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I problemi del carcere e l’indifferenza della politica


Polizia Penitenziaria - I problemi del carcere  e l’indifferenza  della politica

Notizia del 22/11/2010

in Il Commento

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Scritto da: Roberto Martinelli

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Nelle ultime settimane gli Organi di informazione sono tornati ad occuparsi, prepotentemente, di carcere e sistema penitenziario. A quasi un anno dalla dichiarazione dello stato di emergenza nazionale - disposta da un apposito Decreto firmato dal presidente Berlusconi il 13 gennaio 2010 sulla base della legge 225/1992, che ha istituito il servizio nazionale di protezione civile, e che durerà fino al 31 dicembre 2010 – i numeri sulle presenze in carcere sono tanto emblematici quanto allarmanti: i detenuti presenti nei 206 istituti di pena sono 68.527 per 44.612 posti letto regolamentari. Erano, per la cronaca, poco più di 65mila nel giorno della pubblicazione del Decreto Berlusconi sull’emergenza carceri...

Questa ennesima fotografia del sovraffollamento carcerario in Italia è emerso nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Roma a cura dell’associazione ‘Antigone’ che ha presentato il settimo Rapporto sulle condizioni di detenzione. Dalle visite effettuate dall’associazione tra giugno e luglio scorsi in alcuni degli istituti penitenziari più affollati d’Italia risulta che tutte queste carceri sono fuori legge dal punto di vista socio-sanitario. 
Per questo sono già 1.300 le richieste di ricorso alla Corte Europea per i diritti umani contro le condizioni di vita inumane. 
Questa, in dettaglio, la situazioni della popolazione carceraria come emerge dalla lettura delle quasi 300 pagine del Rapporto (edito da L’Harmattan Italia, € 22,00): il 43,7% dei detenuti è imputato, 15.233 sono i detenuti in attesa di giudizio, record assoluto in Europa. Sono 28.154 quelli che hanno commesso violazioni della legge sulle droghe e 11.601 le persone che devono scontare una pena inferiore a un anno (la metà stranieri). 5.726 sono i detenuti italiani imputati o condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso. 
Gli ergastolani italiani sono 1.437 mentre gli stranieri 54. I semiliberi sono 877, sono 7.800 i detenuti ammessi all’affidamento in prova mentre sono 4.692 le persone in detenzione domiciliare. Solo lo 0,23% ha commesso reato durante il periodo di misure alternative. Le donne costituiscono il 4,35% del totale e 57 sono i bambini sotto i tre anni ospitati in carcere con la madre. Per loro esistono 18 asili nido. Sono 7.311 i detenuti con meno di 25 anni e 463 gli ultrasettantenni. 
Gli analfabeti sono 930 e 2.342 i detenuti senza titolo di studio; 9.197 quelli che hanno finito la scuola elementare mentre 595 sono laureati. Il costo medio per un detenuto e’ di 113 euro; per pasti, igiene e trattamento rieducativo si spendono 7,36 euro. Dal VII Rapporto di Antigone si rileva che la fotografia del Paese attraverso le presenze in carcere è cambiata: aumentano infatti i detenuti di origine padana mentre crollano le presenze dei meridionali. I detenuti di origine settentrionale risultano infatti essere 9.782, quasi il 15% del totale delle presenze e il 25% degli italiani in galera. Un aumento significativo se, come riferisce ‘Antigone’ nel 2001 i detenuti nati in Lombardia erano poco più di un terzo rispetto a quelli nati in Campania. Oggi ammontano a poche unità di meno. Sono crollate inoltre le presenze di detenuti pugliesi, campani, calabresi, siciliani e sardi. In totale i detenuti originari del centro-nord sono più’ numerosi di quelli originari del centro-sud. Le quattro regioni più a rischio criminalità (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria) producono 17.439 detenuti, erano 25.668 nel 2001. 
Dal Rapporto emerge anche una brusca frenata nell’aumento dei detenuti nelle carceri italiane: nei primi sei mesi del 2010 i reclusi sono aumentati di 3.647 unità ogni 30 giorni, negli ultimi tre mesi sono cresciuti di sole 269 unità.  Secondo i dati dell’Osservatorio dell’associazione, che dal 1998 periodicamente visita gli istituti di pena italiani, per tutto il 2009 i detenuti sono cresciuti di 555 unità al mese; per il primo semestre 20100 la crescita è stata di 607 al mese, nell’ultimo semestre invece di sole 89 unità al mese. 
E la diminuzione riguarda sia gli italiani che gli stranieri. Visto che le leggi non sono cambiate, rileva Antigone, la diminuzione dei detenuti «è dovuta al fatto che i poliziotti arrestano meno per il ‘tutto esaurito’ nelle carceri». 
Gli stranieri nelle carceri italiane sono 25.164. Solo dieci anni fa erano 14.057 e, quindi, in dieci anni sono cresciuti di 11.107 unità. I due terzi della crescita della popolazione carceraria è stata determinata dagli stranieri. 
Un aumento quello dei detenuti stranieri provocato, secondo l’associazione, da leggi che puniscono l’inottemperanza dell’obbligo di espulsione e prevedono aggravi di pena per i recidivi. Il panorama etnico della presenza straniera nelle carceri vede i detenuti marocchini al primo posto con 5.330 presenze, erano 3.096 nel 2000; seguiti dai tunisini 3.225, erano 2.148 nel 2000 e dai romeni, 3.045, erano 529 nel 2000. 
