Febbraio 2017
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Fumatore e sovrappeso, TAR respinge ricorso su causa di servizio


Polizia Penitenziaria - Fumatore e sovrappeso, TAR respinge ricorso su causa di servizio

Notizia del 20/01/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 442 volte)

Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6 del 2011, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avv.ti Marco Dotta e Roberto Peretti, con domicilio eletto presso lo studio del primo in Torino, Via XX Settembre, 17;

contro

Ministero della Giustizia e Ministero dell'Economia e delle Finanze, ciascuno in persona del Ministro p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Torino, corso Stati Uniti, 45;

per l'annullamento

del provvedimento n. 08546/2010/cs del 20/09/2010, notificato in data 14/10/2010, con cui il Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria  - Direzione Generale del Personale e della Formazione - ha decretato che l'infermità da cui è stato riconosciuto affetto il ricorrente non è dipendente da causa di servizio; del parere del Comitato di Verifica per cause di servizio posizione n.430728/2009 reso in data 06/05/2010; di ogni altro atto presupposto, preparatorio, connesso o consequenziale

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia e del Ministero dell'Economia e delle Finanze;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 3 dicembre 2015 la dott.ssa Ofelia Fratamico e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo

Con ricorso notificato il 13.12.2010 il sig. -OMISSIS-,-OMISSIS-del -OMISSIS-presso -OMISSIS-, ha chiesto al Tribunale di annullare il provvedimento con il quale, il 20.09.2010, il Dipartimento -OMISSIS-aveva ritenuto che l'infermità che lo aveva colpito non fosse dipendente da causa di servizio, il parere del Comitato di Verifica del 6.05.2010 ed ogni altro atto presupposto, preparatorio, connesso o consequenziale.

A sostegno della sua domanda il ricorrente ha dedotto 1) eccesso di potere per difetto di motivazione, violazione di legge e, in particolare, dell'art. 10 bis della L. n. 241 del 1990, travisamento dei fatti; 2) eccesso di potere per carenza di istruttoria e difetto di motivazione, violazione di legge e, in particolare, del D.P.R. n. 461 del 2001 e dell'art. 3 della L. n. 241 del 1990, violazione di legge con riguardo all'art. 58 del D.P.R. n. 686 del 1957 ed all'art.64 del D.P.R. n. 1092 del 1973, travisamento dei fatti.

Il 12.01.2011 si sono costituiti in giudizio il Ministero della Giustizia ed il Ministero dell'Economia, chiedendo il rigetto del ricorso, in quanto infondato.

All'udienza pubblica del 3.12.2015 la causa è stata, quindi, trattenuta in decisione.

Motivi della decisione

Con il ricorso in epigrafe il -OMISSIS-di Polizia  Penitenziaria -OMISSIS- ha lamentato l'illegittimità, per violazione di legge, difetto di motivazione e di istruttoria, violazione del 10 bis della L. n. 241 del 1990 e per travisamento dei fatti, del rigetto della sua domanda di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell'infermità che lo aveva colpito (-OMISSIS-)

Tali censure devono essere respinte.

Dal provvedimento impugnato e dal parere del Comitato di Verifica da esso espressamente richiamato emergono, in verità, con chiarezza le ragioni che hanno impedito all'Amministrazione di accogliere la domanda del ricorrente, affetto da una patologia "frequentemente di natura primitiva, insorgente sovente in individui con familiarità -OMISSIS-, per probabile errore genetico e conseguente alterazione -OMISSIS-a livello della membrana cellulare, favorita da fattori individuali spesso legati ad abitudini di vita del soggetto".

Nel suo parere la Commissione evidenzia, poi, di aver specificamente considerato le mansioni espletate dal ricorrente durante la sua carriera e tutti i suoi precedenti di servizio, concludendo che "nel determinismo e nel successivo decorso dell'affezione, di natura prevalentemente endogena, nessun ruolo può aver svolto il servizio prestato, tenuto anche conto delle modalità di svolgimento e dei disagi descritti negli atti i quali, considerati nel loro insieme, non risultano tali da assurgere al ruolo di causa, ovvero di concausa efficiente e determinante".

Da qui l'ininfluenza, anche alla luce dell'art. 21 octies della L. n. 241 del 1990, dell'omesso preavviso di rigetto al ricorrente, che non avrebbe in alcun modo potuto apportare nuovi elementi in grado di incidere sul giudizio dell'Amministrazione (del resto neppure concretamente allegati nel ricorso) e l'assenza di qualsiasi travisamento o difetto di istruttoria e di motivazione, avendo, anzi, la Commissione espressamente valutato il quadro generale delle abitudini di vita del ricorrente (che risultava fumatore - di 15 sigarette al giorno - e sovrappeso cfr. doc. n. 2 dell'Amministrazione).

Alla luce delle argomentazioni che precedono e del fatto che, come riconosciuto dalla costante giurisprudenza, anche di questo Tribunale, "gli accertamenti sulla dipendenza da causa di servizio, anche in relazione all'equo indennizzo, rientrano nella discrezionalità tecnica del Comitato per la verifica per le cause di servizio, che perviene alle relative conclusioni assumendo a base le cognizioni di scienza medica e specialistica con la conseguenza che il sindacato giurisdizionale su tali decisioni è ammesso esclusivamente nelle ipotesi di vizi logici desumibili dalla motivazione degli atti impugnati dai quali si evidenzi la inattendibilità metodologica delle conclusioni cui è pervenuta l'amministrazione ovvero nelle ipotesi di irragionevolezza manifesta, palese travisamento dei fatti, omessa considerazione di circostanze di fatto tali da poter incidere sulla valutazione finale, nonché di non correttezza dei criteri tecnici e del procedimento seguito" (T.A.R. Piemonte, sez. I, 6.03.2015 n. 429, T.A.R. Lazio, Roma, sez. I 19.03.2015 n. 4352, T.A.R. Puglia, Lecce, sez. II 15.10.2015 n. 2937), il ricorso deve, come detto, essere rigettato.

Per la natura della controversia e per la delicatezza delle questioni trattate, oggetto di complesse valutazioni tecniche, sussistono, in ogni caso, giusti motivi per compensare tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima)

definitivamente pronunciando,

- rigetta il ricorso;

- compensa le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art.22, comma 8 D.Lgs. n. 196 del 2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 3 dicembre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Lanfranco Balucani, Presidente

Ofelia Fratamico, Primo Referendario, Estensore

Giovanni Pescatore, Referendario


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