Gennaio 2017
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Don Luigi Melesi: "Il carcere è gestito da cani" Sappe: "E’ vero, ma le colpe non sono della Polizia Penitenziaria"


Polizia Penitenziaria - Don Luigi Melesi:

Notizia del 10/07/2013

in Houston abbiamo un problema

(Letto 3060 volte)

Scritto da: Donato Capece

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Tra le tante e tante notizie che ci interessano e che ogni giorno passo in rassegna, una in particolare mi ha colpito per la forma e i contenuti che ci riguardano.

Nello specifico mi riferisco ad una frase attribuita all’ex cappellano di Milano San Vittore in una intervista pubblicata dal settimanale Famiglia Cristiana.

Non ho potuto evitare di replicare alle opinioni espresse dal prelato come potete leggere nella lettera che ho indirizzato al Direttore del periodico editato dalla Conferenza Episcopale Italiana.


Spettabile redazione,
si parla ciclicamente dell’emergenza carceri del nostro Paese. Lo ha fatto e lo fa, periodicamente e meritoriamente, anche Famiglia Cristiana, settimanale molto letto nei nostri penitenziari italiani, da ultimo con l’intervista a don Luigi Melesi, ex cappellano di Milano San Vittore (n. 25 del 23 giugno 2013).

Mi ha colpito, in particolare, una delle risposte date a Fulvio Scaglione: “Il carcere potrebbe anche innescare il cambiamento, se fosse gestito nel modo giusto. Invece è gestito da cani. Ed è la vera università del delitto”. Ha ragione, don Luigi: l’istituzione carcere è gestita male. E le colpe, aggiungo, sono tante e diffuse.

Da addetto ai lavori, con oltre 40 anni di onorato servizio nella Polizia Penitenziaria, e da Segretario Generale del primo e più rappresentativo Sindacato dei Baschi Azzurri del Corpo, dico che quel che serve sono processi più rapidi (più del 37% dei circa 66mila detenuti oggi presenti nelle carceri italiane sono in attesa di un giudizio definitivo); l’espulsione degli oltre 23.200 detenuti stranieri presenti oggi in Italia; la detenzione nelle Comunità terapeutiche dei detenuti tossicodipendenti, che sono oggi 1 su 4 dei presenti. Non solo: il fatto che i detenuti non siano impiegati in attività lavorative o comunque utili alla società (come i lavori di pubblica utilità) favorisce l’ozio in carcere e l’acuirsi delle tensioni. Ricordo a me stesso che, secondo le leggi ed il regolamento penitenziario, il lavoro è elemento cardine del trattamento penitenziario e «strumento privilegiato» diretto a rieducare il detenuto e a reinserirlo nella società.

Ma in realtà, su questo e su molti altri temi penitenziari, c’è profonda ipocrisia. Tutti ad esempio, politici in testa, sostengono che i detenuti devono lavorare: ma poi, di fatto, a lavorare nelle carceri oggi è una percentuale davvero irrisoria di detenuti: meno del 20%, e peraltro prevalentemente in lavori interni alla struttura come addetti alle pulizie, cuochi, cucinieri e simili. Stare chiuso in cella 20 ore al giorno, senza far nulla, nell’ozio e nell’apatia, alimenta una tensione detentiva nelle sovraffollate celle italiane fatta di risse, aggressioni, suicidi e tentativi suicidi, rivolte ed evasioni che genera condizioni di lavoro dure, difficili e stressanti per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, sotto organico di ben 7mila unità.

I poliziotti e le poliziotte penitenziari italiani hanno salvato negli ultimi vent’anni decine di migliaia di vite umane in carcere, intervenendo tempestivamente e salvando la vita a chi ha tentato di suicidarsi (impiccandosi alle sbarre della finestra, inalando gas da bombolette di butano che si continuano a far detenere nonostante la loro pericolosità, avvelenandosi con farmaci, droghe o detersivi, soffocandosi con un sacco infilato in testa) e impedendo che atti di autolesionismo potessero degenerare ed ulteriori avere gravi conseguenze. Si pensi che nel solo 2012 ci sono stati in carcere 56 detenuti morti per suicidio (30 italiani e 26 stranieri) e 97 decessi per cause naturali (82 italiani e 17 stranieri). I suicidi sventati in tempo dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria sono stati 1.308. L’anno prima, il 2011, ha registrato morti per suicidio 63 detenuti e morti per cause naturali 102 persone ristretto. I suicidi sventati dagli agenti di Polizia Penitenziaria erano stati 1.003.

E’ allora importante per il Paese conoscere il lavoro svolto dai poliziotti penitenziari, è importante che la Società riconosca e sostenga l'attività risocializzante della Polizia Penitenziaria e ne comprenda i sacrifici sostenuti per svolgere tale attività, garantendo al contempo la sicurezza all'interno e all'esterno degli Istituti. Il nostro Corpo è costituito da persone che nonostante l’insostenibile, pericoloso e stressante sovraffollamento credono nel proprio lavoro, che hanno valori radicati e un forte senso d’identità e d’orgoglio. Persone che lavorano ogni giorno, nel silenzio e tra mille difficoltà ma con professionalità, umanità, competenza e passione nel dramma delle sezioni detentive italiane.

