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DIA e NIC della Polizia Penitenziaria smantellano struttura del casalesi utilizzata per recapitare lo stipendio ai detenuti


Polizia Penitenziaria - DIA e NIC della Polizia Penitenziaria smantellano struttura del casalesi utilizzata per recapitare lo stipendio ai detenuti

Notizia del 13/12/2017

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Scritto da: Redazione

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Beatrice, Francesca, Tiziana e Patrizia: tutte le donne degli Zagaria nel mirino degli investigatori. La Dia di Napoli diretta da Giuseppe Linares ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Beatrice Zagaria, sorella di Michele, il padrino del clan dei Casalesi arrestato sette anni or sono dopo tre lustri di latitanza e da allora detenuto in regime di carcere duro, e delle mogli di altri tre fratelli del boss: Francesca Linetti, che ha sposato Pasquale Zagaria (detenuto); Tiziana Piccolo, coniuge di Carmine, libero e sottoposto alla sorveglianza speciale; Patrizia Martino, consorte di Michele Zagaria, detenuto.

Le indagate devono difendersi dall’accusa ricettazione aggravata dalla finalità mafiosa: avrebbero percepito denaro dell’organizzazione malavitosa riservato allo “stipendio mensile” degli affiliati. Le indagini sono condotte dal pool anticamorra della Procura diretta dal procuratore Giovanni Melillo.

Nei giorni scorsi, il boss Michele Zagaria aveva protestato durante un processo contro la fiction “Sotto copertura” arrivando ad arrotolarsi intorno al collo il filo del telefono utilizzato per i collegamenti in videoconferenza dal carcere all’aula di giustizia.

Il virus nella chat per intercettare le donne del clan

l gip Federica Colucci ad aver racchiuso in 200 pagine di ordinanza l'agio nel quale vivevano Francesca Linetti, moglie di Pasquale, Patrizia Martino, moglie di Antonio, Tiziana Piccolo, moglie di Carmine, e Beatrice Zagaria, sorella del boss, "pur non lavorando mai nella loto vita". Gli investigatori sono riusciti ad intercettarle tramite le chat usate sui social grazie a un virus informatico che ha infettato il loro computer e al cellulare che usavano e nei penitenziari dove si svolgevano i colloqui con i propri congiunti.

Lo stipendio agli uomini del clan in carcere

Il boss Michele Zagaria soffre la detenzione dura a cui è tutt'ora sottoposto, ma riceveva, comunque, ingenti somme di danaro dai congiunti. Il flusso di soldi del clan era ingente. I detenuti Michele, Pasquale, Antonio e Carmine Zagaria hanno ricevuto in carcere, dal 2011 al febbraio 2017, 135mila euro in contanti, cui vanno aggiunte le spese di viaggio e pernottamento che i familiari hanno affrontato per recarsi ai colloqui e che sono documentate sulla scorta delle intercettazioni e dei biglietti. Ogni sei mesi ogni nucleo familiare spendeva circa 3.500 euro solo per questi colloqui. Delle esigenze del boss si preoccupavano tutti i fratelli.

C'è anche la tredicesima per le famiglie

Lo stipendio era regolare, ogni inizio del mese e arrivava direttamente dalle casse del gruppo di Michele Zagaria. Duemilacinquecento euro ogni trenta giorni, con la tredicesima prima di Natale. Le mogli dei fratelli di 'Capastorta', come è chiamato il capoclan, non venivano lasciate sole perchè, come diceva lo stesso boss nei colloqui con i familiari, "fate parte della famiglia".

La minaccia del pentimento

"Se mi pento io voi andate a lavare le scale", diceva. E' questa una intercettazione emblematica agli atti dell'inchiesta che ha portato in carcere le quattro donne del clan. E' stata registrata all'interno della sala colloqui del carcere di Milano Opera il 29 maggio  2015 in un incontro tra Michele Zagaria, detenuto al carcere duro, le sorelle Gesualda e Beatrice, e inoltre la cognata Tiziana Piccolo. La conversazione, secondo il gip Federica Colucci che ha firmato l'ordine di arresto, è molto importante perchè in quel periodo, siamo nel maggio del 2015, Michele Zagaria viveva un profondo disagio per la sua carcerazione, tanto da prospettare ai suoi interlocutori l'ipotesi di un pentimento. Lui si rivolge in modo piccato alla cognata, a cui rimproverava taluni atteggiamenti che mettevano in cattiva luce il clan a Casapesenna, e poi alle sorelle, dicendo loro testualmente che una scelta così importante, ovvero di pentirsi, avrebbe costretto le donne ad andare a lavorare: "Nella mia coscienza mi sono pentito, va bene? Ma mi potevo pentire pure in un altro modo, mi sono spiegato? E tu fra sei mesi sai che fai? Vai a lavare le scale".

napoli.repubblica.it

 

In corso operazione del NIC della Polizia Penitenziaria: arrestate le mogli dei fratelli del capoclan dei Casalesi Michele Zagaria

 

Il video di Michele Zagaria in carcere al 41-bis registrato durante il colloquio con le donne arrestate oggi

 


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