Novembre 2016
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Epidemia di legionellosi nella casa circondariale Giuseppe Montalto di Alba.


Polizia Penitenziaria - Epidemia di legionellosi nella casa circondariale Giuseppe Montalto di Alba.

Notizia del 24/06/2016

in Interrogazioni parlamentari

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Scritto da: Redazione

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Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-08984
presentato da
TARICCO Mino
testo di
Venerdì 24 giugno 2016, seduta n. 641

   TARICCOROMANINIAMATOPRINA e OLIVERIO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   la struttura che ospita la casa circondariale Giuseppe Montalto di Alba, com’è noto, dal mese di gennaio 2016, è stata chiusa in seguito ad un'epidemia di legionellosi che ha causato il ricovero di alcune persone detenute;
   in quel frangente, l'amministrazione penitenziaria ha agito tempestivamente per consentire un intervento risolutore: nel giro di pochi giorni oltre 120 detenuti della struttura sono stati trasferiti in altri istituti, sulla base della territorialità della pena;
   il sindaco di Alba, con il preciso obiettivo di tutelare la salute pubblica, considerato che a quanto pare il carcere non è attrezzato per produrre uno shock termico nelle tubature dell'impianto idrico, aveva disposto «la sospensione immediata dell'erogazione di acqua calda sanitaria e la bonifica dell'impianto idrico con prodotti disinfettanti o trattamento termico in attesa della modifica radicale»;
   questi mesi di chiusura dell'istituto però, stanno purtroppo rischiando di generare l'avvio di un processo di erosione del capitale sociale e umano che la comunità albese aveva saputo costruire intorno al «suo» carcere: i volontari attivi all'interno dell'istituto albese in azioni a favore dei detenuti hanno dovuto sospendere le attività, benché abbiano continuato a mantenere vivi i contatti con molti di loro, anche tramite visita presso gli attuali luoghi di reclusione, ma risulta evidente che il collante tra città e casa circondariale da loro rappresentato, è sottoposto ad un inevitabile processo di indebolimento;
   dato altrettanto critico, è venuta meno al momento la disponibilità espressa da soggetti privati e del terzo settore di investire in eventuali percorsi lavorativi e di formazione: le stesse coltivazioni agricole, tra le quali un vigneto che produce il rosso da tavola «Vale la Pena», rischiano di essere compromesse, per quanto siano attive le cure di un piccolo gruppo di detenuti applicati ad Alba dal carcere di Fossano ai sensi dell'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario;
   grazie all'ausilio della rete dei garanti piemontesi, è inoltre emerso che ben poche delle persone detenute ad Alba sta proseguendo i percorsi formativi, scolastici e lavorativi di norma seguiti, benché, in una lettera del 7 gennaio 2016 sottoscritta dal garante comunale dei diritti dei detenuti di Alba, insieme al garante regionale, fosse stata espressamente richiesta una particolare tutela per quei percorsi, in quanto parte fondante del percorso di rieducazione volto al reinserimento sociale dei detenuti;
   allo stesso modo, parrebbe caduto nel vuoto l'auspicio formulato a suo tempo di non sottovalutare eventuali profili di responsabilità nella vicenda, per altro non nuova per il carcere albese, che ha messo a repentaglio in modo grave la salute di detenuti e lavoratori;
   si aggiunga a ciò l'inevitabile deterioramento che rischia di subire una struttura ormai da tempo «disabitata»;
   si unisce, inoltre, la difficile situazione e il disagio vissuto da buona parte del personale in riferimento alle incertezze sul loro luogo di lavoro, sommato alle voci preoccupanti che giungono da ambienti sindacali della Polizia Penitenziaria;
   a febbraio 2016 in occasione del question time in Assemblea il Governo ha rassicurato gli interroganti specificando: «è stato demandato alle competenti articolazioni ministeriali lo studio e l'elaborazione di progetti di ristrutturazione e adeguamento e sono già state formulate soluzioni di intervento. In particolare, considerata la priorità delle opere di sanificazione, l'amministrazione penitenziaria ha inserito i relativi interventi nel programma triennale 2016-2018»; e inoltre: «Nella consapevolezza della necessità di garantire nel modo più opportuno l'utilizzazione delle risorse necessarie, l'amministrazione ha avviato valutazioni tecniche di fattibilità per la predisposizione del progetto preliminare e l'individuazione delle modalità più utili a garantire la maggiore celerità nelle successive fasi di progettazione esecutiva, appalto, esecuzione e collaudo dei lavori affinché il carcere di Alba possa essere restituito in condizioni di assoluta sicurezza all'uso penitenziario il più presto possibile»;
   nel mese di marzo 2016 si è parlato di uno stanziamento per i lavori da parte del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria di circa 2 milioni di euro, ma, nonostante le numerose interlocuzioni verbali intraprese a vari livelli, non si avrebbero informazioni concrete e corrette sulla reale entità dell'investimento e soprattutto, sulle modalità e sui tempi dell'intervento;
   ad oggi il protrarsi della situazione insieme alla mancanza di informazioni dettagliate e comunicazioni puntuali, e l'assenza di una prospettiva, né ufficiale né informale, sullo sviluppo del progetto accennato, nonché sulle valutazioni delle risorse e sui tempi, hanno comprensibilmente generato apprensione in tutti i soggetti coinvolti, oltreché innescato un processo di erosione del percorso comunitario costruito negli anni dalla comunità albese intorno al proprio carcere –:
   se il Ministro interrogato sia conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritenga opportuno valutare iniziative volte a chiarire nel dettaglio la vicenda, così da poter dare, possibilmente in modo tempestivo, risposte concrete ai soggetti coinvolti, dai detenuti, agli agenti, agli educatori e ai volontari con specifiche informazioni su quale sia il progetto citato, sulle risorse da stanziare, sulle modalità di attuazione, sulle tempistiche di realizzazione e così via, in un dettaglio che permetta di inquadrare una situazione che risulta preoccupante, in quanto ad oggi priva di chiarezza;
   se non ritenga altresì opportuno agire con sollecitudine perché questo progetto si avvii, così che la città di Alba possa vedere riaperto e riattivato in tempi brevi un carcere moderno e sicuro per tutti gli operatori, riannodando così il filo di attività e percorsi messi in atto negli anni, che tanto di buono hanno generato sul territorio e per la comunità locale. (5-08984)


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