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Come mi mancano gli Agenti di Custodia … allora non c’erano suicidi tra di noi … perché?


Polizia Penitenziaria - Come mi mancano gli Agenti di Custodia … allora non c’erano suicidi tra di noi … perché?

Notizia del 30/11/2016

in Memoria del Corpo

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Scritto da: Redazione

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Tra i tantissimi commenti su facebook al post che annunciava il suicidio del povero collega di Perugia, uno ci ha colpito in modo particolare.

Ne abbiamo voluto trarre un articoletto che, a nostro parere, pone un quesito che centra il cuore della questione ... ed è più pedagogico di un trattato enciclopedico.

 

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Come mi manca, nei momenti particolari, quel burbero amico ... che potevi chiamarlo in qualsiasi momento, anche alle tre del mattino ... e si faceva trovare.

Quelle cazziate che mi hanno reso forte e pronto ad ogni problema.

Che non ti faceva smontare se non si era sicuri ... che potevi andartene, passare tutti allo spaccio e fare pagare la colazione a chi aveva sbagliato la conta.

Ogni sezione un brigadiere che ti diceva, appena ti vedeva, cosa hai stamattina?

Allora non c'erano suicidi tra di noi ... perché?

Eppure il comandante era solo un maresciallo degli agenti di custodia con la terza media ...

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Commenti Commenti dei lettori

n. 11


RPM.
Oggi in sezione solo noi e qualche telecamera sparsa qua e là.
Adda passà l'annata!

Di  Ciruzz  (inviato il 06/12/2016 @ 23:37:53)


n. 10


Attilio e tutti gli altri, è vero oggi non c'è più unione.
Ma se aspettiamo che qualcuno ci faccia stare uniti: campacavallo...
Mi sa che il tempo è scaduto per tornare ad essere quello che siamo stati.
Piermattia il tuo commento non fa un grinza, ti abbraccerei forte.
Meglio gli anni 80/90 duri ma di valore e qualità umane che oggi sono andate perse quasi del tutto.
Buona Domenica

Di  allo allo allo  (inviato il 03/12/2016 @ 13:54:57)


n. 9


Purtroppo manca l'unione,prima c'era unione molto unione .
Si soffriva ,però sapevi che quando avevi bisogno le porte erano sempre aperte,c'era sempre una presenza ,un aiuto mentre ora ???.

Di  Attilio  (inviato il 02/12/2016 @ 21:51:25)


n. 8


Un proverbio [forse indiano] recita così.
La vita non è un continuum di scelte piacevoli, ma di inevitabili problemi che richiedono forza, determinazione e duro lavoro.

Ciò che in sostanza credo manchi a molti capi di oggi.

Di  Bice toscana  (inviato il 01/12/2016 @ 15:47:49)


n. 7


Come mi mancano gli Agenti di Custodia … allora non c’erano suicidi tra di noi … perché?

Ciao a tutti, buon pomeriggio a te redattore di questa riflessione.-
Sono certo di profferire un concetto scontato , ma... lo voglio dire ugualmente.- Approfittando della vostra ospitalità.-
Il fatto che c'erano meno suicidi tra le forze dell'ordine e nel caso in specie, negli appartenenti alla Penitenziaria, sta nelle azione, io credo, che i superiori applicano nei confronti del collega, si, perché per quel che io possa vedere e leggere sulle pagine dei vari sindacati, buona parte dei comandanti se non tutti vengono dalla vita civile dopo aver finito l'università, e di sistema carcerario poco capiscono se non quello scritto delle carte.-
Beh! ma la vita quotidiana in un penitenziario credo sia altra cosa, e, i colleghi che ogni giorno si confrontano con persone che proprio dei santi non sono, per non parlare degli extracomunitari, che provengono da altre culture e modi di essere e di fare, quindi abituati a ben altri modi di seguir la disciplina...
Senza girargli attorno, c'è bisogno di una abbondante dose di fiducia nei confronti dei nostri colleghi tutti e soprattutto di quelli che controllano l'ordine dentro le sezioni, e questa fiducia deve venire in primis dal comandante, dai preposti e a salire dalla politica e dalla magistratura, senza se senza ma.- Perché sennò, i più fragili continueranno ad andar "VIA"... in buona sostanza, oggi non sono comandanti di un reparto di uomini in uniforme impegnati in un duro lavoro, bensì burocrati atti a far quadrate le carte, tralasciando lo stato d'animo del personale.- Naturalmente non voglio generalizzare sulle figure di comando... ci saranno anche degli ottimi comandanti, però il malessere è presente...
Segretario Regionale UGL Polizia di Stato Sicilia

