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Polizia Penitenziaria - Dal Mondo...

Notizia del 01/04/2010

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Scritto da: Redazione

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SVIZZERA Congresso mondiale contro la pena di morte: uccidere costa più dell’ergastolo

 Il IV Congresso mondiale contro la pena di morte, tenutosi a Ginevra, vuole sradicare questi e altri pregiudizi, sensibilizzare l’opinione pubblica al problema e creare contatti fra persone favorevoli all’abolizione della pena capitale.
«Si tratta di una pena fondamentalmente ingiusta, che colpisce i gruppi sociali più emarginati», ha criticato durante una conferenza stampa di presentazione del congresso Edward McCarthy, cittadino statunitense che ha trascorso 21 anni della sua vita in prigione, 19 dei quali nel braccio della morte.
 Processato e condannato per tre volte alla pena capitale, McCarthy è stato scagionato grazie a un test del DNA.
La sua testimonianza, insieme a quelle di altri reduci dal braccio della morte, sarà uno dei momenti salienti del IV Congresso contro la pena di morte.
 «La Svizzera, che è patrocinatrice dell’evento, considera che l’applicazione della pena di morte sia un ostacolo inaccettabile sul cammino dell’Umanità», ha affermato l’ambasciatore Thomas Greminger, capo della divisione sicurezza umana del ministero degli esteri elvetico.
  Greminger ha anche ribadito l’impegno della Svizzera nella campagna internazionale per l’abolizione della pena di morte.
Per Berna, ha sottolineato l’ambasciatore, si tratta di una priorità di politica estera.
Cauto ottimismo Raphaël Chenuil Hazan, direttore dell’’associazione francese Uniti contro la pena di morte, e Arnaud Gaillard, coordinatore del congresso a Ginevra, hanno dal canto loro messo in evidenza soprattutto la strada che rimane da fare, nonostante i risultati fin qui ottenuti.
 Venticinque anni fa, in due terzi dei paesi del mondo era ancora in vigore la pena capitale.
Oggi il loro numero diminuito a un terzo.
«Ciononostante ogni anno sono giustiziate 6000 persone; è una cifra enorme», ha puntualizzato Hazan.
 Al IV Congresso contro la pena di morte sono attese circa mille persone, tra cui molti rappresentanti dei media di paesi in cui la pena di morte ancora è ancora applicata.
 Attualmente gli stati che continuano a giustiziare dei condannati sono 58.
Si tratta in maggioranza di paesi asiatici, arabi e caraibici.
L’elenco comprende anche democrazie come gli Stati uniti, l’India e il Giappone.
Argomento di governi populisti L’incontro degli abolizionisti a Ginevra vuole dare un sostegno al processo di ratifica della risoluzione dell’ONU per una moratoria delle esecuzioni e del secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici, che impedisce ai paesi che hanno abolito la pena di morte di fare marcia indietro.
«I governi populisti di alcuni paesi non escludono la possibilità di reintrodurre la pena di morte per lottare contro il crimine.
Studi scientifici hanno però dimostrato che la pena di morte non ha alcun carattere dissuasivo», ha sottolineato Arnaud Gaillard.
Tra i paesi in cui si è discussa la possibilità di ristabilire la pena capitale ci sono il Messico e la Giamaica.
In alcuni stati degli Stati uniti, le esecuzioni sono invece state sospese per ragioni economiche.Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti, è più costoso giustiziare una persona che tenerla in prigione per tutta la vita.
Tra la condanna a morte e l’applicazione o la revoca della sentenza possono passare fino a 20 anni.«Durante tutto questo tempo bisogna pagare gli avvocati, far fronte ai costi delle indagini e del processo, sopperire alle spese di laboratorio e dell’esecuzione», spiega Raphaël Chenuil Hazan.Quello economico è però solo un degli aspetti del problema.
GEORGIA Condannati potranno scontare pene nei monasteri
Dal carcere ai monasteri ortodossi: i condannati per crimini minori in Georgia potranno da oggi scontare le loro pene tra monaci e clero ortodosso, dedicandosi a lavori socialmente utili.
Lo prevede un accordo tra la chiesa ortodossa e la giustizia del Paese caucasico, che ha un dichiarato doppio obiettivo: alleggerire le carceri sovraffollate e aiutare nella ricostruzione dei monasteri distrutti in epoca sovietica.
I condannati potranno ricostruire dove serve, o anche dare una mano nella manutenzione, ha spiegato il metropolita Theodor.
L’accordo segnala anche la crescente vicinanza tra governo georgiano e chiesa ortodossa autocefala, erede di una delle prime chiese cristiane al mondo e considerata un elemento inalienabile dell’identità della Georgia anche rispetto all’’ortodossia russa.
OLANDA Evade di prigione scavando un tunnel con un cucchiaio Ha scavato un tunnel con un cucchiaio ed è scappata dal carcere dove scontava la sua pena per omicidio: protagonista dell’’evasione da film è una detenuta della prigione di Breda, nel sud dell’Olanda, secondo quanto hanno fatto sapere i portavoce dell’istituto di detenzione.
Attualmente alla macchia, l’evasa, 35 anni, ha lasciato la prigione la notte tra sabato e domenica attraverso il tunnel di due metri circa che collegava la sua cella all’esterno e che si è scavata da sola con un cucchiaio da tavola.
VENEZUELA Scontro tra detenuti in carcere Yare, 8 morti e 15 feriti
 
Scontri a colpi d’arma da fuoco e rudimentali coltelli tra bande rivali nel carcere di Yare, in Venezuela: morti 8 reclusi, feriti altri 20.
Lo ha reso noto la direttrice della prigione, Gladys Galope, dopo che l’intervento della Guardia Nazionale ha sedato la rivolta.
Le carceri venezuelane sono ritenute tra le più violente dell’area, con un bilancio di almeno 300 vittime ogni anno.
INGHILTERRA Londra, principe saudita resta in carcere
 
Resta in carcere il principe saudita accusato di aver ucciso fa un suo dipendente nell’albergo dei vip di Londra.
Saud Bin Abdulaziz Bin Nasir Bin Abdulaziz Al Saud, 33 anni, membro della famiglia reale saudita, è comparso per la prima volta in tribunale.
Avrebbe picchiato e strangolato il suo inserviente Bandar Abdullah Abdulaziz in una stanza al terzo piano del Landmark Hotel di Marylebone, nel centro di Londra.

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