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Enrico Ragosa: Poggioreale settembre 1982


Polizia Penitenziaria - Enrico Ragosa: Poggioreale settembre 1982

Notizia del 09/11/2011

in Accadde al penitenziario

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Scritto da: Beppe

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Grazie alla straordinaria partecipazione di tanti e tanti colleghi, l’articolo di Nuvola Rossa dedicato al Generale Enrico Ragosa è stato uno dei pezzi più seguiti delle ultime settimana.
Peraltro, oltre alle decine e decine di commenti, abbiamo ricevuto anche alcuni contributi che narrano aneddoti ed episodi riconducibili alla carriera di Ragosa, che vogliamo pubblicare a più riprese.

Iniziamo con il racconto dei fatti accaduti a Napoli Poggioreale nel lontano 1982.


L’ANTEFATTO

Nei mesi di Agosto e Settembre 1982 la situazione della casa Circondariale di Napoli Poggioreale era diventata intollerabile per quanto riguarda l’ordine e la sicurezza interna. Tremila detenuti appartenenti alla NCO di Raffaele Cutolo ed alla Nuova Famiglia, composta da varie famiglie camorristiche contrapposte a Cutolo, si sfidavano all’interno del penitenziario con risse e sparatorie continue.
L’Amministrazione Penitenziaria centrale aveva tentato di ripristinare l’ordine all’interno del penitenziario inviando centinaia di Allievi Agenti dalla Scuola di Portici senza successo, tant’è che nel mese di settembre del 1982 il detenuto Ferrara Fortunato fu raggiunto da colpi di arma provenienti da un padiglione interno mentre si accingeva ad andare al colloquio con i famigliari.
Considerato che non era più possibile per lo Stato consentire una situazione di degrado simile, l’allora Ministro di Grazia e Giustizia DARIDA convocò il Direttore dell’ufficio Centrale dei detenuti, Cons. Giuseppe FALCONE, il quale propose d’inviare sul posto in nuovo staff direzionale in sostituzione del Direttore dell’istituto, del Comandante degli Agenti di Custodia dell’istituto e del Comandante Regionale sempre degli Agenti di Custodia.
Il 23 ottobre del 1982 furono inviati l’Ispettore Distrettuale CICCOTTI, il Direttore Giacinto SICILIANO ed il Capitano degli Agenti di Custodia Alfonso MATTIELLO, il quale fu il primo e l’unico Ufficiale ad avere l’incarico di Comandante di un istituto e contemporaneamente di Comandante Regionale.
Nei giorni successivi l’Ufficiale, resosi conto della situazione drammatica all’interno dell’istituto si fece inviare l’equipaggiamento completo di una squadra “SAI” composta da circa 20 unità di Agenti di Custodia, la quale era stata addestrata per interventi speciali, era presente nell’istituto ma senza alcuna disposizione d’impiego. Nei giorni immediatamente successivi iniziò un confronto durissimo con centinaia di detenuti che vagavano per l’istituto armati.
Vi furono diversi scontri a fuoco con i detenuti al punto da richiedere con urgenza assoluta l’invio di altre munizioni che furono portate da Roma con auto blindate. Dopo cinque giorni di scontri continui i detenuti compresero che lo scontro non era più possibile con il personale del Corpo e si rinchiusero nelle loro celle attendendo l’inizio delle operazioni di perquisizione generale.
In quei giorni a rafforzare il contingente di personale fu inviato a Napoli Poggioreale il Capitano Ragosa insieme ad altre unità di personale anziano che avevano già lavorato con lui in altre strutture penitenziarie.
Verso la metà di dicembre del 1982 a causa di contrasti sorti fra il Capitano Mattiello ed il Direttore dell’istituto, Dott. Siciliano, non fu più rinnovato il mandato di Comandante dell’istituto per l’Ufficiale che fu affidato al Maresciallo Ciro Granada.
Il Capitano Mattiello restò su Napoli in qualità di Comandante Regionale ed il capitano Ragosa restò a Napoli Poggioreale insieme ad un gruppo di persone, per alcuni mesi al fine di gestire la normalizzazione dell’istituto.


IL RACCONTO

"Lo conobbi nel 1982. Ci sarebbe molto da dire, ma mi piace ricordare qualche aneddoto sul Generale Enrico Ragosa alias: Lui, Furia, il Comandante, il Capo, Enrico, Papà, ecc. ecc. …

 

Poggioreale, Settembre 1982.

