Novembre 2016
  Scarica il file .pdf del numero della Rivista Novembre 2016  
  Archivio riviste    
Condannato anche a pagare 1500 euro: TAR rigetta il ricorso presentato da Poliziotto penitenziario sanzionato disciplinarmente


Polizia Penitenziaria - Condannato anche a pagare 1500 euro: TAR rigetta il ricorso presentato da Poliziotto penitenziario sanzionato disciplinarmente

Notizia del 22/12/2015

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 438 volte)

Scritto da: Redazione

 Stampa questo articolo


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Settima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5960 del 2014, proposto da: D.V.,

rappresentato e difeso dall'avv. Corrado Di Maso, con domicilio eletto presso il medesimo in Napoli, piazza Garibaldi n.73;

contro

Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, domiciliata in Napoli, via Diaz, 11;

per l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia,

del decreto n.65 del 17/09/2014 notificato il 19.09.14 con cui il Ministero della Giustizia Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria  ha irrogato la sanzione disciplinare della deplorazione e una sanzione pecuniaria;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 22 ottobre 2015 la dott.ssa Diana Caminiti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1.Con ricorso notificato in data 17 novembre 2014 e depositato il successivo 28 novembre V.D., assistente Capo della Polizia  Penitenziaria  in servizio presso il Centro  Penitenziario  di Napoli Secondigliano ha impugnato il decreto n. 65 del 2014, notificato il 19.09.14, con cui il Ministero della Giustizia Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria  gli ha irrogato la sanzione disciplinare della deplorazione e una sanzione pecuniaria.

2. A sostegno del ricorso deduce in punto di fatto:

a) che in data 1 aprile 2014 gli era stata notificata la contestazione degli addebiti disciplinari ex artt. 12 e 15 del D.Lgs. n. 449 del 1992, con cui gli si contestava "l'infrazione prevista dall'art. 4, comma 1, lettera "N" e dall'art. 3, comma 2, lettera "R" del D.Lgs. n. 449 del 1992 per aver fatto delle indebite osservazioni censurando, tra l'altro, l'operato dei superiori e ponendo in essere comportamenti inurbani nei confronti dei colleghi e di un superiore gerarchico" e che contestualmente veniva invitato a "... presentare giustificazioni scritte e documenti o chiedere l'audizione di testimoni o indicare le circostanze sulle quali chiedere ulteriori indagini o testimonianze".

b) che all'esito della memoria da lui presentata e della riunione del Consiglio di Disciplina del 16/09/2014, gli veniva notificato il decreto n. 65/2014 del 17/09/2014, impugnato in questa sede, con il quale veniva irrogata la sanzione disciplinare della deplorazione e quella pecuniaria nella misura di 5/30 dello stipendio.

3. Ciò posto, ritenendo detto decreto illegittimo, lo ha impugnato, articolando avverso il medesimo, in due motivi di ricorso le seguenti censure:

1) VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 4, 5, 10 E 15 DEL D.LGS. 30 OTTOBRE 1992, N. 449. ECCESSO DI POTERE.

In primo luogo parte ricorrente censura l'atto gravato per genericità della contestazione e per violazione della normativa indicata in rubrica e in particolare dell'art. 10, comma 2, del D.Lgs. n. 449 del 1992, il quale prescrive che "il superiore che rileva l'infrazione deve: a) contestare, dopo essersi qualificato, la mancanza al responsabile", per poi precisare che deve "d) dare le eventuali disposizioni atte ad eliminare o ad attenuare le conseguenze delle infrazioni" e concludere, con il comma 3, nel senso che "il rapporto deve indicare chiaramente e concisamente tutti gli elementi obbiettivi e utili a configurare l'infrazione ....".

Assume segnatamente che non sarebbe dato comprendere quale sarebbe stata la contestazione a lui mossa e che il vice sovrintendente S.S., che aveva proceduto alla contestazione, non poteva considerarsi nel caso di specie il "superiore gerarchico" espressamente richiamato dalla norma, atteso che il giorno 5 marzo 2014 era smontato dal servizio 11,30/18,00, mentre il ricorrente aveva svolto servizio dalle 17,30/24,00, per cui, dopo il tempo previsto per la cena (dalle 17,30 alle 18,00) non era affatto entrato in contatto con il S., se non dopo la chiusura del servizio di quest'ultimo, per cui il diretto superiore gerarchico del ricorrente doveva considerarsi il Sovrintendente Capo Turco Antonio.

