Settembre 2017
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Come ci è stato scippato l’Ente Orfani trasformato in Ente di Assistenza di tutti, gestito da pochi


Polizia Penitenziaria - Come ci è stato scippato l’Ente Orfani trasformato in Ente di Assistenza di tutti, gestito da pochi

Notizia del 07/08/2017

in Anche le Formiche nel loro piccolo si incazzano

(Letto 1699 volte)

Scritto da: Giovanni Battista De Blasis

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Tra le tante "infiltrazioni" nella riforma degli Agenti di Custodia (cioè articoli e articoletti infilati nella normativa che nulla avevano a che fare con la materia trattata) ce n’è stata una che ha cancellato con un colpo di spugna l’Ente Orfani. Infatti, con l’art. 41 della legge 15 dicembre 1990, n 395 (Ordinamento del Corpo di Polizia Penitenziaria) sono stati estesi a tutto il personale dell'Amministrazione Penitenziaria gli interventi sociali previsti dalla legge 24 luglio 1977, n. 616 per le Forze Armate, l’Arma dei Carabinieri, gli altri Corpi di Polizia e i Vigili del Fuoco, mediante la soppressione dell 'Ente di assistenza degli orfani degli appartenenti al Corpo degli Agenti di Custodia sostituito dall'Ente di Assistenza perii personale dell’Amministrazione penitenziaria, che ne ha assorbito tutti i beni mobili ed immobili.

A tale nuovo Ente, così surrettiziamente esteso al personale civile dell’amministrazione penitenziaria, è stata attribuita personalità giuridica di diritto pubblico e da esso sono state assorbite le precedenti gestioni relative alle mense in comune non obbligatorie, alle sale convegno, agli spacci, ai soggiorni marini e montani, agli stabilimenti balneari, alle rappresentative sportive e agli aggi derivanti dalla vendita dei tabacchi e dei valori bollati presso gli istituti penitenziari, tutte precedentemente ascritte al Corpo degli Agenti di Custodia.

Ovviamente, considerata la consistenza numerica del personale dell’amministrazione penitenziaria (40.000 poliziotti; 5.000 impiegati civili), la contribuzione è sostenuta per il novanta per cento dalla Polizia Penitenziaria.

E non va dimenticato che anche le sanzioni pecuniarie inflitte al personale del Corpo sono andate ad alimentare le entrate dell’Ente.

A completare l’opera, il 30 aprile 1997, fu emanato lo Statuto dell'Ente di Assistenza con il quale è stato istituito un Consiglio di Amministrazione composto dal Capo del Dap e da cinque consiglieri scelti dal Capo del Dap. Il Consiglio di Amministrazione, insomma, è stato consegnato nelle mani del dipartimento in quanto, a fianco del Capo Dap, sono stati, sistematicamente, nominati i direttori e dirigenti di quegli stessi uffici.

A fianco (o meglio al di sotto) del Consiglio di Amministrazione lo Statuto ha previsto un Comitato di Indirizzo Generale formato dai componenti del Consiglio di Amministrazione e da un pari numero di rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del personale dell’amministrazione penitenziaria.

Sempre con una interpretazione unilaterale e surrettizia, i posti nel Comitato furono suddivisi in 3 rappresentanti della Polizia Penitenziaria e due del personale civile, così che l’ingiustizia fosse completa.

Ovviamente, per tutti gli incarichi sopra accennati fu istituito un gettone di presenza che, nel solo caso del Consiglio di Amministrazione, comportava un onere di spesa superiore ai 50.000 (cinquantamila) euro l’anno. In particolare, l’Ente ha pagato 12.000 euro l’anno al Presidente, 9.000 euro l’anno al Consigliere delegato (peraltro funzione senza riscontro statutario), 8.000 euro ciascuno agli altri componenti (compreso il rappresentante del Ministero del Tesoro) e 4.000 euro al segretario.

Di fronte ad una situazione del genere, peraltro consequenziale alla soppressione dell’Ente Orfani degli Agenti di Custodia e all’assorbimento di tutti i suoi beni mobili ed immobili da parte di un nuovo Organismo, ci fu la contestazione delle organizzazioni sindacali - e del Sappe in particolare - che rivendicarono il diritto alla gestione dell’Ente da parte dei suoi stessi contribuenti.

Paradossalmente, infatti, chi gestiva materialmente ed economicamente l’Ente non era nemmeno iscritto e non versava una lira nelle sue casse (pur incassando i gettoni di presenza in consiglio di amministrazione). Anche in relazione a questo, le rivendicazioni del Sappe miravano a far entrare rappresentanti del personale nel Consiglio di Amministrazione e a far modificare i criteri di composizione del Comitato di Indirizzo Generale.

Purtroppo la cura fu peggiore della malattia.

La risposta del dipartimento fu, come al solito, arrogante e prepotente.

Con DPCM del 21 febbraio 2008 - ancora una volta unilateralmente - fu emanato un nuovo Statuto.

Onde permettere, bontà loro, l’ingresso in Consiglio di Amministrazione di rappresentanti del personale dell’amministrazione penitenziaria fu elevato il numero di componenti (da cinque a sette), così da salvaguardare comunque la presenza degli stessi dirigenti di prima e “aggiungere" due componenti (sempre “scelti” dal Capo del Dap) che rappresentassero, appunto, il personale.

Per il Comitato di Indirizzo Generale fu adottata, invece, una soluzione ancor più iniqua con la previsione di un rappresentante per ogni organizzazione sindacale dell’amministrazione, senza alcuna distinzione di categoria e/o di percentuale di rappresentatività.