 

Il Capitano Enrico Ragosa giunse in un istituto allo sbando, che non aveva timone. Moltissimi Agenti di Custodia rimanevano a casa in malattia. Un solo Agente era in servizio al Padiglione Salerno, senza chiavi, e con 400 reclusi. Ciò valeva anche per le altre sezioni detentive. I camorristi avevano il carcere in mano. Nel giro di un mese due Agenti, liberi dal servizio, erano stati assassinati. Successivamente, un detenuto camorrista era stato ferito con un colpo d’arma da fuoco, mentre si recava alla Sala Colloqui, da un altro detenuto di frangia opposta. I camorristi erano armati. Ragosa, che era venuto con la sua cd “squadretta”, si ritrovò a disposizione anche una ventina di ragazzi ben addestrati all’uso delle armi, provenienti dalla Scuola di Cairo Montenotte. Usavamo dei nomi di copertura: Piedone, Garibaldi, Truciolo, Brigitte, Peppe l’Avvocato …

Uno di essi, in particolare, gli rompeva continuamente le “palle” per rappresentargli la mole di problemi riscontrati nei giorni precedenti. Si trattava di un Agente di Custodia, siciliano, con poco meno di due anni di servizio alle spalle. All’ennesima rottura di p…., Ragosa lo apostrofò gridando con la sua potente voce: “Zitto, tu! Chi sei?”. Il ragazzo rimase allibito, ma Ragosa tolse due stellette dalla sua tuta mimetica e le mise su quella dell’Agente e gli disse: “Adesso sì che possiamo parlare, collega!”. Ovviamente, dopo un minuto, le stellette ritornarono al loro posto. Ciò che successe dopo è storia: lo Stato si riappropriò del carcere e gli Agenti di Poggioreale ritrovarono la dignità e la sicurezza sul lavoro. Anche i detenuti comuni ci dissero: “Adesso possiamo farci la galera in santa pace!”.

Il Ministero, infatti, aveva nel frattempo disposto la traduzione a Pianosa di un centinaio di camorristi autori dei disordini. L’Arma dei Carabinieri era ancora competente per le traduzioni. Ricordo che un Capitano dei Carabinieri disse a Ragosa: “Non riuscirai mai a farli salire sui pullman!”. E Ragosa ridendo: “Non ho bisogno dei tuoi uomini, ho i miei! Piuttosto prepara le manette. Io te li porterò ai pullman”. La mattina delle traduzioni i pullman si presentarono alla porta carraia e, di lì a poco, si udì un rumore assordante: era quel centinaio di camorristi che in fila per tre,  agli ordini di quel semplice Agente siciliano e sotto lo sguardo attento e divertito di Ragosa, marciavano battendo per bene i tacchi per terra e si dirigevano ai pullman. Ai Carabinieri non rimase che ammanettarli in tutta tranquillità. Il Capitano dell’Arma dovette incassare il colpo.

La campagna napoletana durò più di un anno. Tanto ci volle per … ricostruire il carcere.  Ragosa si era accasermato insieme alla sua nuova squadra, formata dai “vecchi” e da alcuni dei nuovi Agenti venuti da Cairo Montenotte, i cd ragazzi della SAJ (Sezione Addestramento Judo). Sicuramente gli antesignani del GOM. Si lavorava giorno e notte, senza sosta. Si dormiva a spezzoni e, a volte, anche all’interno di qualche ripostiglio in sezione. Ma non soffrivamo. Il Capo ci diceva: “Un guerriero non dorme e non mangia, ma lavora sodo e in silenzio!”. E ce lo dimostrava col suo esempio!

Ricordo che facevamo i turni per le pulizie e in cucina. Nel poco tempo libero, Enrico si dilettava a cucinare il risotto. Stava lì per ore a rimestare il suo risotto in pentola, a volte lo rimestava qualcuno di noi per lui. Un appuntato pugliese, invece, sapeva cucinare solo le polpette al sugo. Così diceva. In realtà aveva chiesto aiuto alla consorte, per telefono. Ed erano sfottò, nell’ora di pranzo! Si disponeva di una tavola per una quindicina di persone. Quel giorno si mangiava il riso del Capo, e l’Appuntato pugliese vantò le sue polpette, a discapito del riso, in un momento poco opportuno. Il Capo era infatti preso dai molti problemi di lavoro per cui afferrò il suo piatto col riso e lo scaraventò contro il muro. Il riso rimase appeso alla parete, il piatto attaccato al riso. Cominciarono a scivolare verso il basso, lentamente. Ci guardavamo tutti attoniti e rimanevamo quasi sgomenti quando il capo si incazzava, ma quella volta guardammo la parete, poi l’Appuntato, poi il Capo e scoppiammo in una fragorosa risata. Il Capo per primo.

