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Giustizia Riparativa: tra esigenze deflattive e protezione effettiva delle vittime


Polizia Penitenziaria - Giustizia Riparativa: tra esigenze deflattive e protezione effettiva delle vittime

Notizia del 28/03/2018

in Giustizia

(Letto 688 volte)

Scritto da: Gennaro Nelson Esposito

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1 - La nozione di giustizia riparativa ci invita a riflettere su due aspetti: da un lato si pone la funzione riparatoria tipica del risarcimento del danno in sede civile mentre, in ambito penale, viene in considerazione il percorso di avvicinamento dell’autore del reato alla vittima.

Questo secondo tema merita una riflessione poiché impone di attuare, in sede penale, un adeguato bilanciamento tra certezza del trattamento sanzionatorio e funzione costituzionale della pena, nel quadro dei recenti interventi normativi e giurisprudenziali.

La giustizia riparativa riflette, infatti, un nuovo paradigma di giustizia culturalmente e metodologicamente autonomo, attuabile in ogni stato e grado del processo penale, che supera l’ottica meramente punitiva della sanzione penale ed è teso a rinnovare la visione e la risposta al crimine.

Esso è legato ad una lettura “relazionale” del fenomeno criminoso, inteso, ora, come un conflitto che provoca la rottura di aspettative sociali condivise e che è suscettibile di essere superato oltre la logica del castigo.

Ciò produrrà un duplice effetto virtuoso: da un lato l’autore del reato, rendendosi conto di aver sbagliato, potrà «chiedere scusa» alla vittima e si prodigherà per porvi rimedio; dall’altro, la vittima avrà una diversa percezione del torto subìto e riceverà una ricompensa morale ed economica.

Fa da sfondo al nuovo istituto il fondamentale effetto deflattivo con l’obiettivo di migliorare la qualità del sistema giudiziario penale con il contenimento della recidiva anche in fase di esecuzione.

 

2 - Dopo aver acquisito piena cittadinanza nel dibattito scientifico, la giustizia riparativa dimostra una progressiva espansione anche sul piano normativo con l’importante impulso fornito, di recente, dagli Stati Generali dell’Esecuzione Penale.

“Nata” in Italia con l’introduzione dell’istituto della messa alla prova nel codice di procedura penale minorile del 1988, la nozione di giustizia riparativa è contenuta nei Basic principles on the use of restorative justice programmes in criminal matters, elaborati dalle Nazioni Unite il 24 luglio 2002, che comprendono «qualunque procedimento in cui la vittima e il reo e, laddove appropriato, ogni altro soggetto o comunità lesi da un reato, partecipino attivamente insieme alla risoluzione delle questioni emerse dall’illecito, generalmente con l’aiuto di un facilitatore. Esempi di giustizia riparativa possono essere la mediazione, la conciliazione, il dialogo esteso ai gruppi parentali e i consigli commisurativi».

A livello sovranazionale la Direttiva n. 29 del 2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, nel promuovere la mediazione penale a fini di giustizia riparativa a beneficio delle vittime, obbliga gli Stati ad attivare strumenti di protezione, informazione ed assistenza a favore delle vittime e - ponendo al centro gli interessi, le esigenze della vittima e la riparazione del danno - richiede precise garanzie volte a contenere i rischi di vittimizzazione secondaria (intimidazioni, ritorsioni).

Uno dei pregi della direttiva è proprio quello di imporre l’abbandono di una visione esclusivamente reo-centrica del diritto processuale penale a favore di una nuova concezione dell’intera vicenda processuale come sede di bilanciamento degli interessi dei diversi soggetti, richiamando l’idea di un (ri)equilibrio fra le ragioni della vittima e quelle dell’autore del reato che deve essere garantito da norme minime in ciascun ordinamento nazionale.

 

3 - Il nostro ordinamento contempla diversi strumenti di giustizia riparativa, dalla sospensione del processo con messa alla prova nel processo penale minorile di cui all’art. 28 D.p.r. n. 488/1988, all’estinzione per riparazione di cui agli articoli 35, 54, 73 co. 5 bis, 186 e ss. della legge 274 del 2000 nell’ambito del procedimento penale davanti al giudice di pace e la messa alla prova per gli adulti, introdotta con legge n. 67 del 2014.

E’ con la legge 103 del 2017 che è stato inserito nel codice penale l’art.162-ter che permette al giudice, per i reati perseguibili a querela soggetta a remissione, di dichiarare l’estinzione del reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato abbia riparato interamente il danno con le restituzioni o il risarcimento e abbia altresì eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato entro termini perentori.

