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Commissione Antimafia: relazione del Presidente Rosy Bindi sullo stato di salute di Salvatore Riina


Polizia Penitenziaria - Commissione Antimafia: relazione del Presidente Rosy Bindi sullo stato di salute di Salvatore Riina

Notizia del 14/06/2017

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Scritto da: Redazione

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Dalla relazione del Presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, effettuata il 13 giugno 2017 presso la sede della Commissione, riguardo le condizioni di salute e di detenzione di Salvatore Riina.

 

In relazione ai principi di diritto evidenziati dalla Suprema Corte ho ritenuto doveroso che la Commissione verificasse se le strutture che ospitano il Riina siano adeguate a contemperare le esigenze di tutela della salute del recluso e del suo diritto a ricevere un trattamento non contrario al senso di umanità con quelle più generali di tutela della collettività che invece impongono la detenzione carceraria del capo mafia corleonese e per di più nel regime previsto dal 41 bis.

Del resto la questione assume in realtà una ben più ampia portata in considerazione del fatto che molti dei detenuti al 41 bis condannati all'ergastolo, specie quelli a cui il regime speciale è stato applicato sin dalla sua entrata in vigore, sono invecchiati o destinati a invecchiare in ambito carcerario, dove bisogna far fronte al loro naturale decadimento fisico spesso accompagnato dall'insorgenza e dall’aggravarsi di patologie mediche.

Invero se i mezzi di cui lo Stato dispone non fossero in grado di garantire ai detenuti anziani, affetti da malattie più o meno gravi, i fondamentali diritti di cui agli articoli 27 e 32 della Costituzione, il sistema finora realizzato per interrompere i rapporti dei mafiosi più temibili con l'esterno, si troverebbe nell'arco di poco tempo in un imbuto che vanificherebbe gli sforzi finora compiuti nella lotta alle mafie.

D'altra parte è noto che in assenza di nuove leadership, i soggetti che ritornano in libertà, riassumono all'interno delle organizzazioni criminali di provenienza i ruoli originari. Anzi nel caso di Riina va evidenziato che egli è stato e rimane il capo di Cosa Nostra e ciò, non perché lo Stato abbia vinto come si è provocatoriamente sostenuto, ma semplicemente perché capo rimane per le regole mafiose non certo modificabili da quelle statali.

La Commissione pertanto, al fine di compiere un primo approfondimento sulla problematica posta della Suprema Corte, così come deciso dall’ufficio di presidenza e integrato dalla rappresentanza dei gruppi, ha provveduto a richiedere urgentemente al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria tutta la documentazione relativa alla questione in oggetto trasmessa alla Commissione con la massima sollecitudine, ed è naturalmente a disposizione.

Dall'esame della documentazione acquisita sia giudiziaria, comprensiva anche delle sentenze del Tribunale di Sorveglianza e della Corte di Cassazione, sia la documentazione amministrativa, è emerso quanto segue: il capo mafia corleonese oggi 86enne veniva tratto in arresto il 15 gennaio 1993 e da subito sottoposto al regime detentivo speciale previsto dall’articolo 41bis. Dopo periodi di detenzione all’Asinara e ad Ascoli Piceno, nel 2003 veniva condotto presso la casa di reclusione di Milano Opera, nel 2014 in quella di Parma.

Nel corso degli anni aveva manifestato alcune patologie sia di natura cardiaca, affrontate anche con la chirurgia, sia più di recente di natura neoplastica ma in fase di stabilità, per le quali ha finora ricevuto adeguate cure.

Infatti, le case di reclusione di Opera e di Parma dove è stato recluso negli ultimi anni, sono le uniche strutture dotate sia di sezione 41 bis che di Centro Diagnostico Terapeutico e hanno altresì la possibilità di avvalersi di un reparto detentivo all’interno di vicine strutture sanitarie pubbliche.

Riina, dal gennaio 2016 ad oggi, è stabilmente ricoverato nel reparto detentivo di una struttura ospedaliera pubblica di Parma. Anche nel periodo successivo a tale duraturo ricovero ha continuato a partecipare in videoconferenza alle numerose udienze che lo riguardano così dimostrando di conservare lucidità psichica e anche una certa capacità fisica tanto da sottoporsi ai continui trasporti presso la Casa di reclusione di Parma dove si trova la sala per la celebrazione di udienze a distanza, per poi fare rientro in giornata in ospedale.

Dopo la pronuncia della Cassazione è stata attivata la procedura per la predisposizione di un letto ospedaliero di nuova tecnologia per il caso in cui il detenuto dovesse rientrare in carcere. Valutata tale documentazione ho ritenuto che fosse assolutamente urgente procedere ad un immediato sopralluogo per verificare la situazione di fatto relativa alla condizione carceraria, alle condizioni di salute del detenuto e al trattamento ad egli riservato per riferire immediatamente in Commissione.

