Novembre 2016
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Consiglio Europa fissa gli spazi minimi a disposizione delle persone detenute nelle carceri europee


Polizia Penitenziaria - Consiglio Europa fissa gli spazi minimi a disposizione delle persone detenute nelle carceri europee

Notizia del 28/12/2015

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Scritto da: Redazione

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Sei metri quadrati, a cui va aggiunto lo spazio per i servizi sanitari: queste le dimensioni minime che deve avere una cella occupata da un solo detenuto secondo lo standard fissato e reso noto qualche giorno fa dal Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d'Europa. Ogni carcerato deve comunque avere a disposizione come minimo 4 metri quadri - sanitari esclusi - anche se occupa una cella con altri detenuti.

LEGGI IL TESTO DELLE REGOLE EUROPEE PER LO SPAZIO MINIMO DETENTIVO PER LE PERSONE DETENUTE (PDF)

La definizione degli standard degli "spazi vitali" per detenuto nelle prigioni è stata quindi fissata dal Cpt dopo che il Consiglio d'Europa e la Corte europea dei diritti umani sono ripetutamente intervenuti nei confronti di molti Paesi, tra cui anche l'Italia, in cui è stato evidenziato il fenomeno del sovraffollamento delle carceri.

Nella comunicazione diffusa prima di Natale si sottolinea tra l'altro come il tema degli spazi minimi sia sostanzialmente legato al rispetto degli obblighi che ciascun Paese aderente al Consiglio ha nel rispettare la dignità delle persone detenute. Nel documento dedicato agli spazi minimi per carcerato pubblicato dal Cpt è inoltre stabilito che la distanza tra le mura della cella deve essere di due metri e che tra il pavimento e il soffitto devono esserci due metri e mezzo.

Ansa


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n. 14


A Signora "acapit tutt'eccose.
Si vede che l'hanno informata bene Signora moglie

Di  Carmine  (inviato il 04/01/2016 @ 15:10:36)


n. 13


E che ci aspettano ad estradare tutti gli stranieri dalle carceri italiane.
Parlo da profana e per sentito dire. Dicono siano quelli che più danno problemi. Dagli atti di autolesionismo ai comportamenti violenti, sono quelli che darebbero più problemi all'intero sistema, soprattutto nelle carceri del nord, ove sono maggiormente concentrate queste persone.
Non è per caso che a qualcuno non convenga fare scontare la pena nel proprio paese di origine?

Di  Moglie  (inviato il 04/01/2016 @ 15:08:01)


n. 12


Qualunque cosa tu possa fare (scimmietta umanoide), qualunque sogno tu possa sognare (prenderti i tuoi meriti), comincia.
L'audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora.

Certo Goethe si riferiva all'uomo ed al coraggio delle proprie azioni.

Io se voglio nà cosa...maaapiglio, nun ce stanno caxxi!


Di  Romoletto  (inviato il 30/12/2015 @ 11:43:12)


n. 11


Il PM Di Matteo termovalorizzerà chiunque tenterà di sbarrargli la strada.
E farà bene a non farsi scrupolo.
Tanto gli altri.....i mafiusazzi e gli amici degli amici, per lui non hanno e non avrebbero pietà.
Un saluto al grande Catarella

Buon Anno a tutti

Di  Antonino da Trapani  (inviato il 30/12/2015 @ 11:29:12)


n. 10


A proposito di vigilanza dinamica e di analoghe "consuetudini" introdotte in maniera da farle sembrare frutto di iniziative estemporanee, mentre tutto è facilmente riconducibile ad un piano strutturato.
Buona lettura...

L’ESPERIMENTO DELLE 5 SCIMMIE E 1 BANANA

Nel 1967 fu condotto un esperimento molto interessante. Il dottor Stephenson costruì una situazione sperimentale così descrivibile:

1. In una gabbia vengono chiuse 5 scimmie. Nella gabbia è poi fissata una banana al soffitto e predisposta una scala sotto di essa, in modo da raggiungere la banana facilmente.



