Maggio 2018
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I rapporti della Polizia Penitenziaria con le altre figure presenti nel carcere


Polizia Penitenziaria - I rapporti della Polizia Penitenziaria con le altre figure presenti nel carcere

Notizia del 31/05/2018

in Ma chi siamo?

(Letto 1371 volte)

Scritto da: Chiara Sonia Amodeo

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Come ho già avuto modo di scrivere la Polizia Penitenziaria ha diversi compiti, ma oggi vorrei soffermami su di uno particolarmente importante, cioè il partecipare alle attività di osservazione e trattamento rieducativo dei detenuti.

Questa attività, a mio avviso, è la più considerevole e se si opera avendo in mente questo obiettivo possono essere raggiunti risultati apprezzabili; va da se che non si tratta di un’operazione semplice e soprattutto non ha sempre esiti positivi. Rimane il fatto che osservare al fine di rieducare è l’unica possibilità che si ha per fare in modo che il carcere non sia solo una punizione ma una riabilitazione, come la stessa Costituzione afferma.

Partendo dall’osservazione si esamina la situazione del detenuto da ogni punto di vista:  famigliare, economico, mentale e culturale in modo da poter comprendere le motivazioni che hanno spinto lo stesso a delinquere, per scoprire se c’è la necessità di un supporto psicologico in modo da poter attuare un piano, chiamato programma di trattamento, così da raggiungere la mission della rieducazione.  

Detto questo, si comprende che è un lavoro che richiede il supporto e, soprattutto, la collaborazione di più figure, oltre a noi quindi sono indispensabili gli educatori, gli assistenti sociali e gli psicologi. Purtroppo, c’è penuria anche tra i loro ranghi ma a mio avviso questo problema potrebbe essere fronteggiato con maggiore collaborazione, che invece risulta piuttosto carente.

Mi spiego meglio, anche se i miei colleghi avranno sicuramente già capito a cosa mi sto riferendo: se io sono a contatto con il detenuto almeno 6, se non 8, ore al giorno è chiaro che saprò meglio dell’educatore che lo vede una volta al mese che carattere ha, che tipo di comportamento attua nei confronti degli agenti e dei suoi compagni, se è maggiormente incline alla tristezza oppure all’allegria e so, probabilmente, non solo che reato ha commesso, ma anche come sta vivendo l’esperienza del carcere. Insomma di certo, anche se non sono un professionista, solo per una questione di tempi, avrò sicuramente un’idea abbastanza completa, no?

No! Perché non veniamo interpellati da nessuno, non c’è uno scambio di opinioni né una sorta di cooperazione con gli altri esperti prima menzionati. Quindi la partecipazione richiesta al nostro Corpo viene senz’altro meno. Dal loro atteggiamento, anzi, si evince che ci considerano uscieri che aprono i cancelli al loro arrivo o segretari che annunciano il detenuto con il quale devono effettuare colloquio e se capita di intervenire o comunque di cercare di avere un dialogo veniamo squadrati dall’alto in basso, come a dire: “Ma tu che ne puoi sapere?”.                    

Cari signori, magari non avremo le competenze, le qualifiche e la preparazione che avete voi ma per forza di cose siamo noi ad avere maggiori contatti con i detenuti e per quanto ci possiamo sforzare di non esserlo, abbiamo comunque un’empatia che ci fa percepire la loro condizione.

E’ il nostro lavoro assicurare l’ordine e la sicurezza, certo, ma questo si può ottenere solo se la serenità regna tra gli animi dei ristretti che si trovano in carcere e non stanno trascorrendo una vacanza in questo posto, perciò, va da sé che non saranno il ritratto della felicità, ma se ci accorgiamo che qualcuno ha un malumore o se percepiamo tensione, prima che si scateni una rissa o che venga compiuto un gesto avventato, noi, percependolo, facciamo in modo di calmare gli animi, magari facendo sfogare il detenuto che vediamo alterato, oppure spingendolo a chiarirsi con i propri compagni in modo civile e pacifico.

Di frequente accade che il malumore è dovuto al fatto stesso che non vedono da molto tempo né l’educatore, né lo psicologo e allora cerchiamo di attivarci per fare in modo che possano avere un colloquio, ma non sempre queste rimostranze hanno  buon esito.

Se ci fosse collaborazione, se l’osservazione che effettuiamo non fosse fine a se stessa e potesse essere base di un dialogo con gli esperti, sicuramente potremmo sopperire alle mancanze di personale che è presente sia nella Polizia Penitenziaria che nelle figure suddette.

