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Dov'è la sicurezza sul posto di lavoro della Polizia Penitenziaria?


Polizia Penitenziaria - Dov'è la sicurezza sul posto di lavoro della Polizia Penitenziaria?

Notizia del 12/05/2012

in Houston abbiamo un problema

(Letto 3517 volte)

Scritto da: Daniele Rosati

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Aggressioni, mancanza di tutela sul posto di lavoro per insufficienti forze, insalubrità dei luoghi di lavoro dovute alla carenza di fondi da destinare alle pulizie ed al ripristino delle condizioni di vivibilità dei luoghi di lavoro.

Basta Slogan, serve pragmatismo, coerenza e coraggio di cambiare!

Troppo immobilismo! La straordinarietà è divenuta ordinaria amministrazione, le ultime forze si stanno esaurendo e la situazione è ormai patologia cronica, la quale crea disagio lavorativo e disagio sociale, quel tipo di disagio da burnout che i Poliziotti Penitenziari portano con loro anche nella loro vita privata.

Da troppo tempo l’amministrazione Penitenziaria, analizza le problematiche che affliggono il sistema, ma é triste, veramente triste,  prendere atto di una vera mancanza di volontà di risolvere i problemi in maniera risolutiva.

Quello di cui si parla, è di un progetto serio e riformatore del sistema penitenziario Italiano, il quale vive da troppo tempo di interventi tampone, mentre sarebbe assolutamente indispensabile riflettere su un programma strutturato di riforma del sistema stesso.

Il principio edonistico, e la mentalità manageriale non può essere applicata al sociale, perché l’amministrazione Penitenziaria è una istituzione con vocazione altamente sociale,  ha un difficilissimo compito, riuscire nell’impresa di risocializzare i criminali, compito dove hanno fallito la famiglia, la scuola e la società.

Tale principio non può essere affermato risparmiando sulla sicurezza dei lavoratori, prevaricandone continuamente il diritto ad avere un posto di lavoro nel quale si senta tutelato, un posto di lavoro salubre ed edificante, un posto di lavoro che gli permetta ogni giorno di tornare sano e libero, sia fisicamente che moralmente nella propria dimensione sociale privata.

Nonostante il lavoro del Poliziotto Penitenziario sia un mestiere oggettivamente pericoloso, è doveroso garantire al personale una adeguata tutela, tutela che allo stato delle cose viene a mancare per mancanza di risorse finanziarie e di uomini.

Non è accettabile che in uno stato di diritto come quello italiano la sicurezza sul posto di lavoro sia lasciata al caso e la prevenzione sia soltanto uno slogan per ingannare le carte ed alleggerire le coscienze dei burocrati.

La questione è veramente Storica, dobbiamo registrare due grandi assenti, l’amministrazione penitenziaria e la Politica, istituzioni che fanno spallucce ai problemi tanto che la dialettica di confronto con le organizzazioni sindacali è diventato  soltanto un gioco perverso e veramente poco edificante.

Serve una politica che realizzi i progetti ideologici, prendendo atto che le attuali regole d’ingaggio non sono più adeguate a gestire la condizione di estremo disagio e di forte disorientamento delle strutture carcerarie Italiane.

Benché il sistema sia gravato da molteplici problemi ormai agli onori delle cronache, il senso del dovere e l’alto spirito di sacrificio del servitore dello stato ancora prevale nel Poliziotto Penitenziario, che ogni giorno tra mille difficoltà senza mezzi strumentali, senza una adeguata formazione, in luoghi insalubri, tra persone deviate, criminali malati di mente assicura con umanità la presenza della legalità.    

Ciò posto, questa situazione è matura e pronta per una rivoluzione ed ogni giorno in più di disattenzione per questo sistema, è soltanto un in meno per compiere quel passo coraggioso e disperato “dello scacco a Re”.


Scritto da: Daniele Rosati
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Commenti Commenti dei lettori

n. 8


Francesco Di Campli hai pienamente ragione credo che semmai dovesse accadere una cosa così spiacevole ti seguiremo in molti ....... caro collega , i sindacati ? ... e tu li vedi o li senti ?

