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CUBA


Polizia Penitenziaria - CUBA

Notizia del 22/04/2010

in Dal mondo

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Scritto da: Redazione

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CUBA
Cosa succede nelle prigioni 
cubane?
Fidel Castro ha assicurato più volte che a Cuba i prigionieri non vengono torturati e non ci sono esecuzioni extragiudiziali. 
Il giornalista cubano dissidente Alejandro González Raga, in carcere tra il 2003 e il 2008, lo smentisce in un’intervista a El País.
«Ho visto prigionieri entrare in cella sulle loro gambe e impiccarsi 24 ore dopo. Ho visto prigionieri scomparire dopo una notte di pestaggi che tutti potevamo sentire per le urla. Nelle carceri cubane ci sono esecuzioni extragiudiziali, ma non c’è nessuno che possa entrare per verificarlo”.
González Raga è entrato nell’obiettivo del governo dopo aver fondato un’agenzia di stampa indipendente nella sua città e dopo aver partecipato al progetto Varela, un’iniziativa che consisteva nel raccogliere 25mila firme per chiedere all’Assemblea nazionale di aprire il paese alla democrazia. La conseguenza dell’iniziativa è stata, nel 2003, la condanna di 75 dissidenti a un totale di 1.400 anni di prigione. González Raga è stato condannato a 14 anni. Dopo averne scontati cinque è stato esiliato in Spagna.
«Quella di Orlando Zapata non è la prima morte per sciopero della fame nelle prigioni cubane. Ci sono almeno dodici casi documentati. La novità per il governo cubano in questo caso è rappresentata dall’impatto mediatico che la morte di Zapata ha avuto in tutto il mondo». 
«Di fronte a questa situazione la comunità internazionale dovrebbe fare fronte comune, come ha fatto nei confronti del Sudafrica a i tempi dell’apartheid. In Sudafrica le forze al potere discriminavano per il colore della pelle. A Cuba per il colore delle idee».
 
ARGENTINA
Castrazione chimica 
per gli stupratori della provincia di Mendoza
Negli ultimi mesi del 2009 i crimini sessuali nella provincia Argentina di Mendoza, ad ovest del Paese, sono saliti del 30% ed è stato stimato che il 70% dei detenuti è recidivo: una volta libero le possibilità che torni a colpire sono molto alte. A questo proposito il Governatore Celso Jaque ha deciso di prendere seri provvedimenti: pochi giorni fa ha firmato un decreto che autorizza la castrazione chimica per gli uomini condannati per stupro. 
I trattamenti farmacologici dovrebbero iniziare tra poco e i detenuti verranno messi di fronte ad una scelta: sottoporvisi o perdere completamente i benefici previsti dalla legge. Se non si sottoporanno al trattamento, non potranno ottenere alcuno sconto di pena e non potranno avanzare richiesta per la libertà vigilata: saranno costretti a scontare le loro condanne fino all’ultimo giorno. 
In molti si stanno già schierando contro questa soluzione che, va ricordato, non è definitiva. C’è chi sostiene che la sua efficacia non è provata al 100% o anche chi, come alcuni psicologi, ricordano che non è solo la libido a spingere gli stupratori: Ridurre la libido di un violentatore non risolve gli altri problemi che costituiscono il profilo di uno stupratore e e il suo desiderio di minacciare gli altri. 
Ha detto la sua anche la signora María Elena Leuzzi, madre di una vittima e membro dell’Aviv, Ayuda a Víctimas de Violación: Fino a quando non dimostreranno che questo trattamento è efficace al 100%, l’unica soluzione è evitare che queste persone possano tornare in libertà. 
Possiamo solo tenerli in carcere, sempre nelle migliori condizioni possibili.
 
ISLANDA
Il governo decide di non costruire nuove carceri, ricorrerà alle
misure alternative
Il governo islandese ha deciso di non costruire nuove carceri, optando per le misure alternative alla detenzione, nonostante l’aumento delle persone in attesa di scontare la pena carceraria. 
La crescita della popolazione residente e la presenza nell’isola di organizzazioni criminali internazionali ha causato un aumento dei condannati, a cui l’amministrazione statale ha risposto pianificando pene alternative per i crimini meno gravi e per i soggetti ritenuti non pericolosi. Già ora i reclusi possono già beneficiare della libertà condizionale dopo aver scontato i tre quarti della pena. 
Attualmente il paese nordico possiede celle disponibili solo per 145 persone. L’Islanda presenta l’indice di popolazione carceraria più basso al mondo, 42 detenuti ogni 100 mila persone. Una nullità confrontato con i 754 reclusi ogni 100 mila abitanti degli Stati Uniti.
 
GIAPPONE
Accusato di omicidio di una bimba, libero dopo 17 anni
con la prova del DNA
In carcere, a causa di un ergastolo per omicidio, torna libero grazie alla prova del DNA dopo 17 anni. E’ successo in Giappone. 
Protagonista un ex autista di autobus di un asilo, 63 anni, scagionato da ogni accusa e riabilitato ora a tutti gli effetti. 
Le disavventure dell’uomo iniziarono nel 1991, quando la polizia ritenne compatibile con il suo DNA del materiale organico ritrovato sul cadavere di una bambina di quattro anni uccisa nel maggio del 1990.
 