Talvolta, nel pomeriggio, veniva a trovarci in Caserma un altro Capitano degli Agenti di Custodia, campano, anche lui coraggioso, bravissimo e simpaticissimo. Era … di famiglia. Si intratteneva col Capo per discutere dei problemi di lavoro. Ogni volta che doveva uscire dalla Caserma, Enrico ci comandava: “Perquisitelo. Sono sicuro che ci sta fregando qualcosa!”. Non sbagliava. E giù le risate durante la perquisizione!

Il giorno in cui tornarono i camorristi da Pianosa per presenziare al processo, venimmo a conoscenza che alcuni di essi occultavano dei coltelli all’interno del loro intestino. Cosa fare? Non era da tutti saperli occultare in quel modo! Il Capo si fece venire l’idea, un breve consulto col Direttore e col Sanitario, e la decisione fu presa: raggi x per tutti. I … positivi vennero convocati, uno per uno, all’Ufficio Comando. Vennero recuperati sei o sette coltelli a serramanico. Un camorrista … depositò il suo. Il Capo gli disse: “Ti faccio i miei complimenti perché suppongo non sia facile espellere un coltello a comando. Ma dimmi: a cosa ti sarebbe servito?”. Timida risposta: “Per difesa personale!”. Il Capo: “Ah, capisco! E l’altro che hai ancora in corpo a che ti serve, a raschiarti il buco del culo? Vallo a cagare immediatamente!”. La lastra infatti mostrava due coltelli ben allineati. Quel detenuto, esponente camorrista, fece la classica figura di m…!

Si continuava a non dormire e a lavorare sodo. Tra i camorristi si era sparsa la voce che gli appartenenti alla “squadretta” assumessero chissà quali sostanze per rimanere svegli. Un detenuto calabrese, ma camorrista, ebbe invece a dire: “Ma quali sostanze e sostanze. Con un Capo come quello lì, certo che ce li ritroviamo dappertutto questi qui. E ci ha scovato i coltelli pure in culo! Questi sono uomini!

Terminò la campagna napoletana. I … vecchi tornarono presso le loro sedi e alcuni tra i ragazzi di Cairo Montenotte furono trasferiti a Roma."

Leggi anche: Omaggio ad un mito: Enrico Ragosa 

Leggi anche: Enrico Ragosa: come trattava i camorristi e mafiosi e come trattava il suo personale 

Leggi anche: Enrico Ragosa: Maxiprocesso, sequestratori e terroristi


Scritto da: Beppe
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Commenti Commenti dei lettori

n. 29


IO ERO LA CON IL MITICO CAPITANO RAGOSA ALL'EPOCA IO SONO UN ALLIEVO DEL 73° CORSO LA FAVORITA PORTICI MI RICORDO CHE QUANDO ABBIAMO CONQUISTATO L'ULTIMO PADIGLIONE CON LUI ABBIAMO GRIDATO FORZA GARIBALDI E UN MITO

Di  SEBASTIANO  (inviato il 09/07/2015 @ 15:31:50)


n. 28


milano san vittore marzo aprile 1982 comandante ragosa con 120 allievi sottufficiale riportò ordine ,e sfollarono 400 detenuti in due ore,è stato un piacere lavorare con lui,ho lavorato anche al carcere di la spezia dove fù trovata una pistola introdotta da un appuntato dei conti correnti anno 1982.

Di  mario  (inviato il 06/07/2015 @ 14:54:33)


n. 27


Una cosa mi rattrista che l'amministrazione a quei ragazzi del 73 corso che con il loro impegno professionale hanno contribuito a ripristinare ordine e legalità all'interno di poggioreale, non ha mai dato un gesto di riconoscenza l'unico complimento che serbo è del mitico Ragosa.
Silvano

Di  Silvano  (inviato il 30/06/2015 @ 12:37:36)


n. 26


Il Grande Enrico Ragosa non si può dimenticare, ricordo i fatti di poggioreale, io nel 1982 ero allievo agente a portici, ci mandarono in servizio al carcere per sedare quella rivolta dove purtroppo alcuni colleghi hanno dato la vita, ricordo il Grande Generale ragosa con stima e affetto professionale, sono orgoglioso di aver contribuiti con il mio impegno professionale al servizio di un grande uomo e del Corpo della Polizia Penitenziaria che con orgoglio ho fatto partesaluti a tutti gli allievi del 73 corso 1982