Mi sono dunque recata ieri, senza preavvertire le strutture interessate, presso la sezione detentiva dell'ospedale nel quale è ricoverato il detenuto Riina e presso la sezione del 41bis della Casa circondariale di Parma e ho chiesto ai vicepresidenti Senatore Gaetti, Onorevole Fava, di accompagnarmi in questo sopralluogo. Siamo stati altresì accompagnati dal consigliere Comparone, dalla consulente Sabella e dalla consulente Rinaldini.

Nella struttura ospedaliera si è potuto constatare che il detenuto, con il quale si è preferito non interloquire, si trovava seduto su una sedia a rotelle in buon ordine e con uno sguardo vigile.

La camera dove si trovava è di confortevoli dimensioni, assolutamente corrispondente ad una qualsiasi stanza di degenza ospedaliera, dotata di bagno privato attrezzato per disabili e in ottime condizioni igieniche.

Il personale medico ha inoltre spiegato che il Riina si alimenta autonomamente. E’ tenuto sotto stretta osservazione medica quasi a vista per il controllo delle sue patologie che peraltro allo stato non presentano manifestazioni acute e per quanto attiene alle sue generali condizioni di decadimento fisico è costantemente assistito da un’equipe di infermieri che lo accudisce più volte al giorno per ogni necessità.

Dal punto di vista intellettivo come chiarito dai medici e come confermato dagli agenti del GOM, addetti alla sorveglianza h24, il Riina interloquisce normalmente con il personale medico, paramedico e della Polizia Penitenziaria. Svolge i colloqui familiari e con il suo difensore. Scrive lettere ai parenti e legge senza difficoltà quelle che riceve. Partecipa alle udienze, sebbene ciò comporti uno spostamento temporaneo presso la casa di reclusione di Parma e solo in rare occasioni ha dovuto rinunciarvi, ma non per la sua volontà, bensì per la contraria indicazione dei sanitari in relazione alla sua salute.

Presso la Casa di Reclusione di Parma si è proceduto alla visita della cella ove Riina è stato collocato fino al gennaio 2016 e dove potrebbe rientrare nel caso in cui il suo stato di salute dovesse consentirlo. Si è notato che nonostante le ristrette dimensione della cella assegnatagli, del resto corrispondenti a quelle inserite nelle sezioni dedicate a regime dell’articolo 41bis, vi era già comunque la presenza di un letto di degenza se pure con sistema manuale di vecchia tipologia che, come spiegato dal direttore del carcere, venne fornito al detenuto sin dal momento in cui fu imposta la prescrizione, da oltre un anno.

Inoltre il direttore ha aggiunto che è già stato realizzato il progetto, di cui la Commissione ha visionato copia, per ampliare la stanza in modo sia da installare un letto ospedaliero più moderno sia di creare un bagno accessibile con la sedia a rotelle sia di consentire al personale dell'Asl di somministrare con maggiore facilità i trattamenti riabilitativi e che i relativi lavori avranno avuto inizio oggi, come ci è stato peraltro confermato che questo è avvenuto e richiederanno pochi giorni lavorativi.

Al di là delle diverse opinioni espresse al riguardo e diffuse dalla stampa, alcune che appaiono ispirate alla legge del taglione e che altre invece ad una malintesa umanizzazione della pena ben oltre quanto previsto dalle norme costituzionali e internazionali, abbiamo cercato di acquisire i dati essenziali per una valutazione della vicenda secondo i principi del nostro ordinamento, ribaditi dalla Suprema Corte, da sottoporre alla Commissione, alle istituzioni, all’opinione pubblica. Si è quindi accertato che sebbene il Riina abbia da sempre goduto della massima attenzione medico assistenziale e che anzi, la struttura carceraria ha cercato di adeguarsi progressivamente al mutare delle esigenze del recluso, l'attuale situazione è certamente mutata in meglio rispetto allo stato dei fatti apprezzato dalla Suprema Corte e risalente al maggio del 2016.

Infatti, come detto, egli è continuativamente ricoverato presso una struttura pubblica più che adeguata in grado di far fronte sia alle malattie di qualunque natura e ai loro possibili sviluppi sia all'esigenza assistenziale scaturita dal naturale decadimento fisico. Anzi, può anche affermarsi che per le sue condizioni di salute, si imprevedibili, data anche l'età, ma stazionarie, potrebbero in ipotesi, a giudizio dei medici, consentire il suo rientro in cella se pure con le opportune prescrizioni per il centro diagnostico terapeutico della Casa di Reclusione di Parma al quale verrebbe rimessa la gestione del Riina.

In ogni caso, qualora il detenuto dovesse ritornare nel penitenziario, troverebbe una situazione logistica del tutto mutata e adeguata alle sue sopravvenute necessità e continuerebbe a godere delle prestazioni mediche e dell'assistenza del Centro Diagnostico ferma restando la possibilità, in caso di repentino aggravarsi della situazione, di usufruire di immediato ricovero in ospedale pubblico.

