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Giudizio negativo nel rapporto informativo: Agente Scelto di Polizia Penitenziaria perde ricorso al TAR


Polizia Penitenziaria - Giudizio negativo nel rapporto informativo: Agente Scelto di Polizia Penitenziaria perde ricorso al TAR

Notizia del 20/05/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 11 volte)

Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 227 del 2007, proposto da:

D.F., rappresentato e difeso dagli avv.ti Antonio Manfrida, Catherine Nardi, con domicilio eletto presso lo studio del secondo in Roma, via Carlo Poma, n.4;

contro

Ministero della giustizia - Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso cui domicilia in Roma, via dei Portoghesi, n.12;

per l'annullamento

del rapporto informativo - note di qualifica del ricorrente, redatti dal Ministero della giustizia - Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per l'anno 2005, nonchè della decisione della Commissione per il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria comunicata il 14 ottobre 2006, che ha respinto il ricorso dal medesimo proposto ex art. 45 D.Lgs. n. 443 del 1992.

Visto il ricorso;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del 10 maggio 2016 il cons. Anna Bottiglieri e uditi per le parti i difensori come da relativo verbale;

Svolgimento del processo

Con il gravame all'odierno esame il ricorrente, all'epoca dei fatti per cui è causa agente scelto di Polizia Penitenziaria, in servizio presso lo stabilimento penitenziario Ucciardone di Palermo, ha interposto azione impugnatoria avverso il rapporto informativo redatto dall'Amministrazione di appartenenza per l'anno 2005, che gli ha attribuito il giudizio "insufficiente", nonchè avverso il rigetto del ricorso amministrativo dal medesimo proposto ex art.45 del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443, recante l'ordinamento del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Queste le censure dedotte.

1) Violazione dell'art. 3 della L. 7 agosto 1990, n. 241.

La decisione della Commissione per il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria di rigetto del ricorso proposto dall'interessato avverso il rapporto informativo sarebbe carente di motivazione, non indicando i termini e l'Autorità per la proposizione del ricorso giurisdizionale avverso la relativa determinazione, né esplicitandone il sottostante iter logico.

2) Violazione della l. 241/90 - Difetto di motivazione - Eccesso di potere per difetto di motivazione - Palese illogicità - Difetto dei presupposti e travisamento dei fatti.

La valutazione impugnata sarebbe priva di motivazione, nonché carente dell'indispensabile correlazione con il servizio prestato dal ricorrente nell'indicato periodo, avendo l'interessato sempre svolto la propria attività con diligenza e abnegazione, nonché prestando energie in ambiente e strutture complesse e difficili.

La stessa valutazione si profilerebbe incongrua in relazione ai giudizi conseguiti dal ricorrente negli anni precedenti ("buono" per gli anni 2001, 2002 e 2004, "mediocre" per l'anno 2003), in quanto, anche tenuto conto dell'autonomia del giudizio afferente ai singoli anni, l'abbassamento della valutazione dovrebbe trovare giustificazione in fatti di singolare e ponderabile gravità.

Inoltre non vi sarebbe stata la possibilità di una effettiva valutazione del ricorrente nell'anno 2005 di cui trattasi, attesa la mancata prestazione da parte di questi nello stesso anno, causa malattia, di qualsiasi servizio.

La motivazione del negativo giudizio gravato non potrebbe neanche essere rinvenuta nelle sanzioni irrogate al ricorrente, conseguenti a lievi infrazioni amministrative, connesse al ritardo nella trasmissione di certificazione medica ovvero nella comunicazione della prognosi.

La valutazione negativa di tali circostanze sarebbe inoltre stata indebitamente duplicata.

Parimenti immotivato e viziato da eccesso di potere sarebbe il peggioramento del giudizio afferente alle voci "qualità morali e di carattere", "qualità culturali e espressive" e ai requisiti attitudinali, che non indicherebbe gli eventi straordinari giustificativi di un così drastico peggioramento del giudizio su qualità personali.

3) Violazione del D.Lgs. n. 443 del 1992.

