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I drammi umani che ruotano intorno al carcere


Polizia Penitenziaria - I drammi umani che ruotano intorno al carcere

Notizia del 02/01/2018

in Il Commento

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Scritto da: Donato Capece

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Il mese di dicembre sta registrando dati allarmanti nelle carceri italiane.

In pochi giorni si sono consumati drammi umani inimmaginabili. Martedì 12 dicembre un detenuto di origine marocchina di 20 anni, ristretto per avere commesso il reato di rapina e con fine pena 2020, si è impiccato nel bagno della sua cella nel carcere San Vittore di Milano. L’uomo era detenuto nel V Reparto detentivo del carcere di San Vittore e si è impiccato nel bagno della cella. Nonostante il tempestivo intervento dell’Agente di Polizia Penitenziaria, non è stato purtroppo possibile salvargli la vita. Un gesto grave, che lascia in noi amarezza e sgomento.

Ricordo a me stesso che un pronunciamento del Comitato nazionale per la Bioetica ha sottolineato come “il suicidio di un detenuto costituisce solo un aspetto di quella più ampia e complessa crisi di identità che il carcere determina, alterando i rapporti e le relazioni, disgregando le prospettive esistenziali, affievolendo progetti e speranze. La via più netta e radicale per eliminare tutti questi disagi sarebbe quella di un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere”.

Ma tra sabato 9 e domenica 10 dicembre altri due detenuti si sono tolti la vita, a Regina Coeli e Terni. Tre detenuti che si tolgono la vita in carcere in meno di una settimana sono un fallimento per lo Stato. Vittime innocenti di un disagio individuale a cui non si riesce a fare fronte nonostante gli sforzi e l’impegno degli operatori, in primis le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che il carcere lo vivono nelle sezioni detentive. Questi suicidi evidenziano come i problemi sociali e umani permangono, eccome!, nei penitenziari, lasciando isolato il personale di Polizia Penitenziaria (che purtroppo a San Vittore non ha potuto impedire il grave evento) a gestire queste situazioni di emergenza. Il suicidio è spesso la causa più comune di morte nelle carceri. Gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, e l’Italia è certamente all’avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici. Ma il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti. Per queste ragioni un programma di prevenzione del suicidio e l’organizzazione di un servizio d’intervento efficace sono misure utili non solo per i detenuti ma anche per l’intero istituto dove questi vengono implementati.

E’ proprio in questo contesto che viene affrontato il problema della prevenzione del suicidio nel nostro Paese. Ma ciò non impedisce, purtroppo, che vi siano ristretti che scelgano liberamente di togliersi la vita durante la detenzione. Di più, a certificare la drammaticità di ciò che parliamo, si consideri che negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 19mila tentati suicidi ed impedito che quasi 145mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze...

Ma è anche la Polizia Penitenziaria che sta vivendo un periodo nefasto.

In tre settimane, tra novembre e dicembre, si sono tolti la vita due poliziotti penitenziari, l’uno in servizio a Padova e l’altro a Tolmezzo. E sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, uno dei quattro Corpi di Polizia dello Stato italiano.

E’ importante e fondamentale evitare strumentalizzazioni ma necessario è comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l'attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere dal poliziotto.

Non può essere sottaciuto ma deve anzi seriamente riflettere la constatazione che negli ultimi 3 anni si sono suicidati più di 55 poliziotti e dal 2000 ad oggi sono stati complessivamente più di 110, ai quali sono da aggiungere anche i suicidi di un direttore di istituto (Armida Miserere, nel 2003 a Sulmona) e di un dirigente generale (Paolino Quattrone, nel 2010 a Cosenza). Prima del suicidio del collega nel carcere di Tolmezzo, avvenuto nella notte tra sabato 9 e domenica 10 dicembre, vi sono stati suicidi di poliziotti penitenziari a Padova, Termini Imerese, Cosenza (dove l’uomo aveva prima ucciso la moglie) e Marsala. Quel che è certo è che sui temi del benessere lavorativo dei poliziotti penitenziari l’Amministrazione Penitenziaria continua ad essere in grave affanno e in colpevole ritardo, senza alcuna iniziativa concreta. I poliziotti continuano a suicidarsi, l’Amministrazione Penitenziaria non mette in campo alcuna concreta iniziativa per contrastare il disagio lavorativo e dare un sostegno a chi è in prima linea nelle carceri.