Se il colloquio con il detenuto fosse preceduto da un confronto con l’agente sicuramente l’educatore troverebbe la strada un po’ più spianata, saprebbe già con che tipo di persona sta parlando e avrebbe informazioni che altrimenti impiegherebbe mesi ad acquisire, data la frequenza degli incontri.

E inoltre, se il colloquio tra psicologo e detenuto fosse poi seguito da una conversazione con l’agente anche il nostro lavoro sarebbe alleggerito perché, senza dover infrangere alcuna normativa sulla privacy,  fornite le giuste indicazioni sul modo più consono con cui approcciare al detenuto, anche noi faremmo meno tentativi nel rapportarci e eviteremmo di assistere a spiacevoli incidenti tra cui l’autolesionismo. E concludo dicendo che se ci fosse collaborazione ci sentiremmo tutti più realizzati e la rieducazione stessa potrebbe non essere più vista come un miraggio ma un fine a cui non è poi così difficile arrivare. Forse c’è ancora la convinzione che siamo gli stessi che venivano arruolati quarant’anni fa, selezionati con un dettato e gettati in prigione peggio dei detenuti, che imparavano il mestiere per forza di cose, osservando i colleghi più anziani? 

Non siamo più quelli!

Abbiamo effettuato corsi di formazione in cui ci sono state impartite lezioni di psicologia, abbiamo passato molte ore ad ascoltare cosa prevede l’ordinamento penitenziario e in cosa consiste il programma di trattamento, siamo stati a contatto con educatori e psicoterapeuti che ci hanno trasmesso il loro sapere in modo da poterlo utilizzare sul campo e invece ad oggi il nostro operato sembra finalizzato solo ad aprire e chiudere i cancelli e dopo tutte le aspettative e le belle parole ascoltate in aula c’è una domanda che sorge spontanea e non con poca amarezza: ma dov’è la collaborazione?

 

 


Scritto da: Chiara Sonia Amodeo
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Commenti Commenti dei lettori

n. 19


9 anni di blocchi stipendiali ci accontentano con miseria di pochi euro , molti nostri fratelli colleghi andati in pensione al 31 12 2015 non vedranno un solo euro .
Caro Donato Capece mi meraviglio del suo silenzio sui nostri fratelli colleghi pensionati, ricordo le sue parole pochi maledetti e subito ma non ricordo che lei si fosse ricordato dei pensionati penalizzati dai mancati riconoscimenti del rinnovo del contratto .
Caro Donato Capece il suo silenzio per noi pensionati e la dimostrazione dell'abbandono dei fratelli colleghi pensionati . Spero di sbagliarmi e spero lei intervenga al post .

Di  Giovanni lo sfigato  (inviato il 03/06/2018 @ 16:33:39)


n. 18


Dai con quest'articolo ci stai quasi per convincere . Attendo il prossimo articolo che spero sia migliore dei precedenti .

Di  Anonimo  (inviato il 03/06/2018 @ 14:51:13)


n. 17


La legge 395/90, al comma 2 dell’art.5, recita chiaramente e senza equivoci: “IL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA (…) PARTECIPA, ANCHE NELL'AMBITO DI GRUPPI DI LAVORO, ALLE ATTIVITA' DI OSSERVAZIONE E DI TRATTAMENTO RIEDUCATIVO DEI DETENUTI E DEGLI INTERNATI”.

VERO È cara collega Chiara, ma il più delle volte solo sulla carta. Diciamo che la nostra presenza è sgradita o se volete sgradevole e quindi necessaria in virtù di una legge che andrebbe subito rivista.
Partecipavo frequentemente alle equipe per valutare permessi, misure alternative ecc.
Se provavo a dissentire portando motivazioni o prove più che valide, venivo sempre attaccato con sorrisini meschini o duramente DIPENDE. Il direttore facendo il doppio gioco alla fine a porte chiuse stava sempre dalla parte deglj educatori ed ass.sociali. Medesima circostanze nei consigli di disciplina. Diciamo che preferisco non subire più mortificazioni ok??!??
Per fortuna però le mie parole (che poi sono il frutto delle notizie che giungono dai reparti detentivi e quindi dai colleghi che operano in sezione), hanno puntualmente dato risultato. Molti non rientravano dal permesso o peggio commettevano reati!

Ho imparato a mettermi da parte, aspettando che cambi l'aria.
Buona Domenica a tutti

Di  Comma2 @rt5  (inviato il 03/06/2018 @ 10:36:43)


n. 16


Per fortuna abbiamo il nuovo governo di cui sono felice . I miei più sinceri auguri al signor Ministro della Giustizia .

