Gennaio 2017
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Formazione e aggiornamento Polizia Penitenziaria: per meglio fronteggiare detenuti aggressivi ed autolesionisti in carcere


Polizia Penitenziaria - Formazione e aggiornamento Polizia Penitenziaria: per meglio fronteggiare detenuti aggressivi  ed autolesionisti  in carcere

Notizia del 06/01/2014

in Houston abbiamo un problema

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Scritto da: Rita Argento

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In più occasioni, può accadere che nella realtà penitenziaria viene a farvi ingresso detenuto con indole piuttosto violenta e fortemente insofferente alla condizione di restrizione in carcere, alla quale si aggiungono ripetuti gesti autolesionistici; che nei casi più gravi, possono tramutarsi in veri e propri tentativi o simulazioni di suicidio.

Quanto menzionato, diventa ancor più problematico nel momento in cui risulta impossibile instaurare una forma di dialogo con il ristretto violento e autolesionista, da parte di tutto il sistema carcere, quale appunto: poliziotti penitenziari, personale sanitario, educatori, psicologi, lo stesso cappellano e via via discorrendo con i vari operatori sociali presenti. C’è poi da aggiungere che, talvolta, il detenuto in questione, proprio perché in nessun modo riesce ad accettare lo stato di detenzione, diventa pericoloso anche nei confronti degli altri detenuti reclusi.

Ecco, quindi, come il carcere si ritrova inevitabilmente dinnanzi ad una situazione delicata che richiede la massima attenzione per la salvaguardia dell’ordine e della sicurezza e, contestualmente, la tutela sia del ristretto violento e pericoloso, sia di tutti quei soggetti che ad ogni modo ci entrano in contatto.

E’ proprio in tali situazioni che la Polizia Penitenziaria si trova vis a vis dinnanzi a situazioni cariche di tensione! Ecco perchè è sempre bene provvedere ad una formazione e aggiornamento specifico in materia, al fine di meglio fronteggiare quanto può succedere! Soprattutto, nel momento in cui il detenuto violento rimane in carcere perché dichiarato, a seguito di idonei accertamenti sanitari, come persona non affetta da patologia psichiatrica, bensì esclusivamente violento e pericoloso, perché insofferente allo stato di detenzione e quindi lo stare in carcere viene ribadito anche dall’autorità giudiziaria competente, che rimane comunque costantemente informata, laddove previsto dalla normativa vigente.

Si ribadisce, a questo punto, come investire nella formazione e aggiornamento dei poliziotti penitenziari, con corsi specifici in materia, può essere soltanto che un vantaggio. Non a caso, l’art. 11 comma 1 titolo III del DPR 82 del 15 febbraio 1999, richiama il ricorso ad ogni iniziativa utile da parte dell’Amministrazione Penitenziaria per poter assicurare livelli di adeguata professionalità e costante aggiornamento  al personale pol pen.

Certo, l’esperienza sul campo insegna. Ma questo non significa che, laddove possibile, non possano trovare seguito corsi idonei e specifici per arricchire un bagaglio di esperienza già presente. Anche per consentire una maggiore gestione a livello emotivo e poter meglio affrontare eventuali situazioni di alta tensione in carcere.

Il lavoro del personale di Polizia Penitenziaria è quanto di più delicato e prezioso, dove formazione e aggiornamento sono essenziali, per una realtà come quella del carcere dove non si finisce mai di imparare.


Scritto da: Rita Argento
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n. 6


giustisssimo,bisogna stimolare tutti gli appartenenti,poichè la monotonia del nostro lavoro,influisce negativamente anche nella vita familiare.bisogna essere sempre attivi anche se prossimi alla pensione.

Di  gaetano  (inviato il 09/01/2014 @ 20:11:23)


n. 5


Bisogna anche dire che molte volte gli ingressi avvengono in orari serali e notturni nei quali è la sola Polizia Penitenziaria a dover gestire certe casistiche particolari. Purtroppo non tutte la carceri hanno l'assistenza medica h 24 e bisogna aspettare il.giorno seguente per espletare tutte le operazioni di primo ingresso, sia sanitarie che ad opera di tutti gli esperti coinvolti nella'accoglienza del detenuto. Pertanto la formazione nella gestione delle criticità del primo ingresso appaiono fondamentali anche per una tutela lavorativa del Poliziotto.

Di  Enzo T.  (inviato il 07/01/2014 @ 21:19:51)


n. 4


per klaumas, forse non sei mai stato chiamato ad intervenire, e per questo non posso che definirti un fortunato. Chi ha mai detto di prendere servizio in sezione con le protezioni, io voglio proteggermi ogni qualvolta ce ne fosse bisogno. Come preannunciato siamo alle solite.

Di  Anonimo  (inviato il 07/01/2014 @ 20:49:21)


n. 3


da precisare che nel MGA la componente psicologico-comunicativa è complementare e secondaria a quella fisica (che si basa su tecniche di evitamento, disturbo, proiezione, leve articolari, immobilizzazione, etc.)... ... non si può pensare a lavorare in Sezione in assetto antisommossa (a meno che, non ci sia una rivolta, appunto!)

Di  klaumas  (inviato il 07/01/2014 @ 08:55:28)


n. 2


Apprezzabili, indubbiamente, sono i corsi di formazione sulla tecniche comunicative, che possono scongiurare l'uso della forza. In un quarto di secolo passato in galera mi sono trovato innumerevoli volte a dover bloccare energumeni impazziti con tagli in tutte le parti del corpo. Come definirsi se non degli incoscienti; pazzi anche noi. A "maturazione" con due figli a casa ora penso che sicuramente un paio di guanti di lattice non bastano. Pensate che si possa finalmente chiedere di avere la stessa formazione dei poliziotti che nelle piazze italiane si trovano a dovere far rispettare le leggi durante le manifestazioni?. Sparo di si; spero un giorno di poter avere le stesse protezioni che indossano i nostri colleghi della polizia quando sono chiamati a confrontarsi con i cittadini. Sono sicuro che quelle protezioni andranno pur bene per la polizia, ma non per la polizia penitenziaria, già la sento quella folta schiera di ipocriti disposti a mettere in pericolo noi tutti pur di non farci indossare nulla.

Di  Anonimo  (inviato il 06/01/2014 @ 19:23:41)


n. 1


segnalo i corsi svolti nell'ambito della regione Sardegna, che coinvolgono sia personale di polizia penitenziaria che personale a diretto contatto con l'utenza di altro comparto (dirigenti penitenziari, educatori, assistenti sociali)... sia per MGA che psicologia e tecniche di comunicazione e risoluzione nonviolenta dei conflitti... e la cosa più interessante è stata, sentirsi finalmente tutti insieme, non definiti dall'appartenenza corporativa, ma dal servizio comune e condiviso, in questa difficile e mal considerata funzione dello Stato

Di  klaumas  (inviato il 06/01/2014 @ 12:22:53)




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