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Francesco Giuspino, ancora un suicidio nel Corpo. Cosa c'è da festeggiare il 18 maggio?


Polizia Penitenziaria - Francesco Giuspino, ancora un suicidio nel Corpo. Cosa c'è da festeggiare il 18 maggio?

Notizia del 12/05/2010

in Nuvola Rossa

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Scritto da: Nuvola Rossa

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L’omicidio - suicidio ad opera di un assistente capo della polizia penitenziaria in servizio alla Casa Circondariale di Brucoli (Augusta) ci ha lasciato letteralmente agghiacciati.

L’ennesimo suicidio di un appartenente al Corpo della polizia penitenziaria, stavolta “condito” dall’omicidio della moglie non può più farci stare zitti e dare ragione a chi, in primis i direttori degli istituti e a seguire i nostri dirigenti, in casi come questi scaricano facilmente la colpa su “presunti problemi familiari o di carattere economico” escludendo tout court che una delle concause scatenanti l’istinto suicida o omicida, possa essere lo stress accumulato in lunghi ed estenuanti anni di lavoro che esplode improvvisamente incontrollato fino a far commettere dei gesti terribili.
 
In questi ultimi anni, lavorando in un carcere del sud, dove l’età media è di 45 anni (e parlo di età media!) quindi parlo di gente arruolatasi nei primi anni ottanta e spremuti a dovere dalle notti e dalle condizioni lavorative che paradossalmente oggi si avvicinano a quel periodo, ho visto colpiti da infarto, con una terrificante cadenza, molti colleghi; a qualcuno è andata bene (si fa per dire) e si trova oggi con tre by pass e una vita finita sotto tutti i punti di vista; altri si sono malinconicamente congedati, altri meno gravi sono passati al servizio parziale. Ma se osate parlare con i direttori o con qualche Provveditore vi sentirete rispondere che ciò non può essere ricondotto allo stress accumulato in servizio;
 
Un mio amico ispettore di 48 anni, coordinatore di un piccolo Nucleo della Sicilia, a 48 anni se ne è andato con un infarto. Lavorava 12 ore al giorno alle prese con problemi sfiancanti: la mancanza di personale, le proteste per le uscite sotto scorta, l’esigenza di fare quadrare i conti della benzina, l’inconciliabilità tra l’equazione carenza di personale = non devi fare straordinario ma devi assicurare i detenuti in udienza; l’affanno per non dimenticarsi di niente salvo, in caso contrario, prendersi un avviso di garanzia; è legittimo chiedersi se lavorando così per anni, il cuore abbia potuto cedere? Ma certo se voi solleverete questo problema qualcuno dei nostri dirigenti vi dirà che non c’entra niente……
 
La verità è che ci stanno uccidendo lentamente. Assistiamo ogni giorno, inermi, allo stillicidio di chi va in pensione, di chi si ammala, di chi accusa lo stato ansioso depressivo e se ne va prima del tempo, di chi muore – però non a causa dello stress – di chi si ammala di ipertensione eppure nell’indifferenza totale dell’opinione pubblica i detenuti nelle patrie galere sono più di quelli pre indulto e gli agenti sono meno senza speranze che a breve arrivino rincalzi.
 
E’ normale che un’assistente capo di quella età, che nel fiore degli anni faceva 7 – 8 notti al mese, oggi è comunque costretto a farne al minimo 5? Ma quando può durare un fisico seppur integro, con un ritmo del genere?
 