Di  Anonimo  (inviato il 02/06/2018 @ 19:51:49)


n. 15


Avere tra le mani il mazzo di chiavi d'ottone sono un onore .

Di  Anonimo  (inviato il 02/06/2018 @ 19:40:49)


n. 14


Mi scuso per il ritardo nella risposta, eccomi a dare tutte le delucidazioni con mani e piedi ben in vista!
Allora, la legge 395/90, al comma 2 dell’art.5, recita chiaramente e senza equivoci: “IL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA (…) PARTECIPA, ANCHE NELL'AMBITO DI GRUPPI DI LAVORO, ALLE ATTIVITA' DI OSSERVAZIONE E DI TRATTAMENTO RIEDUCATIVO DEI DETENUTI E DEGLI INTERNATI”, quindi anche se qualcuno non lo comprende, non lo ritiene conciliabile oppure addirittura non legale, rientra nei nostri compiti. E partecipare significa prendere parte, non è necessaria una laurea per comprendere che non avevo intenzione di dire che dobbiamo interferire con la relazione di sintesi o che dobbiamo sostituire le altre figure professionali, ma semplicemente che ci potrebbe essere un confronto con gli altri operatori per un fine comune: la rieducazione (in teoria); l'avere meno eventi critici e quindi situazioni scomode da affrontare (in pratica). Nel titolo stesso dell’articolo si cita la parola COLLABORAZIONE, niente di più. Gli stessi corsi di formazione a cui partecipiamo, prima di prendere servizio, sono improntati a questo. E se vogliamo limitarci ad avere le chiavi d’ottone in mano h 24 o a dire chi se ne frega degli educatori e degli psicologi, allora poi non lamentiamoci se ci chiamano secondini o guardie.

Di  Chiara Sonia Amodeo  (inviato il 02/06/2018 @ 14:48:02)


n. 13


CAMBIARE E IMPORTANTE ALL'ULTIMA FESTA DEL 2 GIUGNO SI CAPISCE CHE LA POLIZIA PENITENZIARIA E UNA POLIZIA CHE NON ESISTE , NESSUNO LA CONOSCE, CHE SI PASSI CON LA POLIZIA DI STATO O CON I CARABINIERI, MA ANCHE CON ALTRI COMPITI, ESTERNI AL CARCERE E ORA DI UN CAMBIAMENTO OGGI QUANDO SENTON OCHE SEI DELLA POLIZIA PENITENZIARIA TI GUARDANO STORTO, OPPURE SE HAI BISOGNO DI AUSILIO TI LASCIANO SOLO GLI ALTRI CORPI PERCHE? NESSUNO DELLA NOSTRA AMMINISTRAZIONE NON HA MAI PENSATO CHE CI STA QUALCUNO CHE CI METTE LA FACCIA IN QUESTO LAVORO VIA AI PASSAGGI CON I CARABINIERI PENITENZIARI

Di  simone  (inviato il 02/06/2018 @ 11:23:52)


n. 12


Noto che al post sono stati fatti molti commenti , fossi io l'autrice del post avrei risposto ai commenti in maniera esaustiva . Classico buttare il sasso nello stagno nascondendo mani e piedi.

Di  Marta  (inviato il 01/06/2018 @ 22:58:43)


n. 11


Dopo 35 di servizio credevo di avere sentito e visto di tutto e di più. Mi sbagliavo !!!

Di  Anonimo  (inviato il 01/06/2018 @ 17:29:58)


n. 10


Sarebbe ora di pensare alla certezza della pena con aumento del doppio della pena per i recidivi .tipo sei recidiivo nuovamente in arresto per il reato x la pena prevista anni 5×2=10 anni da scontare per intera e vista la recidiva niente benefici di legge niente liberazione anticipata . Colonia penale Asinara Pianosa.

Di  Anonimo  (inviato il 01/06/2018 @ 13:59:29)


n. 9


Non essendo un agente di custodia non entro nel merito delle considerazioni o delle obiezioni sollevate dai commentatori. Forse è vero che l'articolo è "inappropriato in toto" come ha scritto "Anto", però trovo che se invece di focalizzarsi sulle debolezze delle conclusioni cui giunge l'Autrice si partisse dalla osservazione che: "se ci fosse collaborazione ci sentiremmo tutti più realizzati e la rieducazione stessa potrebbe non essere più vista come un miraggio ma un fine a cui non è poi così difficile arrivare" attraverso una maggiore e più tutelata consapevolezza della necessità di valorizzare le competenze, le aspettative e i ruoli di tutti coloro che "sono in carcere" - dai ristretti ai volontari passando per gli amministrativi e gli Agenti- e alimentando il più possibile canali di confronto e riflessione, forse cominceremmo davvero a costruire un carcere diverso e migliore sia per i ristretti sia per chi, quel carcere, lo vive per scelta professionale.

