Febbraio 2017
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Detenuti ospitati in ville dell''EUR: interrogazione parlamantare


Polizia Penitenziaria - Detenuti ospitati in ville dell''EUR: interrogazione parlamantare

Notizia del 29/03/2016

in Interrogazioni parlamentari

(Letto 530 volte)

Scritto da: Redazione

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Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01325
presentato da
BRUNETTA Renato
testo presentato
Martedì 29 marzo 2016
modificato
Venerdì 1 aprile 2016, seduta n. 600

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che: 
le ville ai civici nn. 70 e 72 di via Kenia a Roma sono stato sequestrate dal Tribunale di Roma, sezione per l'applicazione delle misure di prevenzione, per la sicurezza e la pubblica moralità. Il tribunale, con decreto del 17 settembre 2014, ha invitato l'amministrazione capitolina ad esprimere parere circa la «destinazione a fini istituzionali o sociali degli immobili», al fine di poterli assegnare a Roma Capitale in comodato d'uso gratuito. Si ignora, quindi, se tali immobili siano stati sottratti a presunti mafiosi o alla criminalità organizzata o se siano coinvolti in altre ipotesi di reato che consentano l'immediata requisizione e utilizzo degli immobili da parte dello Stato, senza dovere attendere l'esito finale del procedimento e l'eventuale confisca penale definitiva; 
la giunta capitolina, con deliberazione n. 145 nella seduta dell'8 maggio 2015, presieduta dal sindaco pro tempore Ignazio Marino, ha manifestato interesse all'assegnazione dei suddetti immobili in comodato d'uso gratuito, «ai fini della destinazione sociale degli stessi». La delibera non decide a quale utilizzo gli immobili sarebbero stati destinati, anche se nelle premesse è indicata la possibilità di adibire una della ville a «casa famiglia protetta», intitolata a Leda Colombini («Casa di Leda» per l'appunto), per genitori detenuti con figli piccoli, che possono beneficiare degli arresti domiciliati. Con provvedimento del 12 maggio 2015 il magistrato assegna i due immobili al comune di Roma; 
in data 27 ottobre 2015 è stato siglato un «protocollo d'intesa» tra comune di Roma, Fondazione Poste Insieme Onlus e Ministero della giustizia-dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, con il quale è stata concordata l'attivazione di un progetto sperimentale di convivenza protetta con figli, agli arresti domiciliari o in detenzione domiciliare, ai sensi dell'articolo 4 della legge 21 aprile 2011, n. 62, presso l'immobile di via Kenya 72; 
il dipartimento al patrimonio del comune, con determinazione dirigenziale n. 416 del 2015, ha disposto l'assegnazione di tali immobili al dipartimento politiche sociali, sussidiarietà e salute con l'utilizzo di tali beni per questi fini: 
l'immobile di via Algeria 11, angolo via Kenia 70 con «destinazione d'uso per la realizzazione di un'attività di accogli a in favore di madri detenute con figli»; 
l'immobile di via Kenia 72 «con destinazione di uso per una comunità di accoglienza in favore di minori, sottoposti a provvedimenti della magistratura sia nell'ambito civile che penale della giustizia»; 
il protocollo d'intesa prevede vari adempimenti necessari per la sua attuazione, quali fra l'altro: 
la definizione del piano di zona per il comune di Roma ex articolo 19 della legge n. 328 del 2000, che deve indicare le modalità per il migliore sviluppo dei servizi nella zona, comprese «le modalità per realizzare il coordinamento con gli organi periferici con le amministrazioni statali, con particolare riferimento all'amministrazione penitenziaria e della giustizia»; 
la determinazione di un progetto sperimentale, con le caratteristiche indicate all'articolo 1 del protocollo, sulla cui ideazione nulla si conosce; 
il coinvolgimento del municipio IX; 
il comune sta portando ad esito il progetto con determinazione dirigenziale n. 433 del 4 febbraio 2016 ha invitato i soggetti interessati a presentare la candidatura «per l'assegnazione in comodato d'uso dei locali presso l'immobile di via Algeria 11 angolo via Kenia 70» «per la realizzazione di una convivenza di adulti con figli ai sensi dell'articolo 4 legge n. 62 del 2011»; 
la stessa determinazione dirigenziale n. 433 del 2016, afferma, senza alcuna ulteriore spiegazione, che «la tipologia di accoglienza si configura come una convivenza di alti responsabili (con figli) e non comporta l'esigenza di allestimento di un servizio di comunità inteso ai sensi della legge regione Lazio n. 41 del 2003», in questo modo innovando e modificando tutte le previsioni dei precedenti atti di rango superiore o addirittura provenienti da autorità esterne al comune, o concordati tra il comune e le medesime; 