Come fa il Dipartimento a rigettare tutte le cause di servizio? Pare che non ne accettino più una. Tutti i malesseri che ci siamo guadagnati in anni di onesto servizio, in realtà ce li portavamo dietro fin da piccoli, erano latenti, li abbiamo contratti quando eravamo a scuola.
Comunque consoliamoci: il 18 maggio si celebrerà la festa del corpo. Ma cosa c’è da festeggiare? Facciamo le circolari sul benessere, organizziamo corsi per il benessere ma per farli seguire dagli agenti dobbiamo andare a penalizzare a quelli che rimangono in servizio ai quali accorpiamo i posti che altrimenti non sapremmo come fare a coprire. Lentamente abbiamo levato le sentinelle, una volta baluardo contro i tentativi di evasione. Da gennaio “accomodiamo” la benzina per i mezzi dei Nuclei con anticipazioni di cassa o con i buoni (non s’era mai visto nulla di simile prima d’ora); facciamo traduzioni di 20 detenuti con 8 agenti di scorta (secondo il famoso modello organizzativo ce ne vorrebbero 41!!); non abbiamo il coraggio di dire al mondo: adesso basta! Ci avete rotto le palle! I detenuti non ve li mandiamo in udienza perché non abbiamo più benzina! Non abbiamo il coraggio di fermare le traduzioni perché sotto scorta, altrimenti i signori giudici ci denunciano; Non abbiamo il coraggio di denunciare i tagli economici per il lavoro dei detenuti, i quali lavorando di meno o non lavorando aumentano la loro aggressività sfogandosi guarda caso con gli agenti che stanno in sezione; mai come nel 2008/2009 si era assistito ad un numero così alto di aggressioni nei confronti di poliziotti penitenziari…forse negli anni 70 ma erano altri tempi – ci verrebbe da dire.
 
Non abbiamo personale eppure ci mandano le circolari imponendoci di diminuire drasticamente lo straordinario (equazione impossibile) ma i nostri dirigenti vanno anche oltre ci impongono di dare d’ufficio i congedi arretrati del 2008/2009 cosa che puntualmente viene eseguita in un caos totale che genera malessere, sconforto perché per fare ciò devono accorparsi posti di servizio con relative lamentele del personale che rimane – lamentele che produrranno in seguito assenze per malattie, o in certi casi scontri fisici con gli addetti all’ufficio servizi.
Ha fatto il giro d’Italia il caso di quell’assistente capo siciliano che, congedato d’ufficio per stato ansioso (tutto era nato da una tentata aggressione al comandante), ha fatto una guerra contro i mulini a vento denunciando a destra e a manca ed essendo denunciato e condannato a sua volta, che continua con le sue forme di protesta eclatanti, incatenandosi davanti al Palazzo di Giustizia, o sdraiandosi a terra per strada con tanti cartelli che riportano le sue vicissitudini. In questi giorni è stato visto che gira nei pressi del Tribunale con una bandiera italiana di cartoncino in testa con su la scritta “INFEDELI”.
 
Mi chiedo: rischiamo anche noi di contrarre qualche sindrome ansiosa? Se continua ancora così potremo impazzire? Questa tensione che ci portiamo dietro potrà sfociare in qualche gesto eclatante?
 
Presidente Ionta, mi creda, conoscevo Francesco Giuspino, aveva quasi la mia età, avevamo fatto sindacato insieme poi ne avevo perso le tracce. Era un assistente capo come tanti e come tanti cittadini, e non solo poliziotti penitenziari, pieno di problemi.
 
Ho chiesto in passato e continuo a chiedere: cosa facciamo noi – il Dipartimento – i nostri direttori sapientoni per aiutare i nostri colleghi in difficoltà? A parte qualche qualche corso di pseudo benessere che serve solo a foraggiare i tanti laureati in psicologia, cosa facciamo di concreto per aiutare i nostri colleghi che a causa di errori o di scelte sbagliate si sono trovati nei guai? Li rapportiamo disciplinarmente? Abbassiamo loro la classifica, colpendoli nelle doti morali, fino a farli diventare dei Mediocri? Mi creda, il 18 maggio non ci sarà nulla da festeggiare….ah, a proposito ci è stato imposto di festeggiare in periferia entro il 31 maggio; per la cronaca, ancora oggi 11 maggio anniversario del 150° dell’unità d’Italia, ancora non sono stati mandati in periferia i pur esigui fondi per organizzare uno straccio di cerimonia (non posso chiamarla Festa). Ci arrangeremo, non si preoccupi, con i soliti oboli da parte degli enti locali cercando di salvare l’onore della polizia penitenziaria, che probabilmente meriterebbe una classe politica più attenta e vicina alle innumerevoli problematiche irrisolte.

