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Enrico Ragosa: come trattava i camorristi e mafiosi e come trattava il suo personale


Polizia Penitenziaria - Enrico Ragosa: come trattava i camorristi e mafiosi e come trattava il suo personale

Notizia del 17/11/2011

in Accadde al penitenziario

(Letto 11012 volte)

Scritto da: Beppe

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Il Capo continuò a girare gli istituti caldi della Repubblica, inviato dal Direttore Generale (oggi si direbbe: Capo del Dipartimento), per risolvere le più svariate problematiche. Io ebbi il privilegio e l’onore di accompagnarlo e di lavorare per lui in tante di queste occasioni.

Era giunta al Capo la notizia che due o tre camorristi, meglio conosciuti come “i boia delle carceri”, detenuti a Torino erano probabilmente in possesso di coltelli e avrebbero avuto intenzione di assassinare altri detenuti, sequestrando ove necessario delle guardie. Stavamo godendo un breve periodo di ferie estive ma, al richiamo del Capo, ci ritrovammo immediatamente a Torino: il Capo e tre di noi. Enrico decise di fare subito una passeggiata in sezione. Entrò per primo, noi appresso a lui. I tre camorristi ci videro e uno di loro disse: “No, Capita’, pure qua? Non è giusto!”. Erano memori del tempo in cui a Poggioreale, non appena sedammo la rivolta, per circa una settimana nelle ore mattutine noi, uomini di Ragosa, passavamo davanti le celle con delle ceste e i detenuti depositavano i loro coltelli o altre armi rudimentali. Ne raccoglievamo a bizzeffe. Non appena girammo le spalle per andarcene, tre coltelli furono lasciati scivolare sul corridoio, alla portata degli Agenti di servizio.

Nel cd braccio della morte, Ad Ariano Irpino, gli ultimi 12 detenuti in tutt’Italia sottoposti all’art. 90 (qualcosa di simile al 41 bis) attuavano ormai da circa un mese lo sciopero della fame per protesta contro il regime carcerario ad essi riservato. Alcuni erano i famosi boia delle carceri, altri i cd politici. Tra i politici figuravano appartenenti alla colonna genovese delle BR. Uno in particolare aveva in precedenza pedinato per due mesi il fratello del Capo, a Genova, credendo fosse Enrico. Poi qualcuno si era accorto dell’errore. Non furono capaci di localizzarlo perché il Capo, in quel periodo, cosciente del pericolo, non dormiva mai sotto lo stesso tetto. Non ricordo se fu proprio ad Ariano Irpino che un brigatista gli chiese: “Adesso, per pura curiosità, puoi dirmelo dove abiti!?”. Dopo le necessarie trattative, protrattesi fino alle 23,00 di quel giorno, i 12 decisero di terminare lo sciopero della fame. Ma non avevano fornelli in cella né cibarie. Io e un altro caro collega nonché amico ci recammo in città alla ricerca di una pizzeria. L’idea ovviamente era stata di Enrico. Il Direttore Generale rimase soddisfatto.

Quando lavorammo in Sicilia, prima a Trapani e poi a Palermo, per la preparazione del Maxi Processo dal punto di vista della sicurezza carceraria, il Capo ebbe modo di osservare i paesaggi della Sicilia, i terreni coltivati, gli uliveti, i vigneti. Le sue considerazioni erano sempre le stesse: “Questa è gente che lavora, gente che si spacca la schiena, gente che vive col sudore della fronte! Non è giusto che, per colpa di quattro mafiosi di merda, la Sicilia debba essere etichettata come terra di mafia!”. E con lui abbiamo fatto e facciamo ancora la nostra parte nella lotta alla mafia.

Se il buon Enrico, genovese, a Napoli era entrato subito nella mentalità dei campani, in Sicilia non fu da meno. E lo dimostrò ben presto quando, cioè, un esponente mafioso ebbe a lamentarsi con lui perché, a suo dire, “… il Signor Capitano Ragusa …” era stato la causa dell’emissione di un Mandato di Cattura del Giudice Istruttore di Trapani nei suoi confronti. Il Capo gli rispose con una metafora, cioè con lo stesso linguaggio dei mafiosi: “Lei deve sapere che a me piace la pastasciutta. Sono venuto in Sicilia per altri motivi, ma lei mi ha fatto trovare questo bel piatto di pastasciutta, e io non ho saputo resistere!”. Il mafioso fece un sorriso amaro e ingoiò il rospo senza poter ribattere.

Anche a Trapani Enrico si accasermò coi suoi uomini. E’ sempre stato mattiniero e, di conseguenza, lo eravamo anche noi. O meglio, la mattina ci aveva sempre svegliato, e continuava a farlo, uno per uno con una carezza e una tazzina di caffè: “Sveglia, amore. Ecco il caffè. Dai, su, che dobbiamo andare a zappare!”.