2. Non appena le 5 scimmie si sono ritrovate nella gabbia insieme alla scala e alla banana, si è creata una situazione di attesa, risolta dal comportamento di una delle scimmie che, arrampicandosi sulla scala ha tentato di raggiungere la banana.

A questo punto però, prima di raggiungere il frutto, sia la scimmia sulla scala che le altre 4, sono state colpite con un getto di acqua ghiacciata, restando sgomente e infreddolite. La scimmia che si trovava sulla scala, data l’intensità del getto, è stata costretta a tornare a terra.

3. Una seconda scimmia ha provato a raggiungere la banana ma anche lei è stata spruzzata con acqua gelata, così come le altre quattro a terra. La procedura è stata ripetuta ogni volta che una scimmia provava a raggiungere la banana, fino a quando nessuna delle 5 scimmie ha più tentato di afferrare il frutto.

4. Quando Stephenson si è accorto che nessuna delle 5 scimmie provava a salire nuovamente sulla scala e che tutte erano impaurite e sconvolte per le conseguenze che potevano subentrare non appena si fossero avvicinate al frutto, ha sostituito una scimmia con un’altra completamente ignara degli avvenimenti e del getto d’acqua punitivo.

5. La nuova scimmia ha provato immediatamente a salire sulla scala e a raggiungere la banana, ma è stata fermata con strattoni violenti dalle altre quattro scimmie ed è stata costretta con la forza a rinunciare al cibo. Ogni volta che la nuova scimmia ha provato a risalire sulla scala è stata aggredita dalle altre, fino a rinunciare al cibo, ma senza conoscerne il motivo e la punizione dell’acqua gelata.

6. una seconda scimmia è stata sostituita da un’altra scimmia ignara degli eventi. Anche in questo caso la nuova arrivata ha provato a raggiungere la banana ma è stata bloccata dalle altre scimmie, compresa quella che non conosceva le reali motivazioni al divieto né il conseguente getto d’acqua gelata.

7. La procedura di sostituzione delle scimmie ha portato man mano ad avere 5 scimmie completamente nuove rispetto alla situazione di partenza. Ogni volta che una scimmia veniva introdotta provava a raggiungere il cibo, ma veniva aggredita dalle altre scimmie (sia quelle che conoscevano la punizione del getto d’acqua, che quelle che si adattavano alle regole interne del gruppo senza conoscere il reale motivo dell’aggressione e del divieto).

8. Si è arrivati ad avere 5 scimmie completamente ignare della reale motivazione al divieto di raggiungere la banana e, nonostante ciò, immobili e impaurite dal tentare di salire sulla scala.

Una REGOLA NUOVA era stata tramandata alla generazione successiva, particolari comportamenti si erano consolidati e manifestati, ma mancavano le motivazioni sottostanti, che non esistevano più e non potevano essere rievocate perché erano legate al gruppo iniziale che le aveva conosciute ed apprese

Di  PASQUINO  (inviato il 30/12/2015 @ 09:09:26)


n. 9


Angela ma sei sempre bella come nel 95?
Ricordo che ogni tanto uscivamo e si giravano tutti.
Quelli si che erano tempi, duri se vogliamo ma tutti uniti, compatti ed accasermati. Che tempi guagliò.
Ricordi la mia R4 bianca che dipingesti con tanti fiori di lillà?
Ti mando un abbraccio dalla Puglia.

Di  Michele  (inviato il 29/12/2015 @ 23:42:41)


n. 8


Ma per l'amor del cielo!
Se quello che ha scritto anonimo corrisponde al vero siamo rovinati.
In Italia si copia tutto ciò che fa pendant o che fa chic.
Tanto alla fine in quel posticino carino lo prendiamo solo noi.