Di  Silvano  (inviato il 29/06/2015 @ 19:39:13)


n. 25


io cero 1982 ero allievo agente a portici e siamo andati a poggioreale a sedare la rivolta, in quella circostanza conobbi il Grande Capitano Enrico Ragosa grande uomo e grande Ufficiale sono veramente orgoglioso di aver dato il mio impegno professionale al servizio del Grande Capo Ragosa non potrò mai dimenticare saluti Silvano

Di  Silvano  (inviato il 29/06/2015 @ 19:13:47)


n. 24


ero li

Di  anonimo  (inviato il 16/01/2015 @ 16:12:16)


n. 23


ciao anonimo quindi ricordi quel 07/07/1982 ? successe una carneficina....chissa' se qualcuno degli agenti sequestrati insieme a mio padre si potessero fare avanti per conoscerci e raccontare le loro storie...sarebbe bello....

Di  Roberto  (inviato il 11/06/2014 @ 17:06:33)


n. 22


C'ero anche io 82 padiglione Milano

Di  Anonimo  (inviato il 28/04/2014 @ 18:25:31)


n. 21


Il mio papa' e' stato a poggioreale dal 1979 al 1987. Fu vittima di un sequestro nel 1982 nella sezione di massima sicurezza. Fortunatamente oggi e' in pensione.Chiunque si ricordasse di lui o di questo episodio sarebbe bello parlarne.Ufficialmente e' stato riconosciuto vittima del dovere.

Di  Roberto  (inviato il 18/04/2014 @ 19:02:12)


n. 20


ciao piedone , ti ho conosciuto nell'85 nel profondo sud, ho un ottimo ricordo di te per il tuo altruismo e professionalità ,ed anche la fiducia che mi ai concesso , un buon ricordo anche di tutti i colleghi che collaboravano con l'allora capitano.
un abbraccio

Di  Anonimo  (inviato il 23/03/2014 @ 14:27:40)


n. 19


Ho conosciuto il capitano Ragosa nel 82 a Poggioreaole venivo dalla scuola di cairo montentte un grande uomo umile e sempre a disposizione del personale un grosso augurio da uno dei 20 uomini del sai di cairo Montenotte nome in codice Luciola

Di  luciola  (inviato il 23/03/2014 @ 11:24:28)


n. 18


Bei tempi io sono stato con il capo chiamato anche furia x ben 9 anni da Poggio reale 82 e altri che sono tanti

Di  piedone  (inviato il 22/03/2014 @ 22:20:12)


n. 17


grande uomo con due palloni al posto delle palle

Di  domenico  (inviato il 28/03/2013 @ 12:20:38)


n. 16


ho avuto l'onore di conoscere e lavorare il "grande capo",devo dire che grazie a lui ho acquisito molta esperienza e professionalità,uomo di grande coraggio e di responsabilità,riusciva a farci sempre ridere nonostante l'enorme mole di lavoro,ricordo un frase quando gli chiesi che tipo di uomini avrebbe voluto nella sua cosiddetta "squadretta",la risposta fu immediata li voglio tutti possibilmente sordo-muti.Lo capii subito con lui il dialogo era solamente lo sguardo,cosa che misi in atto subito in quanto con il capo era solito dialogare con lo sguardo.Persona intelligente,furba e col fiuto facile,a palermo durante il maxi-processo alla mafia,era temuto sia dai mafiosi,nonchè da tutto il personale civile-militare che prestava servizio presso quella C.C. "UCCIARDONE",Istituto trasformato da hotel a 5 stelle a carcere duro.Comandi capo (capitano ragosa) grande uomo.

Di  salvo  (inviato il 27/03/2013 @ 22:29:20)


n. 15


ciao anonimo....quindi hai conosciuto mio padre presumo....lui e' stato vittima di un sequestro il 07/07/1982 a napoli....

Di  roberto  (inviato il 05/06/2012 @ 22:45:13)


n. 14


il 13 agosto 1982 ero io il v.brigadiere responsabile del reparto Milano possiamo vedere il mod 14 agenti

Di  Anonimo  (inviato il 08/05/2012 @ 21:44:33)


n. 13


ciao a tutti...cerco colleghi di mio padre che hanno lavorato con lui a Napoli Poggioreale dal 1979 al 1986.Attendo notizie.Roberto.

