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Droni e sicurezza delle carceri: un problema sottovalutato come i telefoni cellulari?


Polizia Penitenziaria - Droni e sicurezza delle carceri: un problema sottovalutato come i telefoni cellulari?

Notizia del 31/05/2016

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Scritto da: Federico Olivo

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Il carcere è un luogo di contenimento delle libertà tra cui quella di poter comunicare liberamente con chi si vuole. Sicuramente a breve cambieranno molte cose e il carcere come lo conosciamo oggi, nei prossimi decenni è destinato a scomparire, ma uno spazio fisico in cui limitare la possibilità, se non altro per le persone che per quel tempo saranno considerate “pericolose” (e che non sono necessariamente le stesse che reputiamo tali oggi), ci sarà.

Nel frattempo, la Polizia Penitenziaria sta combattendo una guerra improba che è quella di individuare e debellare le comunicazioni effettuate attraverso i telefoni cellulari che, stando almeno alla frequenza dei rinvenimenti ufficiali di telefonini nelle celle, abbondano. Così come negli ultimi decenni la tecnologia ha fatto passi da gigante sulla miniaturizzazione delle schede e dei telefoni, altrettanti passi sono stati fatti sul versante degli strumenti tecnologici che possono scoprire e inibire le comunicazioni cellulari in una determinata area.

Il SAPPE sono anni che chiede la “schermatura” dei penitenziari, ma è sempre rimasto un appello che il DAP respinge con la scusa che non si può fare per non disturbare le comunicazioni dei centri abitati. In parte è vero, ma perché allora non schermare quantomeno le carceri che sorgono in estrema periferia?

Tra un discorso e l’altro però, sono più di dieci anni che nelle carceri di tutta Italia, detenuti più o meno pericolosi, utilizzano la telefonia cellulare. Qualche volta lo fanno per mantenere un legame con la famiglia, molto spesso utilizzano i telefonini per mantenere i contatti con la “famiglia” mafiosa.

Oggi però un altro tipo di tecnologia sta iniziando ad affacciarsi prepotentemente come strumento potenzialmente pericoloso per la sicurezza delle carceri ed è il Drone (termine tecnico internazionale UAV: Unmanned Aerial Vehicle, ma esistono diversi acronimi).

In Italia fino ad ora, a quanto ci è dato sapere, si sono verificati solo sparuti casi di droni che hanno tentato di introdursi dentro il perimetro di un carcere, ma all’estero, in sistemi penitenziari più “evoluti” come la Gran Bretagna, è un fenomeno in forte ascesa. Per le loro caratteristiche di dimensioni, prestazioni, facilità d’uso, i droni sono utilissimi per la consegna di pacchi a persone che non ne dovrebbero ricevere senza un adeguato controllo. Le merci possono essere di qualunque tipo: informazioni, farmaci, stupefacenti, ma anche armi.

Nei giorni scorsi un video della BBC, la tv pubblica inglese, ha mostrato le immagini di come un drone si è materialmente introdotto nel perimetro protetto del carcere e ha consegnato la droga al destinatario detenuto. Negli ultimi sei mesi del 2015 nelle carceri britanniche, è stata accertata la consegna con i droni di 750 coltelli ai detenuti.

Nel gennaio di quest’anno il Deputato Dario Ginefra del PD ha sollevato un’interrogazione parlamentare in cui accennava al possibile utilizzo di droni per la consegna di droga nel carcere di Bari. La risposta del Ministero c’è stata, ma non sulla questione dei droni che è presumibile pensare che venga considerata solo un argomento da fantascienza.

Eppure, se nelle carceri italiane i tanto sbandierati sistemi di anti-scavalcamento sono per la maggior parte non installati o non funzionanti (si scopre solo in caso di evasioni eclatanti?) figuriamoci quali potrebbero essere i pericoli per la sicurezza delle carceri se qualche malintenzionato iniziasse a consegnare droga (o altro) in carcere, attraverso sistemi di droni con telecamere, sensori infrarossi per eludere la sorveglianza (dinamica) o peggio, montare sistemi d’arma con controllo remoto.

Anche i costi giocano un ruolo importante e in commercio ormai ci sono droni molto efficienti che possono essere assemblati con altri sotto-sistemi e sensori anche loro sempre più economici.

Fantascienza pure questa? Per ora.

Fatto sta che la tecnologia lo consente. La Legge no, ma la tecnologia sì e in genere i criminali sono molto più attenti alla seconda che alla prima. Il fatto è che la tecnologia offre sempre più velocemente delle possibilità di intervento.

I droni potrebbero anche essere usati dalla Polizia Penitenziaria per controllo remoto dei perimetri del carcere, soprattutto di notte con sistemi di allarme sensibili agli infrarossi o in molte altre situazioni. La sfida nei prossimi mesi (non nei prossimi anni) sarà tra chi, il DAP, è responsabile della sicurezza dei penitenziari italiani e la criminalità, soprattutto quella organizzata, che proverà ad introdurre droga o armi in carcere. ...e come è stata affrontata la vicenda dei telefonini in carcere, di certo non fa ben sperare.