Lamenta inoltre la espressa violazione dell'art. 15 del D.Lgs. n. 449 del 1992, lettera a), n. 5, secondo cui "l'inchiesta deve essere conclusa entro il termine di quarantacinque giorni" in quanto la contestazione gli era stata notificata in data 01/04/2014 ed il decreto conclusivo del 17/09/2014 gli era notificato in data 19/09/2014, ben oltre i termini perentori sopra richiamati.

Nel merito, ha contestato ogni addebito, riportandosi integralmente alla memoria depositata, in cui, con dovizia di particolari ed indicazione anche di testi, era stata fornita ogni spiegazione per evidenziare che nessuna censura era stata mossa a lui da chi non era nemmeno il suo superiore gerarchico Nella prospettazione di parte ricorrente si sarebbe invero trattato di un semplice diverbio sulla corretta applicazione del Regolamento in materia di "traduzioni e piantonamenti", durante il quale l'Assistente Capo Vitale aveva avuto un comportamento corretto e rispettoso, come avrebbe potuto essere confermato dai seguenti testimoni, di cui parte ha richiesto l'escussione: 1) Ass. Capo Catricala Domenico; 2) Ass. Capo Santoro E.; 3) Ass. Capo Della Sala Raffaele ; 4) Ass. Capo Pesacane Gino; 5) Ass. Capo Russo Antimo: 6) Vice Sovr. Turco Massimo, tutti in servizio presso il Centro  penitenziario  di Napol i Secondigliano.

2) ECCESSO DI POTERE PER ERRORE SUI PRESUPPOSTI DI FATTO. ISTRUTTORIA CARENTE ED INCOMPLETA. VIOLAZIONE ART. 3 L. n. 241 del 1990. DIFETTO DI MOTIVAZIONE. VIOLAZIONE DELLA DISCIPLINA LEGISLATIVA E DEGLI ATTI PRESUPPOSTI RELATIVI ALLA DETERMINAZIONE DEI CRITERI VALUTATIVI.

Il ricorrente deduce inoltre il difetto assoluto di motivazione del provvedimento impugnato, carente dell'indicazione di elementi certi e comprovati da cui desumersi la fondatezza della contestazione a lui mossa e della successiva sanzione irrogata.

4. Si è costituita l'Amministrazione resistente, con deposito di documenti, insistendo per il rigetto del ricorso.

5. Con ordinanza cautelare n. 10/2015 adottata all'esito della camera di consiglio dell'8 gennaio 2015 la Sezione ha rigettato l'istanza cautelare.

6. Il ricorso è stato trattenuto in decisione all'esito dell'udienza pubblica del 22 ottobre 2015, nella cui sede il legale di parte ricorrente ha insistito per l'accoglimento del ricorso, deducendo come la violazione dei termini procedurali relativi alla fase istruttoria avesse comportato anche il superamento dei termini massimi del procedimento disciplinare e come i fatti contestati si riferissero ad un episodio verificatosi il giorno precedente a quello indicato nella contestazione.

7. Il ricorso non merita accoglimento.

8. Quanto al profilo, da intendersi assorbente, della violazione del termini procedurali, indicati da parte ricorrente con riferimento alla dedotta violazione dell'art. 15 del D.Lgs. n. 449 del 1992, vi è da evidenziare, come già rilevato in sede cautelare, che gli stessi non si riferiscono, al contrario di quanto dedotto da parte ricorrente, alla definizione del procedimento disciplinare, ma alla sola chiusura dell'inchiesta, ossia dell'istruttoria ad opera del funzionario istruttore, regolando i successivi articoli i termini (del pari endoprocedimentali) relativi alle fasi successive.