Il Riina si trova dunque in una condizione di cura e assistenza continue che a dir poco sono identiche, se non superiori, a quelle che potrebbe godere in uno status libertatis o in uno di regime di arresti domiciliari e di cui gli è ampiamente assicurato il diritto innanzitutto ad una vita dignitosa e dunque a morire, quando ciò avverrà, altrettanto dignitosamente a meno che non si voglia postulare l'esistenza di un diritto a morire fuori dal carcere non riconosciuto dalle leggi vigenti.

Il detenuto, nei limiti di quanto è stato possibile apprezzare, conserva immutata la sua elevata pericolosità, concreta e attuale, essendo, nonostante le difficoltà motorie, perfettamente in grado di intendere e di volere, ancora vivamente interessato alle sue vicende processuali, nella piena condizione di manifestare la sua volontà e, di converso, non avendo mai esternato segni di ravvedimento. Desidero ringraziare per la massima disponibilità dimostrata nonostante la mancanza di preavviso il ministro della Giustizia, il direttore del Dap, il direttore del personale della Polizia Penitenziaria del carcere di Parma, il direttore, i medici e tutto il personale sanitario dell'ospedale della Asl Di Parma.

Tuttavia si è potuto constatare che per il Riina si è stati in grado di assicurare ogni suo diritto nel regime intramurario.

Va espressa invece preoccupazione per quanto potrebbe accadere, a breve, rispetto alla gestione di altri detenuti sottoposti a regime di 41bis bisognosi di trattamento similare. Non sempre infatti le strutture ospedaliere pubbliche hanno, nella sezione riservata ai detenuti, un numero di celle sufficiente per rispondere a richieste di cura e di assistenza che si prevedono crescenti, così come parallelamente i continui spostamenti dei detenuti ospedalizzati per la partecipazione a distanza alle udienze.

Tutto ciò richiederà un maggior numero di personale specializzato penitenziario con aumento dei rischi.

Occorre dunque adottare tempestivamente soluzioni di ricovero e cura ottimali, per quanto possibile intramurarie, dentro quindi il sistema carcerario, in grado di soddisfare i diritti del singolo, ma anche la tutela della collettività, nonché comunque soluzione idonea a evitare ripetuti trasferimenti dei detenuti adeguando ove occorra le stesse strutture sanitarie pubbliche con sistemi di videosorveglianza. 

 


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n. 4


Dal mio punto di vista gli unici che potrebbero decidere per il perdono a Riina e concedere per i domiciliari, sono solo e prettamente i famigliari delle vittime che hanno subito la perdita dei loro cari.
Tuttavia, tutte queste associazioni, corti, commissioni e parlamentari e quant’altro si spendessero per creare lavoro e benessere per i cittadini.
Altrimenti, cosi facendo interferiscono e minano la civiltà di uno stato creando solo sperequazioni tra i cittadini.
Comunque la civiltà di uno stato di diritto e quella di porre sempre il motto “davanti alla legge si è uguali per tutti i cittadini” e quindi lo stato di diritto non è solo garantire umanità e perdono ma deve garantire in egual modo anche durezza e fermezza per chi si è macchiato di colpe cosi gravi soprattutto per quelle colpe che hanno soppresso la vita di altri.
Cordiali Saluti Crispino da Napoli

Di  Rosario  (inviato il 14/06/2017 @ 21:41:32)


n. 3


Non abbiamo speranza, il testo della riforma credo sia blindato.
ALLARMEEEEEEEEEE

Di  anonimo  (inviato il 14/06/2017 @ 18:08:33)


n. 2


Dovreste semtire im diretta a Rai 3 dalla Camera cosa discutomo i nostri politici a proposito della riforma dell'ordinamento penitenziario codice di procedura penale e penale.
La cosa che meno conta è il tema delle intercettazioni, prescrizione, ergastolo ostativo e corruzione.
A proposito del nostro lavoro.........sempre più bistrattati.
Obiettivo raggiunto.
Questi politici più impopolari di così non si può.
Pacco pacchetto e contropaccotto!!!
Che schifo

Di  Intramoenia  (inviato il 14/06/2017 @ 18:06:46)


n. 1


Tutto chiaro l'articolo non fa una grinza.
Non mi scandalizzerei però, se questo soggetto riuscisse a morire, come tutti i patriarca pezzi da 90 sperano di finire i loro giorni nel proprio letto di casa.
Certamente attorniato dall'amore e dolci premure dei propri cari. VITA, Amore ed affetto che in modo indicibile egli stesso ha tolto a tanti uomini dello Stato e loro cari.
In questo paese purtroppo dobbiamo aspettarci di tutto.
Intanto per ora mi sento soddisfatto che il detenuto Riina rimanga a disposizione del GOM ed altri colleghi ai quali vanno i complimenti per il loro prezioso operato quotidiano.


Di  Intramoenia  (inviato il 14/06/2017 @ 17:13:22)




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