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Franco Ionta e Giovanni Tamburino si ritengono al di sopra della Legge ed ignorano le ordinanze del TAR Lazio


Polizia Penitenziaria - Franco Ionta e Giovanni Tamburino si ritengono al di sopra della Legge ed ignorano le ordinanze del TAR Lazio

Notizia del 24/12/2012

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Enzima

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Con una Ordinanza pronunciata il 9 novembre 2012 "il TAR del Lazio ha inviato gli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma per quanto di eventuale competenza in ordine all’ingiustificata inottemperanza del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ai compiti ad esso spettanti in qualità di commissario ad acta nominato con la sentenza del TAR Lazio n. (omissis)".

La fase finale di questa vicenda inizia il 28 dicembre 2011, quasi un anno fa, quando il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio nomina in qualità di Commissario "ad acta" il Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (in quel momento il Sig. Franco Ionta, Magistrato) per rendere esecutivo un decreto ingiuntivo a favore di un collega Poliziotto Penitenziario.

In pratica, il 19 maggio 2011 è stato dichiarato esecutorio il decreto ingiuntivo a favore del collega, ma siccome l'Amministrazione penitenziaria se n'è infischiata del decreto del TAR, il collega ha dovuto perdere altro tempo e altri soldi per veder rivendicati i propri diritti nei confronti di un'amministrazione dello Stato ed ha dovuto fare nuovo appello all'autorità del TAR!

Il 28 dicembre 2011 allora, il TAR nomina il Capo del DAP Franco Ionta (Magistrato), commissario ad acta, cioè colui che deve rendere esecutivo il procedimento amministrativo a favore del collega.

Il commissario ad acta è una figura prevista dal codice del processo amministrativo. Tale funzionario pubblico viene nominato dal giudice amministrativo nell'ambito del giudizio di ottemperanza al fine di emanare i provvedimenti che avrebbe dovuto emettere l'Amministrazione inadempiente.

La necessità della nomina di un funzionario ad hoc per l'emanazione di un provvedimento conforme alla sentenza del giudice amministrativo trova le sue ragioni nel principio della divisione dei poteri e, più specificamente, nell'impossibilità per il titolare del potere giurisdizionale (in questo caso il TAR) di sovrapporsi al titolare del potere esecutivo/amministrativo (in questo caso il DAP) senza contestuale violazione del principio di attribuzione.

La nomina del commissario ad acta è già di per sé umiliante per una amministrazione dello Stato e dovrebbe essere associata all'individuazione del Dirigente responsabile della "dimenticanza" e al Dirigente dovrebbe essere contestato un provvedimento quantomeno disciplinare. Ma siccome siamo in Italia, i Dirigenti possono fare quello che vogliono, anche infischiarsene delle decisioni dei Tribunali Amministrativi...

Immagino perciò il senso di soddisfazione del collega quando si è visto nominare commissario ad acta nientemeno che il Capo del DAP! Di sicuro avrebbe risolto la faccenda in un baleno, anzi entro trenta giorni così come prevede l'obbligo di Legge.

Invece l'allora Capo del DAP Franco Ionta (Magistrato), fa passare giorni e settimane e la faccenda non la risolve. Nel febbraio 2012 (e comunque dopo i trenta giorni in cui doveva essere risolta la faccenda), al posto del Sig. Franco Ionta (Magistrato), sale sul "trono" di Capo DAP, il Sig. Giovanni Tamburino (Magistrato), il quale Tamburino "eredita" tutte gli oneri e gli onori da Capo DAP, compresa la nomina da commissario ad acta di cui sopra.

Qualcuno avrà pensato che appena nominato, doveva prendere visione di molte cose, troppe per fargli rispettare i trenta giorni (già scaduti) previsti dalla Legge. Forse l'avrà pensato anche il nostro collega che intanto aspettava di vedersi riconosciuto un proprio diritto e aspettava di vederselo riconosciuto da un'Amministrazione dello Stato nella figura del Capo del Dipartimento (Magistrato) nominato commissario ad acta.

Ma sono passati, giorni, settimane, mesi e nemmeno il SIg. Giovanni Taburino (Magistrato), si è degnato di mettere mano alla faccenda.

A questo punto il nostro collega si è visto costretto a perdere altro tempo e altri soldi per rivolgersi nuovamente al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio il quale, il 9 novembre 2012 (quasi un anno dopo la nomina del commissario ad acta, che avrebbe dovuto risolvere la faccenda entro trenta giorni come prevede la Legge) ha emanato una sentenza dalla quale abbiamo estrapolato i seguenti passaggi:


