Novembre 2016
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DIETRO LE QUINTE DEL CONVEGNO DEL SAPPE. Chi non c’era... non conta niente.


Polizia Penitenziaria - DIETRO LE QUINTE DEL CONVEGNO DEL SAPPE. Chi  non c’era...  non conta niente.

Notizia del 10/03/2010

in Dal buco della serratura

(Letto 3679 volte)

Scritto da: Giulio Raimondo Mazzarino

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Pomeriggio da Red Carpet alla Scuola di via di Brava a Roma, lo scorso 8 marzo.
L’aula magna della Scuola, infatti, ha ospitato uno straordinario convegno del Sappe (e dell’Anfu) sull’emergenza penitenziaria intitolato “Immigrazione e tossicodipendenza: pena, carcere e territorio. Riorganizzazione della Polizia Penitenziaria”.
(Praticamente di tutto; come dire a chi interviene: potete parlare di qualsiasi cosa, con un titolo così qualunque argomento, con la parola carcere in mezzo, è pertinente)
 
Ovviamente, il richiamo più che l’argomento, l’ha fatto la buvette laddove si soppesa il valore dell’essere presente.
Anche l’intervento dei media ha contribuito al richiamo dell’avvenimento, laddove le telecamere di La7, Sky TG24 e Mediaset hanno fatto la loro bella figura, prima all’esterno della sala e, più tardi, all’interno dell’aula magna che ha ospitato i relatori.
 
Straordinario il parterre a ridosso della presidenza del convegno dove, sotto la postazione di Franco Ionta, era schierato l’intero  Establishment del Dipartimento, da De Pascalis a Di Somma; da Ardita alla Mariotti Culla; da Cascini a D’Amico e Mattiello; da Zaccagnino alla Borzacchiello e fino al Direttore della Scuola Luigino Magri.
Tra tutti spiccava la vistosa assenza del “Generale” Ragosa, come sempre più propenso agli  ossimori …
 
Non ha sorpreso affatto il parterre politico, come al solito monocolore, nel quale, anche volendo considerare istituzionale la presenza del Sottosegretario Caliendo, si sono assisi soltanto l’ex forzitalia (ed ex Sottosegretario anch’egli) Luigi Vitali e il Presidente dei Senatori Pdl (ex AN) Maurizio Gasparri. Presente, anche, a rappresentare il Sindaco Alemanno, il dr. Fabrizio Sartori.
 
Interrogati al riguardo, gli organizzatori ci assicurano di aver equamente distribuito gli inviti a tutto l’arco parlamentare così da presupporre, viste le diserzioni, una certa distanza del centro sinistra dal Sappe e non già viceversa come più di qualcuno ha insinuato.
 
Lo staff del convegno ci informa che anche tutti gli altri sindacati del Corpo sono stati invitati a partecipare, e ne è testimonianza la presenza di Peppe Di Carlo (signorilmente partecipe fino alla fine dei lavori) e di C. Eugenio Sarno.
 
Un insolito taciturno Turrini Vita, defilato sulla destra accanto al fidato Cioffi, ha indugiato in sala poco più di un’oretta, da un punto di osservazione privilegiato situato poco fuori dal cono di luce della ribalta.
A qualche malizioso è sembrato di rivedere il Nanni Moretti di Ecce bombo quando si domandava: “Mi si nota di più se non vengo, o se vengo e me ne sto in disparte?”.
 
Un po’ di penombra anche per la Capa della Segreteria Maria Claudia Di Paolo, ospite tardiva che si è ormeggiata tra l’ingresso della sala e le ultime fila di poltrone “lassù in alto”.
Al contrario di Turrini, però, la Di Paolo non si è sottratta alle tentazioni gossippare, intrattenendosi con più di un ospite in sala, compreso qualche piccolo grande dirigente nazionale del Sappe.
 
