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I racconti del Commissario Ultimo. Un milione di euro!


Polizia Penitenziaria - I racconti del Commissario Ultimo. Un milione di euro!

Notizia del 26/08/2016

in I racconti del Commissario Ultimo

(Letto 2872 volte)

Scritto da: Commissario Ultimo

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Lo zingaro Emil Treska, 28 anni, era notissimo alle forze dell’ordine per aver commesso numerosissimi reati contro il patrimonio, soprattutto furti in abitazione alla ricerca di oro e contanti per poter soddisfare  il bisogno di drogarsi continuamente. Più volte acciuffato, e sempre posto agli arresti domiciliari, la notte si introduceva nelle case per mettere a segno i suoi furti.

Una notte, però, si imbattè in un’arzilla vecchietta che, insospettita dai rumori provenienti dalla cucina, aveva iniziato a gridare a squarciagola, svegliando il tutto il vicinato.

Emil, dopo avere arraffato 30 euro in contatti e aver strappato la catenina alla vecchia, fu colto da un attacco d'ira e prese a massacrare di pugni e calci la povera donna, per farla stare zitta.

Come definireste voi un individuo del genere? Indegno? Feccia della società? Drogato di merda?

Emil era tutte queste cose messe insieme.

Adesso era in cella con altri 3 delinquenti nel carcere della città di Garantopoli.

 

Dall’altro lato della città di Garantopoli, Gianni B. un ragazzo di 28 anni, impiegato nel negozio di ferramenta del padre, conduceva un’esistenza  normale. Prossimo alle nozze, stava programmando nel dettaglio il suo matrimonio. Nel poco tempo libero che il lavoro gli lasciava, faceva volontariato in un’associazione di assistenza disabili.

Come definireste voi questo giovanotto? Bravo ragazzo? Cittadino esemplare? Grande lavoratore?

Gianni B. era tutte queste cose  messe insieme.

 

In una calda sera di luglio  Emil lo zingaro, il massacratore di vecchiette, stava in piedi in cella a fumare una sigaretta mentre buttava un occhio alla TV. Non si sentiva bene... avvertiva uno strano formicolio  su tutto il corpo. All'improvviso portò le mani  al petto e stramazzò al suolo privo di sensi. I compagni di cella tentarono in tutti i modi di rianimarlo ma Emil non dava segni di vita. Soccorso tempestivamente  dagli agenti Emil cessò di vivere dopo qualche minuto, probabilmente fulminato da un infarto o da un aneurisma cerebrale.

 

Contemporaneamente, all’altro capo della città, Gianni B., in quella stessa calda sera di luglio, stava giocando una partita di calcetto con gli amici. Dopo la partita avrebbe mangiato insieme a loro l’ultima pizza da celibe. Mentre correva sul prato sintetico, ad un certo punto, gli si annebbiò la vista e si accasciò a terra cessando di vivere. Inutili i soccorsi e il trasporto con ambulanza in Ospedale.

Per Gianni B., ragazzo esemplare, non fumatore, impegnato nel sociale, fecero un articoletto di poche righe nella cronaca locale “Ragazzo di 28 anni  stroncato da un infarto durante una partita di calcetto”. Poteva succedere che un ragazzo così giovane morisse colto da un infarto? Evidentemente si. Non era il primo caso. E con chi se la sarebbe potuto prendere la famiglia, la fidanzata, per quella morte così improvvisa e assurda? Nessuno.

Alla fine, si rassegnarono tutti davanti a quell’infausto destino.

 

Nel carcere di Garantopoli, invece, il Comandante delle guardie era in fibrillazione: una bella gatta da pelare. Soggetto giovane, apparentemente sano ... muore di colpo in cella … forse l’hanno ucciso? Sarà stato mal curato dall’area sanitaria? Adesso si scatenerà una guerra  contro il carcere, ipotizzando complotti, negligenze da parte dei medici , inefficienza nei soccorsi …

Il Comandante la sapeva lunga, infatti nel paese di Ipocrilandia la morte di un detenuto, pur se per evidenti cause naturali, non poteva finire così ... con la rassegnazione.

 

-Non può finire così!

esclamò, infatti, Bregan Treska il padre dello zingaro morto in carcere. Un omaccione di un metro e novanta dal forte accento slavo che nella sua vita non aveva certo brillato per onestà, oltre a non avere mai lavorato.

-Ma lei che vorrebbe?

chiese l’avvocato a cui si era rivolto non appena aveva appreso della morte del figlio.

-Cosa voglio? UN MILIONE DI EURO!!!  Mio figlio era sano . E’ stato ammazzato dai medici in carcere. Devono pagare: UN MILIONE DI EURO!

Gridò sbattendo il pugno sulla scrivania dell’avvocato, facendo tintinnare il bracciale d’oro da mezzo chilo che aveva rubato anni prima a casa di un noto professionista.