Lui vedeva sempre avanti nelle cose. Non so se questa prerogativa era uno dei motivi per cui ha sempre parlato molto velocemente. Quella mattina mi presentai nella sua stanza munito del solito block notes e della solita penna. Lavorava con noi, in quel periodo, il fratello di Enrico. Entrò anche lui in stanza. Il Capo incuteva sempre un po’ di timore. “Allora, Beppe”, disse il Capo, “facciamo questo fonogramma per la traduzione (non esistevano i fax in quel periodo), dunque: Da CC - Cap.no Ragosa – Trapani at Ministero eccetera, eccetera … Sì, per la traduzione, hai capito? Bene! Facciamone un altro …”. Me ne dettò una decina e, ogni volta che il Capo ci chiedeva “Capito?”, sia io sia il fratello annuivamo. “Bene, allora andate a zappare!”. “Comandi, Capo!”, e il fratello “Comanda, Enrico!”. Usciti fuori dalla stanza, chiesi al fratello se avesse capito tutto. Mi rispose: “Non ho capito una mazza!”. “Figurati io!” gli risposi. Rientrammo in stanza per farci spiegare nuovamente!

La pesca è una delle passioni di Enrico. E per quanto possibile, coinvolgeva anche noi. Un fine settimana d’estate lo trascorremmo a Favignana. Ci ospitò un amico. La Domenica mattina facemmo una levataccia, saranno state le quattro. “Sveglia, amore, il caffè. Su, andiamo a pesca.”. Canne professionali al seguito. Trascorremmo circa tre ore al molo senza vedere l’ombra di un pesce. Verso le 9,00 giunse un ragazzino di 12 anni circa, munito di un amo e una specie di filo che assomigliava vagamente a una lenza. In meno di mezzo minuto tirò su un grosso muggine. Rimanemmo stupiti, ma soprattutto mortificati e il Capo disse: “Saremo pure bravi guerrieri, ma da qui andiamocene e alla svelta!”.

Il Comandante ha sempre avuto nel cuore gli appartenenti al Corpo degli Agenti di Custodia. A Trapani, dove era stata nel frattempo ridata la dignità agli Agenti, il Capo aveva incaricato due suoi uomini per il ritiro, presso la Ceramica Ericina, dei Crest del Corpo che egli stesso aveva ideato e commissionato. Quel giorno andarono a ritirarne un bel po’. Il commerciante consegnò un regalino per il Capo, e qualche regalino per loro stessi. Il Bazzica, furbo napoletano e caro amico del Capo, ammonì Eugenio di non fare cenno ad alcuno dei regali, altrimenti il Capo li avrebbe requisiti. Gli disse: “, Euge’, tu entri nell’appartamento, lo distrai, e io passo dall’altro lato del corridoio e vado in Caserma. Così fecero. Il Capo conosceva bene i suoi polli. Eugenio entrò nella stanza del Capo ma non vide nessuno. Il Bazzica passò dall’altra parte del corridoio, ma non arrivò in Caserma perché trovò il Capo a sbarrargli la strada mentre gli diceva: “Dove cazzo vai con quella refurtiva? Posa l’osso!”. Eugenio abita a Trapani e il suo pegno fu quello di recapitare al domicilio del Capo alcune porzioni di lasagne fatte in casa. Le assaggiammo un po’ tutti. Sì, è così, il Capo. Fa il goloso ma poi divide.

Una cosa lo faceva andare in bestia: quando veniva a conoscenza che uno dei suoi tanti uomini sparsi nei vari istituti della Repubblica era bistrattato in qualche modo dai superiori. Batteva il pugno sul tavolo e diceva: “I miei figli non si toccano!”. Sì, ci considera suoi figli! A volte qualcuno effettivamente se la cercava, ma lui: “Anche se quello è un figlio scemo, è pur sempre mio figlio! Non si devono permettere di trattarlo così. Se necessario, lo punisco io!”. Naturalmente risolveva ogni problema ai suoi uomini.

Ha sempre tenuto agli Agenti di Custodia. Un giorno un Agente, la cui solerzia nel lavoro era nota, gli chiese udienza per un problema legato a un provvedimento disciplinare, emesso a seguito di un rapporto elevatogli per  una fantomatica infrazione sul muro di cinta. Il Capo lesse i fatti contestati e poi, preso il foglio, disse: “Non è buono neanche per pulirsi il culo!”. Chiarì subito la cosa col Direttore che, ovviamente, provvide in favore dell’Agente. Il Capo ama chi lavora.