Il primo colpo di scena si è avuto con l’intervento (a braccio) del Capo Dap Ionta, allorquando “accusa” il Sappe di aver assunto nel Convegno e col Convegno un ruolo inequivocabilmente “Istituzionale”, andando così a svolgere una funzione sussidiaria  all’amministrazione penitenziaria.
 
Dopo il colpo di scena, arriva il coup de theatre con la distribuzione a tutti i presenti del famigerato braccialetto elettronico. Non un modellino, ma l’aggeggio vero e proprio con l’unica differenza di non essere attivo al rilevamento elettronico.
(Più di qualcuno, tra cui anche il Pres. Gasparri, l’ha indossato per buona parte del convegno).
 
A seguire, la proiezione cinematografica di un breve filmato nel quale viene spiegato l’uso e l’impiego dell’apparecchio elettronico di controllo per l’esecuzione penale esterna.
 
Subito dopo il filmato, è salito sul palco un Funzionario del Dipartimento Penitenziario Britannico che ha illustrato alla platea l’esperienza anglosassone del  probation service  mediante l’applicazione del braccialetto elettronico come sistema di monitoraggio e di controllo.
Tanto interessante l’argomento, quanto noiosa l’esposizione. Un po’ per effetto della lingua inglese, un po’ per la lentezza della traduzione simultanea e un po’ per il contesto quasi teatrale, l’esposizione è sembrata più una commedia di Shakespeare che non una conferenza cattedratica.
 
Una parentesi sull’encomiabile stacanovismo del Generale Mattiello (forse anche in omaggio alle aperture del Sappe) e della dottoressa Susi Borzacchiello, inamovibili fino alla fine del convegno dalle proprie poltrone, pur senza obblighi di protocollo e senza essere iscritti a parlare.
A quanto dato vedere nessun’altro (che non vi era tenuto da vincoli organizzativi), a parte il già citato Di Carlo,  ha avuto il coraggio e la costanza di reggere tanto.
 
Breve relazione di Sebastiano Ardita che egli stesso definisce poco più di un saluto. Ci è piaciuta, tra le righe, la non casuale definizione “Polizia di Giustizia”.
 
Secondo colpo di scena, l’intervento del Vice Capo Vicario Emilio Di Somma che più che esercitare il suo ruolo vicario ha interpretato un ruolo critico (quasi di opposizione) rispetto all’intervento del Capo Dap, laddove ha confutato più di una tesi sostenuta da Ionta qualche tempo  prima.
 
E’ apparso senza la solita verve, invece, l’intervento della Mariotti Culla, evidentemente esausta dallo snervante tira e molla tra la direzione generale del personale e quella dell’esecuzione penale esterna...
La Culla ha indugiato a lungo sui “miei allievi funzionari...” così da eludere ogni tema potenzialmente sovversivo. Peccato, perché in genere è abbastanza interessante sentire l’opinione de “l’unico dirigente generale con gli attributi”.
 
Ultimo intervento del convegno quello di Massimo De Pascalis, quasi come una metafora per chiudere il suo triennato alla direzione generale del personale. La sua relazione, però, ha dato l’impressione di un qualcosa di molto teorico e volutamente circoscritto al piano straordinario di edilizia penitenziaria.
 
Emblematico, poi,  l’intervento di Enrico Sbriglia, segretario del Sidipe, che al di là dei contenuti (e della solita noiosa lunghezza) ha significato una sorta di sdoganamento del sindacato dei direttori che, dopo aver sciolto l’affiliazione con la Cisl, si è riavvicinato (almeno simbolicamente) alla polizia penitenziaria ed ai suoi rappresentanti.
(Da notare che la presenza di Sbriglia al convegno del Sappe contraccambia quella di Capece al convegno del Sidipe, tenuto a Trieste appena una settimana prima).
 
