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Il caso Bianzino. Chi difende i difensori ?


Polizia Penitenziaria - Il caso Bianzino. Chi difende i difensori ?

Notizia del 04/02/2012

in Attualita

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Scritto da: Daniele Rosati

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Lunedì 23 Gennaio 2012 si è recitata una nuova puntata del processo Bianzino, alla sbarra il Poliziotto Penitenziario accusato di omissione di soccorso, falso ideologico. 

Ho ascoltato l’interrogatorio su radio radicale e sono rimasto veramente interdetto a sentire sempre le stesse domande pretestuose rivolte al Poliziotto alla sbarra, come al solito, la vicenda si è avviata in una strada veramente poco edificante, la strada delle parti civili dei risarcimenti, una strada metaforicamente piena di buche con i suoi se e ma.

Questa giustizia malata di ipocrisie, costituita di caste e di ambiguità. La giustizia dovrebbe essere uno scorcio di sereno nella tempesta, ma non è così!

Ora alla sbarra c’è un Poliziotto Penitenziario che in un turno ordinario di servizio, per una combinazione sfavorevole di eventi vive un dramma umano e giuridico, perché si è ritrovato all’interno di un meccanismo che vuole le sue vittime sempre e comunque, un meccanismo amplificato dai media e cavalcato da una certa politica.

Non si può vedere e sentire, che tutto sia diventato relativo! Che medici legali, periti di grido da un momento all’altro diventino brocchi, oppure asserviti alle parti, ma non dovrebbero essere superpartes? Vogliamo giustizia per il povero Bianzino e per Cantoro Gianluca le vittime di questo sistema giustizia malato.

Vi sembrano toni forti? ma è solamente la verità!

Siamo stanchi di sentire dire quello che si può dire e quello che non si può dire, in una democrazia dove sulla carta hai il diritto di esprimere le tue opinioni, poi un meccanismo tanto bigotto quanto furbetto e stalinista non ti permette di esprimere liberamente i tuoi pensieri.

Ma io lo faccio in nome della verità e della giustizia.

Si dovrà prendere una posizione in questo caso!

La mia opinione è quella di valutare le responsabilità di tutte le figure in questo caso Bianzino, non solo il capro espiatorio, come succede sempre in questo stato di scaricabarile e di ortaggi vaganti.

Un giorno un detenuto mafioso mi disse una frase, la quale mi ha fatto riflettere molto: “se io la volessi infamare mi basterebbe poco e crederebbero a me e lei sarebbe in un mare di guai”.

Quanto vale la parola di un poliziotto?

 Non ci troviamo davanti ad un paradosso del sistema?

Le responsabilità non possono essere scaricate sugli anelli più deboli del sistema!

Certamente la vicenda Bianzino deve fare riflettere, sul sistema della giustizia e della carcerazione preventiva e delle modalità della stessa, se si hanno veramente a cuore le sorti della giustizia. Non si possono scaricare tutte le responsabilità di un sistema carcerario mal organizzato, mal gestito e non in linea con i principi di umanità che richiama l’art 27 della costituzione, sul Poliziotto Penitenziario di trincea.

 Quando dico questo lo faccio pienamente convinto che in assenza di certezza di responsabilità un uomo è innocente.

Ma è veramente così? I giornali la televisione pongono le questioni con correttezza intellettuale? O le strumentalizzano e creano una distorta informazione, modificando ed influenzando l’opinione pubblica sulle questioni soltanto per interesse di cavalcare l’onda mediatica?

Sono domande che mi pongo nella certezza e nella fiducia che la sorte ci dia un giudice giusto “ e ce ne sono tanti in Italia, grazie a Dio” che giudichi veramente con scienza e coscienza le responsabilità delle persone.

Ma è sempre così?

Il caso Bianzino: un uomo viene arrestato perché nella sua abitazione stava coltivando Cannabis, viene condotto in carcere e li muore durante la notte per un malore “aneurisma celebrale risultato da autopsia”.

Caso chiuso no?

Nascono dei sospetti durante le indagini di rito, infatti durante le prime impressioni autoptiche e dalle prime analisi legali vennero rinvenute dei traumi cerebrali, epatici e due costole rotte che potevano far pensare ad un pestaggio, ossia lesioni procurate volontariamente all’uomo durante la sua permanenza in carcere.

Infatti, inizialmente si indagava per omicidio volontario -ipotesi successivamente decaduta- contro ignoti, e da li è partita tutta la monta mediatica intessuta “dall’antistato” così li definisco io, un sistema talmente prevenuto e precostituito contro le istituzioni che non può altro che essere definito così.

Infatti ci dobbiamo chiedere chi era Bianzino?

Era un falegname, alla maniera di Giuseppe, un pacifista alla Ghandi come si è letto?

Chi era veramente Bianzino? Perchè per Bianzino si è mobilitato un sistema mediatico e altri casi analoghi non hanno ricevuto la stessa attenzione dall’antistato? Bianzino coltivava cannabis nel proprio orto, molte piante. Per qualcuno questo è poca cosa, ma la legge dice che è reato, coltivare e detenere sostanze stupefacenti in quantità superiore alla dose personale.

In passato Bianzino non era un militante di lotta continua?

La sua famiglia non ha ricevuto la vicinanza immediata dell’allora sottosegretario con delega alla giustizia Luigi Manconi stessa solidarietà e vicinanza che non ha ricevuto il collega Cantoro e la Polizia Penitenziaria di Perugia.

In Italia si ha il coraggio di dire come stanno le cose o no?

Chi sono questi personaggi che hanno il dono della verità? Tutte queste associazioni naif così prevenute sul sistema penitenziario e sulla giustizia Italiana.