Nel suo VII Rapporto, Antigone sottolinea come l’emergenza nelle carceri italiane è  il sovraffollamento ma anche le morti: 113 nel 2009 di cui 72 suicidi 18 da causa ancora da accertare, 22 per malattia e 1 per omicidio. Nei primi nove mesi del 2010 i suicidi sono stati già 55. E se il sovraffollamento, come spesso è stato sottolineato, può essere una concausa dei suicidi anche le carenze del personale penitenziario influiscono. Sono 178, contro un organico previsto di 204, i magistrati di sorveglianza. Ciò vuol dire, secondo Antigone, che ogni magistrato deve occuparsi di 394 detenuti per un totale , visto che la media delle domande è di dieci l’anno a detenuto, di circa 4 mila procedimenti ogni giudice. Ciò significa che il magistrato dovrebbe concluderne 10 al giorno compresi i giorni festivi. Le carenze riguardano anche gli educatori e gli assistenti sociali: ne sono previsti rispettivamente 1.331 e 1.507; in servizio al primo settembre scorso erano 1.031 gli educatori e 1.105 gli assistenti sociali, un operatore ogni sessanta detenuti. 
Una denuncia arriva sulla gestione dei fondi destinati all’inserimento dei detenuti. La metà dei finanziamenti 2009-2010 della Cassa delle Ammende per l’inserimento dei detenuti, rileva infatti Antigone, sono finiti in Sicilia. 
I fondi della Cassa delle Ammende, le cui risorse derivano dai soldi pagati dai condannati e sono utilizzate per l’assistenza alle famiglie dei detenuti, per i programmi di reinserimento, e dal 2008 per l’edilizia penitenziaria, «sono usati poco e male», dice Antigone. Nel biennio 2009/2010 sono stati finanziati 20 progetti per un ammontare complessivo di 17.38.594 euro. 
Per ogni progetto, esclusi quelli di edilizia penitenziaria, il finanziamento è stato di 853 euro, tutti hanno come capofila l’amministrazione penitenziaria. Le eccezioni sono solo due: un progetto di una fondazione di Enna, gestito dal Movimento del Rinnovamento dello Spirito a cui sono stati destinati 4.800 euro per soli 12 detenuti; e il progetto Luce e libertà della Usl di Messina a cui sono stati destinati 3.894.886 euro per l’inserimento di 56 internati nell’ospedale psichiatrico giudiziario. 
«La Sicilia unica regione in cui vengono finanziati progetti il cui capofila non appartiene alla Amministrazione Penitenziaria - sottolinea Antigone - incassa così con questi due progetti 8.698.886 euro, la metà esatta di quanto erogato dalla Cassa Ammende tra il 2009 e il 2010. La strada individuata dal Ministro Alfano è dunque quella di una eccellenza tutta siciliana sulla quale il DAP sembra pronto a scommettere, o almeno a scommettere i pochi soldi per il reinserimento dei detenuti». 
Ma a fare notizia, in queste ultime settimane, è stata anche la nostra denuncia sull’indifferenza del mondo della politica ai veri problemi del carcere. E’ infatti trascorso quasi un anno dal decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha classificato come emergenziale la situazione penitenziaria nazionale, ma nonostante ciò la classe politica e’ stata incapace di realizzare riforme ampie e condivise per meglio regolamentare la politica dell’esecuzione della pena in Italia, preferendo le polemiche politiche e partitiche alle priorità del Paese.  Si continua a perdere tempo e l’implosione di un sistema che si avvia ad ospitare 70mila detenuti nelle patrie galere è ogni giorno più vicino. Non è più rinviabile un confronto con il Ministro della Giustizia Angelino Alfano per individuare i possibili correttivi al grave fenomeno del sovraffollamento penitenziario (oggi 69mila i detenuti presenti, il numero più alto mai registratosi nella storia d’Italia) che gravano pesantemente sulle condizioni psico-fisiche e lavorative degli appartenenti al Corpo. 
Bisogna adottare necessari ed urgenti correttivi in materia di sicurezza delle strutture penitenziarie del Paese. Anche realizzando una riforma organica della Polizia Penitenziaria, indispensabile al riassetto gerarchico e funzionale del Corpo a vent’anni dalla sua istituzione. 
Occorre garantire una piena funzionalità della Polizia penitenziaria, le cui attività vanno svincolate da farraginosi passaggi burocratici. L’istituzione della Direzione generale della Polizia Penitenziaria, in seno al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, è sempre più necessaria per raggruppare, secondo criteri di omogeneità, tutte le attività ed i servizi demandati al Corpo, evitando passaggi di competenze tra i vari uffici dipartimentali.  Vi è l’indifferibile necessità di elevare la funzionalità del DAP, dotandolo di strumenti organizzativi che lo rendano efficiente e in grado di garantire una razionale distribuzione delle risorse di cui dispone. 
Questo obiettivo non può prescindere da una più adeguata organizzazione del Corpo di Polizia penitenziaria. 
Occorre dunque garantire la piena funzionalità della Polizia penitenziaria, con l’istituzione della Direzione generale del Corpo, in seno al DAP, per raggruppare tutte le attività ed i servizi demandati alla quarta Forza di Polizia del Paese. 
Ed è questo l’obiettivo da raggiungere, a mio avviso, nel prossimo futuro.
 

Scritto da: Roberto Martinelli
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