TURCHIA
Dal lavoro in fabbrica al carcere per il lancio di un sasso
Non vanno a scuola e a volte crescono in un clima tale che si ritrovano in carcere, condannati come se fossero uomini, scontando anni di prigione per aver tirato un sasso. 
Sono una parte dei bambini della Turchia, soprattutto quelli che vivono nelle aree a est del Paese, a maggioranza curda. 
Qui spesso i bambini sono avviati al lavoro ancora piccoli per aiutare la famiglia, saltando la scuola. Un’emergenza sociale, secondo le associazioni umanitarie sentite dal quotidiano Hurriyet, che il governo sta cercando di fronteggiare, ma con provvedimenti che a volte rimangono solo sulla carta. Stando ai dati rilasciati dal Ministero della Giustizia - non aggiornati dopo il 2008 - su 2.622 minori dietro le sbarre in Turchia, 1.440 subiscono lo stesso trattamento di detenuti adulti e non scontano la loro pena in istituti idonei. 
Fra il 2006 e il 2007 quelli finiti sotto processo secondo la legge anti terrorismo per aver tirato sassi contro la polizia sono stati 1.056. Di questi 208 sono finiti in carcere. L’ultima, una quindicenne curda, a gennaio è stata condannata a otto anni di prigione. Nel rapporto 2009 sui progressi della Turchia la Ue cita il sistema giudiziario minorile come una grossa fonte di preoccupazione per l’assenza di tribunali dei minori e le leggi antiterrorismo che accusano di terrorismo i bambini che partecipano a manifestazioni, nel sud e nel sudest del paese. 
Un recente rapporto Usa sui diritti umani in Turchia punta il dito sul sistema giudiziario minorile per i bambini accusati di terrorismo, sui matrimoni tra bambini, sul lavoro minorile e sull’accesso dei minori all’educazione e ai servizi sanitari. 
Il governo si sta preparando a cambiare le leggi antiterrorismo per i minori, riducendo le pene per chi lancia pietre e inviando i bambini ai tribunale dei minori, ma per Sahin Antakyalioglu, presidente Centro Diritti Minori di Ankara, non basta, perchè la Turchia viola la Convenzione Onu sui diritti dei minori, di cui è firmataria. 
«I bambini possono essere giudicati dai tribunali minorili, ma non serve a niente se non vengono esclusi completamente dalla giurisdizione della legge antiterrorismo. Non vanno considerati terroristi e dovrebbero essere giudicati solo per il lancio delle pietre». 
Critica anche la situazione nel mondo del lavoro. Secondo statistiche ufficiali si calcola che i bambini fra i 6 e i 17 anni che lavorano fin Turchia siano 960mila. Il governo islamico-moderato sta cercando di fronteggiare la situazione, con una campagna per incentivare la scolarizzazione. 
Ma, secondo gli addetti ai lavori, intervistati dal quotidiano Hurriyet, nonostante negli ultimi 10 anni la situazione sia migliorata, alle migliori intenzioni non corrispondono sempre i risultati più efficaci. 
«Il sistema di protezione dei minori in Turchia - ha spiegato a Hurriyet Sahin Antakyalioglu, presidente Centro Diritti Minori di Ankara - In molte aree del Paese quando si parla di diritti dei minori, la Turchia fallisce il rispetto delle regole contenute nelle convezioni internazionali. Il motivo maggiore è che le persone che operano in questi sistema hanno fallito nel comprendere l’’essenza delle convenzioni internazionali e il sistema di protezione dei fanciulli. La misure semplicemente rimangono sulla carta».
 
YEMEN
Ministro dell’Interno 
smentisce evasione di detenuti 
da un carcere del Sud
Il ministero dell’Interno yemenita ha smentito le notizie  sull’evasione in massa di detenuti da un carcere della turbolenta provincia meridionale di al-Dhalee, dopo un’esplosione. Una fonte del ministero, citata dall’agenzia di stampa locale Saba, ha affermato che si tratta di «indiscrezioni prive di fondamento». Secondo le notizie, invece, sarebbero oltre 30 i detenuti fuggiti dal carcere dopo l’esplosione di un ordigno avvenuta in seguito a una serie di violenze scoppiate tra i prigionieri arrestati durante le manifestazioni secessioniste dei giorni scorsi e gli agenti della sicurezza. 
«I 20 elementi sovversivi che erano stati arrestati per rissa e atti criminali sono ancora in carcere e nessuno di loro ha tentato di fuggire» ha detto la fonte. 
Secondo quest’ultima sarebbe stato «uno degli elementi sovversivi, identificato nella persona di Faiys Saleh Basbas, a lanciare una bomba nascosta tra i vestiti prima che i detenuti fossero perquisiti». 
La deflagrazione, ha precisato la fonte, ha provocato il ferimento di Basbas e di altri sei detenuti.
 

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