Altro che la vigilanza dinamica e l’autogestione delle carceri come vorrebbero il Capo DAP Tamburino e il suo Vice Pagano, progetto pericoloso se mantiene il reato della “colpa del custode” e sopprimendo contestualmente i posti di servizio della Polizia Penitenziaria in carcere a tutto discapito della sicurezza!
Ricordarlo, ogni tanto, è a mio doveroso.

Ai lettori di Famiglia Cristiana ma soprattutto a coloro che hanno il potere e l’autorità di assumere decisioni significative e concrete sui temi del carcere.
 

 


Scritto da: Donato Capece
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n. 5


Il Dipartimento può avere anche le sue idee giuste o sbagliate che siano, ma che senso ha se poi i Direttori continuano a fare i loro comodi togliendo il potere ai Comandanti e servendosi di loro??

Di  Michele Campobasso  (inviato il 22/07/2013 @ 12:35:02)


n. 4


Purtroppo gran parte dei nostri vertici è formato da persone indegne. Il problema si potrebbe risolvere in parte disertando tutte le cerimonie dove questi signori fanno letteralmente passerella. Persone Disgustose, in gran parte arricchite in carriera dalla legge Meduri, in parte collocati dai Partiti. Per le prossime volte lasciamoli parlare alle sedie vuote, perché è questo quello che meritano.

Di  mario64  (inviato il 10/07/2013 @ 20:42:40)


n. 3


Riallacciandoci alle dichiarazioni pubblicate da Famiglia Cristiana attribuite all'ex cappellano Melesi,direi che anch'egli in qualità di ex
dell'equipe responsabile della gestione di un carcere, abbia in qualche modo fatto parte del branco di cani che amministrano un carcere,dunque responsabile "morale" della cattiva gestione.E facile buttare fango su chi quotidianamente, senza mezzi ne difesa alcuna, all'interno delle sezioni detentive deve far fronte alle diverse problematiche che si presentano nella complessa e difficile gestione della sicurezza e del trattamento dei detenuti, responsabilità che ricadono unicamente sull'Agente della sezione, emblematico che tutta questa gente si riempia la bocca di ,per far vedere di conoscere la realtà del carcere,senza tener conto di quali siano le reali responsabilità dell'Agente di Polizia Penitenziaria in termini di applicazione delle leggi e dai regolamenti imposti dalle leggi dello Stato.Ieri hanno inaugurato il carcere di Sassari Bancali, il Cssa di Sassari e il Museo intitolato al collega Tommasiello nel parco di Tramariglio, e in quest'ultimo occasione che hanno dato il meglio di loro gli alti Dirigenti del D.A.P.anche lì, un mitico Educatore "Padrone" del PRAP della Sardegna pare abbia pensato bene di denigrare l'intero Corpo di Polizia Penitenziaria Ufficialmente innanzi alle Autorità,infatti in occasione dell'intitolazione alla memoria del povero Agente di Custodia Tommasiello, anziché ricordarne le sorti per aver dato la propria vita,approfittando dell'occasione,ha messo in scena una recita tratta dalle lettere dei detenuti, da far invidia ai più famosi attori del calibro di GASMMAN,SORDI,FABRIZZI, ecc.,riuscendo a strappare lacrime ai presenti Ministro,Capo Dipartimento, Provveditore, Amministratori, Autorità presenti alla cerimonia, umiliando ancora una volta gli invitati in appartenenti al Corpo,costretti ad ascoltare in silenzio senza possibilità di replica tanto da non lasciare altra scelta se non quella di abbandonare la cerimonia, il tutto senza che gli stessi vertici del D.A.P. e del P.R.A.P abbiano speso una sola parola nei confronti di chi ha dato la propria vita per garantire l'art. 27 della COSTITUZIONE e di chi tutti i giorni la rischia per affermare le leggi di questo Stato. COMPLIMENTI SIGNOR CAPO DEL DAP ! COMPLIMENTI SIGNOR PROVVEDITORE ! NON SIETE DEGNI DI RAPPRESENTARE LA POLIZIA PENITENZIARIA!

Di  UNIFORME IN BLU  (inviato il 10/07/2013 @ 18:55:17)


n. 2


Ho un vago sentore che gli atti in procura siano già stati mandati...

Di  Anonimo  (inviato il 10/07/2013 @ 12:31:19)


n. 1


Mi scuso per la non pertinebnza della risp, ma credo che si debba sapere (per chi ancora non lo sa e per chi sa ed ignora) lo "schifo" che stanno facendo con questi nuovi commissari.
Sarà molto probabilmente un grido nel buoi ma sarebbe da mandare tutto in Procura. I vice commissari sono stati mandati nelle sedi da loro indicate in DISTACCO ex art. 7. Cioè mi spiego meglio: sono stati "obbligati" a dichiarare il FALSO (di avere esigenze urgenti) e mandati nelle diverse sedi con status di "IN PROVA". Sono in prova anche ora dopo l'esame ed il giuramento: SCANDALOSO.
Mi chiedo i sindacati dove siano...ma ci stiamo rendendo conto ....è penale!

Di  abaticchio  (inviato il 10/07/2013 @ 10:33:29)




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