Di  Roberto  (inviato il 05/02/2012 @ 16:31:18)


n. 12


nessuno più scrive su questo articolo? eppure gli allievi- agenti del Corpo degli Agenti di Custodia del 73° corso ce ne sono ancora tanti in servizio.
Non dovremmo per caso chiedere un riconoscimento per quello che abbiamo fatto?
Forse è troppo tardi ma credo che ognuno di noi sia rimasto segnato da quella esperienza.
Credo che il Capitano RAGOSA può ancora fare qualcosa per noi.
Giacomo

Di  giacomo  (inviato il 27/12/2011 @ 19:13:42)


n. 11


Poggioreale settembre 1982 sono uno dei tanti colleghi che si trovava in quell'inferno in qualità allievo agente del 73 corso e nonostante la nostra inesperienza in quell'occasione abbiamo dimostrato tanto coraggio, determinazione e alto senso del dovere,qualità che nessuno ci ha mai rinosciuto.

Di  giacomo  (inviato il 27/11/2011 @ 14:31:05)


n. 10


vieni a sistemare milano -bollate

per prima i sottuffiali

Di  anonimo  (inviato il 23/11/2011 @ 22:34:57)


n. 9


io il grande capo lo conosciuto personalmente nel 1982 nel carcere di quel inferno di poggioreale,ma sentivo gia' parlare di questa meravigliosa persona ia come uomo che come comandante,io in quel inferno ci sono stato sia come allievo della scuola di portici che come agente di una squadra di intervento speciale.voluta con forza da una persona speciale come il direttore generale del corpo degli agenti di custodia il dott. ugo sisti.ma non parliamo di questa persona ma del cap. enrico ragosa un comandante con la p... maiuscola sia col personale alle sue dipendenze ,che coi camosci, io lo paragonavo ad un'altra persona,di quelle capacita'vi riccordate ( del prefetto mori mandato in sicilia dal governo fascista per scovare e dedare le faide dei mafiosi.come lo chamavano i mafiosi il prefett di ferro ) cosi si assomigliava il grande capo.vinisco cosi. un grazie per quello che a fatto per il personale di polizia penitenziaria,e da parte mia sono felice che dopo tanto duro lavoro,si godra' con serenita' la sospirata pensione.

Di  nome di battaglia il pazzo  (inviato il 23/11/2011 @ 21:59:32)


n. 8


nel carcere di poggioreale la prima sparatoria si è verificata il 13 agosto 1982 ero v. brigadiere e responsabile del reparto milano io ne so qualcosa potrei scrivere un libro

Di  antonio benemia  (inviato il 22/11/2011 @ 21:20:25)


n. 7


non ho avuto l'onore di conoscere il Capitano Ragosa ma da quanto ho letto e da quello che si sente dire negli Istituti , è evidente che è un grande uomo , mi auguro che ogni agente trovi sulla sua strada un uomo come il grande Ragosa

Di  salvo  (inviato il 20/11/2011 @ 19:13:44)


n. 6


ce ne vorebbe uno ogni istituto come il Capitano Ragosa.

Di  Jack  (inviato il 19/11/2011 @ 11:41:38)


n. 5


ho avuto la fortuna di conoscere un fratello quello eri per noi carissimo Capitano Ragosa ,con te il lavoro pesante ci sembrava leggero ed eri sempre pronto ad aiutare i colleghi ,un uomo leale e generoso ti portero sempre nei miei ricodi amico mio .un affettuoso saluto

Di  raimondo  (inviato il 17/11/2011 @ 01:45:33)


n. 4


e vero io in quel inferno cero anche io e la venuta del capitano ragosa si rivelo' fondamentale per riprenderci il carcere,oggi sono in pensione ma ricordo il capitano con grande affetto e stima

Di  domenico  (inviato il 13/11/2011 @ 12:00:43)


n. 3


Che dire io c'ero a sedare la rivolta nel carcere di poggioreale, ero un'allievo nella scuola di Porici ed ho avuto modo di apprezzare le capacità del Capitano Ragosa. Il carcere è cambiato perchè non ci sono più uomini come quelli del Cap. Ragosa ma li hanno sostituiti con quelli che sanno fare solo chiacchiere e convegni e mangiano alle spalle del sistema penitenziario ignorando la Pol Penitenziaria..Purtroppo però quelle immagini dell'agosto settembre 1982, mi sono rimaste dentro e le porterò in ricordi per tutta la vita..

Di  Angelo  (inviato il 10/11/2011 @ 21:17:41)


n. 2


questo e vereamente un uomo con le palle

Di  Anonimo  (inviato il 10/11/2011 @ 18:13:20)




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