L’istituto, già introdotto nella giurisdizione di pace dall’art. 35 d.lgs. n. 274 del 2000, ha una ratio rieducativa, ristorativa e deflattiva e concorre ad attuare il “diritto penale minimo” alla stregua dei principi di proporzione e di extrema ratio della sanzione penale.

Si tratta di una causa di estinzione del reato generale a carattere soggettivo, essendo applicabile ad un numero indeterminato di reati, specificamente tutti quelli a querela rimettibile ed al solo imputato che adempie la condotta riparatoria.

La nuova norma ha immediatamente acceso il dibattito dottrinale e giurisprudenziale laddove, pur prevedendo la necessaria audizione delle parti e della persona offesa, non riconosce alla vittima un potere di veto e consente, in sostanza, di scavalcare la volontà punitiva del querelante anche se l'offerta, rifiutata dall'interessato, sia stata ritenuta congrua dal giudice. In tale ottica ha suscitato scalpore la recente decisione (sentenza del 2.10.2017) con la quale il Gup di Torino, dopo aver ritenuto congrua un'offerta risarcitoria modesta, che la persona offesa non aveva accettato, ha dichiarato estinto il reato di stalking in base al nuovo istituto previsto dall’art. 162 ter c.p.

La pronuncia ha prestato il fianco alle critiche di coloro che hanno sostenuto l’arretramento dello Stato nell’esercizio della potestà punitiva e il carattere paradossale di una norma il cui evidente scopo deflattivo si scontra con la certezza della pena e con la comprensibile aspettativa risarcitoria delle persone offese.

Senza abdicare alla funzione positiva dell’istituto, a tale criticità si è posto rimedio con l’art. 2 della legge n. 172 del 2017, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 284 del 5 dicembre 2017 - che ha convertito in legge il decreto fiscale collegato alla Legge di Stabilità per il 2018 - che ha formalmente escluso lo stalking, anche nelle ipotesi procedibili querela, dal novero dei reati cui è applicabile l’estinzione per riparazione, in tal modo rafforzando la tutela delle vittime di questa odiosa forma di aggressione. Come ribadito nella relazione di accompagnamento, si è trattato di un intervento normativo che di fronte all’allarmante fenomeno delle donne vittime di femminicidio, ha inteso propendere per un bilanciamento a favore della funzione retributiva, generale e special-preventiva della pena.

4 - In prospettiva si impone la necessità di valutare, in sede applicativa, la compatibilità del meccanismo estintivo per i reati procedibili a querela (o che potranno esserlo quando sarà attuata la delega dettata dalla legge n. 103 del 2017) con altre condotte di particolare allarme sociale, come le lesioni personali stradali di cui agli artt. 589 bis e ss. c.p. per non vanificare, con l’estinzione del reato, la finalità di prevenzione perseguita con la legge n. 41 del 2016 introducendo la sanzione accessoria della revoca della patente di guida.

Resta ferma, ovviamente, la valutazione di congruità in via generale devoluta al giudice dall’art. 162 ter c.p., che viene in rilievo in relazione ad alcuni reati, perseguibili a querela, tra cui la diffamazione (specie se a mezzo stampa o con altri mezzi di pubblicità) in assenza di parametri obiettivi tali da garantire risultati omogenei. Ciò, in considerazione, della efficacia deterrente nei confronti di giornalisti ed editori delle sanzioni pecuniarie, peraltro preferibili alla reclusione nel quadro dei principi di libero esercizio dell’attività di informazione puntualizzati dalla giurisprudenza sovranazionale, in relazione ai reati di stampa.

 

5 - In conclusione non può essere negata la portata deflattiva dell’estinzione per riparazione che, insieme alle altre misure della messa alla prova e del doppio intervento di depenalizzazione (decreti legislativi 7 e 8 del 2016), concorrerà alla riduzione dei procedimenti in corso nei vari gradi di giudizio, passati da 1,65 milioni a fine 2015 a 1,55 milioni al 31 marzo 2017.

Non bisogna, dunque, perdere di vista l’obiettivo di recuperare efficienza al processo penale, diminuendo il numero e la durata dei processi, e favorire il reinserimento sociale del reo attraverso azioni consapevoli e responsabili che attuino i programmi di giustizia riparativa con evidenti benefici per le vittime, senza però trascurare le irrinunciabili esigenze di sicurezza e certezza della pena.

 

 


Scritto da: Gennaro Nelson Esposito
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Commenti Commenti dei lettori

n. 1


A momenti mi è preso un colpo! Pensavo fosse il simpaticissimo Gennarino Migliore.....uh a Maronn...
Però leggendo bene, l'avvocato si chiama pure Nelson e mi sono tranquillizzato poco dopo.
Cmq ottimo articolo e più che mai di grande attualità.

Di  Vanni  (inviato il 28/03/2018 @ 18:24:14)




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