Febbraio 2017
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I racconti del Commissario Ultimo. Prevaricazione islamica


Polizia Penitenziaria - I racconti del Commissario Ultimo. Prevaricazione islamica

Notizia del 08/07/2016

in I racconti del Commissario Ultimo

(Letto 1689 volte)

Scritto da: Commissario Ultimo

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    Il detenuto Antonino La Luce era stato allocato in una cella con tre detenuti musulmani. Vuoi per la mancanza di spazi, vuoi per la massiccia presenza di detenuti nord africani, vuoi anche per quella integrazione carceraria forzata che deve costringere a coabitare nella stessa cella detenuti di tante nazioni, con usi, costumi, abitudini diverse, con alimentazione particolare, con religioni contrapposte.

    Il detenuto La Luce lanciò uno sguardo supplichevole all’agente che gli chiudeva il cancello lasciandolo in balìa dei tre nord africani.

    Le carceri di Ipocrilandia erano ormai strapiene di detenuti africani grazie alla politica  dell’accoglienza scellerata, attuata dal governo del Paese, che accoglieva indiscriminatamente tutti: dai veri rifugiati politici agli estremisti islamici celati tra le mentite spoglie di migranti, dagli ex soldati che avevano partecipato a massacri di civili, ad avanzi di galera dei loro paesi, lasciati fuggire apposta da quai luoghi dimenticati dalla civiltà proprio per inquinare il modo di viveve occidentale.

   Anche il carcere della città di Garantopoli non faceva eccezioni. I tre detenuti islamici guardarono Antonino con aria ostile e tornarono a pregare rivolgendo la testa verso la Mecca.

   All’ora di pranzo Antonino fu costretto a mangiare seduto sulla branda, mentre gli islamici si sedettero a tavola confabulando e sghignazzando tra di loro.

    Verso sera Antonino  La Luce si avviò verso il bagno per rinfrescarsi prima di andare a dormire.

     I nord africani lo videro mentre si spogliava e notarono con estremo disgusto che questi aveva il corpo ricoperto di peli, oltre a portare baffi e capelli lunghi.

  • Tu cane immondo! – gridò Tarek all’indirizzo di La Luce, e continuando, si avvicinò pericolosamente all’italiano – tu sporco, tu tagliare peli se stare con noi, tu schifo; Puah! E gli sputò addosso.

Il detenuto La Luce ebbe un moto d’orgoglio e provò a sfidare  Tarek che lo sovrastava di almeno 20 cm. -  chi credi di essere per minacciarm……- ma non ebbe il tempo di finire la frase che una serie di pugni lo colpì al petto e alle braccia. Poi iniziarono i calci, ben assestati alle gambe e ai fianchi; Tarek non voleva lasciare segni evidenti sul detenuto.

     Gli altri due nord africani scesero dalle brande e  afferrarono per le braccia il detenuto italiano, tappandogli la bocca con una mano; ma La Luce era talmente terrorizzato che gli mancava la parola.

  • Rasiamolo! – Lo infilarono dentro la doccia e iniziarono a tagliargli i capelli con delle forbicine “chicco”. Gli altri due musulmani, Ahmed e Abdaslam gli serravano le braccia fin o a fargli penetrare le unghie nella carne – se gridi ti tagliamo la gola con la lametta – gli disse Abdaslam facendogli vedere un pezzo di lametta da barba conficcato sul manico di uno spazzolino.

 Tarek completava l’opera del barbiere. Fu la volta dei baffi, un bel paio di baffi color sale e pepe; quindi Tarek passò ai peli del petto e del dorso aiutandosi con un rasoio che aveva visto tempi migliori e che ad ogni passata lasciava lunghi e sottili tagli sulla pelle.

     Ad Antonino scorrevano lunghe lacrime sul viso; era stato minacciato che se avesse detto qualcosa alle guardie, sarebbe stato massacrato, così come vengono massacrati i cristiani dall’ISIS. Non aveva più peli sul corpo, ma  almeno era vivo. Era alla prima esperienza carceraria, per un reato di truffa; non sapeva ancora muoversi nell’ambiente carcerario.

     Non poteva mangiare seduto a tavola con gli islamici che esultavano alla notizia di attentati terroristici; veniva insultato e minacciato continuamente. Per un attimo pensò anche alla morte; non aveva il coraggio di ribellarsi, tanto valeva morire.

