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Diniego di equo indennizzo per patologia: Poliziotto penitenziario perde ricorso al TAR


Polizia Penitenziaria - Diniego di equo indennizzo per patologia: Poliziotto penitenziario perde ricorso al TAR

Notizia del 22/04/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 881 del 2010, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentata e difesa dagli avv. Enrico Amante, Ermanno Bartoli, con domicilio eletto presso il primo in Firenze, Via Alfieri, 19;

contro

Ministero della Giustizia Dip. Amm.Ne Penitenziaria, Ministero dell'Economia e delle Finanze, Ministero della Giustizia in Persona del Ministro Pro Tempore, Ministero della Giustizia D.A.P. - Direz. Gen. Personale e Formazione Area della Previdenza, Ministero dell'Economia e delle Finanze Dipart. Amm.Ne Generale del Personale e dei Servizi del Tesoro, Ministero dell'Economia e delle Finanze Comitato di Verifica Per Le Cause di Servizio, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distr.le Firenze, domiciliata in Firenze, Via degli Arazzieri 4;

per l'annullamento

del Provv. 25 gennaio 2010 n. 2675, successivamente notificato, del Ministero della Giustizia Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - Direzione generale e della formazione Area della Previdenza; - di ogni altro atto presupposto consequenziale o connesso, anche se ignoto, e, per quanto occorrer possa, della delibera del Comitato di verifica per le cause di servizio 24 novembre 2009 n. 14034.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia e del Ministero dell'Economia e delle Finanze - Comitato di Verifica Per Le Cause di Servizio;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 aprile 2016 il Presidente Armando Pozzi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1 - Avverso il diniego di equo indennizzo per la patologia "-OMISSIS-" - motivato sulla base del parere del Comitato Verifica Cause Servizio-CVCS, secondo cui "trattasi di forma di -OMISSIS- che si estrinseca con disturbi di somatizzazione attraverso i canali -OMISSIS- scatenata spesso da situazioni contingenti che si innescano di frequente, su personalità predisposta. Non rinvenendosi, nel caso di specie, documentate situazioni conflittuali relative al servizio idonee per intensità e durata a favorirne lo sviluppo, l'-OMISSIS- non può ricollegarsi agli eventi invocati, neppure sotto il profilo concausale efficiente e determinante" - la ricorrente, quale dipendente del Ministero della Giustizia già in servizio presso la Casa circondariale di -OMISSIS- con qualifica di ragioniera e contabile, deduce i seguenti motivi.

I) Violazione dell'art. 97 Cost.; art.10 bis L. 7 agosto 1990 n.241. Difetto di istruttoria.

L'Amministrazione penitenziaria avrebbe dovuto comunicare - ex art. 10 bis - il parere della Commissione al fine di garantire l'esercizio delle facoltà previste a tutela del principio del contraddittorio.

II) Violazione dell'art.97 Cost.; art.11 D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461; art. 3 L. agosto 1990, n. 241. Carenza di istruttoria; difetto di motivazione; manifesta perplessità.

Il Comitato di Verifica avrebbe ritenuto non sussistente il nesso causale tra la patologia e la situazione di disagio lavorativo in ragione di un'asserita "predisposizione naturale" dell'interessata, senza tener conto dei comportamenti denigratori subiti sul posto di lavoro che hanno originato una situazione di forte disagio -OMISSIS-

In particolare, non si sarebbe tenuto conto:

a) della nascita e dell'aggravarsi della malattia, avvenuti nel periodo tra il 2004 e il 2007 nel periodo, cioè, in cui la ricorrente ha lavorato presso la struttura di -OMISSIS- subendo comportamenti discriminatori da parte della Direzione e degli altri colleghi;

b) dell'assenza di ulteriori eventi negativi in famiglia;

c) della decisione del Comitato di Verifica di non sottoporre la sig.ra -OMISSIS- a nuovo controllo medico;

d) del trasferimento presso l'Avvocatura dello Stato che ha permesso di non peggiorare lo stato -OMISSIS- della ricorrente.

Il tutto comprovato dalla relazione di parte della dott.ssa -OMISSIS-.

III) Violazione art.97 Cost.; artt. 5, 6, 7, 11, e 14 D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461. Manifesta perplessità.

Si contesta l'iter seguito dall'Amministrazione per l'adozione del provvedimento adottato ben oltre i termini stabiliti dalle norme in rubrica.

2 - L'amministrazione si è costituita in giudizio depositando un rapporto del Ministero dell'Economia per contestare la fondatezza delle censure mosse al suo operato dalla ricorrente, la quale, a sua volta, ha replicato con memoria.

Alla pubblica udienza del 20 aprile 2016 la causa è stata trattenuta in decisione.

3- I motivi di ricorso sono tutti infondati, alla luce della ormai nota e costante giurisprudenza in materia.