Il pensiero del SAPPE va ai familiari, agli amici e ai colleghi dei nostri colleghi che hanno deciso di togliersi la vita. A loro va il nostro pensiero e la nostra vicinanza. Ma il Ministero della Giustizia ed il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria continuano a non fare nulla di concreto per contrastare il disagio psicologico dei poliziotti, anche se non è direttamente collegato col servizio. E non può essere l’istituzione di un numero verde telefonico (di Roma!) la soluzione ai disagi umani e individuali che ognuno di noi può vivere in momenti particolari della vita.

Il dato oggettivo, insomma, è che la situazione nelle carceri resta allarmante. Altro che emergenza superata! E la politica deve assumere provvedimenti concreti, per il carcere ed il Corpo di Polizia Penitenziaria, lasciando da parte gli slogan demagogici.

 

 


Scritto da: Donato Capece
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Commenti Commenti dei lettori

n. 7


L'esenzione delle forze dell'ordine della difesa e soccorso dalla norma visite fiscale si doveva applicare senza se senza ma , era l'unico strumento per porre fine ai furbetti.

Di  Anonimo  (inviato il 04/01/2018 @ 13:18:28)


n. 6


Un tempo, commentavo quasi quotidianamente,anche con una certa verve. Oggi mi limito solo a leggere...ed è già tanto.
Che sia davvero un Buon nuovo anno.

Di  ANGY  (inviato il 03/01/2018 @ 15:16:57)


n. 5


Per come la vedo tutte le OO.SS.è dico tutte sono il fallimento totale sul piano dei diritti delle pensioni della sicurezza sui luoghi di lavoro e sono responsabili della perdita dei diritti acquisiti della polizia penitenziaria.
Oggi le OO.SS. dispongono di studi legali all'avanguardia e di strumenti efficaci al fine di tutelare personale e diritti acquisiti eppure non si sono serviti di alcuni strumenti nella loro disponibilità e per questo siamo rimasti 10 anni senza diritti senza rinnovo del contratto con uno schiforiordino che premia solo sottufficiali e ufficiali gratis mentre l'assistente capo con una manciata di centesimi viene impiegato al posto dei sottufficiali nei turni serali notturni festivi quando poi al mattino ci sono più sottufficiali che agenti assistenti.
Possa Dio perdonarmi per dire il mio pensiero è spero nessuno mi voglia male .
Un saluto cordiale Poermattia

Di  Deluso al Massimo  (inviato il 03/01/2018 @ 13:19:22)


n. 4


@Deluso al massimo.
Caro collega, condivido in pieno il tuo intervento e credo che le considerazioni che hai fatto siano quelle che la stragrande maggioranza dei Poliziotti Penitenziari italiani esprime quotidianamente fuori e dentro il posto di lavoro. Ebbene, la enorme differenza tra chi scrive gli articoli e tutti noi della prima linea, sta proprio in questo punto, niente affatto marginale: noi siamo tutti i giorni in 'trincea' in carcere e chi redige gli articoli non entra in un Istituto -per prestare servizio- da tempo immemore. Tutto quello che riportano non lo vivono sulla loro pelle, ma viene loro raccontato; cosa ne sanno dei turni notturni, dei festivi, di essere sempre sotto organico, insomma della nostra vita lavorativa? Un conto é vedere un documentario, tutt'altro è vivere la quotidianità. Adesso ci vengono a dire che il sistema sta collassando, che la nostra sicurezza é a rischio, che la situazione sta precipitando. E allora le OO.SS. dove erano mentre tutto questo accadeva? Chi dovrebbe tutelarci cosa ha fatto? A cosa servono le OO.SS. oggi? Perché continuare ad iscriversi (con relativo pagamento delle quote mensili) se siamo sempre più soli? I sempre più frequenti rigurgiti di nostalgia per gli AA.CC. non sono forse la testimonianza del fallimento sindacale? Alzi la mano chi la pensa diversamente ed argomenti le sue convinzioni, grazie.

