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Ferragosto in carcere: quel filo sottile tra sensibilita' e ipocrisia


Polizia Penitenziaria - Ferragosto in carcere: quel filo sottile tra sensibilita' e ipocrisia

Notizia del 30/09/2010

in Il Commento

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Scritto da: Roberto Martinelli

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68.749. E’ il numero dei detenuti che erano presenti il 22 settembre scorso nelle oltre 200 carceri italiane. 
E’ il numero più alto mai registrato nella storia del Paese. 
Tutte le Regioni italiane hanno abbondantemente superato la capienza regolamentare, quella cioè per si è stimato che un carcere possa funzionare correttamente seguendo i dettemi della nostra Costituzione. 
Da tempo il SAPPE sta perseguendo una campagna di diffusione di questi dati per far conoscere all’opinione pubblica la reale situazione che migliaia di Poliziotti Penitenziari sono costretti a fronteggiare 24 ore al giorno. Ed è principalmente solo grazie alla professionalità e al senso dello Stato che hanno le migliaia di poliziotti penitenziari - carenti in organico di più di 6mila unità - che si riescono a contenere i disagi e le proteste delle quasi 69 mila persone detenute. 
Il settore penitenziario è l’ultima fase di un processo di politiche sulla giustizia. Se questo settore è al collasso, come i dati dimostrano ampiamente, significa che qualunque provvedimento a monte verrà avvertito in carcere solo dopo alcuni mesi. 
Non ha prodotto, ad esempio, alcun provvedimento o effetto deflattivo lo stato di emergenza nazionale delle carceri proclamato con un decreto del Governo il 13 gennaio 2010. La situazione oggi è tale che la Polizia Penitenziaria ha dato fondo a tutte le risorse e a tutti i sacrifici. 
Se la politica non interverrà al più presto è certo che il prezzo più alto lo pagheranno le migliaia di appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria e le loro famiglie. I politici che hanno dato bella mostra del loro interessament” ai problemi del carcere in occasione dello scorso Ferragosto hanno l’obbligo politico e morale di trovare al più presto una soluzione, magari ascoltando anche le proposte di chi, come la Polizia Penitenziaria, in carcere ci lavora 24 ore al giorno 356 giorni l’anno. 
Ne hanno l’obbligo per non confermare quello che molti pensano e che l’ex magistrato di Sorveglianza Alberto Marcheselli ha scritto su Il Giornale: e cioè che gli ipocriti dell’emergenza carceri protestano solo d’estate…
A più di un mese da quelle visite, infatti, non abbiamo visto nulla di concreto. E nulla di concreto era stato fatto dopo l’analogo Ferragosto in carcere dello scorso anno. 
Abbiamo assistito alle solite denunce di una situazione insostenibile per i detenuti e qualche interrogazione parlamentare, ma se questo è l’unico risultato di una mobilitazione che ha avuto ampia visibilità mediatica, allora era meglio evitare quella passerella di celebrità, che ha generato molte aspettative nei confronti delle persone detenute e che ha sfruttato ancora di più il lavoro della Polizia Penitenziaria chiamata ad un lavoro straordinario che non è nemmeno più pagato. Qualche ulteriore considerazione la merita proprio l’happening di Ferragosto ideato dai Radicali (ma che in realtà vede i politici in visita nei penitenziari nei giorni immediatamente precedenti il 15 agosto, perchè è notorio che il 16 di agosto i giornali non escono...). 
Sono stati quasi 200 i parlamentari e consiglieri regionali che quest’anno hanno visitato le carceri per  toccare con mano la tensione ed il malessere che serpeggia nei penitenziari a causa del sovraffollamento dei detenuti e della carenza di Poliziotti Penitenziari, ma ci dispiace sottolineare il fatto che siamo quasi certi come una buona azione che dovrebbe servire a sensibilizzare il Palazzo e gli Enti locali sulla preoccupante situazione di sovraffollamento che si vive nelle carceri (come peraltro accaduto già lo scorso anno) si sia in realtà tramutata in una inutile ed ipocrita passerella mediatica, occasione in cui ci si è stracciati le vesti per qualche minuto davanti alle telecamere e taccuini. 