4 - Quanto alla pretesa violazione dell'art. 10 bis della L. n. 241 del 1990, la giurisprudenza maggioritaria condivisa da questo TAR ritiene che nel procedimento per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di una determinata patologia, l'Amministrazione non è tenuta alla comunicazione del preavviso di rigetto ai sensi dell'art.10- bis citato, sia perché detto procedimento è ricompreso tra quelli di natura previdenziale e sia perché ricorrono le condizioni previste dall' art. 21 octies L. n. 241 del 1990, atteso che il giudizio espresso dal Comitato di Verifica è sostanzialmente vincolante per l'Amministrazione, la quale non avrebbe potuto adottare un provvedimento diverso (ex plurimis, T.A.R. Calabria Catanzaro Sez. II, Sent., 06/05/2015, n. 778; Cons. Stato, Sez. II, 12 agosto 2013, n. 812; Cons. Stato, Sez. II, 24 dicembre 2012, n.2724; anche T.A.R. Torino (Piemonte), Sez. l, 12 dicembre 2014, n. 1991; T.A.R. Napoli (Campania), Sez. VII, 07 novembre 2014, n. 5749).

5 - Anche il secondo motivo è infondato, non avendo la ricorrente fornito adeguata prova dell'esistenza e dell'imputabilità di comportamenti costituenti causa o concausa della patologia denunciata dalla dipendente.

5.1 - Al riguardo, vale ricordare che secondo il costante orientamento della giurisprudenza amministrativa nella nozione di concausa efficiente e determinante di servizio possono farsi rientrare soltanto fatti ed eventi eccedenti le ordinarie condizioni di lavoro, gravosi per intensità e durata, che vanno necessariamente documentati e provati dal dipendente, secondo gli ordinari criteri di riparto dell'onere della prova. Sono esclusi dalla fattispecie indennitaria e dai fatti-eventi causativi di danno , quindi, le circostanze e le condizioni normalmente coerenti con la qualifica posseduta e le mansioni svolte, quali inevitabili -OMISSIS-, che costituiscono fattore di rischio ordinario in relazione alla singola tipologia di prestazione lavorativa ( cfr. T.A.R. Campania Napoli Sez. VI, Sent., 16/01/2015, n. 330; T.A.R. Puglia, Lecce, sez II, 11 aprile 2014, n. 936).

Nella specie la ricorrente - che ha svolto nel carcere di -OMISSIS- mansioni meramente burocratiche di ragioniera e contabile, ha lamentato condizioni di lavoro particolarmente gravose e fuoriuscenti dalle ordinarie mansioni; in particolare, ella lamenta, anche con il supporto di perizia postuma di parte redatta dalla d.ssa -OMISSIS-, "eventi altamente -OMISSIS-" .

A supporto di tale affermazione invoca anche le iniziative intraprese in sede civile per far cessare attività di -OMISSIS- da parte dell'amministrazione, nonché gli stessi ordini di servizio depositati in atti dall'amministrazione.

5.2 - Dalle predette documentazioni, tuttavia, non emergono quegli eventi eccedenti le ordinarie condizioni di lavoro, particolarmente gravosi per intensità e durata, solo in presenza dei quali la giurisprudenza, come detto, ravvisa la sussistenza del nesso di causalità tra evento -OMISSIS- e prestazione lavorativa.

In particolare:

a) dal verbale della Commissione Medica non sono registrati atti di sorta in danno dell'impiegata;

b) dagli ordini di servizio versati in atti non emerge elemento alcuno di prova circa possibili fattori di -OMISSIS-in danno della stessa dipendente: trattasi di semplici ordini di servizio con cui si individuano le mansioni e responsabilità da attribuire alla ricorrente (che la stessa si limita a lamentare apoditticamente come superiori alla propria qualifica), ovvero di atti generali di organizzazione del Nuovo Complesso Penitenziario (NCP) di -OMISSIS- relativamente all'Area amministrativo-contabile.

c) l'esistenza di un atteggiamento persecutorio sembra essere smentita proprio dall'avvenuto trasferimento dell'interessata presso altra amministrazione (Avvocatura dello Stato) si presume con il consenso e non con l'avversione dell'amministrazione cedente.

6 - Quanto, infine, alla pretesa violazione dei termini del procedimento - che nella specie sarebbe indebitamente durato oltre due anni - basti ricordare che è del tutto pacifico, in giurisprudenza, che i termini di un procedimento amministrativo, per essere perentori, devono essere espressamente indicati come tali nelle relative disposizioni normative che li riguardano; di conseguenza, in mancanza di tali indicazioni il termine predetto riveste mera funzione acceleratoria (semmai a fini disciplinari, risarcitori, o altro) e il suo mancato rispetto da parte dell'Amministrazione non produce l'illegittimità del provvedimento tardivo, cosicché il ritardo nell'adottare il provvedimento non comporta decadenza della potestà amministrativa, né illegittimità del provvedimento conclusivo del procedimento (per tutte: Cons. Stato sez. V, 14 aprile 2015 n. 1872; T.A.R. Lazio Latina Sez. I, Sent., 07/03/2016, n. 137; T.A.R. Toscana, Sez. I, Sent., 03/08/2015, n. 1153; T.A.R. Molise 4 dicembre 2015 n. 449; T.A.R. Lazio, sez. II, 6 luglio 2015 n. 9011).

7 - Il ricorso va conclusivamente respinto e le spese seguono doverosamente la soccombenza (art. 26 c.p.a.) e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Prima)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese ed onorari di giudizio liquidati in complessivi Euro 2.000,00 (duemila) in favore delle amministrazioni costituite.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art.22, comma 8 D.lg.s. 196/2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 20 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati:

Armando Pozzi, Presidente, Estensore

Bernardo Massari, Consigliere

Pierpaolo Grauso, Consigliere


Scritto da: Redazione
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