Last but not the least l’intervento diMauro D’Amico che rompe un altro tabù del Sappe, quello degli Ufficiali del disciolto Corpo.
Questa la seconda grande apertura del Sappe, dopo quella al Sidipe, allorquando nell’aula magna del convegno hanno risuonato alcune frasi del generale D’Amico quali “recuperare la professionalità degli ufficiali degli agenti di custodia,che tanto hanno dato e che tanto ancora possono dare, nel corpo di Polizia Penitenziaria”, parole che soltanto fino a qualche giorno prima erano inimmaginabili a un convegno del Sappe.
 
Qual è il fil rouge che unisce la proposta di Capece per la Direzione Generale del Corpo, la presenza di Sbriglia, le parole di D’Amico e l’ostinata e paziente presenza fino alla fine del convegno del generale Alfonso Mattiello ?
 
Qual è il leitmotiv del convegno del Sappe che ha fatto confluire nell’aula magna della scuola di Roma tutta l’intellighentia dipartimentale ?
 
Qualcosa mi dice che ben presto lo sapremo …
 
 
(Post Scriptum: per la cronaca si sono susseguiti gli interventi di Gasparri, Caliendo, Vitali, Ezio Savasta della Comunità di Sant’Egidio Marco Angeleri della  Comunità Villa Maraini, Fabrizio Sartori, Paola Saraceni e Angelo Zaccagnino. Ha aperto e chiuso i lavori il direttore della scuola Magri).
 
 
Giulio Raimondo Mazzarino
 
 
 
 
 
 
 

Scritto da: Giulio Raimondo Mazzarino
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Commenti Commenti dei lettori

n. 17


e'proprio vero che tutto è relativo ??? Il convegno, il Sappe, l'Osappe, l'Fsa ex CNPP, la Uil il mondo penitenziario, il corpo di polizia penitenziaria abbandonato e relegato al vecchio nomignolo tanto odiato di s.no ; è stato fatto solo per dire che qualcuno è primo e qualcun altro e' ultimo... Le corse verso la carriera , il ruolo dei commissari senza autonomia, vittime e carnefici di un sistema malato a tal punto che la mente di questi illustri ufficiali se cosi' si possono definire è offuscata, in particolare di quelli del ruolo ordinario che vogliono cambiare le cose, ma senza capire come funzionano le cose: è un circolo vizioso allora qualcuno si chiederà ebbene sì.Ha ragione l'ex sott.le del corpo deglli AA,CC, le cose anche se l'Amministrazione ha fatto tanto e cerca di fare il possibile sono peggiorate dice ex arturo xke' poco si e'fatto e si fa sulla formazione...invece di rimanere ancorate a logiche militaristiche e le scuole e il famigerato ISPPE avrebbero ancora tanto da fare e\o forse e'meglio non fare e lasciare il mondo come sta:alla deriva...Grazie un critico pensiero .

Di  Antonio  (inviato il 23/03/2010 @ 23:02:33)


n. 16


Deny tu parli di posti di servizio, riposi, traduzioni, cose assolutamente marginali nella nostra Amministrazione.
La colpa è anche di chi, in periferia, non conosce e non vuole affaticarsi a conoscere da chi realmente viene gestito il suo lavoro e quindi buona parte della sua vita.
Anche tu Deny parli del "Vice Direttore Di Somma" mentre Egli è il Vice Capo Vicario del DAP.
Fino a quando non ti scomoderai dalla periferia a capire qual'è la differenza, potranno raccontarti e farti di tutto.
Per ora ti allego il curriculum di Di Somma (tratto da www.giustizia.it)

Nato a Napoli il 23 dicembre 1947, si laurea nel 1970 in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli, entra nei ruoli della carriera direttiva dell’amministrazione penitenziaria nel 1974.

Nel 1993 é nominato dirigente generale dell’amministrazione penitenziaria: in tale veste assume prima l’incarico di Capo della segreteria generale unitamente a quella di Direttore dell’ufficio centrale beni e servizi per poi assumere, nel 1996, la direzione dell’ufficio centrale del personale che guiderà fino alla fine del 2000 allorquando viene nominato prima Vice capo del Dipartimento.

