Maggio 2018
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Emergenza carceri: basta interventi tampone, bisogna costruire nuovi penitenziari


Polizia Penitenziaria - Emergenza carceri: basta interventi tampone, bisogna costruire nuovi penitenziari

Notizia del 01/06/2018

in Il Pulpito

(Letto 978 volte)

Scritto da: Giovanni Battista De Blasis

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Emergenza carceri.

Più che indicare la drammatica situazione del sistema penitenziario italiano l’espressione emergenza carceri mi sembra diventato un vero e proprio slogan.

Il titolo di un convegno? Emergenza carceri. Il titolo di un articolo? Emergenza carceri. Un’interrogazione parlamentare? Emergenza carceri. Una dichiarazione del Garante? Emergenza carceri. Un’agenzia di stampa? Emergenza carceri.

E si potrebbe andare avanti così con chissà quanti altri esempi ancora.

A forza di evocare questa disgraziata emergenza carceri abbiamo finito per trasformare il fenomeno da patologico a fisiologico.

Ebbene si... mi sembra proprio che l’emergenza carceri venga ormai considerata come una fisiologia del sistema penitenziario italiano.

L’opinione pubblica si è così abituata a sentire, e leggere, questa tarantella dell’emergenza carceri che ha finito per metabolizzarla come una caratteristica endogena dell’esecuzione penale italiana.

E quando parlo di opinione pubblica intendo anche i mass media, la politica e, purtroppo, perfino la maggior parte degli addetti ai lavori.

Quando la patologia si trasforma in fisiologia, si rischia che il sistema abituato a contrastare i fenomeni morbosi smetta di farlo perché i sintomi vengono percepiti come regolare funzionamento del proprio organismo.

In altre parole, se l’emergenza diventa normalità e lo straordinario diventa ordinario, finirà che dovremo rassegnarci a gestire il sistema penitenziario come un gigantesco caravanserraglio molto simile allo scenario della città-carcere inventata da John Carpenter nel film 1997 fuga da New York.

In quella fiction, però, non c’erano poliziotti penitenziari all’interno del perimetro detentivo.

Talvolta è anche un po’ frustrante analizzare ancora una volta le cause ed i motivi che hanno provocato la degenerazione del sistema penitenziario italiano, a partire dall’indulto concesso nel 2006 che, senza essere stato accompagnato da una riforma strutturale dell’esecuzione penale, è rimasto un provvedimento tampone fine a se stesso e senza alcun effetto frenante sulla crescita della popolazione detenuta.

Eppure, paradossalmente, c’è tuttora qualcuno che difende quel provvedimento considerandolo un "... atto di clemenza che ha fatto bene al carcere e alla società".

A sostegno di questa opinione, ho sentito citare una ricerca dell'Università di Torino secondo la quale "più carcere si fa, più si delinque".

Ricerca che, però a mio avviso, potrebbe condurre anche ad una conclusione opposta per la quale “più si delinque, più carcere si fa”.

Sempre a sostegno dell’opinione secondo la quale l’indulto del 2006 è stato un ottimo provvedimento, qualcuno afferma che sui trentamila detenuti usciti dal carcere il tasso di recidiva è stato soltanto del 28,4 per cento, meno della metà della percentuale della popolazione detenuta che non ne ha beneficiato.

Per questo motivo, secondo costoro, l'indulto avrebbe contribuito alla sicurezza collettiva.

Peccato che in questo ragionamento viene omesso di specificare che il tasso di recidiva degli indultati non tiene conto di chi è tornato a delinquere ma non è stato scoperto e, soprattutto, non accenna al fatto che se quasi diecimila indultati, su trentamila, sono tornati in carcere, l'indulto ha causato diecimila nuove vittime che, senza di questo, non avrebbero subito alcun reato.

Forse, ma proprio forse, sarebbe necessario sentire anche l’opinione delle vittime di questi reati (o, nei casi più gravi, dei parenti superstiti).

Peraltro, per rimanere in tema di ricerche universitarie, sarebbe opportuno ricordare quella della Bocconi che, qualche anno fa, arrivò alla conclusione che il sistema carcerario italiano è tanto costoso quanto inefficiente.

I risultati di quella ricerca provarono anche che la situazione è tornata critica, con la popolazione detenuta risalita ai livelli che spinsero all’indulto del 2006, e con un sovraffollamento causato dal fatto che l’aumento di ricettività (+5,5% negli ultimi dieci anni) non è stato proporzionato all’aumento di detenuti (+22%), in condizioni inaccettabili per i ristretti e per il personale che li sorveglia. 