8.1. Ed invero il richiamato art. 15 prescrive "1. L'istruttoria per irrogare la pena pecuniaria, la deplorazione, la sospensione dal servizio o la destituzione deve svolgersi attraverso le seguenti fasi:

a) il direttore dell'istituto, il capo dell'ufficio o del servizio che abbia notizia di un'infrazione commessa da un dipendente, per la quale sia prevista una sanzione più grave della censura, informa il provveditore regionale competente per la sede in cui lo stesso presta servizio, qualora l'infrazione comporti la sanzione della pena pecuniaria o della deplorazione; informa l'autorità centrale competente, qualora l'infrazione comporti la sanzione della sospensione dal servizio o della destituzione.

2. Le predette autorità, ove ritengano che l'infrazione comporti l'irrogazione di una delle predette sanzioni, dispongono che venga svolta inchiesta disciplinare affidandone lo svolgimento ad un funzionario istruttore che appartenga ad istituto, ufficio o servizio diverso da quello dell'inquisito e che sia di livello dirigenziale o inquadrato nella IX qualifica funzionale.

3. Per il funzionario istruttore valgono le norme sulla astensione e sulla ricusazione dei componenti i consigli di disciplina.

4. Egli provvede, entro dieci giorni, a contestare gli addebiti al trasgressore, invitandolo a presentare le giustificazioni nei termini e con le modalità di cui all'articolo 14, e svolge, successivamente, tutti gli altri accertamenti ritenuti da lui necessari o richiesti dall'inquisito.

5. L'inchiesta deve essere conclusa entro il termine di quarantacinque giorni, prorogabili una sola volta di quindici giorni a richiesta motivata dell'istruttore.

6. Questi riunisce tutti gli atti in un fascicolo, numerandoli progressivamente in ordine cronologico e apponendo su ciascuno foglio la propria firma, e redige apposita relazione, alla quale allega tutto il carteggio raccolto, trasmettendola all'autorità che ha disposto l'inchiesta.

7. Detta autorità, esaminati gli atti, se ritiene che gli addebiti non sussistono, ne dispone l'archiviazione con provvedimento motivato, ovvero li trasmette, con le opportune osservazioni, all'organo competente ad infliggere una sanzione minore.

8. Qualora gli addebiti sussistano, trasmette il carteggio dell'inchiesta, con le opportune osservazioni, al consiglio di disciplina competente in base al disposto degli articoli 3, 4, 5 e 6".

8.2. I termini indicati in tale articolato normativo sono stati quindi rispettati in quanto la relazione istruttoria da intendersi quale atto conclusivo dell'inchiesta ex art. 15 comma 6 D.Lgs. n. 449 del 1992 è stata redatta in data 30 aprile 2014, ovvero entro i quarantacinque giorni dalla data della contestazione degli addebiti, avvenuta del pari nel rispetto del termine normativo di dieci giorni, in data 20 marzo, essendo stato il funzionario istruttore nominato il giorno antecedente detta contestazione. Peraltro anche nell'ipotesi in cui la contestazione degli addebiti fosse stata tardiva, detta tardività non potrebbe in ogni caso assumere rilievo invalidante, non essendo stati comunque violati i termini di legge complessivi prescritti per la fase iniziale del procedimento in cinquantacinque giorni (dieci giorni per la contestazione degli addebiti e quarantacinque giorni per la chiusura dell'istruttoria), essendo stata l'inchiesta conclusa in data 20 aprile 2014, laddove il rapporto disciplinare era stato elevato in data 5 marzo 2014. Ciò anche in considerazione del rilievo che "il termine di dieci giorni previsto dall'art. 15, comma 4, D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 449, concernente il personale del Corpo di Polizia  penitenziaria, per effettuare la contestazione degli addebiti disciplinari non ha natura perentoria ma è un termine endoprocedimentale con funzione sollecitatoria, con la conseguenza che il ritardo con cui questa viene effettuata non incide sulla legittimità sul provvedimento disciplinare (T.A.R. Calabria Reggio Calabria, 20-05-2013, n. 310).

8.3. Alcun ulteriore rilievo può dunque assegnarsi alle deduzioni formulate peraltro oralmente da parte ricorrente riferite alla violazione del termine complessivo di durata del procedimento disciplinare (neppure individuato dal medesimo ricorrente) per effetto della violazione del termine di durata dell'istruttoria, essendosi l'istruttoria conclusa, alla luce di quanto innanzi indicato, nei termini di legge.