Di  PEPPE indignato  (inviato il 17/05/2012 @ 09:57:48)


n. 7


Stessa cosa alla C,C, di Benevento, pur avendo piu' volte la segreteria locale del sappe evidenziato alla direzione il grave problema del fumo passivo,non è stato preso nessun provvedimento concreto.La segreteria generele Sappe, con una nota del 06.12.2011, ha invitato la Direzione ha prendere in considerazione la questione in modo tale da far rispettare la normativa antifumo , in particolar modo nei reparti detentivi. Siamo arrivati al 16.05.2012 e siamo ancora immersi in una cappa di fumo per tutta la durata del servizio!!!!! La salute sul posto di lavoro deve essere sempre tutelata .Ciao a tutti.

Di  Anonimo  (inviato il 16/05/2012 @ 21:04:12)


n. 6


... riguardo al fumo delle sigarette ..è veramente aberrante che nessuno pone il problema ... di divieto assoluto considerato che fumano cani e porci in galera a discapito dei poliziotti che nn fumano !! con 2 cartelli (vietato fumare ) i signori resp credono di aver risolto il problema ... siamo un esercito di fraciesckello .. questa è la realtà con tantissima e scarso rispetto dei colleghi ... come dice l'appuntato caputo ...!! si pensa solo oo carciratuuu ... i veri carcerati siamo noi ..ababndonati a noi stessii !!

Di  PEPPE indignato  (inviato il 15/05/2012 @ 21:55:56)


n. 5


ex fumatore!!!!! è dura non poter fumare in sezione , in ufficio e/o in altro posto di servizio.
per questo circa 6 anni fà decisi di smettere.
non mi arrabbio con chi si avvicina a me fumando semplicemente mi allontano, non entro in quei uffici dove qualcuno sta fumando ci ritorno dopo qualche minuto.......
purtroppo abbiamo un'amministrazione assente totalmente su questo tema. un'amministrazione che ha risolto il problema afflggendo alle pareti il cartello con indicazione "divieto di fumo" ma poi non ha attrezzato idonei locali per fumatori ecc....ecc.... non parliamo dei nostri colleghi...... buona giornata enrico fruncillo

Di  fruncillo enrico  (inviato il 14/05/2012 @ 08:45:30)


n. 4


chiedo venia, come precedente segnalzione, chiedo la pubblicazione dei miei dati: isp. rico massimo. grazie.

Di  Anonimo  (inviato il 13/05/2012 @ 13:57:56)


n. 3


condivido pienamente , purtroppo sembra una battaglia contro i mulini al vento , anche nell' istituto dove presto servizio molti per non dire moltissimi se ne sbattono e continuano a fumare anche durante l'identificazione nelle portinerie difronte a persone che vengono da fuori magari donne inciinta che magari non lo si vede ," anche se spesso richiamati ", dopo un ora si ricomincia ,anzi chi si lamenta è mal visto e considerato un rompiscatole. bisogna sempre andare oltre le nostre mura per avere comportamenti civili ? l'importante che quando siamo fuori siamo i tutori dell 'ordine !!!.

Di  Anonimo  (inviato il 13/05/2012 @ 12:13:57)


n. 2


condivido pienamente la tua battaglia. tuttavia per un fumatore (libera scelta soggettiva) stare in sezione per molte ore senza fumare credo sia dura. ma questo non può essere certamente un alibi per la "collettività". nel mio ufficio cmq non si fuma.auguri.

Di  Anonimo  (inviato il 13/05/2012 @ 09:46:40)


n. 1


Salve , sono un collega che presta servizio alla C C di Viterbo e ho iniziato una lotta contro il fumo passivo all'interno dei posti di servizio. Esiste una legge ben precisa ma nessuno la rispetta, ho fatto già due esposti alla Direzione ed il prossimo lo inoltrerò direttamente in procura. Vi sembra giusto tutto questo?
Cosa fanno i SINDACATI per tutelare la salute degli operatori?
I fumo passivo provoca tumori ai polmoni ( lo dichiara il Ministero della Sanità ), ma nessuno dice o fa niente.
IO SI!!!
Mi vergogno di chi sta a mani conserte e non fa niente.
Se un giorno scoprirò di avere un tumore ai polmoni dipeso dal fumo ( io che non fumo e che non frequento locali x fumatori ), beh so con chi me la prenderò, intanto a quel punto non avrò niente da perdere.

Di  Francesco Di Campli  (inviato il 13/05/2012 @ 08:58:58)




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