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Gruppi Sportivi e Polizia Penitenziaria: un binomio utile a patto che...


Polizia Penitenziaria - Gruppi Sportivi e Polizia Penitenziaria: un binomio utile a patto che...

Notizia del 08/02/2011

in Fiamme Azzurre

(Letto 3585 volte)

Scritto da: Enzima

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Cara Lady Oscar, le belle parole che hai speso per il Corpo con questo articolo e con questo tuo momento di riflessione, ti fanno onore e ci fanno onore. E le capisco.

Ma non le posso accettare del tutto. Mi pare di capire che la tua riflessione è rivolta ai colleghi che, se hanno dei momenti di critica demagogica nei confronti degli altri colleghi inquadrati nel Gruppo Sportivo delle Fiamme Azzurre, dipende dal fatto che le Fiamme Azzurre, per molto tempo, sono state gestite in sordina, quasi (ma anche senza "quasi") fossero una proprietà privata da utilizzare per il proprio prestigio e tornaconto personale.

Questo avveniva in passato però, e nemmeno sempre perché ci sono state delle “finestre” con un diverso modo di gestire le Fiamme Azzurre, ma è inevitabile che ancora oggi ereditiamo quel tipo di modus operandi, anche perché, a parte la preponderante visibilità dei successi delle Fiamme Azzurre nel sito web istituzionale della Polizia Penitenziaria, sono poche le occasioni in cui le Fiamme Azzurre hanno modo di farsi percepire come una parte del Corpo. Non parliamo di Calendari o Feste del Corpo per favore... dove l'ufficialità è pari alla lontananza e dove torna a galla più la retorica istituzionale che le vere passioni che vivono nel nostro Gruppo Sportivo e che potrebbero essere (finalmente) “sfruttate” a dovere.

Ben altre potrebbero essere le iniziative in cui utilizzare gli atleti e gli ex atleti delle Fiamme Azzurre all'interno del Corpo. Perché di questo si parla: ormai siamo arrivati al paradosso che il nostro Gruppo Sportivo è più apprezzato all'esterno che da parte dei colleghi. Ogni tanto vedo qualche piccolo passo in avanti, ma (sarò troppo sognatore io) fino ad ora s'è fatto ben poco rispetto all’immenso patrimonio umano e di valori di cui sono portatrici le Fiamme Azzurre.

Non mi sto riferendo alla valorizzazione dei successi degli atleti che, grazie anche ai bellissimi articoli apparsi su questo sito e sulla rivista del SAPPE, hanno dato giusto lustro alle fatiche e ai tanti risultati dei nostri atleti. Mi sto riferendo a quanto un atleta potrebbe dare al Corpo durante e dopo la sua attività agonistica, non solo in termini di successi sportivi.

Oppure dobbiamo pensare che i Gruppi Sportivi sono solo un biglietto da visita per l’esterno e che l’unico loro scopo di esistere è quello di farci pubblicità? Allora è chiaro che saremmo di fronte ad un fallimento in termini di risorse impiegate/risultati ottenuti. Tanto vale fare volantinaggio nelle stazioni ferroviarie o un bell’aereo con lo striscione dietro che passa d’estate sulle spiagge. In realtà i Gruppi Sportivi di ogni Forza di Polizia del nostro Stato, sono un espediente per scaricare sulle Forze di Polizia i costi dello sport in Italia. Il CONI impiega le sue risorse economiche in ben altri progetti invece che rendere possibile fare sport in Italia; e per “sport” intendo favorire una cultura sportiva che sottintende anche un diffuso benessere fisico e psichico per tutti.

Se pretendiamo che un Assistente Capo con trent’anni di servizio, si gongoli dei risultati delle Fiamme Azzurre mentre lui è costretto a farsi le notti per mantenere la propria famiglia, allora credo che rimarremo delusi e le Fiamme Azzurre saranno sempre più esposte a critiche interne nonostante tutti i risultati esterni che riusciranno ad ottenere. E se invece iniziassimo a “sfruttare” tutti questi atleti che ci capitano sotto mano?

Io e te lo sappiamo benissimo. Un atleta è abituato a vivere e pensare in un modo diverso dalla maggior parte delle persone, non dico che sia un modo migliore degli altri, ma di sicuro è un modo molto speciale fatto di determinazione, obiettivi, serietà, onestà, costanza e tante altre caratteristiche che fanno di un atleta una persona che è abituata ad agire e lavorare in un modo più efficace ed efficiente rispetto alla media e, oltretutto, non potrà farne a meno. Ormai fa parte del suo modo di essere e di certo porterà con se tutte queste caratteristiche umane anche quando smetterà la carriera agonistica. Un atleta cercherà sempre di dare il massimo, qualunque difficoltà gli si pari davanti. Lo farà a testa bassa, in squadra o da solo. Qualità queste che tutt’oggi vanno, perlopiù, miseramente sprecate. Primo perché chi prende le decisioni finali sul Gruppo Sportivo non ha la minima idea di quale potenziale ha sotto le mani e secondo perché, se anche ne avesse la percezione, se ne spaventerebbe; perché un atleta è abituato a ragionare in termini di eccellenza, di obiettivi da raggiungere, affinando delle capacità che possono essere spese in ogni circostanza, mentre è evidente il pressapochismo, la sciatteria, il dilettantismo con cui viene gestita questa Amministrazione.