Vista l’istanza depositata il 25 luglio 2012 con cui il ricorrente ha lamentato l’inottemperanza della sentenza del TAR Lazio – Roma n. (omissis) ed ha chiesto l’adozione dei provvedimenti necessari per l’esecuzione del decreto ingiuntivo in oggetto indicato;
Considerato che con la sentenza in esame il TAR Lazio – Roma ha ordinato al Ministero della Giustizia di eseguire il decreto ingiuntivo n. (omissis) emesso dal medesimo Tribunale ed ha nominato, in caso d’inottemperanza, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria quale commissario ad acta chiamato a provvedere all’esecuzione del decreto predetto;
Considerato che né il Ministero della Giustizia né il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria hanno ottemperato alla sentenza in esame;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater):

1) accoglie l’istanza di cui in parte motiva e, per l’effetto, nomina quale commissario ad acta, in sostituzione del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Ragioniere Generale dello Stato il quale, anche a mezzo di funzionario delegato con atto formale, provvederà all’esecuzione del decreto ingiuntivo in epigrafe indicato nel termine di giorni trenta decorrente dalla comunicazione, in forma amministrativa, o dalla notifica, ad istanza di parte, del presente provvedimento;

2) condanna il Ministero della Giustizia a pagare, in favore del ricorrente, le spese della presente fase processuale il cui importo si liquida in complessivi euro mille/00, per diritti ed onorari, oltre IVA e CPA come per legge;

3) manda alla Segreteria di trasmettere copia del presente fascicolo alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma per quanto di eventuale competenza in ordine all’ingiustificata inottemperanza del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ai compiti ad esso spettanti in qualità di commissario ad acta nominato con la sentenza del TAR Lazio – Roma n. (omissis).

Con l'invio degli atti alla Procura da parte del TAR del Lazio, anche i Signori Capo Dipartimento (forse), capiranno che pure loro sono soggetti alla Legge, e che il loro titolo di "Magistrati" serve a farla rispettare la Legge, non ad esserne al di sopra ...


 

 


Scritto da: Enzima
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Commenti Commenti dei lettori

n. 5


trovo patetico chi si crede una mente superiore al solo scopo di fregare gli altri.
mike.

Di  Anonimo  (inviato il 26/12/2012 @ 08:21:15)


n. 4


patetico puo' anche assere chi vuol trovare malizia ad ogni costo .
pierlino

Di  Anonimo  (inviato il 25/12/2012 @ 16:17:22)


n. 3


.......già e magari che di nome faccia Donato......patetici!!!!

Di  capatosta  (inviato il 24/12/2012 @ 19:56:11)


n. 2


Bene come commento Paolo noi tutti in coro chiediamo il CAPO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA non di tutta l'amministrazione i civili hanno i loro dirigenti!!!!

Di  Daniele  (inviato il 24/12/2012 @ 17:25:15)


n. 1


Non c'è nulla da fare, questa nostra amministrazione è da anni allo sbando e per nostra sfortuna ogni nuovo capo del D.A.P. che arriva è peggio del predecessore. Ho provato a dare un occhiata nelle altre Amministrazioni, Interno e Difesa per vedere come funzionano le cose da quelle parti, nulla a che vedere con la nostra Amministrazione. Questo Dipartimento è una famiglia di dirigenti, tutti amici molto intimi, tutti conoscono tutti. Mentre nelle altre Amministrazioni chi sbaglia paga, da noi non esiste proprio, basta andare a vedere i procedimenti disciplinari a carico di funzionari e dirigenti, non esistono, mentre un poliziotto penitenziario viene sanzionato anche per un ritardo in servizio.
Spero che il mio sindacato non me ne voglia,ma credo che se al d.A.P. c'è questo andazzo questo è anche colpa dei sindacati, coloro che sono titolati a denunciare il mal funzionamento dell'Amministrazione Penitenziaria. Oggi sono sempre di piu' i colleghi che non sono iscritti al sindacato, preferiscono qualora ne abbiano bisogno rivolgersi a un legale, questo è un segnale che credo non sia neppure necessario commentare. Se non ricordo male, sull'attuale capo del D.A.P. già da subito appena nominato si vociferava che non sarebbe stato un buon dirigente capace di dirigere il D.A.P., lo dicevano molti colleghi ma anche qualche sindacato. Allora mi chiedo, perchè i sindacati non hanno espresso da subito il malcontento e la disapprovazione alla nomina di capo del Dipartimento al Ministro della Giustizia?.... Se proprio questo Signore non ha le capacità di dirigere un Amministrazione importante come il D.A.P., perchè i sindacati non ne chiedono le dimissioni tutti in coro?....
Se per l'avvenire vogliamo un capo del D.A.P. all'altezza del proprio compito, viste le precedenti esperienze,e le prossime elezioni, propongo che sia il S.A.P.Pe il Sindacato piu' rappresentativo del Corpo, ad indicare al Ministro della Giustizia la persona giusta a ricoprire l'importante ruolo a guida del Dipartimento, sarebbe un iniziativa che potrebbe essere conveniente per tutti e nell'interesse di tutti.
Buon Natale e Buon Anno a Voi tutti.

Di  Paolo  (inviato il 24/12/2012 @ 12:49:51)




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