Secondo i ricercatori, nel breve termine si può anche ricorrere a provvedimenti legislativi o procedurali, come amnistia e misure alternative alla detenzione, ma in un’ottica di lungo periodo la soluzione va ricercata nella gestione più efficiente delle carceri.

Per valutare l’efficienza del sistema, l’università ha studiato i dati di 142 carceri (su un totale di circa 200 esistenti in Italia).

La ricerca ha accertato una ridotta dimensione delle carceri italiane, l’ottanta per cento delle quali ha meno di 300 posti, mentre la popolazione detenuta è risultata essere il 130% della capacità ricettiva del sistema.

Il rapporto medio poliziotti penitenziari-detenuti è risultato essere di 0,85. La spesa per il personale rappresenta il 70% del costo medio per detenuto, con il rimanente 30% che copre vitto, spese mediche, strutture, ecc.

Elaborando i dati, infine, i ricercatori hanno realizzato la funzione di costo delle prigioni italiane, determinando un tasso medio di inefficienza pari al 2,5, ovvero le prigioni italiane spendono 2,5 volte più di quanto sarebbe necessario per essere gestite in modo efficiente. La spesa media per detenuto è chiaramente correlata al numero presente in un singolo carcere e, dato che l’80% dei penitenziari italiani ha meno di 300 posti, ci sono notevoli economie di scala che potrebbero essere sfruttate per guadagnare in efficienza.

In definitiva, dunque, i ricercatori indicano come soluzione ottimale quella di programmare nel lungo periodo la costruzione di carceri più grandi, e dunque più efficienti e, in una prospettiva più immediata, uno sforzo di ottimizzazione nell’utilizzo delle risorse, con la chiusura di istituti fortemente sottoutilizzati che porterebbe, in tempi relativamente brevi, a risparmi di spesa strutturali e non effimeri, stimabili in almeno un centinaio di milioni di euro.

A mio parere, ci sarebbe da ripartire, quindi, con quel piano carceri avviato nel 2011, per il quale furono stanziati 700 milioni di euro ma spesi solo 50, indirizzandolo esclusivamente verso la costruzione di nuovi istituti con maggior numero di posti, con iter più veloci e circuiti differenziati per la detenzione, in linea con i suggerimenti dell’università milanese.

E’ indispensabile, però, che questo, così come qualsiasi altro intervento strutturale sull’esecuzione penale, arrivi a compimento prima che questa stramaledetta emergenza carceri completi la sua mutazione genetica da patologica in fisiologica.

 

 


Scritto da: Giovanni Battista De Blasis
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Commenti Commenti dei lettori

n. 13


R. Al commento n.12
Tranquillo saranno costruiti su ex piattaforme petrolifere dismesse .

Di  Anonimo  (inviato il 07/06/2018 @ 18:25:23)