Leggi anche: Omaggio ad un mito: Enrico Ragosa 

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Commenti Commenti dei lettori

n. 24


Ho avuto il piacere di condividere con quest'uomo tantissime missioni, anche di particolare rilevanza, che hanno sempre arricchito il mio bagaglio personale lavorativo. E' e sarà ineguagliabile nel tempo, non ci saranno più uomini come lui. Non è il caso di fare nomi dei 20 o della squadretta se abbiamo fatto o no la storia degli AA.CC. le emozioni che abbiamo provate sono rimaste nei cuori di ogni singolo ce ha lavorato con lui.-

Di  Maurizio  (inviato il 09/07/2015 @ 13:18:33)


n. 23


Ho sempre conosciuto per quello che era lecito sapere, le gesta della squadretta e oggi vedendo tutto questo mi emoziono, fra voi c'era mio fratello Giuseppe Centonze. Grazie Beppe.

Di  Renato Centonze  (inviato il 08/11/2014 @ 20:57:17)


n. 22


ho sempre avuto stima per lui, vista la notorietà che si trascinava dietro, benchè non l'abbia mai conosciuto personalmente. una volta penso di averlo intravisto nei corridoi al dap e lo guardavo con talmente tanta di quell'ammirazione che sicuramente avrà pensato, ma questo che vuole?
un caro saluto generale e tanti auguri. l'amministrazione rimpiange gente motivata e motivante che stava col fiato sul collo ai propri uomini e donne nel rispetto del lavoro di tutti. ormai non ci sono più persone così qua. ogni dirigente si sente indifeso e non tutelato e, di conseguenza, non difende e non tutela i suoi.

Di  Antonio  (inviato il 26/03/2014 @ 15:41:18)


n. 21


ci siamo arruolati sentendo parlare DEL GENERALE RAGOSA .... UN MITO .

Di  SARDEGNA  (inviato il 24/03/2014 @ 22:43:56)


n. 20


Anche tu carissimo Beppe.. hai ereditato il suo talento e il suo cuore gentile.. verso chi ti è stato a fianco..tu sei parte di chi ha segnato la storia degli anni 80..ti ricordo qui a Trapani..rimarrete "eroi"
Con tanta stima ed affetto
Enrico Pischedda

Di  Enrico Pischedda  (inviato il 29/01/2013 @ 19:32:58)


n. 19


Ho avuto l'onore ed il priviliegio di lavorare per la "leggenda" che come per tutte le leggenda sarà irripetibile. L'unità del gruppo di chi lavorava per lui è e sarà di esempio per le generazioni future. Da parte mia semplicemente GRAZIE e AUGURI per il pensionamento, per il Capo è ora di godersi la vIta e appendere la "zappa" al chiodo.
P.S. A noi ( sardi) ha sempre detto " che fortunati, state facendo i turisti nel continente e vi pagano pure"

Di  4 MORI  (inviato il 11/12/2011 @ 09:32:20)


n. 18


alla fine degli anni 70 , e , primi anni 80 a pianosa ho conosciuto comandanti della diramazione agrippa con le palle sotto, ( toto') / Dott. (Tommy) .
nel mio d.n.a. di poliziotto siete rimasti unici , insieme al generale che sentivo parlare bene .

Di  Allias DRAGO Matera  (inviato il 23/11/2011 @ 14:27:12)


n. 17


ADESSO PUGNO DI FERRO CON NOI AGENTI E GUANTI BIANCHI CON I DETENUTI

AMMETTIAMOLO DAI

I SOTTUFFICIALI DEL 2000 POVERI NOI

Di  PIERO  (inviato il 22/11/2011 @ 21:32:43)


n. 16


CIAO TIZIANO ..SONO G . X SCRIVERE UNA STORIA , PUO' ESSERE SOLTANTO L 'AVVOCATO ,,, E PENSO SIA LUI ,AL 100X100

Di  G  (inviato il 22/11/2011 @ 19:46:08)


n. 15


Ho avuto la fortuna e l'onore di lavorare per il Capo, anche se non nei carceri ma in quella bella avventura che e' stata l'Ugap. Un grazie a lui per tutto quello che mi ha insegnato e che ancora oggi mi torna sempre utile. Grazie Capo

Di  Marco  (inviato il 22/11/2011 @ 19:27:26)


n. 14


Se noi che abbiano avuto l'onore di lavorare con lui lo chiamiamo "capo" ci sarà un perchè: è stato sempre presente nel bene e nel male (centinaia di cazziatoni al giorno). grazie del modus operandi che ci hai inculcato. lisa

Di  lisa  (inviato il 22/11/2011 @ 19:09:27)


n. 13


peccato che oggi non c'è ne sono piu di questi comandanti
i nuovi capi, sono molto snob e non capiscono le problematiche delle carceri pensano solo agli alamari ed ammirarsi le stelle sulle spalle

