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Come creare ulteriori problemi alla Polizia Penitenziaria? Rivolgersi all’Ufficio Studi


Polizia Penitenziaria - Come creare ulteriori problemi alla Polizia Penitenziaria? Rivolgersi all’Ufficio Studi

Notizia del 23/03/2015

in Houston abbiamo un problema

(Letto 2453 volte)

Scritto da: Giovanni Battista De Blasis

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A volte, per fortuna raramente, capita di venir colpiti da fuoco amico … spesso alle spalle.

Al Dap capita più frequentemente. Alla Polizia Penitenziaria capita ancor più frequentemente.

La Magna Charta del Dap sembra essere La Legge di Murphy di Arthur Bloch.

L’articolo 1 della Magna Charta del Dap è: “Se una cosa può andar male, lo farà.”

L’articolo 1 vale soltanto, e soprattutto, per la Polizia Penitenziaria.

Un esempio.

Può accadere che un Provveditore Regionale ponga al Dap un quesito sulla certificazione sanitaria di un detenuto da tradurre.

Nello specifico, il Provveditore chiede se un detenuto debba essere sottoposto a visita medica soltanto quando viene trasferito o assegnato temporaneamente ad altro istituto penitenziario o ad altra sede oppure tutte le volte che viene tradotto da un luogo a un altro per esigenze esterne dell’istituto carcerario (udienze, permessi, visite ambulatoriali, ecc …).

Il quesito discende da una difficoltà interpretativa del Modello Operativo sulle Traduzioni e Piantonamenti, per una contraddizione tra commi e paragrafi, con altre norme vigenti e con disposizioni precedenti (quella che gli esperti chiamerebbero antinomia normativa).

Nessuna paura: c’è l’Ufficio Studi Ricerche Legislazioni e Rapporti Internazionali … un intero Ufficio pieno di esperti e fini giuristi, che si occupa in maniera fissa e continuativa di problem solving.

Ed ecco, quindi, che lo Staff si mette all’opera … e produce un parere di tre pagine (ovviamente frutto di scrupolosa ermeneutica giuridica) che, alla fine, così sentenzia:

“… Deve concludersi che nella traduzione di detenuti di cui all’art 42-bis dell’Ordinamento penitenziario e all’art. 84 del Regolamento penitenziario, effettuata con le modalità stabilite dal modello operativo del servizio delle traduzioni approvato dall’Amministrazione penitenziaria (circolare n. 3643-6093 del 14.3.2013) non è necessaria la certificazione medica da cui risulti che il detenuto sia in condizioni di poter sopportare il viaggio.

… Azz !?!!??

Secondo i Giureconsulti dell’Ufficio Studi, insomma, i colleghi (miei non loro) delle traduzioni devono essere privati di una minima garanzia che attesti l’idoneità alla movimentazione del detenuto.

In altre parole, episodi come il caso Cucchi, per i nostri ermeneuti, non hanno alcuna rilevanza.

Non ho la presunzione di competere con simili Autorità, ma mi sembra di ricordare vagamente qualcosa nel diritto, che dovrebbe chiamarsi sussunzione, che serviva per ricomprendere un dato dell'esperienza concreta o della prassi all'interno di una previsione generale teoretica, dando corpo all'ipotesi teorica e facendone derivare effetti giuridici. Più semplicemente, una tecnica che permetteva di sussumere da un fatto concreto, un effetto normativo.

Invece, come già detto, nessuna considerazione per episodi come il caso Cucchi che hanno coinvolto penalmente tre colleghi perché non si è stati in grado di stabilire con certezza le condizioni sanitarie del povero ragazzo allorquando è stato preso in custodia da noi.

E dire che da certi Uffici ci si aspetterebbe “un aiutino”

In conclusione della vicenda, invece, secondo l’Ufficio Studi Ricerche Legislazione e Rapporti Internazionali dovremmo rinunciare, sic et simpliciter,  ad una piccola grande garanzia che serviva a rendere un po’ più tranquillo un certo tipo di servizio.

Ciò nondimeno, è pur vero che, anche nell’esegesi più accurata, finisce per avere un ruolo determinante l’opinione dell’autore e, per di più, al Dap (soprattutto quando si tratta di Magistrati o ex Magistrati) spesso le opinioni di “Qualcuno” vengono confuse coi fatti e finiscono per orientare le scelte.

Accade così che, come in questo caso, la teoria sopraffaccia la pratica e l’autorevolezza (o presunta tale) del firmatario prevalga sull’esperienza empirica degli addetti ai lavori col solo risultato che le conseguenze negative finiranno per ricadere, per l’ennesima volta, sulle spalle dei poliziotti penitenziari.

Il buon Totò, al riguardo, avrebbe detto: “E che mi chiamo Pasquale io ?”