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Commenti Commenti dei lettori

n. 10


I nvito tutti a riflettere, in questi giorni tristi per noi Poliziotti
Penitenziari.....IL 18 Maggio non si può festeggiare....... LUTTO NAZIONALE !!! chi và in quella giornata in servizio dovrebbe astenersi dalla mensa e portare al braccio sinistro una fascia nera in segno di lutto per ricordare i nostri colleghi che non sono riusciti a sopportare le inciviltà e le ingiustizie di un Dipartimento Assente.
UN MINUTO DI SILENZIO IN TUTTI I LUOGHI DI LAVORO
E' IMPORTANTE INIZIARE CON LE PICCOLE INIZIATIVE PER GIUNGERE TUTTI INSIEME MA TUTTI INSIEME ALLE GRANDI INIZIATIVE DI PROSTESTA.
Alessandro Tamburello ASS/te Capo POL.PEN.
CASA RECLUSIONE AUGUSTA

Di  ALESSANDRO  (inviato il 15/05/2010 @ 13:18:58)


n. 9


Tiziano Raponi 28 anni, in servizio al Nucleo di Milano, è l'ultima vittima. Ancora un altro suicidio. Non abbiamo nemmeno il tempo di riflettere su quanto accaduto ad Avola che ci ritroviamo ad interrogarci su un altro dramma. Fermiamo subito la Festa del Corpo, non possiamo stare indifferenti di fronte a tutte queste tragedie che si susseguono con un ritmo impressionante. Ai nostri segretari generali dei sindacati dico: invece di fare convegni e filosofia è l'ora di attuare forme di protesta durissime come lo sciopero della fame (da non confondere con la cazzata dell'astensione della mensa) davanti il Parlamento, al fine di accelerare i tempi dell'assunzione di nuove leve, di accelerare il decreto svuota carceri, di accendere i riflettori su una situazione che è già scappata di mano

Di  Giuseppe  (inviato il 14/05/2010 @ 23:55:50)


n. 8


....... son perfettamente sintonizzato con quello che scrive PASQUINO e posso aggiungere che nelle forze di polizia vi é un tasso di morti suicidi-omicidi molto alto.... e tutto ci viene nascosto (anzi si fa finta di nulla) .......e poi per quanto riguarda il presidio psicologico sono del parere di dover attuare conttrolli periodici per tutto il personale per accertare lo stato psico-fisico....... sono quasi certo che almeno 1 % non supererebbe l'inoneità .......cosa ne pensate ?????......questa sera prima di addormentarvi vi chiedo di fare una preghiera per i colleghi deceduti per qualsiasi causa e per le loro care famiglie.........che sono le vere vittime di questo sistema..........e non esistono parole per commenatre tragedie così personali che ti lasciano il segno per tutta la vita.

Di  Il Risolutore  (inviato il 14/05/2010 @ 20:16:39)


n. 7


Aderisco volentieri all'invito di Giuseppe, anche se con l'animo pesante.
Ass. Capo MARIO PUDDU, detto "zio Puddu". L'ho trovato alla Scuola di Verbania che abbiamo, nel nostro piccolo, contribuito ad aprire nel 1995. Era una persona estremamente energica e dinamica ed aveva un suo particolare modo di dire che mi piace ricordare spesso: "lascia andare il mondo com'è!". Ha deciso di andarsene in una freddissima notte d'inverno.
Isp. ARMANDO FUMAROLA, che avevo conosciuto nella C.C. di Pescara prima di andare a Verbania e del cui suicidio mi hanno informato, ironia della sorte, che ero tornato in congedo ordinario a Pescara.
Di lui mi ricordo il tono di voce forte, di uno che non ha timore a far sentire a tutti ciò che dice perchè i suoi comportamenti sono limpidi e lineari.
Ass. Capo ALESSANDRO BEVILACQUA, in perenne pendolarismo tra Verbania e Lecce, un ragazzone grande e grosso, di fisico e di cuore. Ogni volta che tornavo a Verbania a trovare gli amici lui era sempre presente, ed era festa con tutti. L'anno trovato, lui istruttore di tiro, impiccato ad un olivo nella campagna della provincia di Lecce.
L'ultimo è di pochi giorni fa, l'Ass. Capo ANTONIO MATANI, che ho avuto con me quando ero responsabile del Nucleo Traduzioni di Pescara in cui prestava tutt'ora servizio. Un tipo tosto Antonio, di quelli che, come si dice, non si fanno passare la mosca sotto il naso, ma anche capace di scherzare e ridere con tutti ogni volta che se ne presentava l'occasione.
Lo ammetto, sono un po' retorico nel ricordarli, ma è perchè davvero ce li ho ancora davanti agli occhi e, come dice il poeta, "nel cuore nessuna croce manca".

