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Grande lavoro della Polizia Penitenziaria dell''IPM di Airola


Polizia Penitenziaria - Grande lavoro della Polizia Penitenziaria dell''IPM di Airola

Notizia del 29/12/2017

in Giustizia Minorile

(Letto 1015 volte)

Scritto da: Ciro Borrelli

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Il nucleo investigativo centrale della Polizia Penitenziaria e il nucleo regionale di Napoli hanno notificato nel mese di novembre 5 informazioni di garanzia nei confronti di altrettanti detenuti del carcere minorile di Airola (Benevento) per il reato di ricettazione. Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Benevento, i 5 indagati, in concorso con ignoti ancora da identificare, detenevano apparecchi cellulari, accessori e sim card. L'operazione si inserisce nell'ambito delle indagini scattate a seguito del ritrovamento da parte del personale di Polizia Penitenziaria in servizio ad  Airola di telefoni cellulari e sim card e della pubblicazione di foto scattate da alcuni detenuti, all'interno dell’Istituto Penale Minorile, e poi pubblicate sui social network con «il chiaro intento - spiega il procuratore Aldo Policastro - di confermare e rafforzare la posizione di 'baby boss' dell'hinterland napoletano».

I telefoni cellulari li avevano nascosti anche nei gabinetti perché erano impermeabili. Poi la sera li tiravano su e li accendevano. Da quel momento, fino all’alba inviavano messaggi ai loro amici, alle mogli e agli affiliati collegandosi ad internet con schede telefoniche anonime, non intestate a nessuno ma attive. Per mostrare la loro forza, il coraggio e la spavalderia tipiche della bande di ragazzini che seminano il terrore nei vicoli di Napoli, si scattavano selfie direttamente dalle celle del carcere minorile di Airola e le pubblicavano sui loro profili Facebook. Sono stati scoperti dagli agenti della Polizia Penitenziaria che da mesi denunciano una situazione drammatica e rischiosa che si sta vivendo nell’Istituto di Penale Minorile che già a settembre fu teatro di una rivolta organizzata da baby-boss che hanno provato a scappare dal carcere. Quattro i cellulari sequestrati dagli agenti durante le perquisizioni che sono durate ore. I ragazzi avevano occultato molto bene i telefonini e una delle schede era stata nascosta in bocca da uno dei ragazzi denunciati. Nonostante i controlli della Polizia Penitenziaria ad Airola, un carcere dove i ragazzi reclusi dovrebbero  avere la possibilità di poter riflettere sui propri errori e recuperare per reinserirsi nella società una volta scontata la pena, vige nelle celle la legge della camorra, la stessa che regola la loro vita all’esterno di quelle mura. I selfie sono provocazioni continue all’intero sistema.

«Live da Airola», scrivono e sotto fioccano commenti di amici e familiari. Uno, che sembra un «fan impazzito» si espone a tal punto da scrivere tutti i nomi e i soprannomi dei ragazzi immortalati nelle foto e poi secco commenta: «Siamo giovani pieni di rabbia e non abbiamo paura di uccidere».

Di sfregio alle istituzioni parla invece Donato Capece, segretario generale del Sappe, il sindacato che rappresenta la Polizia Penitenziaria. Capece plaude al lavoro dei poliziotti in servizio nel carcere minorile che «continuano nella loro opera di controllo dell’ordine e sicurezza».

 


Scritto da: Ciro Borrelli
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