 

LE CONTROMISURE AI DRONI NEGLI USA E IN FRANCIA

Negli Stati Uniti il problema è molto più sentito, soprattutto per quanto riguarda il rischio di terrorismo (comune peraltro a tutte le Nazioni, di cui le carceri rappresentano un punto sempre molto sensibile), anche perché sono un paio d’anni ormai che adolescenti curiosi si sono cimentati a montare armi automatiche su droni dotati di telecamere che consentono di colpire obiettivi altrimenti irraggiungibili e senza il pericolo di subire l’eventuale risposta armata.

Per adesso sono solo droni di appassionati, di quello che viene comunemente considerato un hobby, ma ci sono stati casi di sorvolo di droni sopra la Casa Bianca, sopra lo stadio in occasione del SuperBowl, ma anche altri casi in cui dei droni si sono avvicinati a Sottomarini nucleari in rada o le stesse centrali nucleari statunitensi e francesi.

Sono dei casi imbarazzanti, ma che hanno mostrato tutta la vulnerabilità dei Governi di fronte ai droni. Per questo, USA e Francia hanno lanciato da tempo dei veri e propri bandi pubblici indirizzati alla comunità scientifica per progettare sistemi di difesa prefigurando un attacco terroristico con droni, interpellando anche diverse aziende, al fine di trovare un sistema per intercettare e al limite anche bloccare il volo dei droni. “Prendiamo la minaccia molto sul serio” ha detto il generale Denis Mercier, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare francese in una conferenza del 28 gennaio. “Non è tanto perché ci preoccupiamo per i droni utilizzati questa volta, ma a causa della crescenti possibilità offerte da questa tecnologia.” Le opzioni plausibili sono radar a bassa quota in grado di individuare i piccoli droni, equipaggiati con laser (tecnologia che pare essere già attiva in Cina) o scrambler radio con grande potenze per disturbare le trasmissioni di controllo, ma la cosa complicata è come riuscire ad ottenere il massimo dell’efficienza, con il minimo disturbo alle comunicazioni civili.

Negli USA comunque, anche la polizia ha iniziato a sfruttare le potenzialità dei droni. I poliziotti del North Dakota, un piccolo stato americano con meno di 700 mila abitanti, possono legalmente armare i loro droni, seppure con sistemi “non letali” come pallottole di gomma, spray urticanti o perfino taser. E’ logico suppore che anche le squadre di pronto intervento stiano sperimentando o già utilizzando i loro droni ...

 

DRONI: PRESTAZIONI E REGOLAMENTO ENAC

Per le loro caratteristiche di manegevolezza, dimensioni, velocità e stabilità, i droni vengono utilizzati sempre di più nell’industria cinematografica e televisiva. Serve personale specializzato per manovrare nel giusto modo un drone che monta telecamere mobili, microfoni direzionabili e sensori vari: anche più di un operatore per drone, ma le inquadrature sono davvero suggestive. Le applicazioni dei droni però non si limitano alle riprese, ma possono essere impiegati in molteplici ambiti: ricerca, agricoltura, protezione civile, etc.

Ci sono ormai in commercio a prezzi accessibili dei droni senza bisogno di essere pilotati, che seguono in automatico una persona in movimento. La persona che vuole farsi riprendere deve indossare un chip o anche una semplice app installata nello smartphone che rimane in comunicazione con il drone il quale rimane sempre ad una certa distanza, qualunque sia la direzione e la distanza che la persona decida di percorrere. Ci sono droni di qualunque dimensione, prestazioni e prezzi. L’importante da capire però è che i droni “economici” ormai possono raggiungere altezze di centinaia di metri, muoversi anche a decine di metri al secondo ed essere equipaggiati con diversi sensori.

Sempre per rimanere nel tema della sicurezza delle carceri, non è difficile programmare un piano di volo di un drone fornendogli le coordinate GPS di un carcere, posizionarlo sulla sua verticale, e fargli consegnare un pacco di notte in qualunque punto del penitenziario.

L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) ad aprile 2016 ha pubblicato il “Regolamento per i Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto” con cui disciplina l’uso dei droni in Italia. Il regolamento disciplina gli ambiti e le categorie dei SAPR (Sistemi Automatici a Pilotaggio Remoto) distinguendoli per massa al decollo e prestazioni e ambiti di utilizzo. La maggiore distinzione è tra aree “critiche” e “non critiche”. Per operazioni specializzate “non critiche" si intendono quelle operazioni che non prevedono il sorvolo, anche in caso di avarie e malfunzionamenti, di aree congestionate, assembramenti di persone, agglomerati urbani e infrastrutture sensibili.

Per tutto il resto si rimanda al Regolamento ENAC.


Scritto da: Federico Olivo
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