Di  Alfonso  (inviato il 14/05/2010 @ 15:31:06)


n. 6


Alfonso mi da lo spunto per ricordare due cari amici suicidatisi: Mariano Ricotta, faceva servizio all'Ucciardone ed era un assistente capo con le palle; quando faceva il capoposto alla 6^ sezione (300 detenuti) questi filavano e li comandava a becchetta, senza timore. Un giorno si è sparato dentro il piazzale dell'Ucciardone ed io, accorso dopo pochi secondi dallo sparo ho visto iol collega a terra, con la camicia ancora fumante e lui che ancora si contraeva negli ultimi spasmi della morte. Chi lo ricorderà? E poi, Giovanni Corbasa: la CMO l'aveva fatto idoneo al servizio. Faceva servizio a Trapani. Un giorno se ne è andato lontano da casa, in mezzo ad una pineta di Valderice, e ha tirato il grilletto facendola finita con lo stato ansioso che lo perseguitava. Aveva moglie e due figlie bellissime. Mi piacerebbe che ognuno di voi ricordasse brevemente sul blog questi colleghi che l'hanno fatta finita, per capire se li abbiamo dimenticati.

Di  giuseppe  (inviato il 13/05/2010 @ 23:19:26)


n. 5


E' vero in questi giorni si leggono solo delle brutte notizie.
Altro che festeggiamenti qui ci vuole il lutto nazionale !!!
Alessandro Tamburello Ass/te Capo Polizia Penitenziaria
C.R. Augusta

Di  alessandro  (inviato il 13/05/2010 @ 17:48:33)


n. 4


Presidio psicologico? e per far cosa? per dirci ciò che sanno anche i bambini e cioè che moltissimi di noi stanno andando fuori di senno? E poi il problema come dovrebbe essere risolto? Mandandoci fuori servizio magari con una pensione da pranzo alla mensa della Caritas? Ma l'avete capito che ogni tipo di intervento passa attraverso la disponibilità di risorse economiche e qui non c'è un euro? Oddio, magari i soldi per pagare i bomus ai provveditori a agli altri dirigenti megagalattici ci sono, ma quelli sono quisquilie, non sono le grandi cifre necessarie per i rinnovi contrattuali e per fronteggiare le esigenze di decine di migliaia di poliziotti. D'altronde quei bonus vengono erogati per essere stati così bravi da dare un'altra tagliatina agli straordinari: chi se ne frega, tanto il personale di Polizia Penitenziaria ne ha subite tante, che vuoi che sia una in più! E poi non dimentichiamo che fino ad una decina d'anni fa si sono arricchiti facendo cinquanta, sessanta ore al mese per assicurare la sorveglianza allo spettacolino teatrale per i detenuti. Come? si chiamava "adeguata gratifica" e non "compenso per lavoro straordinario" e veniva pagata un'elemosina quindi non si è arricchito proprio nessuno? Scusate m'era passato di mente.
Però non ci si può lagnare, almeno quando ci rigettano le richieste di dipendenza da causa di servizio delle patologie derivanti da stato d'ansia ci fanno sapere che è una cosa normale, ce l'hanno tutti! Ma cosa diavolo possono farci loro se noi che abbiamo scelto questo lavoro siamo proprio debolucci psichicamente ed eravamo già predisposti al tipo di patologia probabilmente dalla nascita.
Sembra addirittura che recenti studi sulla materia (cui certamente devono ispirarsi le decisioni del Comitato di Verifica) abbiano evidenziato il gene responsabile, altro che giornate, mesi, anni passati in mezzo a centinaia di detenuti che urlano, pretendono ciò che gli è dovuto e che non c'è ed anche ciò che non gli è dovuto; altro che vivere quotidianamente in situazioni ed atmosfere cariche di tensione ed elettricità in cui sai che sei in attesa di qualcosa che può accadere ma non sai come nè quando, macchè! E' la genetica a condannarci, e non abbiamo maggiori possibilità di ammalarci a causa del lavoro che il postino o l'impiegato del Catasto.
D'altra parte possiamo sempre fare ricorso no? D'accordo il ricorso gerarchico viene rigettato anche se alleghi trenta documenti a corredo, ma puoi fare ricorso al T.A.R.! Come? Di questi tempi non te lo puoi permettere economicamente? Ma sei un barbone!
Certo, nessuno di noi saprà mai le ragioni per cui un collega si è suicidato, ma io finora da che mi sono arruolato ho dovuto piangere quattro amici - colleghi che hanno deciso di andarsene, non so se come impiegato del catasto sarebbe stato lo stesso.
Teniamo duro e aiutiamoci tra noi come possiamo, non contiamo su niente altro. Orgoglio e dignità!