Poiché il ricorrente non ha svolto nell'anno 2005 di cui trattasi alcun servizio, essendo assente per malattia dall'ottobre 2004 al giugno 2006, non sussisterebbero i parametri valutativi che assistono il giudizio, dovendo, pertanto, trovare applicazione l'art. 53 del t.u. 3/1957, che prevede, in caso di mancata attribuzione della qualifica relativa a un anno, il conferimento della qualifica dell'anno precedente, o, se più favorevole, di quella successiva.

Esaurita l'illustrazione delle illegittimità rilevate a carico degli atti gravati, parte ricorrente ne ha domandato l'annullamento.

Si è costituito in resistenza il Ministero della giustizia.

Con ordinanza 26 maggio 2015, n. 7512, la Sezione ha disposto un incombente istruttorio a carico dell'Amministrazione resistente, adempiuto come da deposito del 16 luglio 2015.

Il ricorso è stato indi trattenuto in decisione alla pubblica udienza del 10 maggio 2016.

Motivi della decisione

1. Si controverte in ordine alla legittimità del rapporto informativo relativo all'anno 2005 del ricorrente, all'epoca dei fatti per cui è causa agente scelto di Polizia Penitenziaria, in servizio presso lo stabilimento penitenziario Ucciardone di Palermo, che ha attribuito al medesimo il giudizio "insufficiente" con punti 12, nonchè del provvedimento di rigetto del ricorso amministrativo proposto avverso il predetto rapporto dall'interessato, ex art. 45 delD.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443, recante l'ordinamento del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria.

2. Il ricorso non può trovare favorevole considerazione.

3. Le censure di carente motivazione e illogicità svolte dal ricorrente avverso il rapporto informativo ruotano intorno:

- al tenore favorevole dei rapporti relativi agli anni immediatamente precedenti ("buono" per gli anni 2001, 2002 e 2004, "mediocre" per l'anno 2003), in riferita assenza di fatti di singolare e ponderabile gravità;

- alla circostanza che nell'anno di cui trattasi egli è stato assente per malattia, da cui l'asserita carenza dell'oggetto del giudizio e l'applicabilità dell'art. 53 del t.u. 3/1957, che prevede, in caso di mancata attribuzione della qualifica relativa a un anno, il conferimento della qualifica dell'anno precedente, o, se più favorevole, di quella successiva.

Entrambe le argomentazioni non risultano fondate.

3.1. Il rapporto gravato dà esaurientemente atto delle ragioni che hanno comportato l'attribuzione dell'insufficienza.

In particolare, il provvedimento ha attribuito al ricorrente il punteggio numerico complessivo pari a 16 in relazione agli elementi di valutazione, e ai relativi parametri, assunti nel giudizio di cui trattasi, chiarendo, nelle note correlate, afferenti alle eventuali variazioni rispetto al rapporto informativo precedente, che "il rendimento complessivo ha subito un notevole calo, inficiando negativamente altri elementi di giudizio; plurirapportato nell'anno 2005".

Lo stesso provvedimento, poi, in applicazione dell'art. 45, comma 1, del D.Lgs. n. 443 del 1992 ("L'organo competente ad esprimere il giudizio complessivo di cui agli articoli 46, 47, 48 e 49, può, con adeguata motivazione, variare in più o in meno, nei limiti indicati al comma 5 dell'articolo 44, i punteggi relativi ai singoli elementi di giudizio"), ha operato una ulteriore riduzione di quattro punti, a motivo delle sanzioni disciplinari subite dal ricorrente nello stesso anno, con conseguente attribuzione del contestato giudizio finale di "insufficiente" con punti 12.

Tali sanzioni, come emerge dal fascicolo di causa, sono consistite nell'irrogazione di 5 censure e di una pena pecuniaria.

Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, quindi, le ragioni del peggioramento del giudizio rispetto agli anni precedenti sono state esplicitate nel provvedimento, e risultano afferenti a condotte che hanno specificamente inciso nell'anno 2005, legittimando la variazione in diminuzione della valutazione, sia in relazione all'attribuzione dei punteggi relativi ai singoli elementi di giudizio, anche per quanto attiene ai parametri delle qualità personali, su cui non può non riflettersi negativamente la reiterazione di comportamenti contrari ai doveri d'ufficio, sia in sede di giudizio complessivo finale, con applicazione dell'art. 45, comma 1, del D.Lgs. n. 443 del 1992.

E, sempre contrariamente a quanto denunziato in ricorso, non può dirsi che la prima valutazione sottostante all'attribuzione dei punteggi relativi ai singoli elementi di giudizio e il giudizio complessivo finale abbiano duplicato indebitamente la valenza dei provvedimenti disciplinari in parola: tale evenienza risulta, infatti, un legittimo portato del meccanismo prescelto dal ridetto art. 45, comma 1, del D.Lgs. n. 443 del 1992.

3.2. Chiarito, come sopra, che il rapporto in esame sfugge alle mende motivazionali denunziate in ricorso, va rilevato che la negativa valutazione per cui è causa non risulta inficiata dal fatto che il ricorrente, assente dal servizio per malattia, non ha svolto alcun servizio d'istituto per l'intero anno 2005.

Lo stesso ricorso, infatti, riferendo che le condotte censurate sono consistite nel ritardo nella trasmissione di certificazione medica e nella comunicazione della prognosi, attesta la piena compatibilità tra la predetta condizione e la tenuta di condotte oggetto di sanzione.

Esse, nella fattispecie, hanno stigmatizzato la violazione da parte del ricorrente di specifici doveri che gravano sul dipendente pubblico posto in congedo per motivi di salute, e che sono sicuramente valutabili ai fini disciplinari, ciò che, del resto, non viene neanche contestato in ricorso.

3.3. Può aggiungersi, per completezza, che, alla luce degli elementi presenti al fascicolo di causa, le sanzioni disciplinari irrogate al ricorrente nel 2005 non si rivelano come fatti sporadici, qualificazione che va esclusa tenendo conto sia del numero delle stesse che delle ulteriori sanzioni dal medesimo riportate antecedentemente e successivamente al 2005, sino alla sospensione dal servizio per mesi 1 e alla destituzione dal servizio, quest'ultima irrogata con decreto 3 marzo 2009.

4. Anche le censure di carente motivazione rivolte al provvedimento di rigetto del ricorso amministrativo proposto avverso il predetto rapporto informativo, ex art. 45 del D.Lgs. n. 443 del 1992, vanno respinte, tenuto conto che, se è vero che detto provvedimento si è limitato a qualificare come infondati i relativi motivi, è altresì vero che deve concludersi che tale motivazione compendia adeguatamente le ragioni del diniego, atteso il contenuto del ricorso amministrativo, che, pur non disconoscendo le sanzioni disciplinari riportate dal ricorrente nel 2005, si è limitato ad affermare la correttezza del comportamento sempre mantenuta dal dipendente.

Quanto, infine, alla mancata indicazione nello stesso procedimento dei termini e dell'Autorità per la proposizione del ricorso giurisdizionale, si rammenta, in uno con la consolidata giurisprudenza, che essa raffigura una mera irregolarità, potendo costituire, al più, presupposto per ravvisare un errore scusabile, purché nel caso concreto ci sia una qualche giustificata incertezza sugli strumenti di tutela utilizzabili da parte del destinatario del predetto atto, condizione non ravvisabile nella fattispecie, avendo l'interessato azionato ritualmente, ancorchè infruttuosamente, la difesa giudiziale.

5. Alle rassegnate conclusioni consegue il rigetto del gravame.

Il Collegio ravvisa nondimeno giusti motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)

definitivamente pronunciando sul ricorso di cui in epigrafe, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 10 maggio 2016 con l'intervento dei magistrati:

Salvatore Mezzacapo, Presidente

Anna Bottiglieri, Consigliere, Estensore

Fabio Mattei, Consigliere


Scritto da: Redazione
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