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Focus su: batteri, virus e malattie infettive nella carceri. Poliziotti e detenuti a rischio contagio


Polizia Penitenziaria - Focus su: batteri, virus e malattie infettive nella carceri. Poliziotti e detenuti a rischio contagio

Notizia del 09/12/2016

in Houston abbiamo un problema

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Scritto da: Redazione

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L'articolo originale è apparso su cid.oxfordjournals.org  e si riferisce alla situazione delle carceri USA, ma le problematiche e i rischi della salute di chiunque frequenti il carcere (Poliziotti, detenuti e altri), valgono anche per le carceri italiane.

L'articolo originale: cid.oxfordjournals.org

 

Rispetto alle persone in libertà, i detenuti di recente hanno mostrato un aumentato della prevalenza di infezioni umane da virus dell’immunodeficienza, da virus dell’epatite B, dell’epatite C, della sifilide, della gonorrea,della clamidia e da Mycobacterium tuberculosis.

Durante la prigionia, i detenuti sono esposti ad un a rischio maggiore di acquisizione di agenti patogeni, malattie sessualmente trasmissibili, di infezioni da Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), e infezioni da organismi presenti nell’aria, come il M. tuberculosis, il virus dell’influenza, e il virus varicella-zoster.

Questo articolo presenta una breve rassegna di alcune delle più importanti sfide di controllo delle infezioni e delle opportunità all’interno delle carceri.

La maggior parte delle carceri e delle prigioni sono state costruite per massimizzare la sicurezza pubblica, non per ridurre al minimo la trasmissione di malattie o per fornire in modo efficiente l’assistenza sanitaria.

Le probabilità di trasmissione di microrganismi potenzialmente patogeni aumenta con l’affollamento, con i ritardi nella valutazione medica e del trattamento, con l’accesso razionato al sapone, all’acqua e alla biancheria pulita, con l’insufficiente competenza del controllo delle infezioni e con i divieti contro l’uso di collaudati strumenti di riduzione del danno come ad esempio preservativi e siringhe sterili.

Il trasferimento brusco di detenuti da un luogo all’altro complica ulteriormente la diagnosi di un infezione, l’interruzione della trasmissione, il riconoscimento di un focolaio e l’eradicazione della malattia. L’alta prevalenza della malattia mentale tra i detenuti spesso complica la corretta gestione delle malattie contagiose.

Precauzioni standard e informazioni base sulla trasmissione in istituti penitenziari

Carceri e prigioni spesso mancano di aree sufficienti per il lavaggio delle mani. Una singola struttura ospita spesso i detenuti che necessitano di cure e che includono sia infermerie che strutture di salute mentale e ospizi. Sviluppare strategie di controllo delle infezioni che possono essere implementate facilmente in tali impostazioni complesse possono mettere in difficoltà anche i professionisti nel controllo delle infezioni più preparati.

 

Le cucine

Malattie di origine alimentare a causa di Norovirus, Campylobacter, Salmonella, Shigella, Staphylococcus e Streptococcus pyogenes  sono state spesso riportate in istituti penitenziari. Tutte le strutture di correzione dovrebbero aderire alle linee guida di controllo delle infezioni di base in materia di servizi culinari. La maggior parte della preparazione dei cibi viene eseguita dai detenuti sotto la supervisione del personale. Ai detenuti che hanno ferite aperte sulle loro mani o nelle braccia, infezioni respiratorie, ittero, vomito o diarrea dovrebbe essere vietato lavorare; così come a persone con problemi mentali o a coloro che non hanno la capacità intellettuale di aderire a standard appropriati di igiene. I lavoratori culinari dovrebbero essere istruiti e testati per assicurare la comprensione dei concetti base di pulizia e prevenzione delle malattie. Quando si verifica un focolaio di malattie gastrointestinali, è importante prendere in considerazione altre fonti di cibo, tra cui il negozio e i pacchetti inviati da fuori della struttura in loco al prigioniero.

 

Le lavanderie

Indumenti e biancheria sono strettamente razionati per evitare che i detenuti costruiscano dell’armamentario (ad esempio delle corde) per la fuga a partire da confezioni di abiti non omologate o dalle tende. Nonostante queste preoccupazioni, i detenuti dovrebbero essere dotati di un adeguato apporto di abbigliamento e biancheria, e questi elementi devono essere lavati frequentemente.

I detenuti comunemente lavano i propri vestiti con acqua e sapone in un lavandino, in un secchiello o in sacchetto di plastica. Questo processo può rimuovere lo sporco e gli odori, ma fa poco per uccidere gli organismi patogeni. L’unico modo per rimuovere in modo affidabile gli organismi che possono causare le malattie è quello di utilizzare la lavanderie istituzionali.

 

Tolettatura

Sono i detenuti a svolgere la maggior parte dei tagli di capelli nelle carceri e nelle prigioni, e spesso ricevono poca o nessuna istruzione sul controllo delle infezioni. Gli strumenti per la rasatura e il taglio dei capelli possono essere riutilizzati senza adeguata disinfezione, facilitando la trasmissione di malattie. Per ridurre al minimo questi rischi, tutti i potenziali barbieri dovrebbero ricevere una formazione, essere sottoposti ad un test, ed essere osservati periodicamente per assicurare l’aderenza con le pratiche di controllo delle infezioni. Ai detenuti barbieri dovrebbe essere consentito l’accesso a strumenti e forniture di disinfezione necessari.