Di  massimo  (inviato il 01/06/2018 @ 11:22:07)


n. 8


Scusate tanto, dopo trent'anni di servizio sapete che vi dico?....
Ma a me di educatori e assistenti sociali ecc ecc sapete quanto me ne frega? Niente!!!
Ho un opinione di queste figure che meglio me le tenga per me.
Se molliamo noi le carceri esploderebbero come bombe.
Se mollano loro non cambia assolutamente nulla. anzi, ci farebbero un gran favore.
Buona giornata

Di  Poliziotto Penitenziario  (inviato il 01/06/2018 @ 10:00:54)


n. 7


Carissima Chiara Sonia capisco che ce la metti tutta, ma non si sa perché (o forse è proprio fatto ad ok), ma i tuoi articoli sanno sempre di: adesso li stuzzico😏🍴
Percepisco un retro gusto poco chiaro, con una nota di tutt'altra freschezza.
Consiglio vivamente di aggiustare il tiro!
Qui c'è gente che sta facendo il botto!!!!💣

.

Di  Hans  (inviato il 31/05/2018 @ 19:59:01)


n. 6


Ci parli di 9 anni di blocco stipendiale e dei diritti negati .

Di  Anonimo  (inviato il 31/05/2018 @ 18:28:48)


n. 5


Le altre figure professionali non svolgono compiti di polizia , la polizia penitenziaria sino prova contraria svolge compiti di polizia di sicurezza interna esterna l'istituto penitenziario.
Le domando quante volte psicologi educatori assistenti sociali hanno chiesto la vostra collaborazione .
Naturalmente non è mai mancata la nostra collaborazione con le figure professionali , il punto sta che un corpo di polizia non può sostituirsi anche per sola collaborazione con le figure professionali.
Comunque non serve una laurea per comprendere che la polizia non potrà mai interferire e collaborare sulla relazione di sintesi .
Credo non sono legali interferenze sotto forma di collaborazione con le figure professionali.
Mi permetto di chiedere risposta da parte dell'autore .

Di  Anonimo  (inviato il 31/05/2018 @ 18:22:43)


n. 4


Anche io...Ritengo l'articolo come inappropriato in toto. La Polizia Penitenziaria, è solo Polizia con tutti i suoi compiti istituzionali, altro che...e non sono/siamo, educatori o assistenti sociali, è un Corpo Armato dello stato e basta...Avete presente Polizia GdF e C.C.? A ognuno i propri compiti! Saluti!

Di  Anto  (inviato il 31/05/2018 @ 17:15:10)


n. 3


Mah questo articolo sa tanto e niente.
Credo che i compiti di polizia non sono conciliabili con quanto esposto dall'articolo. La collaborazione e dovere della polizia penitenziaria ma di certo la polizia penitenziaria non può non potrà entrare nel merito nelle decisioni degli esperti psicologi educatore ecc.ecc.
Non si comprende perché si vuole coprire i ruoli di altre figure professionali quali educatori psicologi .
Ritengo l'articolo come inappropriato in toto .
I compiti di polizia penitenziaria sono riportati chiaramente senza equivoci nel regolamento del corpo. Vedasi le parole " partecipa collabora " un dovere null'altro.

Di  Doc  (inviato il 31/05/2018 @ 15:17:45)


n. 2


L'osservazione....già proprio quella.
La grande scusa GIGANTESTA! Il grande BLUFF, cioè l'averci fatto credere fino ad oggi che facciamo parte del gioco.
Niente di più falso signori miei.
Siccome a me piace giocare pulito non perdo mai occasione per dissentire su questioni che afferiscono i detenuti...... se ce ne bisogno s'intende.
Ecco! A quel punto questi signori della POLIZIA scientifica PEDAGOGICA, fanno di tutto per farti fuori dal gioco. Ma io continuo ad essere lo stesso felice, soprattutto per la mia dignità che da circa 30 anni non è stata mai neanche scalfita.
Salut!

Di  Lellucc  (inviato il 31/05/2018 @ 14:29:05)


n. 1


Ognuno fa il proprio mestiere . Noi compiti di polizia e chiavi d'ottone H24

Di  Anonimo  (inviato il 31/05/2018 @ 07:37:48)




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