la medesima determinazione dirigenziale, subito dopo e a giudizio degli interpellanti in modo palesemente contraddittorio, aggiunge che si tratta di un « target» delicato («persone detenute con figli») che richiede un supporto di «un organismo idoneo», ancora da individuare; 
in nessun modo è specificato il costo del progetto, limitandosi gli atti a prevedere che le utenze saranno a carico del comune, che la Onlus Poste Insieme stanzierà per il 2016 euro 150.000,00 (per sei detenuti, euro 25.000,00 annui per detenuto) e che il dipartimento di amministrazione penitenziaria provvederà tramite detenuti ammessi al lavoro esterno alla pulizia e piccola manutenzione di casa e giardino (ovviamente con il costo della traduzione e altro). In questo modo, a giudizio degli interpellanti, sono anche aggirate le leggi di bilancio che prescrivono espressa indicazione della copertura di ogni nuova spesa;
ad oggi non risulta reperibile la documentazione specifica relativa al bando di assegnazione e alle delibere del comune; 
la villa sarebbe stata munita di un'utenza di 40kwt; 
va infine segnalato che il protocollo d'intesa indica che alle «madri detenute» è destinata la villa di via Kenia n. 72, mentre la determinazione dirigenziale del dipartimento al patrimonio vi destina il civico n. 70. Trattasi di 2 edifici differenti. Negli atti ufficiali è ripetuta questa confusione tra civico 70 e 72 per la destinazione a favore delle madri detenute; l'errore non è solo formale, ove si consideri che l'immobile destinato alle madri detenute deve avere determinati requisiti e attestati, ed è da vedere se siano stati rilasciati a favore dell'uno, ovvero dell'altro immobile –: 
se i Ministri interpellati, fatta salva la bontà del progetto, siano a conoscenza delle diverse inadempienze riscontrate dal punto di vista procedurale nonché rispetto alla sicurezza del quartiere e dei cittadini e alla trasparenza sui costi; 
di quali informazioni, per quanto di competenza, i Ministri interpellati dispongano in relazione al rispetto dei punti stabiliti dal protocollo d'intesa citato in premessa, in particolare se siano stati compiuti tutti gli adempimenti previsti per il coinvolgimento del municipio IX che, ad oggi, risulta per nulla coinvolto; 
se i Ministri interpellati siano a conoscenza del fatto che nessun piano di zona risulta studiato e adottato dal comune ex articolo 19 con riguardo al quartiere dove si vuole istituire la casa protetta, né il comune risulta avere previsto, né tanto meno attivato, le altre iniziative indicate nel protocollo d'intesa, che deve ritenersi ne costituiscano parte integrante e non prescindibile, quali, esemplificando, il «sostegno alla costituzione di una rete di risorse che accolgano i soggetti ammessi alla struttura alternativa della detenzione domiciliare» ovvero agli arresti domiciliari; 
se i Ministri interpellati siano a conoscenza degli errori contenuti nel protocollo d'intesa in relazione al civico 72, che fa parte della categoria A10, con destinazione d'uso d'ufficio; 
di quali elementi dispongano i Ministri interpellati in relazione all'idoneità urbanistica e funzionale delle strutture, sia con riguardo all'idoneità e all'autorizzazione all'uso previsto, sia con riguardo alla loro collocazione nel territorio; 
come sia stato accertato se le due ville – site in un compendio urbanistico residenziale isolato – abbiano le caratteristiche idonee alla socializzazione delle persone che si vogliono ospitare, considerate le particolarità degli utenti e peraltro la natura del tutto sperimentale dei progetti; 
se i Ministri interpellati siano a conoscenza del fatto che non c’è stata la minima trasparenza nei confronti dei cittadini del quartiere residenziale in questione che hanno appreso della notizia solo in prossimità della sua realizzazione; 
se i Ministri interpellati possano accertare che la comunicazione del nuovo utilizzo delle ville sia giunta in maniera ufficiale anche alle forze dell'ordine, che, secondo quanto comunicato dai cittadini, erano all'oscuro di tutto. 
(2-01325) «Brunetta, Angelucci, Archi, Baldelli, Bergamini, Biancofiore, Brambilla, Calabria, Carfagna, Centemero, Gregorio Fontana, Garnero Santanchè, Gelmini, Genovese, Alberto Giorgetti, Laffranco,Lainati, Martinelli, Antonio Martino, Occhiuto, Palmieri, Palmizio, Polverini, Prestigiacomo, Ravetto, Santelli, Sisto, Squeri, Valentini, Vito».


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