9. Parimenti destituite di fondamento sono le restanti censure contenute nel primo motivo di ricorso.

10. Quanto alla dedotta genericità della contestazione degli addebiti deve evidenziarsi che la stessa risulta sufficientemente indicativa dei fatti contestati tanto che il ricorrente ha prodotto memoria difensiva contestando specificatamente i fatti medesimi e chiedendo l'audizione di testimoni. Nella stessa contestazione medesima si precisa infatti: "VISTA la documentazione allegata alla nota menzionata dalla quale si ricava che Ella, in data 05.03.2014, comandato di servizio piantonamento, nel chiedere ripetutamente informazioni sul servizio da svolgersi al Vice Sovrintendente S.S., nonostante i chiarimenti forniti dal superiore gerarchico, faceva delle indebite osservazioni censurando, peraltro, l'operato dei superiori e ponendo in essere comportamenti inurbani nei confronti dei colleghi e del superiore gerarchico in parola VISTI gli articoli 12 e 15 del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 449; LE CONTESTA l'infrazione prevista dall'art. 4, comma 1, lettere "N" e dall'art. 3, comma 2, lettera "R" del D.Lgs. n. 449 del 1992 per aver fatto delle indebite osservazioni censurando, peraltro, l'operato dei superiori". Detta contestazione è inoltre da intendersi motivata per relationem con riferimento al rapporto disciplinare elevato dal Vice sovrintendente S.S. il quale indica dettagliatamente il diverbio avvenuto in data 5 marzo 2014 alle ore 17 e 40 circa fra il ricorrente ed il S. medesimo relativamente ad un ordine impartito dal S. il giorno antecedente all'autista Ass.te D.M.E. in merito alla non effettuazione di soste durante il tragitto dal nucleo alla zona ospedaliera e riferito da quest'ultimo al ricorrente, il quale, il giorno successivo, non condividendo l'ordine medesimo, intese discuterne con il S., pronunciando delle offese sia nei confronti del S. medesimo che del Di M. (peraltro assente).

10.1. Dal tale rapporto disciplinare risulta inoltre che alla data e nell'orario dei fatti contestati il S. doveva considerarsi superiore gerarchico del ricorrente, essendosi i medesimi fatti verificati alla 17,40 circa, per cui risulta destituita di fondamento anche l'ulteriore censura riferita alla circostanza che i fatti contestati si erano verificati allorquando il S. non poteva considerasi superiore gerarchico del ricorrente; né assume rilievo la circostanza che la discussione avesse avuto ad oggetto dei fatti verificatisi il giorno antecedente in quanto è nel corso della discussione che sono state proferite le offese, nei confronti del superiore gerarchico S. e del collega Di M., che hanno dato vita al procedimento disciplinare di cui è causa.

10.2.Inoltre dalla documentazione prodotta dall'Amministrazione resistente risulta che tutti i testimoni indicati da parte ricorrente e di cui la medesima ha richiesto l'escussione nell'odierna sede, con la sola eccezione del Sovrintendente Turco Antonio, sono stati ascoltati dal funzionario istruttore, confermando le offese pronunciate nei confronti del superiore gerarchico e del Di M., per cui non si rende al riguardo necessaria la loro escussione.

11. Parimenti del tutto destituita di fondamento è la censura di cui al secondo motivo di ricorso, riferita alla mancata motivazione del provvedimento impugnato, in quanto il decreto provveditoriale deve al riguardo intendersi motivato per relationem con rinvio a tutti gli atti del procedimento e in particolare alla delibera del Consiglio Regionale - espressamente richiamata come parte integrante della motivazione - che si pone come atto presupposto al provvedimento impugnato.

12.In considerazione dell'infondatezza di tutte le censure il ricorso va rigettato.

13. Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, avuto riguardo all'attività difensiva spiegata dalla resistente amministrazione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Settima), pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Condanna parte ricorrente alla refusione delle spese di lite nei confronti dell'Amministrazione resistente, liquidate in complessivi Euro 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre oneri accessori, se dovuti, come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 22 ottobre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Alessandro Pagano, Presidente

Marina Perrelli, Primo Referendario

Diana Caminiti, Primo Referendario, Estensore


Scritto da: Redazione
(Leggi tutti gli articoli di Redazione)

Fermare l'immunità dei Dirigenti del DAP. Cosa può fare la Polizia Penitenziaria? Fermare l'immunitá dei Dirigenti del DAP. Cosa può fare la Polizia Penitenziaria?