Di  Marco Governara  (inviato il 01/12/2016 @ 15:13:17)


n. 6


Quando nel lontano 89 ho fatto il corso a Cairo Montenotte, mi rimase in mente una frase che era scritta a lettere cubitali sui piani delle scale che portavano alla caserma "SE VUOI COMANDARE IMPARA AD UBBIDIRE"
E' vero vi erano Marescialli burberi e insensibili ma erano sempre li..Vi erano Marescialli e Brigadieri più aperti che avevano le spalle larghe e che erano sempre li al tuo fianco...
ed anche io conservo ed applico gelosamente quello che ho imparato da quelli bravi e cerco di non comportarmi e di non fare come quelli burberi..
quello che voglio dire è che quelle persone nel bene o nel male qualcosa te lo trasmettevano in termini di sensazioni ed emozioni. Quelle emozioni poi creavano gruppo tra i colleghi perché se il MARESCIALLO era una persona con le palle lo ammiravi e tutti uniti lo seguivano, se era un maresciallo burbero i colleghi si univano per aiutarsi perché sapevano che il burbero da un momento all'altro entrava in sezione e ti trovava qualcosa che non gli piaceva senza se senza ma... però entrava in sezione, per romperti, ma lo trovavi lì e già che cera qualche detenuto lo affrontava.....
oggi invece? tra colleghi non vi sembra che manca quel filo che una volta nel bene o nel male ci univa?

Di  RPM.  (inviato il 01/12/2016 @ 13:47:26)


n. 5


Per RPM.
Premetto che mi sono arruolato nell'87.

Ho conosciuto Marescialli burberi fino al midollo che ti facevano lavorare male a volte inutilmente, solo perchè avevano patito loro stessi tempi duri. (ignoranti insomma).
Altri invece che avevano le palle sotto dei quali ho preso tutto quello che potevo, soprattutto dai Brigadieri.
Conservo gelosamente ed applico quotidianamente fino ai giorni nostri la loro esperienza.
E' l'unica cosa che mi ha mandato avanti fino ad oggi con equilibrio.
Oggi cosa vuoi imparare? Soprattutto da chi?
La gavetta in sezione prima di tutto per potere avere una degna FORMAZIONE AL COMANDO.
Ma questo ancora oggi lo si sottace con tremenda ipocrisia.
Disastro del secolo.
DISASTRO IMMANE

Di  anonimo  (inviato il 01/12/2016 @ 10:40:24)


n. 4


Io invece ho dei bruttissimi ricordi che ancora oggi quando ci penso mi vengono le lacrime agli occhi , non voglio dire altro perche le cose negative da dire sarebbero inciclopetiche iniziando dalla scuola degli agenti di custodia presso la scuola di ercolano napoli a pianosa 1987 . etc etc etc .

Di  salvatore  (inviato il 30/11/2016 @ 19:00:25)


n. 3


ho conosciuto bravi marescialli ma anche marescialli dittatori. Oggi conosco bravi funzionari ma anche funzionari poveretti. Non mistifichiamo il passato poichè anche il passato ha avuto luci ed ombre. Una cosa è differente, cresce nel nostro paese quel sentimento ipocrita del perdono e dell'ipergarantismo. Questo unito alle avversità della vita, allo sfacelo del corpo e alla conseguente frustrazione che pervade tutti noi innesca quei meccanismi che portano a scegliere di farla finita. Per troppo tempo ci siamo cullati dei risultati ottenuti con le lotte sindacali dei primi anni 90. Abbiamo lasciato troppo tempo all'amministrazione. Tempo che ha usato per fotterci.

Di  Anonimo  (inviato il 30/11/2016 @ 18:53:40)


n. 2


Per quanto mi riguarda, avendo conosciuto quei tempi, non posso dire, che tutti i Marescialli fossero dei santi, meglio tralasciare l'argomento. Oggi senza dubbio, non ci sono i comandanti di un tempo, ma non per colpa loro. Basti pensare, che coloro che oggi cercano di comandare, (equiparati ai vecchi marescialli con la 5° Elementare) non sono stati formati, nelle carceri, ma nelle scuole di formazione, a stretto contatto con gli educatori, per tutta la durata del corso. In pratica, oggi chi comanda, non è altro che un misto Educatore-Psicologo, con la Divisa.

Di  Piermattia  (inviato il 30/11/2016 @ 17:14:06)


n. 1


il MARESCIALLO... che UOMO.... spesso nasceva nelle sezioni e con gli anni acquisiva quella esperienza e capacità che gli permettevano di capire con uno sguardo il disagio del collega. Era quella persona che ti teneva, nel bene o nel male, sempre al centro del suo lavoro perché avendo vissuto in prima persona nelle sezioni, e tra i colleghi, sapeva quali fossero i disagi che provavano i suoi uomini nei reparti o all'esterno per la lontananza delle famiglie o per i problemi che le famiglie di quanti venivano dal sud al nord e facevano fatica ad ambientarsi.
quello che in tutte le ore del giorno lo vedevi sbucare in sezione a chiederti come va?
a proposito: ma oggi oltre al povero Appuntato Caputo chi entra tutti i giorni in sezione a vedere cosa accade e dire al collega come va?

Di  RPM.  (inviato il 30/11/2016 @ 10:56:15)




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