stravolti dal Direttore, in aderenza a principi di cui a lui non è dato sapere. Che i detenuti lavoranti non si scelgono più tra quelli che con qualche “informazione” ti aiutano a garantire la sicurezza ma vengono selezionati dalle graduatorie tenute dall’educatore. Che le sentinelle ci dovevano essere pure se stavano in malattia. Che se ci sono troppe malattie è colpa sua e della sua inflessibilità. Che se non ci sono malattie ha contribuito a creare un clima di rilassatezza all’interno dell’istituto. Che la formazione della polizia penitenziaria è compito istituzionale di educatori ed assistenti sociali. Che ci sarà qualcuno pronto a paragonarlo a Schettino. Che il N.I.C. lo sta indagando, in quanto comandante, perché di ritorno da una riunione al P.R.A.P. ha perso cinque minuti al bancomat per prelevare del contante. Che se un detenuto evade quando lui non era in servizio è colpa sua che non ha vigilato con attenzione. Che se i detenuti si rivoltano perché manca tutto la colpa è sua che da lontano li ha istigati con la forza del pensiero. Che magari lo facessero entrare nel salone delle feste, rinuncerebbe pure alla dolce compagnia che non ha mai avuto. Che… Che… Che… Che qualcuno gli insegnasse come si fa a restare lontano dalle proprie responsabilità perché almeno ci prova. Con affetto ed immutata stima mariano salvatore67.
n. 1
I Comandanti sono ne più ne meno uomini come i loro sottoposti, nella mia carriera ho visto uomini (di tutti i ruoli)senza paura e altri che quando c'erano delle situazioni critiche non erano ultimi, ma svanivano nel vero senso della parola, ossia si perdevano per strada non si trovavano nemmeno con il G.P.S.
Questo per dire che sotto una spallina che sia un Commissario o altro c'è sempre un uomo, quindi ci saranno ufficiali in grado di essere alla testa del loro reparto, ed altri che si metteranno al riparo dietro il reparto, e in tutta franchezza non ho visto tanti ufficiali all'altezza del loro compito, ma davvero bravi nell'apparire ai ricevimenti delle varie feste dei corpi.
In conclusione a mio modesto avviso non navighiamo nell'oro.
Mario64
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