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Forma di nevrosi non dipendente da causa di servizio: Poliziotto perde il ricorso TAR


Polizia Penitenziaria - Forma di nevrosi non dipendente da causa di servizio: Poliziotto perde il ricorso TAR

Notizia del 28/01/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 456 volte)

Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 3297 del 2009, proposto da:

M.D.M.P., rappresentato e difeso dagli avv. Enrico Casto, Salvatore Raudino, con domicilio eletto presso Dario Sammartino in Catania, Via O. Scammacca, 37;

contro

Ministero della Giustizia Dip. dell'Amm. Penit. Dir. Gen. del Pers. e della Form. Area della Prev., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata in Catania, Via Vecchia Ognina, 149;

per l'annullamento

del decreto dirigenziale emesso in data 10/07/2009, comunicato il 29/09/2009 con cui si afferma che la patologia di cui è stato riconosciuto affetto il ricorrente non è dipendente da causa di servizio

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia Dip. dell'Amm. Penit. Dir. Gen. del Pers. e della Form. Area della Prev.;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 gennaio 2016 la dott.ssa Gabriella Guzzardi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con il ricorso in esame, il signor D.M.P.M., assistente del Corpo di Polizia Penitenziaria (già in congedo al momento della proposizione del ricorso) espone di aver prestato servizio, dal febbraio 2004, e di aver presentato, in data 11 marzo 2005, istanza per il riconoscimento della causa di servizio riguardo all'insorgenza della patologia, già diagnosticata dalla Commissione Medica Ospedaliera con verbale del 21 novembre 2005.

Con parere reso nell'adunanza del 29 novembre 2007, il Comitato di verifica per le cause di servizio, ha negato la sussistenza di un rapporto di dipendenza tra l'attività di servizio e l'infermità contratta dal ricorrente "in quanto trattasi di forma di nevrosi che si estrinseca con disturbi di somatizzazione attraverso i canali nEuro-vegetativi, sostenuta spesso da situazioni contingenti che si riferiscono, di frequente, su personalità predisposta. Non rinvenendosi, nel caso di specie, documentate situazioni conflittuali relative al servizio, idonee, per intensità e durata a favorire lo sviluppo, l'infermità non può ricollegarsi agli invocati eventi, neppure sotto il profilo concausale efficiente e determinante".

Contesta parte ricorrente tale esito in quanto asseritamente contrastante con le risultanze delle visite alle quali lo stesso è stato sottoposto presso la C.M.O. di Messina che a seguito di visita psichiatrica sostenuta in data 21/11/2005 aveva ritenuto il signor D.M.P. non idoneo permanentemente al servizio d'istituto nella Polizia  Penitenziaria , in modo assoluto.

Con Provv. del 10 luglio 2009, il Dipartimento dell'Amministrazione  penitenziaria  del Misistero della Giustizia, direzione generale del personale e della formazione ha, quindi, respinto le istanze formulate dal ricorrente, richiamando i pareri contrari espressi dal Comitato di verifica per le cause di servizio.

Con il ricorso in esame, l'il signor D.M.P.M. ha impugnato il predetto provvedimento, unitamente ai presupposti pareri del CVCS e ha dedotto censure di difetto di motivazione ed eccesso di potere per contraddittorietà rispetto ai pareri espressi dalla C.M.O. di Messina sulla scorta degli esiti delle visite specialistiche psichiatriche sui è stato sottoposto .

L'amministrazione intimata si è costituita in giudizio e ha chiesto il rigetto del ricorso.

Alla pubblica udienza del 27 gennaio 2016 la causa è stata posta in decisione, come da verbale.

Tutto ciò premesso in fatto, il Collegio rileva in diritto quanto segue:

Il ricorso, con il quale parte ricorrente si duole del mancato riconoscimento della causa di servizio e quindi del diniego di equo indennizzo per l'infermità di cui in narrativa è infondato.

La normativa di settore e, specificatamente, il D.P.R. n. 461 del 2001, ha operato una chiara e precisa ripartizione tra le competenze concernenti l'accertamento clinico della patologia riscontrata nei pubblici dipendenti, demandata alle Commissioni Mediche, e quelle inerenti alla verifica della dipendenza della patologia da causa di servizio, che è attribuita alla competenza del Comitato di verifica delle cause di servizio.

Detto Comitato è, sì, tenuto a fare riferimento all'accertamento eseguito dalla Commissione Medica, ma unicamente con riguardo alla diagnosi, rientrando invece nella sua esclusiva competenza emettere il giudizio definitivo circa la dipendenza o meno da causa di servizio delle patologie diagnosticate.