E allora iniziamo a ragionare con le Fiamme Azzurre in termini di impegno all’interno del Corpo e non solo come bandierine da sventolare davanti al Ministro.

Spesso mi vengono in mente le parole di un istruttore di tiro della Polizia Penitenziaria che un giorno mi disse: “Quando mi si presenta davanti un atleta del Gruppo Sportivo, io so già che quel giorno farò meno fatica degli altri giorni perché quasi tutti gli atleti - e io conosco pure l’eccezione, ma ci legge e vorrei che rimanesse mio amico - fanno centro da subito e se non lo fanno, mi bastano due paroline che quelli vanno a segno facilmente, sempre. Non parlo di quelli che praticano la specialità del Tiro come sport, ma anche qualunque atleta di qualunque altra disciplina”. Gli ho spiegato il perché e lui mi ha confermato che era l’unica spiegazione che s’era già dato anche lui.

Ammiro quegli atleti di cui parli che intendono proseguire la loro carriera nella Polizia Penitenziaria quando smetteranno l’attività agonistica e sono convinto che lo faranno nel migliore dei modi e già so che molti di loro si troveranno purtroppo in difficoltà perché ragioneranno in termini di obiettivi da raggiungere, preparazione metodica, partenza dei lavori e disciplina nella ricerca del risultato. Impossibile da attuare con certa altra gente… E non mi riferisco ai nostri colleghi.

Cara Lady Oscar, pensa solo a quale patrimonio di conoscenze in termini di benessere psico-fisico è tuttora “racchiuso” in tanti atleti ed ex atleti del nostro Gruppo Sportivo e pensa a come potrebbe essere speso se veramente la nostra Amministrazione sapesse ragionare in obiettivi di breve, medio, lungo termine e impiegasse questo patrimonio al servizio degli altri colleghi, quelli che dalla cena del giorno prima fino al pranzo del giorno dopo, vanno avanti solo con qualche caffè… Quelli che devono garantire la sicurezza negli Istituti e che fanno fatica anche a piegarsi per allacciarsi le scarpe.

Qualche anno fa s’era anche parlato di benessere del personale con una circolare diramata dal Capo Dipartimento, lunga e dettagliata. Venne istituito il solito gruppo di lavoro, le solite facce e poi il nulla, come da migliore tradizione burlesca del DAP. Giusto il tempo per far “sbollire” il SAPPE che quella circolare l’aveva quasi pretesa protestando per i colleghi che si erano tolti la vita in quei mesi. Allora si disse che la correlazione tra l’istinto suicida e il lavoro da poliziotto penitenziario non era stata dimostrata, tuttavia veniva concessa l’opportunità alle Direzioni di pensare a dei possibili progetti che perseguissero il benessere del personale.

Io ancora non ne ho visto uno di quei progetti, ma forse è stata solo incapacità di divulgarli e di questo ormai non mi stupisco più. Ma so per certo che ne è stato presentato almeno uno (e spero di poterne parlare in futuro) che è stato “rigettato” dal DAP perché appunto prevedeva il perseguimento del benessere psico-fisico degli agenti e questo, in un’Amministrazione miope, inetta, che non ha la minima idea di cosa si stia parlando, era ovvio che venisse rigettato.

Pensi che sia così difficile immaginare un Corpo di Polizia Penitenziaria che utilizzi i suoi atleti, le loro competenze, ovviamente dopo gli impegni agonistici, al servizio della ricerca di un benessere personale e diffuso tra tutti i colleghi?

Io penso che un Gruppo Sportivo deve essere anche pensato in termini di risorsa e non solo come cartellone pubblicitario. Lo sport non è solo medaglie e vittorie. Io farei pure a meno di qualche medaglia se questo servisse a migliorare il benessere (e quindi l’efficienza) del mio Personale di Polizia Penitenziaria.

Cara Lady Oscar, so che queste mie parole non avranno minimamente scalfito la tua determinazione nel raggiungere il tuo risultato, qualunque esso sia. E so pure che sarà un risultato onesto e meritevole, ma non te la prendere con il collega della sezione che lavora in un carcere “ai confini della realtà”, se spara a casaccio delle critiche demagogiche nei confronti del Gruppo Sportivo delle Fiamme Azzurre.

I nemici delle Fiamme Azzurre sono più vicini di quanto tu possa immaginare e non sono certo i nostri colleghi.

Leggi anche: Serve lo sport alla Polizia Penitenziaria?


Scritto da: Enzima
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