n. 12


Cosa serve costruire nuove carceri se ne abbiamo circa 40, mai aperte e alcune in fase di ristrutturazione? Cosa serveno nuove assunzioni, se il rapporto tra detenuti e operatori di Polizia in Italia è il più basso tra i paesi europei? A cosa serve questa ricetta e soprattutto chi la consiglia ai neo Ministri appena insediati, quando l'Europa ci commina multe salatissime proprio perchè l'Italia continua a disattentere le regole comunitarie? Ovviamente, le risposte ai tanti perchè sono facili da intuire, nuove assunzioni significa continuare nel tenere imboscati i tanti fannulloni, nelle scuole, nel DAP. PRAP ecc ecc. Ma questa è una prerogativa non solo nostra, a quanto vedo anche altre forze di Polizia adottano lo stesso piagnisteo e tutte all'unisono lamentano carenze di organico. Ricordo che sempre l'Europa ci descrive come il paese dalle mille divise, comminando anche qui salatissime sanzioni, eppure si continua nell'errore. Eppure, in periodo di magra si parlava di accorpamenti, razionalizazioni delle forze di Polizia, ora magicamente tutto è ritornato nuovamente apposto, tutti reclamano qualcosa, il motivo rimane un arcano. Pur tuttavia, rimanendo nel nostro ambito, ricordo che la (Regola 71), ovvero quella norma comunitatria alla quale il DAP e i sindacati non intendono ottemperare prevede che “Gli istituti penitenziari devono essere posti sotto la responsabilità di autorità pubbliche ed essere separati dall’esercito, dalla polizia e dai servizi di indagine penale”.Il commento a questa Regola aggiunge che: “è importante effettuare una separazione organizzativa chiara tra polizia e amministrazione penitenziaria. Giova evidenziare che nella maggior parte degli Stati europei, la polizia dipende dal Ministero dell’interno, mentre l’amministrazione penitenziaria dal Ministero della giustizia. Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa prescrive che “deve essere fatta una netta distinzione tra il ruolo della polizia e quello del sistema giudiziario, del pubblico ministero e del sistema penitenziario”.Il Codice Etico Europeo della Polizia (raccomandazione R(2001)10 del CoE) esclude esplicitamente la "polizia penitenziaria", anche se vi fa riferimento dicendo che essa "si limita a svolgere le proprie funzioni negli istituti di pena". Il Commento a questo testo evidenzia che in alcuni stati membri il personale delle strutture “correzionali” viene chiamato “polizia carceraria o penitenziaria” e questa categoria di personale non è trattata nella Raccomandazione.La Regola 6 della Raccomandazione prescrive che Il ruolo della polizia e del sistema della pubblica accusa, della magistratura e del sistema penitenziario devono essere nettamente distinti. Il Commento a questa Regola sottolinea l’importanza di una separazione del ruolo della polizia, che rappresenta “il primo anello della catena”, dagli altri elementi del sistema di giustizia penale.La successiva Regola 11 (“La polizia non deve assumere il ruolo del personale penitenziario, tranne in casi di emergenza”) è complementare alla Regola 6 ed è stata inclusa per sottolineare l’assoluta differenza tra le funzioni della polizia, che nella sua funzione giudiziaria si occupa della fase delle indagini pre-processuale, da quella del trattamento delle persone in attesa di giudizio o condannate anche se l’intervento della polizia può essere necessario in situazioni di emergenza. Le qualifiche personali, le procedure di reclutamento e la formazione devono essere molto diverse. Posto ciò appare evidente che la normativa comunitaria, distingue il ruolo della Polizia, rispetto al ruolo del personale che deve operare nelle carceri, addirittura ne individua una procedura di arruolamento e una formazione ben diversa. Ora e considerato che diverse Scuole di Formazione, sono dirette da personale Civile provenieti dal ruolo pedagogico, non è da escludere che le politica adottata dall'Amministrazione, approfittando della perenne lotta intestina tra sindacati, sia indirizzata alla trasformazione del Corpo adeguandolo agli standard comunitari.






Di  Gianluca CARUSO  (inviato il 07/06/2018 @ 05:00:44)


n. 11


Per chi è prossimo alla pensione non è convenievole partecipare al concorso vice sovrintendenti. Informatevi molto bene se siete prossimi alla pensione ci rimettete molto .

Di  Mario Giovanni Francese  (inviato il 06/06/2018 @ 10:45:49)


n. 10


Cara Direzione,Caro De Blasis,visto che il numero degli Assistenti Capo che parteciperanno al concorso per il Ruolo del dei Sovrintendenti (comma 1) sarà esiguo in quanto pensionati o prossimi..e considerato che i posti scoperti andranno nel comma 2 quello per Agenti/Assistenti e tenuto conto che anche i vincitori del comma 2, in base ai criteri di selezione,non sono più giovanissimi,almeno 40/45 anni,non sarebbe opportuno garantire la permanenza della sede a tutti i 2850 vincitori del concorso ? Anche perchè c'è carenza di Sovrintendenti in tutte le sedi. I vincitori del concorso saranno tutte persone con famiglia,non si tratta di un concorso alla vecchia maniera,con quiz a Roma e che pertanto potrebbe essere vinto anche da ragazzi di 23/24 senza aver il problema di un eventuale trasferimento in altra sede. In questo concorso al di la della Laurea o di aver vinto un concorso simile, conta molto l'anzianità. Pertanto di certo c'è il fatto che i vincitori sanno Assistenti capo con almeno 20 anni di servizio. L'amministrazione non ha valutato quanto rappresentato dal sottoscritto ? Non può estendere la garanzia della sede a tutti ?
Buon Lavoro.

Di  Il poliziotto penitenziario  (inviato il 05/06/2018 @ 22:10:52)


n. 9


Anziché costruire nuovi carceri sperperando soldi dei contribuenti perché non proponete l'allontanamento dal territorio Italiano di tutti gli extracomunitari delinquenti per tendenza .
Sarebbe ora che tutti i sindacati della polizia penitenziaria propongano cose fattibili per rimpatriare tutte quelle persone extracomunitari delinquenti per tendenza che delinquono nel nostro territorio Italiano.

Di  Io sto con salvino  (inviato il 04/06/2018 @ 19:10:04)


n. 8


Ok bene la costruzione di nuovi carceri , mi raccomando che li costruiscano in alta montagna molto in alta quota raggiungibili solo con funivia .