Di  Alfonso  (inviato il 13/05/2010 @ 16:42:05)


n. 3


Nulla abbiamo da festeggiare, nulla di positivo ormai da anni ci riguarda direttamente. Una Amministrazione che è allo sbando totale, che non assicura tutela ai propri operatori a tutti i livelli, una Amministrazione che per meri scopi propagandistici e di facciata partorisce circolari n.177644 del 26 aprile 2010 (Direzione Generale Detenuti) che disposngono per motivi di opportunità la discrezionalità dell'Autorità Dirigente ad autorizzare i detenuti ad effettuare un numero superiore di telefonate di quelle previste dall'Ordinamentio Penitenziario (Legge dello Stato), anche verso numeri mobili, anche se di non è stato possibile accertarne il titolare, motivando tale necessità per mettere in atto un'azione di cotrasto al crescente numero di suicidi in carcere!!!!
Viene solo da ridere e fa pensare che chi ha emanato la circolare è un Magistrato...
Questo inciso, non è come potrebbe pensarsi la solita lamentela di un Poliziotto che mette in discussione i diritti della popolazione reclusa... questa è una lamentela che prende ad esempio un fatto eclatante come i suicidi in carcere al quale l'Amministrazione trova rimedio aumentando le telefonate, invece di preoccuparsi quali siano realmente i problemi di chi vive nel carcere per ovvi motivi, e di chi ci deve lavorare con sacrificio per garantire una vita dignitosa alla propria famiglia

Di  PASQUINO  (inviato il 12/05/2010 @ 19:07:54)


n. 2


complimenti mi ritrovo in tutto, bravi e grazie. Ass. capo della pol, pen.

Di  carlo  (inviato il 12/05/2010 @ 17:24:27)


n. 1


proprio di questo volevo sentir parlare. a noi niente presidio psicologico, a noi niente supporti morale ed economico, noi senza contratto da tre anni ormai e se un giorno saranno sbloccati per gli arretrati un forfait e tutti contenti e coglionati. noi però festeggiati, per cosa? un Corpo il nostro che non merita nemmeno di essere difeso in una losca situazione come il "caso cucchi" . Ma esaminiamo le situazioni a noi un pochino favorevoli, 1) scheda tim in convenzione per il Corpo: e ne beneficiano anche i civili 2) festa del Corpo: andate a vedere quanti saranno i civili in tribuna d'onore e quanti gli appartenenti al Corpo 3) Formazione indubbia necessità : le prerogative dei corsi per P.Pe sono dettate da funzionari e dirigenti preovenienti dagli educatori o dagli assistenti sociali quando invece dovrebbero essere di aiuto anche per i nostri a rischio esaurimento 4) il riordino delle carriere : ne ribeneficeranno i soliti noti, ieri brigadiere oggi commissario, domani vicequestore e gli agenti e gli assistenti? 5) e poi tante altre come l'ente assistenza che è diventato l'ente dei civili: da fondo per gli orfani del Corpo a EAP e le commissioni specifiche del Corpo gestite da soggetti che la nostra divisa neanche l'apprezzano e dai giù, ma nesuno si domanda perchè tutte queste morti tra la nostra gente, si parlo di noi in divisa, la nostra uniforme che il diciotto di questo mese sarà di nuovo sbeffeggiata e derisa da civili poco riconoscenti, sono pochi coloro che apprezzano e non dimenticano da dove rimediano il loro star bene, loro mentre noi sappiamo da dove viene il nostro male e nessuno si preoccupa di questo vero?????????????????????????????????????????????????????????????????????? ai familiari dei nostri morti porgo le mie più sentite e sincere condoglianze come al mio più caro familiare perchè questo dovremmo essere una famiglia e mi avvicino più a loro che ai festeggiamenti di chi? non i nostri vero? ma dell'amministrazione che fagocita tutto e giustifica solo i suoi risultati e elogia solo la sua grandezza è stata sempre così e sarà sempre così
" Acta non verba " magari un giorno sarà.........

Di  00000000000000000000  (inviato il 11/05/2010 @ 14:23:32)




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