Nessuno ha il diritto di giudicare lo stile di vita delle persone è vero! Anche se esiste il diritto di critica, una critica morale, che nasce da una impostazione mentale formata su un’etica di condotta che i cittadini debbono tenere.

Fino a qui siamo d’accordo? Bianzino è stato imputato per un comportamento umano che la legge considera reato e per questo è finito in carcere, carcere preventivo è vero, questi sono i fatti che non si vogliono raccontare in una assurda ipocrisia di parte.

Chi difende Caino? Perché non difende chi cerca di dimostrare che quella maledetta notte ha compiuto il proprio dovere come sempre ha fatto e farà?

Chi accusa Cantoro? La testimonianza di alcuni detenuti tossicodipendenti, in cura psicofarmacologica, che quella notte hanno sentito Bianzino chiedere aiuto –soltanto loro-, testimonianza resa durante l’incidente probatorio, tra l’altro, ritrattata da alcuni, sostenendo che quanto dichiarato era una congiura contro l’agente, perché era un agente integerrimo e verso il quale avevano risentimento, perché il poliziotto aveva redatto rapporto disciplinare nei loro confronti e per questo volevano fargliela pagare.

 Per cronaca uno di questi attendibili accusatori è deceduto in un bagno della stazione di Perugia per overdose.

Qualcuno dirà “poverino” una vittima della droga!

Sono testimonianze attendibili? E le testimonianze dei detenuti che quella notte non hanno sentito nessuno chiedere aiuto?

E le testimonianze che scagionano il Poliziotto?

Per giudicare una persona cammina un giorno almeno nelle sue scarpe!

Usato poi come capo espiatorio? E’ il danno dopo la beffa!

Perché non vengono risaltati, evidenziati e pubblicizzati questi fatti?   

Camminare nelle scomode scarpe del Poliziotto Penitenziario chiamato ad attendere ad un difficile compito, senza mezzi e formazione adeguata è facile! Invece di giudicare e raccogliere i cocci, si intraprendano delle serie politiche di rivisitazione delle problematiche penitenziari, che dotino i poliziotti di strumenti tecnici legislativi, di adeguata formazione, proporzionati al complicato ruolo istituzionale. Benché, non ho mai ancora visto una testimonianza da parte dell’amministrazione nei confronti dell’agente che continua a prestare servizio in silenzio, sono sicuro di una cosa, che arriveranno alla fine del processo in cui sono certo che il collega Gianluca Cantoro sarà scagionato! Come è sicuro che le rispediremo al mittente in quel caso.

La vicinanza del sindacato è incondizionata ed è sempre stata incondizionata, perchè conoscendo l’uomo e il poliziotto penitenziario non ha mai dubitato, sin dall’inizio della storia, della sua innocenza, perciò con vicinanza ti invitiamo Gianluca, a tener duro perché siamo fiduciosi che la giustizia trionferà per te e per il povero Bianzino.

 

Scritto da: Daniele Rosati
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Commenti Commenti dei lettori

n. 6


basterebbe videosorvegliare carceri,tribunali e questure al 100% e probabilmente con le prove video sarebbe tutto piu chiaro......le telecamere non hanno idee politiche o personali.

Di  frank  (inviato il 06/02/2012 @ 11:07:55)


n. 5


Buongiorno a tutti, mi presento: sono un ragazzo marchigiano, che stamane ha letto il vostro articolo sul caso BIANZINO.
Vorrei, assieme a tutti i miei familiari, esprimere il ringraziamento a tutti voi per il coraggio e la serieta' messi tutti i giorni sul posto di lavoro.
Questo ringraziamento, va, oltremodo espresso al vostro collega che, nell'espletamento del proprio compito, e' stato proditoriamente accusato da " tossicodipendente" reclusi ,mantenuti ed infine curati dallo stesso Stato che ora denigrano.
Noi cittadini abbiamo ben chiaro, in mente ,il silenzio "mortale e spesso colpevole" delle Isituzioni che vi lasciano " soli" nell'espletamento del Vosto ruolo ma siamo ancora piu' consapevoli , proprio per questo di essere, sempre di piu' dalla Vostra parte.
Non bastera', quindi, ne' un tossicodipendente , ne' cento di questi, ne ' le sovrastrutture che li coordinano ( antistato) a scalfire la fiducia che abbiamo in voi tutti, nel vostro sindacato ed infine, soprattutto, nel vostro collega , Gianluca, a cui amerei che fosse trasmessa questa dichiarazione di amicizia e solidarieta'.

Di  Lettera firmata  (inviato il 05/02/2012 @ 10:30:40)


n. 4


Concordo con Nuvola Rossa, poliziotti penitenziari nelle ferriere o agli stampi e via discorrendo - a dico poco da dicembre -1 regolari sotto zero - e via con la bella vita.

Di  annoiato  (inviato il 05/02/2012 @ 09:41:27)


n. 3


la giustizia penale ha bisogno di una rivisitazione, con troppa facilità si viene accusati di fatti che poi si rivelano privi di fondamento, intanto i mezzi di informazione continuamente violano la privaci mettendo alla gogna il malcapitato ancora prima che venga giudicato, ma noi dell polizia penitenziaria siamo abituati a non mollare mai, vedrai che anche questa volta trionferà la verità

Di  antonio  (inviato il 04/02/2012 @ 18:33:26)


n. 2


Gianluca Cantoro hai tutta la mia solidarietà. Il sistema è marcio e quando muore un detenuto in carcere scattano subito dei meccanismi di rivalsa con le coistituzioni parte civile (invogliate per lo più da pseudo avvocati che militano in associazioni umanitarie) IL cui scopo ultimo è quello di cercare di monetizzare al massimo sulle spalle di poliziotti penitenziari medici e anche direttori, una vita di merda!

Di  Nuvola Rossa  (inviato il 04/02/2012 @ 13:42:10)




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