Di  Anonimo  (inviato il 02/06/2018 @ 23:17:40)


n. 7


Mi permetto di darvi un aiuto con indicazioni sulle costruzioni di nuovi carceri.
Nuovi istituti penitenziari si possono costruire con sistema ingegneristici usati per la costruzione delle piattaforme petrolifere , che invece di piattaforme petrolifere saranno piattaforme penitenziari che possono costruirsi nelle immediate vicinanze delle acque territoriali. Esempio nelle acque territoriali italiane ma vicine alle acque Libiche tunisine Marocchini e paesi Africani.

Di  Capo ingegnere piattaforme petrolifere  (inviato il 01/06/2018 @ 23:15:40)


n. 6


Così si cementifica il territorio inutilmente togliendo sempre più verde e meno terre da coltivare .
Se poi si devono costruire carceri che almeno vengano costruiti in regione della Valle D'Aosta alta montagna .

Di  Anonimo  (inviato il 01/06/2018 @ 13:51:47)


n. 5


Ricetta del buon senso.
Meno poliziotti in uffici meno poliziotti sindacalisti e più poliziotti in compiti di polizia.

Di  Anonimo  (inviato il 01/06/2018 @ 13:47:27)


n. 4


@Giovanni
non c'è nessuna relazione tra i soldi stanziati per l'edilizia penitenziaria e quelli che finanziano i rinnovi contrattuali e/o comunque le retribuzioni dei dipendenti pubblici. Tant'è che di 500 milioni di euro stanziati tra il 2011 e il 2014 per il Piano Carceri ne sono stati usati solo 50, ma gli altri 450 non li hanno certo lasciati a noi ...
Per quello che riguarda il rimpatrio degli stranieri sono perfettamente d'accordo con te ... se fosse possibile.
In realtà bisogna prendere atto che nonostante sono decine di anni che stiamo tentando di rimpatriare i recidivi o di far scontare le pene "al paese loro" ... non ci si riesce e continuiamo ad avere più di ventimila detenuti stranieri nelle nostre carceri.
Nel frattempo il sovraffolamento diventa sempre più asfissiante per i reclusi e per noi ...
Ecco perchè insisto sulla necessità di costruire nuove carceri ... anche in considerazione del fatto che si tratta di Grandi Opere che creerebbero posti di lavori e aiuterebbero in qualche modo a rilanciare la nostra economia

Di  GB de Blasis  (inviato il 01/06/2018 @ 11:33:30)


n. 3


Le risorse non spese nella costruzione di nuovi penitenziaria siano restituiti alla polizia penitenziaria per dare respiro alle famiglie della polizia penitenziaria dopo 9 anni di blocchi stipendiali, un rinnovo contrattuale non giusto , arretrati irrisori che tutt'oggi sono incomprensibile tipo trasmissione da scherzi a parte .

Di  Anonimo  (inviato il 01/06/2018 @ 10:23:44)


n. 2


Non sono d'accordo di costruire nuovi penitenziari . Sono già stati costruiti diversi nuovi padiglioni all'interno dei penitenziari . Sono state spese somme ingenti per i nuovi padiglioni che tra l'altro ad ogni loro apertura non sono venute meno critiche sindacali sulle carenze di personale . Piuttosto che costruire nuovi penitenziari serve una legge severa che allontani i detenuti extracomunitari nel loro paese d'origine . Le carceri sono colme di extracomunitari ultra recidivi , non si risolve il problema sicurezza costruendo penitenziari. Serve ripeto delle leggi buone e giuste che allontani dal territorio Italiano tutte le persone recidive che rappresentano un problema alla sicurezza dei cittadini Italiani .
La costruzione di nuovi penitenziari toglie le risorse per le assunzioni per rinnovo contrattuale e soprattutto alle pensioni nostre .
Lei come sindacalista non crede che i blocchi stipendiale sono serviti per la costruzione dei nuovi padiglioni .
Non può spiegarsi diversamente 9 anni di blocchi stipendiale pensioni ridotte con la conseguente perdita per i pensionati al 31.12.2015 di tutti i diritti del rinnovo contrattuale.
Cordiali saluti De Blasis Giovanni.

Di  Giovanni  (inviato il 01/06/2018 @ 10:17:25)


n. 1


Eccellente articolo. Tra i progetti già avanzati e le reali necessità sul territorio nazionale, a mio parere sono indispensabili i nuovi istituti nelle città di Bolzano, Brescia, Pordenone, Gorizia, Grosseto, NOLA (in primis), Campobasso, Isernia e Sciacca. Ringrazio Giovanni Battista De Blasis

Di  nexuno  (inviato il 01/06/2018 @ 09:50:28)




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