Peccato, però, che se all’Ufficio Studi nessuno si chiama così, qui da noi con la divisa addosso, ci chiamiamo tutti Pasquale …

 

 


Scritto da: Giovanni Battista De Blasis
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n. 6


Senza nessuna pretesa di saperne più del sanitario, l'operatore penitenziario, ma a partire dal direttore dell'istituto, ha le competenze per dichiarare un soggetto detenuto nella condizione di effettuare uno spostamento in aereo o con qualunque altra modalità, inclusa la traduzione pedonale? Se così fosse, per quale assurdo motivo non sono ugualmente in grado di stabilire le uscite per motivi di salute che si rivelano poi inutili perché non seguite da ricovero in luogo di cura?

Di  Operatore Penitenziario  (inviato il 27/03/2015 @ 09:58:22)


n. 5


Una interpretazione... teatrale quella dell'Ufficio Studi tra il serio e il faceto. Mi aspetto, a questo punto, pure spiegazioni sulle responsabilità, nel caso in cui, solo successivamente a uno spostamento, per qualunque ragione, si dovesse ritenere che questo non poteva essere effettuato per motivi di salute del detenuto tradotto. Si richiede un'altro parere? E nel frattempo i media ci sbranano e i colleghi vengono sospesi?

Di  Agente Traduttore  (inviato il 26/03/2015 @ 13:44:46)


n. 4


Noto, mio malgrado, che l'arroganza degli uffici deputati a dar pareri supera l'incapacità di comprensione dell'esposizione al rischio tanto del detenuto quanto dell'operatore penitenziario.... Grazie! Un parere esilarante!

Di  Operatore Penitenziario  (inviato il 26/03/2015 @ 13:38:57)


n. 3


Regime duro per Bagarella?
Ma non scherziamo con le cose serie...
Lasciatemi dire due cose...perchè certe cose non si posso leggere!!!

Condannato a più ergastoli, per omicidi commessi nell’ordine delle centinaia, annessa l'uccisione del Grande Boris Giuliano, dei giudici Falcone e Borsellino....ha sciolto nell'acido bambini...
Luchino come lo chiamano nei suoi ranghi, vedovo di Vincenzina Marchese, fratello di Ninetta Bagarella (moglie di Totò Riina),
mafioso da sette generazioni. «Se prendiamo l’albero genealogico dei Bagarella, per fare un esempio, vedremo che non si è mai salvato nessuno: i nonni, i padri, le madri, i fratelli, le sorelle, gli zii…>>
• Nel capannone di Via Messina Montagne, periferia est di Palermo, dove Bagarella faceva portare i mafiosi da torturare e che poi strangolava, stavano, in una nicchia mimetizzata gli attrezzi per la tortura, vale a dire manette, corde, lacci, fili di ferro, guanti di lattice ecc; e appese alle pareti le immaginette di Santa Rosalia, Santa Rita, la Madonna e San Cristoforo.
Questa si che è tortura, barbarie e trattamento disumano!
Lei Bagarella ha iniziato a divenire quasi umano dal giorno in cui le è stata tolta la libertà "di vita e di morte sugli altri". Piuttosto inizi a pregare seriamente...e si converta allo Stato.
Da un uomo che non ha dato il minimo segno di pentimento e che ha appena compiuto 73 anni, piuttosto mi aspetto, rassegnazione e silenzio per il resto dei giorni.



Di  Stanco di sentire minc...  (inviato il 23/03/2015 @ 16:15:24)


n. 2


la demotivazione è generale. ed estesa anche a quelli del comp. ministeri.
l'ufficio in questione è stato interpellato dal capo dap anche per "approfondire" una questione già normativamente e giurisprduenzialmente anche troppo chiara e definita.

Di  Antonio  (inviato il 23/03/2015 @ 14:42:08)


n. 1


17 anni fa, accadde l'esatto contrario di ciò che scrivi caro Giovanni.
Turno 16/24, ore 22:00 circa un detenuto accusa un malore che fa presagire un infarto in atto.
Il collega di sezione mi riferisce che nel corso del turno non aveva notato nulla di strano...anche se la sezione era stranamente troppo tranquilla, ma tranquillo il detenuto non era per sua indole...tre ergastoli sulle spalle e 18 omicidi di mafia.
Il medico di guardia alla visita, propone per scrupolo l'invio in ospedale con tanto di certificato e diagnosi...ma io non mi fido..., non me la sento di fare esporre 3 colleghi in giro per la città.
Pensando che da quel momento avrei forse mandato a rotoli la mia splendida carriera, chiedo l'invio in istituto di una ambulanza con il medico a bordo per un tracciato cardiaco.
Risultato della storiella...
Il detenuto non aveva nulla...anzi è emerso che si era procurato quel momentaneo malessere.....rimango ancora oggi con il dubbio che forse volesse evadere...

Ve lo giuro con il cuore, non vedo l'ora di andarmene......sono davvero stanco e fortemente demotivato.
Ho dato il cuore e l'anima a questa Amministrazione....

Buon lavoro a tutti i colleghi onesti e di buona volontà

Di  Anonimo  (inviato il 23/03/2015 @ 11:08:03)




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