    Specie Tarek non gli dava tregua. Lo costringeva a fare la spesa parto giorno er tutti con i suoi soldi e se solo cercava di opporsi lo insultava e lo colpiva stando attento a non lasciargli segni visibili; ma al quarto  giorno di detenzione, nello scansarsi da un pugno  Antonino andò a sbattere l’occhio nella bilancetta della cella. Subito gli si formò un grosso ematoma proprio sotto l’occhio destro.

      L’agente Caputo entrò alle 8.00 puntuale per fare la conta numerica dei detenuti; dopo aver battuto le inferriate con un grosso ferro, osservò i detenuti della cella e il suo sguardo fu colpito dall’occhio tumefatto del detenuto Antonino La Luce ma non disse nulla e fece finta di non aver visto. Sceso nell’ufficio dell’Ispettore coordinatore di Reparto, guardò la piantina della cella e lesse il nome dell’unico italiano presente: Antonino La Luce. Incuriosito prese la cartelletta con il suo nome e le foto segnaletiche: no, non era possibile. Non poteva essere lui l’omino che aveva visto qualche minuto prima. Quello ritratto sulla foto aveva lunghi capelli e folti baffi color sale e pepe. L’uomo con l’occhio tumefatto era completamente pelato e senza baffi e dimostrava almeno dieci anni in più. Riferì il tutto all’Ispettore.

  Dopo circa un quarto d’ora il detenuto La Luce fu chiamato nell’ufficio dell’Ispettore. Il detenuto si presentava impaurito : Che cosa è successo La Luce? Perché quell’occhio nero? – Chiese l’ispettore Calcara. Il detenuto rispose evasivamente : sono caduto nel bagno e ho sbattuto la faccia. – Perché si è rasato i capelli a zero? – lo incalzò l’ispettore,  - lei ancora è Giudicabile, ha trasformato i suoi connotati….è passibile di rapporto disciplinare. – Ma il detenuto si chiuse nel mutismo più assoluto.

   L’ispettore Calcara, spazientito, stava per mandarlo a quel paese, quando notò una lacrima che gli scorreva lungo il viso. Gli agenti avevano visto bene. Era successo qualcosa. L’ispettore gli ordinò di spogliarsi completamente. – Ma…..- il detenuto cercò di opporsi debolmente – Completamente nudo. – ordinò perentoriamente l’Ispettore. Antonino La Luce con gesti lenti si spogliò completamente restando nudo come un verme. L’ispettore Calcara lo ispezionò dalla testa ai piedi notando numerose ecchimosi alle gambe e alle braccia, cicatrici sulle spalle; il detenuto era stato seviziato così come certificò minuziosamente il sanitario di turno.

  Antonino La Luce confessò le sevizie subite dai tre nordafricani arricchendo il suo racconto di particolari interessanti che misero subito in luce la simpatia dei tre verso lo Stato Islamico confermata dall’esultanza  ad ogni attentato ai danni di paesi occidentali o comunque ovunque ci fossero vittime cristiane del terrorismo.

   Il Commissario Ultimo ritenne di trovarsi davanti ad un gravissimo episodio di prevaricazione e sevizie nei confronti di un altro detenuto; comportamento talmente grave che propose, al capo delle carceri (una donna soprannominata Vedova Inconsolabile) per i tre detenuti, l’applicazione di un regime detentivo particolare, studiato apposta per detenuti riottosi, aggressivi verso il personale e comunque colpevoli di atti di violenza nelle carceri: il famoso articolo 12 bis dell’Ordinamento Penitenziario in vigore a Ipocrilandia. Sei mesi di cella singola con cesso alla turca, senza televisione e con un’ora d’aria al giorno.

  Ultimo era sicuro che una punizione esemplare fosse servita da monito verso gli altri detenuti nordafricani e non. Nel Carcere di Garantopoli non potevano essere tollerate  prevaricazioni e sevizie.

   Grande fu la delusione del Commissario quando arrivò la risposta dall’ufficio detenuti della Vedova Inconsolabile: NON SI RITIENE OPPORTUNO APPLICARE IL REGIME DI CUI ALL’ART.12 BIS DELL’ORDINAMENTO PENITENZIARIO DI IPOCRILANDIA.

   Alcuni giorni dopo, mentre Tarek si trovava ai passeggi fu pestato a sangue da alcuni paesani del La Luce che lo mandarono all’ospedale con il setto nasale fracassato e trenta punti di sutura alla testa.

   In qualche modo…….giustizia era stata fatta.  

 

 


Scritto da: Commissario Ultimo
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