Di  Angela  (inviato il 29/12/2015 @ 23:22:57)


n. 7


Spero che a questo professore non lo invitino a Roma. e e e e e e

Di  anonimo  (inviato il 29/12/2015 @ 23:19:43)


n. 6


Anonimo adesso capisco tante cose.
Buon Anno

Di  Ass.te Capo  (inviato il 29/12/2015 @ 23:18:21)


n. 5


HALDEN (Norvegia)
Il sistema penitenziario norvegese enfatizza la “sicurezza dinamica” (...azz...!!!), un metodo che vede le relazioni interpersonali tra gli addetti e i detenuti come il fattore fondamentale per garantire la sicurezza all’interno del carcere, che si affida a un ambiente progettato per prevenire i comportamenti pericolosi dei detenuti. In questo tipo di carceri gli occupanti sono costantemente sorvegliati da videocamere, costretti da porte che possono essere chiuse a distanza....(beati loro), mentre il vandalismo e la violenza sono evitati grazie a un mobilio a prova di manomissione. Quando devono essere spostati, i detenuti sono ammanettati e scortati a destinazione, mentre le guardie carcerarie vengono addestrate (dal dott. Kristoffersen) a ridurre al minimo le interazioni umane per evitare il rischio di scontri.
La "sicurezza dinamica" non cerca di limitare i danni o di rendere le violenze impossibili, ma si occupa di prevenirle favorendo le interazioni tra detenuti e guardie carcerarie (whee...famose un goccino!): durante la progettazione di Halden, ad esempio, agli architetti fu ordinato di fare in modo che le guardiole fossero più piccole possibili, (così da spingere gli addetti della prigione a passare il proprio tempo nelle aree comuni insieme ai carcerati).
Ad Halden, infatti, le guardie "socializzano" con i detenuti ogni giorno e conversano con loro mentre prendono un caffè, un tè o durante un pasto. (Immagino ciò con i vari Riina, Provenzano, Bagarella.....zù Totò troppu bona è sta pasta alla norma!....ihihihihihih). Mappercortesiaaaaa.
Direte voi, ma questa è fantascienza?
Nulla affato!
Gli esperimenti se si fanno hanno un loro perchè ed hanno pure le loro cavie.
Kristoffersen (il prof. minch....ten) ha continuato dicendo: «A noi piace pensare che trattare i detenuti con gentilezza, con umanità contribuisca alla loro riabilitazione.
Ma ci sono scarse prove scientifiche a sostenere che trattare le persone con gentilezza le dissuaderà dal commettere nuovi crimini. Molto scarse». Poi ha aggiunto «Però se tratti male le persone, questo si riflette anche su di te».
Kristoffersen ha raccontato a Benko (giornalista Americano) che durante i corsi di formazione, alle guardie carcerarie viene spiegato che trattare i detenuti con umanità è qualcosa che dovrebbero fare non per i detenuti, ma per se stessi. Questa teoria si basa (sull’idea) che insegnare agli agenti penitenziari a essere duri, violenti e sospettosi avrà conseguenze sulla loro vita, sull’immagine che hanno di se stessi e sulle loro famiglie.
(Quindi gli altri saremmo tutti dei violenti e sospettosi?).
Quando Halden fu aperto, i giornali descrissero l’arredamento del carcere come “lussuoso”, “elegante” e lo compararono a quello di un piccolo hotel. In realtà – scrive Benko – i mobili di Halden non sono molto diversi da quelli di un dormitorio universitario: la loro caratteristica particolare, piuttosto, è quella di essere mobili “normali”, cioè non progettati per un carcere. Gli arredi potrebbero essere usati come corpi contundenti o dati alle fiamme; anche in cucina – come un detenuto ha fatto notare – ci sono molti oggetti che potrebbero essere usati come armi, se qualcuno lo volesse: i piatti sono di ceramica, i bicchieri di vetro, le posate di metallo e a disposizione dei detenuti ci sono anche lunghi coltelli da cucina, legati a un cavo di metallo plastificato.
Lo vorrei proprio conoscere questo professor minch....te, e magari pregarlo di non divulgare troppo le sue minch....
Sapete, non si sa mai che a qualcuno vengano strane idee in testa!
Buon anno a tutti i colleghi della Penitenziaria di questa Nazione.