Avvocato, relatore a numerosi convegni sui temi della formazione professionale, é stato docente in numerosi corsi di formazione. Dal 1988 al 1993, ha insegnato “Principi e tecniche di trattamento penitenziario”, in qualità di contrattista, al corso di specializzazione in diritto penale e criminologia organizzato dall’Istituto di diritto e procedura penale dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza .

Componente e presidente di numerose commissioni di esami per l’accesso ai vari ruoli dell’amministrazione e componente di commissioni ministeriali di studio sulle materie penitenziarie.

Dal 2007 é Vice capo dipartimento vicario.

Di  Bruno  (inviato il 14/03/2010 @ 22:51:09)


n. 15


sono un ex sottoufficiale della polizia penit. dopo tanti anni di servizio svolto nel periodo più duri, vedo che non è cambiato niente, anzi mi sembra che le cose vadano sempre peggio,poco personale, e concorsi che non riescono nemmeno ha coprire il personale che va in pensione, ragazzi, sveglia se no questi vi mandano al manincomio, poco personale e lavoro moltiplicatto. Fatte casino, vattevi sentire,ve lo dice uno che ha preso tanti di quei rapporti disciplinari da riempire un libro,molte cose sono cambiate non come affremo vuluto noi negli anni 70 80 e 90

Di  ex arturo  (inviato il 14/03/2010 @ 21:39:56)


n. 14


Sono decisamente daccordo con Lei Mc Mazzarino. Il mediatico Sbriglia odia la polizia penitenziaria, anzi la schifa, ad eccezione di coloro che lo rendono divino. Come mai era l'unico direttore di un carcere presente al convegno? Era li come direttore "speciale" o come segretario del sidipe? grazie per la pubblicazione

Di  Mc Namara  (inviato il 14/03/2010 @ 20:59:04)


n. 13


Ho letto i vari intrventi fatti da tutti voi e per me che svolgo servizio a turno nella cosiddetta periferia è impossibile capire tutte queste dinamiche. Un collega mi ha raccontato che il vice direttore Di Somma è andato a Vasto e hanno spostato mezza scuola di Sulmona per fargli il picchetto e applaudirlo e noi non abbiamo nemmeno la possibilità di prendere un riposo. Con tutta la scorta che aveva ci si coprivano 10 posti di servizio e con le macchine che c'erano non so quante traduzioni. Ma chi è che decide queste cose in questa amministrazione? E i colleghi di Sulmona non hanno nemmeno mangiato. Perchè di questo non ne parla nessuno? Ciao a tutti i colleghi.

Di  denny  (inviato il 14/03/2010 @ 17:07:40)


n. 12


Alla Culla va il merito di aver trasformato quel deserto dell'Istituto Superiore Studi Penitenziari in una struttura di eccellenza che attinge a mani basse ai fondi della Comunità Europea e che quindi ora fa gola a molti.
Prima era un esilio bello e buono.
Se non fosse per quel suo vizio di prendersela inutilmente con il proprio personale, potrebbe essere l'unico Dirigente veramente valido.
Volevo fare un intervento "positivo" ma credo ormai di essere prigioniero del mio personaggio : - )

Di  Bruno  (inviato il 13/03/2010 @ 19:40:37)