Di  Tony  (inviato il 03/01/2018 @ 09:43:55)


n. 3


Si è così talmente abituati ai svariati proclami sindacali da rimanere indifferenti non fanno né caldo né freddo . Scusate se dico verità scomode e magari restare male davanti la verità però consentite di dire che i dindacati non fanno altro che articoli su articoli lettere di lettere che rimangono senza risposte senza interessi alcuni . I sindacati purtroppo non risolvono più nulla stampano solo articoli di fatti accaduti a dx e sx . Al personale interessa sicurezza nei luoghi di lavoro , caserme agenti accoglienti e salubri con adeguato mobilio , garanzia delle ferie grandi festività ferie estive, rotazione di tutti i posti di servizio, rimettere il ruolo sottufficiali ai loro compiti di sorveglianza generale stop all'uso del l'assistente in mansioni superiori, pari diritti uguali per tutti , la presenza nelle 24 di sottufficiali in istituto penitenziario dovrà essere assicurata sempre diritti di dieci anni al recupero stipendiale diritti alla pensione dignitosa per tutti diritti per i sovrintendenti del 2002 diritto di un riordino che parta dal basso diritto per tutti indennità di rischio per i turnisti da istituire , via la presenza per chi non lavora nei penitenziari, stop distacchi sindacali con riduzione dei distacchi di almeno il 50% .

Di  Deluso al massimo  (inviato il 02/01/2018 @ 19:32:58)


n. 2


(Ma è anche la Polizia Penitenziaria che sta vivendo un periodo nefasto), mi permetto di dire che la Polizia Penitenziaria sta vivendo un periodo che chiamarlo nefasto è riduttivo. Secondo il mio modesto parere qui stiamo parlando non di un piccolo periodo, ma di almeno 15 anni, in cui siamo stati abbandonati a noi stessi sia dalla politica, sia dai nostri vertici, e scusate, anche dai sindacati tutti che non hanno mai battuto i pugni contro i tagli al personale ecc. Certo poi bisogna anche ammettere che le carcere con la politica scellerata delle celle aperte(si per me sono celle, le camere di pernottamento sono in albergo) hanno consegnato le sezioni detentive in mano ai detenuti, che fanno il bello e il cattivo tempo, ossia assoggettare interi reparti ai voleri del più forte con estorsione sui più deboli con relative botte da orbi. Oramai nelle sezioni più che reparti detentivi sembrano delle distillerie vere e proprie, per non parlare delle sostanze che riescono a veicolare all'interno, come??? dove presto servizio manca l'unità di Polizia Penitenziaria femminile da almeno 3 mesi, e visto che i diversamente liberi dalle loro (celle) con vista sugli ingressi controllano i controllori, è una pacchia per loro. Potrei continuare, ma non ho più voglia, siamo talmente stanchi sfiduciati e delusi, me compreso che siamo rassegnati a questo stato di cose, e questo mi rendo conto è male. Mi sono fatto un'idea, tutti parlano di carcere, ma nessuno ci mette la faccia seriamente se non a parole. La sentenza Torreggiani voleva si un carcere aperto, ma non penso che chi abbia legiferato i tal senso pensava che i detenuti dovessero stare in sezione a fare nulla, se non bastonare in tutti i sensi il più debole, ma questo è lo stato delle carceri Italiane. Mi fanno ridere i Dirigenti (tutti) che ogni tanto fanno visita negli Istituti promettendo nelle immancabili riunioni questo e quello, chiedendo al personale i loro bisogni, SONO ESSERI PIETOSI. Forse tu che leggi appartenente come me al Corpo magari vivi una situazione migliore e sono contento per te, ma da quello che sento da nord a sud sembra che l'andazzo sia questo, e francamente dopo 35 anni di effettivo servizio ne ho davvero le pxxxe piene. Un saluto a tutti i colleghi e un Augurio di Buon Anno.

Di  Mario64  (inviato il 02/01/2018 @ 18:04:40)


n. 1


Donato Capece, non ci frega niente dei delinquenti.

Di  Piermattia  (inviato il 02/01/2018 @ 15:31:10)




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