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Escluso dal concorso in Polizia Penitenziaria per obesità: DAP vince ricorso TAR


Polizia Penitenziaria - Escluso dal concorso in Polizia Penitenziaria per obesità: DAP vince ricorso TAR

Notizia del 16/01/2013

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima Quater)
ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1658 del 1999, proposto da
V.M. elettivamente domiciliato in Roma, via Emilia n. 81 presso lo studio degli avv.ti Erennio Parente e Giovanni Carlo Parente che lo rappresentano e difendono nel presente giudizio
contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell'Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio
per l'annullamento
dei seguenti atti:
a) decreto del 22/10/98 con cui il Ministero della Giustizia ha escluso il ricorrente dal concorso per l'assunzione nel Corpo di Polizia Penitenziaria, indetto con D.M. del 12 novembre 1996 pubblicato sulla G.U. - IV Serie Speciale n. 96 del 03/12/96, perché giudicato inidoneo per "obesità kg. 102,5 altezza cm. 167 - art. 122 lettera b) D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443";
b) D.M. del 12 novembre 1996 pubblicato sulla G.U. IV Serie Speciale n. 96 del 03/12/96, nella parte in cui prevede l'insindacabilità dei giudizi formulati dalle commissioni mediche;
c) Provv. 14 settembre 1998 con cui la commissione medica ha dichiarato il ricorrente non idoneo all'assunzione per obesità ex art. 122 lettera b) D.Lgs. n. 443 del 1992;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 dicembre 2012 il dott. Michelangelo Francavilla e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Fatto Diritto P.Q.M.

Svolgimento del processo

Con ricorso notificato l'08/01/99 e depositato il 06/02/99 V.M. ha impugnato il decreto del 22/10/98, con cui il Ministero della Giustizia ha escluso il ricorrente dal concorso per l'assunzione nel Corpo di Polizia Penitenziaria, indetto con D.M. del 12 novembre 1996 pubblicato sulla G.U. - IV Serie Speciale n. 96 del 03/12/96, perché giudicato inidoneo per "obesità kg. 102,5 altezza cm. 167 - art. 122 lettera b) D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443", il predetto D.M. del 12 novembre 1996 , nella parte in cui prevede l'insindacabilità dei giudizi formulati dalle commissioni mediche, e il Provv. 14 settembre 1998 con cui la commissione medica ha dichiarato il ricorrente non idoneo all'assunzione.
Il Ministero della Giustizia, costituitosi in giudizio con comparsa depositata il 13/02/99, ha chiesto il rigetto del ricorso.
Con ordinanza n. 677/99 del 24 febbraio 1999 il Tribunale ha respinto la richiesta cautelare formulata dal ricorrente.
All'udienza pubblica del 20 dicembre 2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Motivi della decisione

Il ricorso è infondato e deve essere respinto.
V.M. impugna il decreto del 22/10/98, con cui il Ministero della Giustizia ha escluso il ricorrente dal concorso per l'assunzione nel Corpo di Polizia Penitenziaria, indetto con D.M. del 12 novembre 1996 pubblicato sulla G.U. - IV Serie Speciale n. 96 del 03/12/96, perché giudicato inidoneo per "obesità kg. 102,5 altezza cm. 167 - art. 122 lettera b) D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443", il predetto D.M. del 12 novembre 1996 , nella parte in cui prevede l'insindacabilità dei giudizi formulati dalle commissioni mediche, e il Provv. 14 settembre 1998 con cui la commissione medica ha dichiarato il ricorrente non idoneo all'assunzione.

Con il primo motivo il ricorrente prospetta la violazione dell'art. 107 D.Lgs. n. 443 del 1992 ed eccesso di potere in quanto il bando di concorso prevederebbe che i giudizi d'inidoneità espressi dalle commissioni mediche sarebbero insindacabili da altra commissione medica, in contrasto con quanto stabilito dal citato art. 107, e il V. sarebbe stato irragionevolmente sottoposto a visita nel 1998 laddove la graduatoria sarebbe stata approvata nel 1997 mentre i requisiti di partecipazione avrebbero dovuto essere posseduti alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande.