Di  Anonimo  (inviato il 29/12/2015 @ 22:42:57)


n. 4


░Visite false nel carcere di Rebibbia per incontrare Totò Cuffaro: pronti rinvii a giudizio per 41 politici░

Rimango sempre più perplesso...........e siccome le mie perplessità hanno origini lontane, profonde, tanto da deturpare talvolta i miei sonni.
Questa MALEDETTA SICILIA, pur essendo la mia adorata terra è l'unico posto, dove tutto nasce, cresce e muore, dentro e fuori dai palazzi di potere, ma soprattutto nelle campagne più sperdute e brulicanti, le stesse in cui da anni cercano il latitante n.1......Matteo Messina Denaro.
Si proprio lui, colui che ha ordinato di straziare il dott. Nino Di Matteo.
A detta del pentito Vito Galatolo, quell'ordine non è stato mai revocato.
Anche Totò u curtu, Riina non ha mai revocato l'ordine partito dal carcere.
Dicono che il tritolo arrivato dalla Calabria, si trovi in Sicilia da un pò, conservato dentro a dei fusti.
Dicono che IL GRANDE NINO DI MATTEO, non si sarebbe mai dovuto occupare della trattativa Stato mafia, anzi che quel processo non sarebbe mai dovuto iniziare.
Si dicono tante cose su quest'uomo, persino che sia vanitoso e voglia mettersi in mostra.
I mafiosi, "tragediatori per eccellenza", però non dicono mai che Di Matteo gli sta facendo un mazzo così!....ah bhè certo questo gli uomini del disonore non possono dirlo!
SONO LE ESATTE PAROLE CHE SI DISSERO SU GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO. Quindi la tragedia tutta siciliana si ripropone ed è quanto mai di attualità. Ci manca solo che si dica (come avveniva negli anni 70/80, quando si uccideva un uomo dello Stato), che Di Matteo abbia una femmina nascosta da qualche parte come amante!).
La verità è che questi mafiosi di mer......non dovrebbero veder luce alla fine dell'ergastolo ostativo......
Allora mi chiedo una sola cosa, una che possa farmi stare bene con me stesso questa sera e stanotte.
Alfano va a fare "visita" a Rebibbia a Totò Cuffaro in un momento in cui non ha sulle spalle un dicastero (Interni o Giustizia). Ma che successivamente, assegna per conto del Ministero degli Interni il "bomb jammer" al dott. Di Matteo.
Vi chiederete il perchè di queste parole e soprattutto cosa centra la scarcerazione di Cuffaro.
Cuffaro forse poco o niente (per ora), ma tutto questo balletto di visite, tutto questo caxxeggiare alla faccia di tutto e di tutti, non si può e non si può più ne vedere nè sentire.

Spero che arrestino presto Messina Denaro.
Questi sono gli Auguri che faccio con tutto il cuore agli Uomini e le Donne (poliziotti e magistrati) che da anni sacrificano la propria esistenza.

Il dott. Di Matteo ha detto......
La mafia, più spesso rispetto al passato, si serve della corruzione per raggiungere i propri scopi.
I corrotti all'interno delle istituzioni pubbliche, ma anche dell’imprenditoria privata, per raggiungere i loro obiettivi non esitano a rivolgersi alla mafia utilizzandola quasi come una agenzia di servizi.
Bisogna sempre tenere gli occhi aperti sull'attualità per capire se determinati fenomeni possano, anche semplicemente in parte, riprodursi. Di conseguenza penso che bisogna continuare a insistere nell'approfondimento degli episodi, anche risalenti nel tempo, di contiguità tra Servizi di sicurezza e organizzazioni criminali. Se si lasciano inesplorati determinati campi e determinati aspetti (sui quali anche certe sentenze definitive impongono invece di esplorare) si rischia di consegnare definitivamente alla mafia, e alle altre organizzazioni criminali, un potere di ricatto nei confronti dello Stato. Uno Stato che vuole, invece, liberarsi dal fardello costituito da questi rapporti ambigui e fuorilegge del passato non può che scavare ancora nella direzione dell’approfondimento e nella individuazione eventuale di responsabilità penali di singole persone.