Il risultato fu la trasformazione del Comitato in “assemblea" con la presenza ad ogni riunione di 32 (trentadue) componenti, dove chi rappresenta 200 (duecento) iscritti ha la stessa rilevanza di chi ne rappresenta 11.000 (undicimila).

A queste condizioni, aspramente contestate, il Sappe non ha più partecipato al Comitato di Indirizzo che, peraltro, ha soltanto funzioni consultive. Nel frattempo, sulla vicenda, sono state avviati numerosi contenziosi giuridici, giurisdizionali e amministrativo- contabili dai quali, prima o poi, siamo convinti che otterremo giustizia.

Tuttavia, purtroppo, ancora oggi i nostri soldi ed i nostri beni, mobili ed immobili, continuano ad essere gestiti dalla dirigenza del Dap che prosegue a fare quel che vuole dell’Ente di Assistenza (è emblematica in tal senso la vicenda dei sussidi funeratizi), senza aver mai versato nemmeno un centesimo nelle sue casse.

E qui, in conclusione, è davvero calzante la citazione di una delle battute più famose del grande Totò: “E io pago ... !” .

 

Stabilimento balneare di Roma-Maccarese: quando la Polizia Penitenziaria è ospite (indesiderato) a casa sua

 


Scritto da: Giovanni Battista De Blasis
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Commenti Commenti dei lettori

n. 7


Sarebbe sufficiente copiare, soprattutto quando si è "SOMARI"

http://www.poliziadistato.it/articolo/15740
Qui ci sono tutte le circolari relative ai lidi della Polizia di Stato, a titolo esplicativo si inserisce il link di riferimento, relativo al lido "omologo di Maccarese", tanto per far comprendere la differenza di considerazione per i personale di Polizia che alberga in altri Dicasteri.

http://www.poliziadistato.it/statics/45/circolare-stagione-estiva-maccarese-lido-2016.pdf

E preparatevi, tra poco tocca anche al centro sportivo di via di Brava, faremo notare le differenze con quello della Polizia di Stato ubicato presso Tor Di Quinto e quello Ubicato presso Ponte Galeria....

Così, tanto per far comprendere come altrove si cerca di mantenere efficienti i beni, renderli fruibili a tutto il personale anche non di Polizia, e soprattutto ammortizzare le spese, evidenzieremo altresì come presso il centro Sportivo di Via di Brava si spendono soldi per tenerlo chiuso, a causa di piccole invidie e tanta incapacità.

Chissà cosa ne potrebbe pensare Cantone, quello dell'anticorruzione circa il completo ripristino in efficienze della piscina e nonostante tutto tenuta chiusa...

Di  PASQUINO  (inviato il 21/08/2017 @ 15:02:21)


n. 6


E come ci è stato possibioe 9 anni di blocco contrattuale e ancora oggi si nulla di nulla , ci sono tante domandate da porsi tanti perché è tanti come sia possibile, se voi non lo sapete figurarsi noi.
E come possibile che non si recuperi nulla di 9 anni di blocchi stipendiali.
Boooooooooo

Di  Anonimo  (inviato il 08/08/2017 @ 20:34:52)


n. 5


Giusto quello che hai scritto G.B.De Blasis.
Ormai nessuno pensa più alle forze dell'ordine,al loro benessere ai loro problemi,lasciati soli?
Ho sempre pagato l'ente assistenza,ma così non va.
Dove sono quei politici che si fanno vedere e sentire solo quando cercano i voti.
Onore a tutte le forze di Polizia,meritano rispetto ed ascolto per tutto quello che fanno ogni giorno per il popolo e la sua sicurezza.
Ci vuole un grosso cambiamento in tutto è sempre il Sappe che scrive come al solito.

Di  W l'Italia  (inviato il 07/08/2017 @ 19:29:02)


n. 4


Grazie G.B. Sempre chiaro,puntuale, ed esaustivo. Domani mattina farò subito disdetta nel pagare questo ente visto ciò che hai scritto. Purtroppo abbiamo vertici che tutto fanno tranne gli interessi degli appartenenti al corpo. Dico solo una cosa in trent'anni di servizio sempre in sezione non ho mai visto tanta bassezza da parte di certi signorotti che vengono considerati capo di una delle 4 forze di polizia che tutto fa tranne tutelare i propri uomini di fatto dalle ultime circolari che sono state emanate mi sembrano più da garante dei detenuti che non già il capo della polizia penitenziaria

Di  Appuntato scelto  (inviato il 07/08/2017 @ 15:43:23)


n. 3


Non so più che pensare , siete agenti di polizia giudiziaria e quindi dovreste sapere come risalire al motivo dello scippo dell'ente orfani.
Fate l'esposto alla procura

Di  Anonimo  (inviato il 07/08/2017 @ 13:59:36)


n. 2


.....cosa aspettiamo ancora ......??? Vogliamo continuare a farci prendere per i fondelli???
E' ora di rispolverare le vecchie maniere.....!!! Altrimenti, considerato che politicamente l'Amministrazione è più forte, dobbiamo piegare la testa. Punto!

Di  Mario  (inviato il 07/08/2017 @ 12:44:22)


n. 1


Trovo assurdo anche che sul sito web dell'Ente non compaia l'organigramma con tutte le cariche. Figura soltanto Stefania De Paolis quale Segretario. p.s. continuate a denunciare

Di  Anonimo  (inviato il 07/08/2017 @ 10:05:08)




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