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I burocrati "pensano", i poliziotti si suicidano ...


Polizia Penitenziaria - I burocrati

Notizia del 05/06/2014

in Houston abbiamo un problema

(Letto 4278 volte)

Scritto da: Luca Frongia

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Cominciamo da un dato di fatto reale: i suicidi tra i nostri colleghi hanno superato 100 casi in dieci anni.

Ultimo in ordine di tempo, la tragica fine di un Assistente in servizio ad Ascoli Piceno.

Ma, meno di una settimana prima, a Padova un collega si era sparato nel suo garage. Fatto inquietante e agghiacciante, in quest'ultimo caso, il collega prima di suicidarsi ha inviato un sms al proprio figlio anticipando il gesto.

Il secondo dato reale è quello delle aggressioni. Ad oggi non si contano piu gli episodi di vile e gratuita violenza che le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria subiscono quotidianamente dalla popolazione detenuta.

Noi Poliziotti quando non arriviamo al blackout della nostra mente per diversi fattori tra cui anche il burnout, siamo massacrati dai delinquenti reclusi a cui tra l' altro è stata anche data la possibilità di circolare otto ore al giorno nel proprio reparto detentivo, una vigilanza dinamica che sfocia sempre di piu' nella violenza disumana sui Baschi Azzurri inermi sotto le discutibili direttive di chi al Dipartimento forse, forse, ha dimenticato come si vive sulla propria pelle a costo della propria vita.

La vigilanza dinamica nei penitenziari, voluta per alleggerire l’emergenza carceraria è un vero fallimento. In sostanza, è un regime penitenziario aperto, con sezioni detentive sostanzialmente autogestite da detenuti previa sottoscrizione di un patto di responsabilità, mediante un depotenziamento del ruolo di vigilanza della Polizia Penitenziaria, relegata ad un servizio di vigilanza dinamica, che vuol dire porre in capo ad un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza e mantenendo il reato penale della “colpa del custode”.

Ebbene, tutto questo è fumo negli occhi.

Come anche per le conseguenze di quell’effetto burnout dei Poliziotti determinato dall’invivibilità delle sezioni detentive sistematicamente caratterizzate da eventi critici: suicidi, tentati suicidi, aggressioni, risse, atti di autolesionismo, colluttazioni.

La circolare del Dap sulla sorveglianza è incredibilmente anacronistica, perché si rivolge ai detenuti con pene brevi da scontare, che in tutta Europa scontano la pena fuori dal carcere. Dovrebbe essere così anche in Italia e per questo dovrebbe lavorare l’amministrazione penitenziaria piuttosto che delegittimare la Polizia Penitenziaria e consegnare le carceri all’autogestione dei detenuti.

In ultimo la circolare sul benessere e che dovrebbe arginare il fenomeno suicidi.

In poche righe, la circolare parla di tutto e di niente, intanto i colleghi muoiono e i burocrati pensano.

 

 


Scritto da: Luca Frongia
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n. 4


per Claudio. ti ricordo che il tuo collega di torino si è ammazzato (e ha ammazzato) per timore dell'ennesima, immotivata e sproporzionata sanzione disciplinare.
è questo il male di chi non tollera 2 pesi e 2 misure, sproporzione dei provvedimenti disciplinari rispetto all'accaduto (magari 5 minuti di ritardo) e dirigenti che abusano del loro potere muovendo continue illazioni e devastanti insinuazioni sul tuo operato in buona fede, magari per l'unico giorno di malattia di quell'anno, quando magari altri si ammalano 1 giorno si, l'altro pure e loro, muti. è totalmente ingiusto, e non ti fa onore, definire cancro delle persone. posso capire il transfer, come quello del personale medico nei confronti dei pazienti. ma ben altra cosa è definire cancro gli utenti che, ti ricordo che quasi la metà è in attesa di giudizio e molti di loro sono innocenti. quindi anche tu senza un motivo che tu possa capire, puoi diventare cancro. la corretta distanza, professionalità e giustizia occorre usarla nei confronti di tutti, detenuti e personale, altrimenti, se si va a simpatie o a leccapiedi, si va ai suicidi per chi è perseguitato ingiustamente da persone senza scrupoli. che poi il tutto possa essere peggiorato da problemi famigliari o personali è fuor di dubbio. quando si ha un lavoro e non ti consentono di ottenerne la giusta gratificazione, o ti rendono la vita un inferno, o ti isolano perchè non guardi in faccia nessuno, allora è come non averlo.

Di  Antonio  (inviato il 06/06/2014 @ 14:23:00)


n. 3


Secondo la mia modesta opinione, chi in un momento della vita decide di farla finita, lo fa per problemi che vanno dalla sfera familiare a quella personale. Una persona con la testa sul collo potrebbe toglirsi la vita solo quando il lavoro lo perde, e non quando ha la fortuna di averne uno come quello del Poliziotto Penitenziario. Parliamoci chiaro, perchè speculare su servizio, sorveglianza dinamica, pianonamenti, traduzioni e tutto il resto. I detenuti sono come un cancro, se li tieni a debita distanza sempre, non potranno mai infettarti. Ma guai se si allentano le distanze il cancro un po per volta ti divora. Un esempio banale quanto attuale nel caso in cuii i nostri superiori si lasciano incantare dai detenuti il cancro può colpire tutta la truppa di un'istituto. Parliamoci chiaro i nostri Comandanti oggi possono avere tutti i titoli di studio che vogliono, ma per capire dove vuole andare a parare un detenuto prima che apra la bocca ci vuole esperienza e tanta astuzia, proprio come quella che ogni detenuto possiede. Ammetto che ci sono anche dei superiori che posseggono queste qualità, ma sono mosche bianche.

Di  Claudio  (inviato il 05/06/2014 @ 16:26:28)


n. 2


Tragica coincidenza . R.I.P. Massimo . Eri una persona silente e seria. Ci vediamo a miglior vita.
Luca Frongia

Di  Luca Frongia  (inviato il 05/06/2014 @ 14:11:47)


n. 1


Giovane Poliziotto Penitenziario si toglie la vita
Tragico epilogo per un Poliziotto Penitenziario in servizio presso gli Uffici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. È successo ieri sera...


Di  giovanni  (inviato il 05/06/2014 @ 11:15:16)




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