 

Controllo degli ectoparassiti

Ectoparassiti, come scabbia e pidocchi, sono problemi comuni negli istituti penitenziari. Tutti i detenuti che hanno prurito, eruzioni cutanee o lesioni cutanee devono essere prontamente valutati da un medico. Una gestione adeguata dei casi sospetti comprende farmaci per via orale o topica, abbigliamento e cambio di biancheria, accesso doccia e cambiamenti di alloggio, che richiede una stretta collaborazione tra il personale clinico e di custodia.

 

Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA)

MRSA è iperendemico nella maggior parte delle strutture di correzione. I fattori di rischio includono la carcerazione prolungata, le lacerazioni della pelle e le abrasioni, il precedente uso di antibiotici, la scarsa igiene della pelle.

Per controllare questa infezione bisognerebbe liberalizzare l’accesso al sapone, a docce e ad abiti puliti. Inoltre, la valutazione delle ferite e il trattamento clinico può portare ad una più rapida diagnosi; il trattamento e la guarigione delle lesioni cutanee può portare a minori possibilità di trasmissione secondaria. Anche se ci sono dati sufficienti per sostenere gli sforzi di decolonizzazione di routine, la pratica può essere utile a coloro che sviluppano ripetuti episodi di infezione. Inoltre, bisogna saper distinguere una ferita da MRSA da un semplice morso di ragno, per evitare lo sviluppo della malattia.

Differenza tra ferita da morso di ragno e ferita da MRSA

 

Varicella-Zoster (VZV)

VZV è introdotto negli istituti penitenziari da parte dei dipendenti, di visitatori o di detenuti che hanno la varicella. Per ridurre il rischio di epidemie istituzionali, a tutti i dipendenti e ai detenuti non immuni dovrebbe essere offerta la vaccinazione contro VZV.

I detenuti che sviluppano la varicella dovrebbero essere ospitati in isolamento respiratorio fino a quando non sono più contagiosi.

Se le camere a pressione negativa non sono disponibili, i detenuti con varicella dovrebbero essere alloggiati con coloro che hanno già avuto l’infezione VZV.

Il personale non immune non dovrebbe partecipare alla cura dei detenuti che hanno un’infezione attiva da VZV, a meno che il membro del personale non indossi un respiratore.

 

Mycobacterium tuberculosis (MTB)

Fino al 25% dei detenuti americani hanno un’infezione tubercolare latente (LTBI), e l’incidenza di infezione MTB attiva tra i detenuti è di 6-10 volte superiore a quello della popolazione non incarcerata. L’infezione da HIV, che è il fattore di rischio più forte per la progressione da LTBI a malattia attiva, è 10-20 volte più diffusa tra la popolazione carceraria rispetto alla popolazione non incarcerata. Le persone infette da HIV possono progredire rapidamente da LTBI a malattia attiva contagiosa.

Il sovraffollamento, la scarsa ventilazione, la diagnosi ritardata e l’incapacità di aderire a standard riconosciuti per la prevenzione e di contenimento hanno contribuito alla trasmissione di MTB all’interno di carceri e prigioni e, da lì, alla popolazione non incarcerata.

Misure di prevenzione e controllo delle infezioni includono l’identificazione precoce delle persone con LTBI e con la malattia attiva, l’isolamento delle persone contagiose, l’uso appropriato delle precauzioni nell’aria, veloci indagini di contatto e il completamento con successo di trattamenti per LTBI e per l’infezione da MTB attiva.

 

Epatite virale

Fino al 40% di tutti gli americani con epatite virale cronica sono stati incarcerati, e la prevalenza di epatite virale tra i detenuti è significativamente più alta di quanto non sia tra la popolazione generale. Qualsiasi strategia nazionale globale per la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento di epatite virale deve includere carceri e prigioni. L’immunizzazione di coloro che sono non immuni, il trattamento di coloro che sono cronicamente infetti, il trattamento dell’abuso di sostanze possono beneficiare la popolazione non incarcerata, diminuendo i costi associati con l’epatite virale cronica e riducendo la trasmissione.

 

Infezione da HIV

La prevalenza di AIDS è almeno 5 volte maggiore tra i prigionieri di quanto non sia tra la popolazione libera, e l’infezione da HIV e conseguente AIDS rimane una delle più comuni cause di morte tra i detenuti negli Stati Uniti.

Un trattamento efficace dell’infezione da HIV nelle carceri ha portato una riduzione del 75% della mortalità per AIDS.

L’identificazione dei detenuti con infezione da HIV può incoragiare gli altri ad essere testati per l’infezione da HIV e potrebbe potenzialmente ostacolare la diffusione del virus.

 

di Salvatore Gemmellaro su microbiologiaitalia.altervista.org e tratto da cid.oxfordjournals.org

 


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