Da ciò scaturisce che, una volta accertata dalla Commissione Medica una determinata patologia, la mancata riferibilità a causa di servizio ad opera del Comitato di Verifica, non integra alcuna contraddittorietà (in termini, T.A.R. Lazio, Roma, sez. II, sent. n. 37911 del 21/12/2010; per la compatibilità di tale sistema con vari principi costituzionali cfr. sent. Corte costituzionale, 21 giugno 1996, n. 209, resa in relazione al parere prevalente del C.P.P.O., ora sostituito dal Comitato di verifica).

Né, peraltro, sussiste obbligo per l'Amministrazione di puntualmente motivare in ordine alle ragioni espresse dai singoli organi consultivi al fine di esternare eventualmente il "dissenso" rispetto a quanto espresso dalla Commissione medica, per la ragione, già evidenziata, che unico organo deputato ex lege a verificare la dipendenza da causa di servizio, anche ai fini della concessione dell'equo indennizzo, è il Comitato di verifica, il cui accertamento costituisce tipica manifestazione di discrezionalità tecnica, sottratta, in linea di principio, al sindacato di legittimità del giudice amministrativo.

Si richiama, a tale riguardo, il consolidato indirizzo giurisprudenziale in base al quale il giudizio medico legale circa la dipendenza d'infermità da cause o concause di servizio si fonda su nozioni scientifiche e su dati di esperienza di carattere tecnico-discrezionale che, in quanto tali, sono sottratti al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, "salvi i poteri di questi di valutarne ab externo l'irragionevolezza, l'incongruità e soprattutto l'eventuale carenza di esaustività" (cfr. ex multis, C.G.A., 27 marzo 2012, n. 341; Cons. Stato, sez. VI, 1 dicembre 2009, n. 7516; e 31 marzo 2009, n. 1889; Sez. II, parere n. 5030 del 11 ottobre 2011; Sez. III, sent. n. 3329 del 1 giugno 2011).

Ne discende che il giudice amministrativo non può sindacare il merito della valutazione riservata al Comitato di verifica per le cause di servizio, né tanto meno può sostituire la propria valutazione a quella del predetto comitato (cfr. ex multis, Cons. Stato sez. IV, 23 marzo 2010, n. 1702 e 16 ottobre 2009, n. 6352), ma può solo censurare la valutazione sul piano della carenza della motivazione ovvero del difetto d'istruttoria.

Premesso ciò, il Collegio ritiene che, nella fattispecie in esame, il diniego di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della patologia in contestazione risulta congruamente articolato e motivato e non contiene evidenti vizi logici, che soli potrebbero giustificare il sindacato di legittimità di questo Giudice, poiché le osservazioni del ricorrente si limitano ad asserire la presenza di una concausa scatenante da addebitare allo stress collegato al servizio espletato nel Corpo della Polizia  Penitenziaria, senza fornire alcun indizio di prova circa la fonte di tale stress individuabile, ad esempio, nell'espletamento di attività particolarmente gravose; sul punto, il Collegio richiama la consolidata giurisprudenza secondo la quale, in tema di riconoscimento della dipendenza d'infermità da causa di servizio, in caso di patologie aventi carattere comune, specie ad eziologia cosiddetta multifattoriale, il nesso di causalità fra l'attività lavorativa e l'evento, in assenza di un rischio specifico, non può essere oggetto di presunzioni di carattere astratto e ipotetico, ma esige una dimostrazione, quanto meno in termini di probabilità, ancorata a concrete e specifiche situazioni di fatto, con riferimento alle mansioni svolte, alle condizioni di lavoro e alla durata e all'intensità della esposizione a rischio (T.A.R. Lazio sent. n. 4987 del 21 giugno 2006; cfr. anche Cons. di Stato, sent. n. 895 del 17 febbraio 2010 - Sez. VI - secondo la quale, per accertare lo specifico collegamento fra l'evento lesivo e, l'attività lavorativa svolta, non è sufficiente il rischio generico connesso a tale attività, ma occorre verificare l'esistenza di un rischio specifico alla stessa collegato).

Il ricorso è, pertanto, infondato e va respinto.

Le spese possono compensarsi tra parti in ragione della particolare natura della controversia, riguardante la tutela di diritti fondamentali.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 27 gennaio 2016 con l'intervento dei magistrati:

Gabriella Guzzardi, Presidente, Estensore

Francesco Brugaletta, Consigliere

Francesco Mulieri, Referendario


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