Di  lupo  (inviato il 22/11/2011 @ 18:41:43)


n. 12


ho avuto la fortuna e ancor di più il piacere di aver conosciuto e operato con il capo in liguria ed esattamente a Imperia e oltre al capo, ho conosciuto e lavorato per qualche mese anche con il Bazzica,è stato bello e soddisfacente in quegli anni penso veramente che l'amministrazione di uomini così con le PALLE nei suoi uomini può fare la conta x mille volte e se ne riesce a trovare tanti quanto le dita di una mano si può ritenere fortunata. sono in pensione da qualche anno, ma ogni mio ricordo è posto verso gli agenti di custodia di allora,che con molti sacrifici eravamo soddisfatti del nostro operato giorno dopo giorno e orgogliosi di appartenere agli AACC.Grazie capo e sarai sempre nei miei ricordi. Peppe.

Di  Peppe  (inviato il 22/11/2011 @ 18:25:11)


n. 11


Capo si nasce, non si diventa.
con stima.

Di  vincenzo  (inviato il 22/11/2011 @ 17:20:35)


n. 10


Ho avuto il piacere di lavorare con il CAPO, esperienza indimenticabile. mancherà una figura al nostro Ministero insostituibile, ma soprattutto ci mancherà quel padre di famiglia che giustamente qualcuno ha voluto ricordare. Ciao Enrico e grazie di tutto.
Biagio di Busto Arsizio

Di  BIAGIO  (inviato il 21/11/2011 @ 19:29:50)


n. 9


io l'ho conoscuto il mitico capo,e con lui anche il grande totò colazzo,peccato che questi uomini non sonbo andati via e non hanno lasciato eredi a loro pari.

Di  Rugggiero  (inviato il 21/11/2011 @ 17:31:55)


n. 8


Ciao Beppe, domanda sei L'Avvocato?

sparviero

Di  tiziano pais  (inviato il 21/11/2011 @ 14:07:33)


n. 7


non lo conosciuto il generale , ma sentito parlare molto bene del suo operato .

Di  Allias DRAGO  (inviato il 20/11/2011 @ 22:14:31)


n. 6


Io l'ho conosciuto e li ho conosciuti e ne sono onorata.
E.

Di  Eugenia  (inviato il 20/11/2011 @ 19:40:01)


n. 5


CIAO BEPPE , SONO UNO DELLA ROSA DEI 20 CHE IL CAPO CI SVEGLIAVA CON LA TAZZINA DI CAFFE'. SONO ORGOGLIOSO DI ESSERE UNO DEI POCHI..ABBIAMO FATTO LA STORIA DEL CORPO AA CC IN PRIMIS IL BASCO AZZURRO CHE CONSERVO GELOSAMENTE COME PRESENTAZIONE . E POI TUTTO IL SERVIZIO SVOLTO X RIPRISTINARE ORDINE NEGLI ISTITUTTI PIU' CALDI

Di  G  (inviato il 20/11/2011 @ 13:29:58)


n. 4


Ho conosciuto il generale in un'occasione fieristica e ne sono rimasto affascinato. ha insegnato onore e senso del dovere a tanti suoi "figli" e io ho avuto l'onore di lavorare con un paio di loro.
E' stato un grande soldato che ha saputo addestrare ottimi poliziotti.

Di  maurizio  (inviato il 18/11/2011 @ 16:26:17)


n. 3


ma che avete deciso di farlo eliminare???????
e tenemocele per noi queste cose tanto lui ricorda benissimo con chi e come ha lavorato.
La gratitudine nei suoi riguardi da parte di chi lo ha conosciuto non necessità di pubblico elogio... Si misura negli sguardi e nell'aria che si respira quando qualcuno di noi ne parla e racconta aneddoti

Di  CORSARO  (inviato il 18/11/2011 @ 12:24:55)


n. 2


Ne ha fatte molte, sarà stato un eroe di altri tempi quando nessuno alzava il sederino dalla sedia per combattere la vera delinquenza nelle carceri, ma continuare a ricordare le gesta non serve a riportare in servizio un personaggio come il generale Ragosa, ma bisognerebbe fargli superare al meglio questo periodo che sarà probabilmente triste per lui. Probabilmente, in questo momento il caro Enrico pensa e ripensa a tutta una carriera che forse qualcuno alla fine non ha saputo apprezzare ed è per questo che almeno noi appartenenti al Corpo dovremmo isolare l'elite del palazzo che non ha saputo valorizzare uno come noi.

Di  maurizio giovannoni  (inviato il 18/11/2011 @ 00:48:26)




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