-Mi ascolti un attimo ... signor Treska – disse l’avvocato – per suo figlio avevamo chiesto al giudice l'affidamento ad una Comunità di Recupero per tossicodipendenti … e lei sa che suo figlio aveva un quadro clinico particolare ... da almeno 15 anni assumeva ogni tipo di droga ...

Bregan lo interruppe immediatamente  

- Avvocato, io dare a lei 10% se fare causa. Io voglio UN MILIONE DI EURO!

Non una lacrima era uscita da quegli occhi iniettati di sangue e odio verso l’amministrazione penitenziaria ... sembrava che gli venise l’acquolina in bocca al solo pronunciare UN MILIONE DI EURO.

-Signor Treska….ribadisco. Non è perché suo figlio è morto in carcere sia automatico che lei debba essere risarcito. Mica c’è un’assicurazione contro la morte in carcere che attribuisca una somma di denaro a titolo di risarcimento danni ...

-Tu non volere difendere? Bene. Io andare e trovare altro avvocato. –

E uscì sbattendo la porta dallo studio dell’avvocato

 

Nel pomeriggio di quello stesso giorno, Bregan Treska bussò alla porta di un’associazione che lottava per i diritti dei detenuti:

 - Io voglio UN MILIONE DI EURO!!!

- Avrà il suo MILIONE DI EURO -  rispose il responsabile dell’associazione – gli romperemo il culo all’amministrazione penitenziaria, ai medici, al direttore, non si preoccupi … facciamo il 20% di quanto riusciremo a far scucire?

- Affare fatto – rispose Bregan stringendo la mano di quell’essere viscido.

 

In quella calda sera d’agosto due giovani erano morti, entrambi stroncati probabilmente da un infarto.

 Gianni B., la cui famiglia si era rassegnata subito per quell’infausto destino, a quella assurda morte improvvisa di un ragazzo sano e pieno di vita, al quale la stampa dedicò poche righe in cronaca locale.

Emil Treska, zingaro di 28 anni, morto in carcere ... motivo per cui “qualcuno”, comunque, avrebbe dovuto pagare.

Ma quanto poteva valere la vita  di un drogato, alcolizzato, rapinatore seriale e massacratore di inermi vecchiette? Niente o meno di niente.

Al suo paese la notizia della  morte di Emil fu salutata da un’ovazione, condita da grida di gioia.

Ma il padre, che l’aveva picchiato fin da piccolo costringendolo ad elemosinare fin dalla più tenera età, e che non aveva provato per lui nemmeno un tiepido affetto, aveva deciso che la vita di suo figlio, morto in carcere nel pese di Ipocrilandia, valeva UN MILIONE DI EURO.

 

 


Scritto da: Commissario Ultimo
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Commenti Commenti dei lettori

n. 6


Bravo! bella storia...

Di  Mario  (inviato il 02/09/2016 @ 15:10:09)


n. 5


ogni popolo ha il governo che si merita. Questa è l'Italia, questi gli Italiani. Con grande dispiacere, ma vorrei poter lasciare questo paese.

Di  Anonimo  (inviato il 27/08/2016 @ 22:16:17)


n. 4


Applausi...

Di  Alessandro  (inviato il 27/08/2016 @ 13:53:30)


n. 3


Credo che il Commissario Ultimo sia bene informato dei meccanismi carcerari e di ciò che accade al momento in cui avvenga la morte di un detenuto, pur se per cause naturali. La morte di un detenuto NON è accettabile da questo paese ipocrita. La morte di un onesto cittadino a parità di età non fa notizia. Schifo!

Di  Fra Cristoforo da Volterra  (inviato il 27/08/2016 @ 11:30:38)


n. 2


Articolo da sottoscrivere tutto, anche nelle virgole. Esatta fotografia di come gli organi di informazione lavorano, e cosa sperano (quasi tutti) i parenti dei vari Emil Treska.

Di  Mario64  (inviato il 27/08/2016 @ 10:56:50)


n. 1


Sento dire spesso in questi ultimi mesi che se qualche recluso si fa male per colpa del pavimento scivoloso, del medico che non interviene subito a causa di una bruciatura in cucina detenuti, di un piccolo taglio per lavori fatti per conto della mof che fanno causa attraverso gli avvocati e le varie associazioni in difesa loro.
In parte ritengo sia giusto.
In larga parte è un'ottimo strumento per fare soldi attraverso la procedura risarcitoria.
29 anni suonati di onorato servizio e non ho neanche una causa di servizio. Infatti molti dicono di me che sono un cogli... nonostante ho molti acciacchi, molti dei quali riconducibili a questa professione.
La prima su tutte il reflusso gastroesofageo causato dal forte stress lavorativo che prima o poi mi farà venire qualcosa all'esofago.

Di  anonimo  (inviato il 27/08/2016 @ 10:27:30)




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