Buon anno dott. Di Matteo a Lei ed i suoi angeli dal profondo del mio ♥






Di  Ass.te Capo Catarella  (inviato il 29/12/2015 @ 20:28:27)


n. 3


Altro spunto di lettura, soprattutto per chi "sputa" sul nostro sistema ed in particolare sulla Polizia Penitenziaria

http://www.ristretti.it/giornale/numeri/42005/leprigionideglialtri.htm

Prima di parlare male di noi, sciacquatevi la bocca, possibilmente con una soluzione altamente basica, tipo idrossido di sodio....

Di  PASQUINO  (inviato il 29/12/2015 @ 09:17:24)


n. 2


Tratto da:
ristretti.it
Con 50 € la vita nel carcere di Darmstadt è dura



di Attilio Garzillo



Mi trovo rinchiuso nel carcere penale di Darmstadt, in Germania, un carcere dove ci sono condizioni di vita accettabili.
Io ho avuto esperienze detentive anche in alcuni carceri italiani, ad esempio negli anni ‘80 nel penale di Alessandria, e negli anni ‘90 alle Vallette di Torino.

Trovo che c’è una differenza enorme tra un istituto e l’altro, e comunque a mio avviso in Italia è molto meglio.

Porto alcuni esempi: in Germania il detenuto può spendere solo 3/7 della paga e di solito si guadagna qualcosa come 200 euro.

Con 90 euro al mese, uno che fuma non si può nutrire bene, dal momento che i prezzi del commerciante sono molto alti.

In più mancano gli alimenti freschi, tipo legumi, carne e frutta. Noi mangiamo solo una volta al giorno il cibo caldo.

Questo accade a mezzogiorno, mentre di sera ci danno soltanto un paio di fettine di pane e qualche salume.

Di solito abbiamo poche ore libere solo nel pomeriggio, dalle 15.30 alle ore 19.00. Nel resto della giornata le porte sono sempre chiuse, con il blindo.

Durante la settimana facciamo 4 volte un corso d’italiano, di tedesco, di computer e di matematica.
Di solito sono tre ore scolastiche per ogni lezione.
In questo corso abbiamo anche l’insegnante d’italiano, una persona gentilissima, e le ore che trascorriamo con lui sono le migliori della settimana, peccato che venga poco.

I colloqui si possono effettuare 2 volte al mese, durano 45 minuti e ad ogni incontro possono entrare fino a 3 persone.

Non possiamo usufruire dei nostri abiti privati, ma si devono mettere i vestiti che fornisce il carcere, anche in situazioni particolari come lo sono i colloqui;

l’unica eccezione è che possiamo comprare 2 tute e 2 paia di scarpe da ginnastica.

E questo non in tutte le carceri, perché in alcune nemmeno queste cose si possono avere.

Io sorrido, perché ben vengano i diktat delle varie articolazioni di burocrati d'Europa, mi voglio uniformare a tutto, anche alla sicurezza, all'obbligo di vestiario fornito dall'Amministrazione, ai pasti razionati, agli stimpendi ed al limite di spesa mensile e a sti caxxo del blindi chiusi!!!!!!!
Siamo amministrati da un manipolo di manigoldi fancazzisti che neanche hanno il buon senso di andare a vedere cosa succede all'estero....
Buona giornata

Di  PASQUINO  (inviato il 29/12/2015 @ 08:46:06)


n. 1


Infatti non tornando i conti, si dovranno costruire nuove carceri o allargarne, ristrutturarne altri.
Perfetto!
Tanto lavoro per quello che in tanti considerano affettuosamente, l'uomo dell'anno "zio Raffaele Cantone".
Il mio fiuto di donna, inizia già a percepire un odorino di carta filigranata

Di  Angela  (inviato il 28/12/2015 @ 11:54:01)




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