 

Ultime Notizie Le ultime foto pubblicate
Quattro detenuti evadono dal carcere minorile di Monteroni di Lecce: allarme dato in mattinata
Agente Penitenziario si spara in bocca con pistola d''ordinanza mentre era in sala di attesa dell''ospedale. E'' in coma
Santi Consolo: senza la Magistratura di Sorveglianza potremmo spostare tutte le madri detenute in pochi giorni
Indagini nel carcere di Padova per capire chi ne ha disposto il declassamento da detenuti alta sicurezza a detenuti comuni
La nuova Legge che obbliga i Poliziotti a riferire ai propri superiori le indagini giudiziarie
In arrivo un bando di gara per la fornitura di circa diecimila braccialetti elettronici
Dal carcere di Padova detenuto gestiva traffico di droga in Sicilia con computer e pizzini
Comune di Catanzaro denuncia il DAP per 242 mila euro di risarcimento


La Polizia Penitenziaria in una foto", il primo album fotografico della Polizia Penitenziaria creato dagli appartenenti alla Polizia Penitenziaria stessa!

 Foto della Polizia Penitenziaria Inviaci le tue!

Più di 1.300 ricevute in un anno!

 


Commenti Commenti dei lettori
Nessun commento trovato.



Scrivi un commento Scrivi un commento

Testo (max 1000 caratteri)

Nome

Link (Visibile a tutti)


Email (Visibile solo dall'amministratore)


Salva i miei dati per futuri commenti

Ricevi in email la notifica di nuovi commenti

I commenti sono moderati. Il tuo commento sarà visibile solo quando approvato.
Il seguente campo NON deve essere compilato.



Disclaimer
L'indirizzo IP del mittente viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione.

54.87.121.0


Pagina Facebook di Polizia Penitenziaria

Email Polizia Penitenziaria. Richiedila gratis o a pagamento




Tutti gli Articoli
1 Le tristi notti del poliziotto penitenziario cinquantenne

2 Tre buoni motivi per cui la Polizia Penitenziaria non può essere sciolta come la Forestale

3 In ricordo di Roberto Pelati, ex atleta del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre colpito da una grave malattia e scomparso prematuramente

4 Un lutto improvviso: ci lascia Andrea Accettone, collega, segretario, come un fratello

5 I veri nemici della Polizia Penitenziaria

6 Come mi mancano gli Agenti di Custodia … allora non c’erano suicidi tra di noi … perché?

7 Poliziotti penitenziari che lavorano negli uffici: pochi, troppi o adeguati?

8 La protesta dei poliziotti di Rebibbia e gli starnuti del RE

9 Razionalizzazione del personale: pure quello informatico però

10 La sanzione disciplinare nei confronti del poliziotto penitenziario





Tutti gli Articoli
1 Agente Penitenziario si spara in bocca con pistola d''ordinanza mentre era in sala di attesa dell''ospedale. E'' in coma

2 Assunzioni in Polizia Penitenziaria e scorrimento graduatorie: Governo rifiuta gli emendamenti Ferraresi (M5S)

3 Quindici colpi di pistola contro il Poliziotto penitenziario: le prime indagini dei Carabinieri

4 Informativa DAP: ai mujaheddin kosovari è arrivato ordine di attaccare l''Italia

5 Polizia Penitenziaria e Carabinieri arrestano due persone pronti a sparare e con targhe contraffatte

6 La nuova Legge che obbliga i Poliziotti a riferire ai propri superiori le indagini giudiziarie

7 Morì sotto il furgone della Polizia Penitenziaria: per la Procura responsabili autista e gli operai del cantiere

8 Detenuto in permesso premio sequestra, rapina e violenta una ragazza in un ufficio pubblico

9 Sparatoria tra Poliziotto penitenziario e macedone: lite scoppiata per motivi sentimentali

10 Dal carcere di Padova detenuto gestiva traffico di droga in Sicilia con computer e pizzini


  Cerca per Regione