n. 11


Buon Saturnino, vedo che anche tu frequenti la corte e i cortigiani.
Non so se qui c'è "chi ne sa più di te"... ma azzardiamo qualche risposta.
Io non so se Sbriglia "ama" la Polizia Penitenziaria ma so che Sbriglia "sa" di aver bisogno della Polizia Penitenziaria per...
The long, long, long time ago, dice la leggenda che quando la Culla fu esiliata a Monte Mario chiese ed ottenne uno speciale salvacondotto che Le consentiva di "cantarsela e suonarsela" i quel luogo forte di una sorta di extraterritorialità che impediva a chiunque di interferire.
(Qualcuno sospetta addirittura che sia stato costruito un "passetto" sotterraneo che congiunge il suo ufficio con la stanza del Capo del Dap)
Di Somma.
... Di Somma è Di Somma:
Immarcescibile, Invulnerabile, Inamovibile.
Di Somma è il Dap nel Dap.
Di Somma non tratta, Di Somma non fa prigionieri.
Per quello che riguarda, infine, la D di Di Somma, stiamo parlando della D di tutti i congomi con la D.
Se qualcuno ha il vezzo della d aristocratica si tratta sicuramento di un suo vezzo, un suo lazzo e, quindi un suo problema.
In Italia la Monarchia e tutti i suoi titioli nobiliari è stata soppressa nel 1948. Tutto il resto è solo vezzo, lazzo e ...
Peraltro sul ruolo ufficiale di anzianità del Dap la D di Di Somma è proprio D.
(... in questo caso un punto a favore della Culla che vanta legittimamente l'altrettanto vezzoso doppio cognome...)

Di  G.R. Mazzarino  (inviato il 13/03/2010 @ 19:16:57)


n. 10


E' difficile intervenire in una discussione cosi importante, leggere il "tambureggiante" intervento di Josh e constatare il perpetuo pessimismo di Bruno.
Altra constatazione scontata la "pungenza" di Giulio Raimondo Mazzarino a cui però bisogna riconoscere di saper sapientemente leggere le realtà del Dap. Sa dare una lettura alle cose ed ai fatti del Dap con conoscenza e competenza.
Vorrei però rivolgere qualche domanda a chi nè sà piu' di me, e cioè: perchè Sbriglia "ama" ora la Polizia Penitenziaria?
E poi: fino a quando La Culla riterrà che tutto quello che è formazione è suo?
Ultima cosa, ma anche questa è piu' che scontata caro Giulio Raimondo Mazzarino. E cioè: di Somma,Vice Capo Vicario, interpreta da sempre un ruolo critico (non quasi ma di opposizione) rispetto a tutti i capi Dap che sono "passati".
E allora nasce spontanea un'altra domanda: possibile che tutti i capi Dap e lui, il Vicario, è l'unico ultimo "baluardo?.
A proposito caro G. R. Mazzarino la D di di Somma maiuscola. Lo sanno tutti al Dap. E' forse l'unica certezza degli ultimi quindicianni.

Di  saturnino  (inviato il 13/03/2010 @ 18:24:25)


n. 9


Sono daccordo con Josh.
Paragonerei però gli spostamenti dei Direttori non al gioco degli scacchi (nobile e degno della massima considerazione), ma al più scherzoso ed infantile gioco dei "quattro cantoni".
Lancerei anche ufficialmente la proposta: "Vogliamo Topo Gigio a capo della Polizia Penitenziaria".
Di certo non peggioreremmo le cose.

Di  Bruno  (inviato il 12/03/2010 @ 15:29:17)


n. 8


La speranza è che accanto a questo "tambureggiare" di notizie, che verte quasi esclusivamente su una sorta di palcoscenico per i soliti noti, possano, un giorno, trovar spazio anche le problematiche serie che affliggono questo Corpo.
facendo riferimento anche ad un altro post di poco tempo fa, sono della massima convinzione che poco importi a (quasi) tutti i poliziotti penitenziari una pseudo lotta di palazzo inventata da pochi elementi per impadronirsi di quella mattonella che un sistema malato ha messo loro lautamente a disposizione.
L'importanza primaria, per un lavoratore onesto, è assistere a costruttivi dibattiti dove si parli del problema basilare che l'operatore affronta.
In fondo, se guardate bene e lo fato con un po di obiettività, da quanti anni manca una figura nuova? immemorabili! i soliti cavalli, torri, re e regine che si spostano per loro piacimento, opportunità o influenza superiore.
tanto da rappresentare e formare poi un sistema poco stabile che influisce seriamente sul lavoro quotidiano.
la direzione generale è una bella proposta; ma prima forse bisognerebbe discutere sullop staus giuridico della stessa, sulle opportunità e possibilità di accesso, sui criteri di formazione.
Troppo spesso vediamo personaggi che arrivano in alto, ma davvero in alto, per grazia ricevuta.
Personalmente se dovessi assistere a questo anche in seno ad una D.G. tutta nostra, preferirei star sotto ad un maguistrato tutta la vita.
Se non altro,in quel caso, potrei tentare di convincere la mia coscienza che chi non promuove la crescita in fondo non ci appartiene.