Bisogna avere il coraggio di dire basta a chi vorrebbe confinare e relegare nella terra sconosciuta del penitenziario tutte le contraddizioni di una classe politica che promette alla gente più sicurezza ma dimentica colpevolmente le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che lavorano quotidianamente in prima linea nelle carceri italiane con mille difficoltà e gravemente sotto organico.  
Quando nel 2009 i radicali fecero propria una iniziativa che  il SAPPE sollecitava dal 2000 (e cioè coinvolgere le Istituzioni a solidarizzare con le donne e gli uomini del Corpo almeno nel giorno tradizionalmente dedicato alle ferie estive, e cioè a Ferragosto) il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria la salutò con grande interesse, poiché tanta era la speranza di portare alla ribalta un mondo che viene sistematicamente censurato e dimenticato. 
Invece  dopo un anno siamo in una situazione  più drammatica e nessuno fa nulla, nonostante le tante promesse, i buon intendimenti ed i fiumi di inchiostro versati. 
Già lo scorso anno rivolgemmo ai tanti rappresentanti dei cittadini che recarono in visita lo scorso Ferragosto in carcere l’invito e il monito a non sottovalutare la portata storica del loro gesto. 
Ricordammo che il Corpo di Polizia Penitenziaria ha mantenuto (e mantiene) l’ordine e la sicurezza negli oltre 200 penitenziari nazionali a costo di enormi sacrifici personali, mettendo a rischio la propria incolumità fisica, senza perdere il senso del dovere e dello Stato nonostante vessati da continue umiliazioni ed aggressioni, da parte di una popolazione detenuta esasperata dal sovraffollamento e da politiche repressive che non hanno avuto il coraggio e l’onestà politica ed intellettuale, di riconoscere i dati statistici e gli studi Universitari indipendenti, su come il ricorso alle misure alternative e politiche di serio reinserimento delle persone detenute attraverso il lavoro, siano l’unico strumento valido, efficace, sicuro ed economicamente vantaggioso, per attuare il tanto citato quanto non applicato articolo 27 della nostra Costituzione. 
Dicemmo, ancora, che l’intero Corpo di Polizia Penitenziaria era allo stremo e che per questo, per le aspettative generate dalla risonanza mediatica che raggiunse l’iniziativa delle visite in carcere dei Parlamentari e degli Eletti negli Enti locali rischiava di trasformarsi in un gigantesco boomerang se non si sarebbe tradotta  in iniziative concrete sia da parte dell’Esecutivo che della Sovrana attività Parlamentare. 
Ma non è cambiato nulla, ora come allora. Forse perché, proprio come ha scritto Marcheselli su Il Giornale, i commenti di chi ha visitato le carceri nei giorni estivi si sono spessi ridotti ad essere «slogan vuoti e improvvidi destinati alla fine triste degli ombrelloni a fine estate.» 
Ed ha ragione anche quando scrive che «i condannati fuori sono più dei detenuti in carcere. In carcere stanno moltissimi poveracci, ma ciò non dipende dal codice, ma dall’assenza di supporti (casa, lavoro) che escludano la recidiva. Il degrado, dove c’è, non si risolve per legge, punitiva o premiale che sia, più che per magia. L’edilizia penitenziaria è una risposta logica, ma trascura di domandarsi se non sia più produttivo ed economico migliorare controlli e supporti delle misure alternative. Analisi impossibile, per ragioni che è forse malizioso indagare: in Italia non esiste alcuno studio nazionale, consolidato e scientifico, del fenomeno della recidiva. Non vale però la pena di affannarsi troppo: a settembre ricominciano attività parlamentare e processi vip e, diceva Fabrizio de André, dopo esserci indignati e impegnati, potremo gettare la spugna con gran dignità.»
Io voglio pensare che non abbiamo una classe politica così cinicamente assente e indifferente ai problemi penitenziari e auspico che coloro i quali hanno potuto rendersi conto dal vivo cosa significhi vivere e lavorare in carcere si impegnino davvero per trovare una soluzione al sovraffollamento.Il tempo sarà testimone.
 

 


Scritto da: Roberto Martinelli
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