La censura è inammissibile per difetto d'interesse perché in relazione alla causa d'inidoneità accertata dalla commissione in data 14/09/98 il riesame non avrebbe potuto apportare alcun elemento significativo a favore dell'interessato.
Per quanto attiene alla tempistica di svolgimento del concorso la stessa è ampiamente giustificata dai gravosi oneri cui è stata chiamata l'amministrazione, correlati anche all'elevato numero di aspiranti, laddove il V. non ha comprovato in che modo gli accertamenti effettuati nel 1998 lo avrebbero effettivamente danneggiato in relazione alla circostanza (obesità) accertata dalla commissione.
Con la seconda censura il ricorrente prospetta i vizi di violazione dell'art. 122 lettera b) D.Lgs. n. 443 del 1992 ed eccesso di potere sotto vari profili in quanto l'amministrazione avrebbe posto a fondamento della gravata esclusione una circostanza (obesità in relazione al peso accertato di kg. 102,500 in soggetto alto 167 cm.) in realtà insussistente e smentita, tra l'altro, dal servizio militare prestato dal V. per più anni.
Il motivo è infondato.

Dall'esame degli atti non è emersa l'erroneità dell'accertamento effettuato dalla commissione anche perchè la certificazione medica allegata all'atto introduttivo (ove il peso dell'interessato è stimato in kg. 85,00) risale al 05/01/99 e, quindi, ad alcuni mesi dopo la visita effettuata dalla commissione, al pari degli altri certificati del 13/10/98 e 13/11/98, per altro, prodotti per la prima volta solo in allegato all'istanza di riesame del provvedimento cautelare depositata dal ricorrente il 16/07/99.
Proprio l'arco temporale intercorrente tra la visita della commissione di concorso e gli accertamenti su cui si fondano i citati certificati impedisce di ritenere che questi ultimi possano essere ritenuti probanti dell'inesistenza della causa di esclusione non potendosi ragionevolmente escludere che, nelle more, il ricorrente si sia sottoposto volontariamente ad una terapia dimagrante.

Per lo stesso motivo non risulta attualmente possibile alcuna attività istruttoria idonea ad accertare l'oggettiva erroneità del gravato provvedimento di esclusione.
Con il terzo motivo il ricorrente prospetta il vizio della motivazione e l'irragionevolezza e l'ingiustizia dell'azione amministrativa in quanto il provvedimento impugnato non avrebbe tenuto conto degli effettivi presupposti di fatto e dei precedenti giudizi d'idoneità formulati dalle commissioni mediche che nel corso degli anni avevano sottoposto a visita il V..

La censura è inaccoglibile in quanto, come già precisato, dagli atti di causa, non sono emersi elementi comprovanti l'oggettiva erroneità dell'accertamento espletato dalla commissione di talchè l'indicazione - presente nei gravati provvedimenti - dell'obesità, desunta dal rapporto tra peso ed altezza dell'aspirante, come causa d'inidoneità ex art. 122 lettera b) D.Lgs. n. 443 del 1992 costituisce motivazione idonea ex art. 3 L. n. 241 del 1990 a palesare l'iter logico-giuridico seguito dall'amministrazione ai fini della decisione.
A ciò si aggiunga che, le precedenti valutazioni effettuate da organismi analoghi nel corso degli anni passati non potevano assumere rilevanza ai fini degli accertamenti medici propedeutici all'assunzione nel Corpo di Polizia Penitenziaria in ragione dell'astratta variabilità del fattore ponderale.

Per questi motivi il ricorso è infondato e deve essere respinto.
La peculiarità della vicenda oggetto di causa giustifica, ai sensi degli artt. 26 D.Lgs. n. 104 del 2010 e 92 c.p.c., la compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:
1) respinge il ricorso;
2) dispone la compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
 

 


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