Di  josh  (inviato il 12/03/2010 @ 12:40:22)


n. 7


Anche se improponibile; pensate se avessimo lasciato fuori dal convegno tutti i dirigenti " dinosauri " del D.A.P., facendogli capire che non servono. Bravi e sempre Forza S.A.P.Pe.

Di  antonio  (inviato il 12/03/2010 @ 11:09:08)


n. 6


Vorrei complimentarmi per l'ottima riuscita del convegno, anche se non sono un simpatizzante sappe. La mancata presenza degli altri sindacalisti era scontata: è difficile mandar giù bocconi amari. Solo la presenza del segretario generale uil è risultata superflua in quel contesto!

Di  fausto  (inviato il 11/03/2010 @ 22:23:24)


n. 5


vorrei ricordare al sig.Mazzarino che , senza i "piccoli" esclusi non potrebbero esserci i "grandi" presenti.

Di  peppe Ferrara  (inviato il 11/03/2010 @ 16:21:05)


n. 4


Grazie mille per le precisazioni e per le ulteriori beghelle che, evidentemente, mi sono sfuggite.
D'altronde, dal "buco della serratura" non si riesce sempre a vedere a trecentosessanta gradi...

Di  Giulio Raimondo Mazzarino  (inviato il 11/03/2010 @ 15:10:57)


n. 3


Caro Mazarino,
confermo la piena riuscita del convegno per contenuti e per la presenza del “gotha” dell’Amministrazione Penitenziaria.
Mi preme, però, correggerti su alcune osservazioni riportate. In primis, oltre ad esponenti della UIL e del FSA, erano presenti in sala – passando inosservati – rappresentati della CISL. Inoltre il Consigliere Turrini Vita ha partecipato attivamente al convegno, cimentandosi in una traduzione simultanea (più efficace di quella ufficiale) e deliziando i pochi presenti “sulla fascia sinistra del palco” ad una maggiore comprensione dell’intervento del funzionario del Dipartimento di giustizia Britannico. Il piccolo, ma GRANDE, Segretario Generale (A.) e non nazionale si è intrattenuto, non solo con la Dr.ssa Di Paolo ma, un pò con tutti gli ospiti presenti, rinsaldando, pianificando , costruendo, sgamando e ipotizzando strategie e beghe sindacali e “istituzionali”. In ultimo, anche la Dr.ssa Borzacchiello si è allontanata dal consesso, intrattenendosi all’esterno con un vostro (questa volta) neo segretario nazionale. Il generale Mattiello, l’unico inamovibile assieme al Commissario Savarino, ha “sguinzagliato” i suoi “fedelissimi” per la sala (solo all’interno) per carpire notizie e movimenti di particolare rilievo.
Il tutto per un mero dovere di precisione.
Un osservatore attento

Di  Osservatore (quasi) attento  (inviato il 11/03/2010 @ 09:06:53)


n. 2


Giulio Raimondo, pensi davvero che i Dirigenti dopo essersi scambiati tutti i posti scambiabili e dopo aver preso atto dell'imminente implosione del DAP, si decideranno a fare delle aperture al nostro Corpo (vedi Direzione Generale Polizia Penitenziaria)?
Se così fosse sono pronto a rimangiarmi tutto quello che penso del Ministro e del Capo DAP.

Di  Bruno  (inviato il 11/03/2010 @ 00:13:10)




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